5603 research outputs found
Sort by
The role of intergroup and temporal comparison in the system justification processes amongst disadvantaged groups
I comportamenti di legittimazione del sistema sociale sono considerati paradossali da parte di membri di un gruppo di status svantaggiato. Tuttavia, nella società è possibile trovare molti esempi di tendenza del supporto ad un sistema iniquo, ovvero comportamenti di non opposizione ad un sistema sociale, alla quale è stato dato il nome di “giustificazione del sistema”. Negli ultimi anni è aumentato il dibattito relativo al legame tra giustificazione del sistema e identificazione. La Teoria della Giustificazione del Sistema afferma che i membri di gruppi sociali sono spinti da una motivazione autonoma a considerare il sistema in cui vivono come giusto ed equo e che questa motivazione sia indipendente, e a volte in opposizione, dagli interessi di gruppo. Al contrario, la Social Identity Model of System Attitudes ritiene che la giustificazione del sistema sia motivata dal desiderio di proteggere gli interessi del gruppo, evidenziando come la giustificazione del sistema sia funzione dell’identità sociale. È stata svolta una metanalisi con l’obiettivo di analizzare l’associazione fra i processi di giustificazione del sistema e l’identificazione sociale, ponendo particolare attenzione ai gruppi di status svantaggiato. I risultati hanno evidenziato come la giustificazione del sistema sia collegata, almeno in parte, all’identificazione e allo status dell’ingroup. Alla luce di questi risultati, sono stati condotti diversi studi con l’obiettivo di analizzare la tolleranza e la legittimazione di un sistema sociale iniquo in diversi gruppi di status svantaggiato. È stata condotta una re-analisi di dati qualitativi orientato a verificare i processi di giustificazione in campione di persone omosessuali ed è stato svolto uno studio correlazionale con un campione di migranti al fine di studiare il supporto al sistema da parte di un gruppo fortemente svantaggiato e la relazione con il benessere percepito. Altri tre studi sperimentali erano orientati a studiare gli effetti del confronto verso il basso in gruppi di status intermedio ed infine due studi (uno correlazionale e uno sperimentale) erano volti a verificare gli effetti del confronto temporale in campioni donne. In generale, i risultati hanno fornito supporto all'idea che la giustificazione del sistema sia legata all'identificazione sociale, piuttosto che a una motivazione autonoma a giustificare il sistema. Nello specifico i risultati supportano quanto assunto dalla SIMSA rispetto alle ipotesi del bias a favore dell’ingroup sovraordinato, della speranza nel miglioramento futuro dell’ingroup, del confronto intergruppo e del confronto temporale. I risultati sembrano evidenziare che la giustificazione del sistema sociale sia associata a spiegazioni complesse che comprendono processi come confronti intergruppi e temporali, la percezione di stabilità/instabilità e le speranze di miglioramento futuro.The behaviors of social system justification are considered paradoxical by disadvantaged status group members. However, in society it is possible to find many examples of the tendency to support for an unjust system, that is, behaviors of non-opposition to a social system, which has been given the name "system justification." In recent years, the debate concerning the association between system justification and identification has increased. System Justification Theory states that members of social groups are driven by an autonomous motivation to repute the system in which they live as just and fair, and that this motivation is independent of, and sometimes in opposition to, group interests. In contrast, the Social Identity Model of System Attitudes holds that system justification is motivated by the desire to protect group interests, highlighting how system justification is a function of social identity. A meta-analysis was conducted with the aim of analyzing the association between system justification processes and social identification, paying special attention to disadvantaged status groups. The results showed that system justification is linked, at least in part, to ingroup identification and status. In consideration of these findings, several studies were conducted with the aim of analyzing tolerance and legitimation of an unequal social system in different disadvantaged status groups. A re-analysis of qualitative data was conducted to investigate the justification processes in a sample of homosexuals and a correlational study was carried out with a sample of migrants in order to study system support by a highly disadvantaged status group and the relationship with perceived well-being. Three other experimental studies were conducted to study the effects of downward comparison in intermediate-status groups and finally, two studies (one correlational and one experimental) were aimed at testing the effects of temporal comparison in women samples. In general, the results provided support for the idea that system justification is related to social identification, rather than to an independent motivation to justify the system. Specifically, the results support SIMSA's assumptions with respect to the hypotheses of superordinate ingroup bias, downward comparison with a lower-status outgroup, downward comparison on a compensatory dimension and hope for future ingroup status. The results seem to highlight that system justification is associated with complex explanations that include processes such as intergroup and temporal comparisons, perceived stability/instability, and hopes for future improvement
Climate change impacts on nutrient load generation, nitrogen cycling, and self-purification capacity of a large temperate river, the Po (Italy)
Il bacino del Po è una delle aree più produttive e densamente popolate d’Europa, indicato come hotspot di inquinamento da nitrati. Gli elevati carichi di nutrienti, azoto nitrico in particolare, condizionano lo stato trofico degli ambienti di transizione e delle acque costiere dal Delta all’intera costa emiliano-romagnola.
La disponibilità di studi pregressi, riguardanti i carichi dei nutrienti e di serie storiche di misure di portata costituiscono un’importante base di informazioni che può essere utilizzata per indagare l’impatto dei cambiamenti climatici sui processi di generazione, trasformazione e recapito verso le zone costiere.
Ad oggi gli effetti dei cambiamenti climatici nel bacino del fiume Po sono già evidenti. L’aumento della frequenza delle anomalie climatiche, le alterazioni dell’intensità e della distribuzione temporale delle precipitazioni, da cui dipendono le variazioni repentine dei deflussi registrate negli ultimi anni, l’aumento della temperatura dell’aria e della frequenza e severità dei periodi di siccità e stress idrico, l’espansione spaziale e temporale del cuneo salino nell’area deltizia sono solo alcuni dei fenomeni emersi negli ultimi anni. D’altro canto, i possibili effetti di questi fenomeni, determinati dal cambiamento climatico, sulla trasformazione e sull’export dei carichi azotati nel Mar Adriatico non sono stati ancora indagati.
La tesi qui discussa presenta due obiettivi principali. Il primo è stato la valutazione dell’incremento di temperatura del fiume Po e del suo effetto sulla rimozione dei carichi di azoto, attraverso la denitrificazione. A questo scopo, l’area di studio interessata è stata la chiusura di bacino, Pontelagoscuro (Ferrara), dove sono state analizzate le serie storiche di temperatura e carichi di azoto e sono state effettuate misure stagionali del metabolismo sedimentario, dei tassi di denitrificazione e di DNRA (Dissimilatory Nitrate Reduction to Ammonium). Il secondo obiettivo è stato quello di valutare l’effetto del cambiamento climatico sull’intrusione salina nel Delta del Po. Tramite misure di campo e di laboratorio sono stati studiati, anche in questo caso, il metabolismo sedimentario, la denitrificazione e la DNRA, ma incubando i sedimenti campionati lungo il gradiente salino registrato in un ramo del delta, il Po di Goro.
I risultati hanno evidenziato il graduale aumento delle temperature del Po da inizio anni ‘90 (circa 0.11 °C anno-1) e un parallelo aumento della frequenza dei giorni caldi, soprattutto in estate e in primavera (+50%), cioè del numero di giorni con temperatura dell’acqua superiore alla media di lungo periodo. Negli stessi anni è stata evidenziata una riduzione dei carichi annuali di azoto, costituiti in prevalenza da nitrato (NO3-), alla sezione di chiusura bacino. Si è osservato che la riduzione dei carichi azotati è avvenuta in corrispondenza dell’aumento della temperatura media di quasi 3 °C, soprattutto in primavera ed estate che sono indicate anche come i periodi più sensibili alle crisi distrofiche nel Mar Adriatico. Ad un aumento di 1°C di temperatura del fiume Po è corrisposta una riduzione dei carichi azotati di circa il 7% in primavera e di circa il 4% in estate.
La relazione inversa tra temperatura e carichi di azoto è la risultante di un effetto temperatura dipendente dell’attività dei batteri denitrificanti a livello sedimentario. Ciò è stato evidenziato tramite prove sperimentali effettuate in laboratorio su sedimenti fluviali campionati stagionalmente alla sezione di Pontelagoscuro nel corso dell’anno 2022, identificato come uno dei più siccitosi dagli anni ’60, in cui la portata del fiume è andata al di sotto dei minimi storici (< 150 m3 s-1). Attraverso l’incubazione di carote di sedimento sono stati misurati i flussi di ossigeno, i tassi di denitrificazione e di DNRA. In ogni stagione sono stati applicati diversi gradienti di temperatura basati sui dati storici e sulle previsioni future relative al riscaldamento del Bacino del Po. I risultati hanno confermato che entrambi i processi sono temperatura dipendenti, secondo una correlazione positiva in ogni stagione. In particolare, durante la primavera sono stati misurati i tassi più alti (591 ± 29 µmol N m-2 h-1 per il processo di denitrificazione e 53 ± 24 µmol N m-2 h-1 per la DNRA a 22 °C), in quanto la disponibilità di NO3- era ai massimi annuali. Dai risultati si è evidenziato come la denitrificazione sia il principale processo responsabile della rimozione di NO3- in ogni stagione, con tassi mediamente superiori di un ordine di grandezza rispetto ai tassi della DNRA.
Per ottenere un riscontro sulla rappresentatività dei tassi misurati in termini di macro-scala, i tassi di denitrificazione ottenuti nella stagione primaverile sono stati estesi ad un tratto del medio-basso corso (per una superficie complessiva di 45 km2 compresa tra Borgoforte, provincia di Mantova, e Pontelagoscuro), in cui le incubazioni effettuate a Pontelagoscuro possono essere considerate rappresentative per le caratteristiche simili dei sedimenti campionati. L’up-scale dei tassi all’intera area ha fornito un valore coerente con la riduzione dei carichi calcolata tra le due sezioni, in base ai dati di portata, monitorati dall’Autorità di Bacino del Po, e di concentrazione, misurati dalle Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA). Questo ha confermato che la riduzione dei carichi di nitrato verificata negli ultimi decenni è imputabile soprattutto al processo di denitrificazione sedimentaria.
Un ulteriore conseguenza del cambiamento climatico, verificatasi nel delta a seguito delle eccezionali condizioni di scarsità idrica e ridotte portate del 2022, è stata l’incremento della estensione del cuneo salino a partire dalla tarda primavera. Per valutare gli effetti di questo fenomeno sul ciclo dell’azoto e sulla capacità del Delta del Po di abbattere una quota dei carichi in transito, carote intatte di sedimento sono state prelevante in estate, in tre siti nel ramo del Po di Goro disposti lungo un gradiente di salinità, e incubate in laboratorio per misurare i tassi di denitrificazione e DNRA. La denitrificazione è risultata essere il principale processo responsabile della rimozione del nitrato nei siti d'acqua dolce e leggermente salini (368 ± 45 µmol N m−2 h−1 e 274 ± 19 µmol N m−2 h−1, rispettivamente), con tassi di un ordine di grandezza superiore a quelli di DNRA (55 ± 9 and 27 ± 8 µmol N m−2 h−1, rispettivamente). Al contrario, la DNRA ha mostrato i tassi più alti nel sito più salino (116 ± 29 µmol N m−2 h−1), in accordo con quanto riportato in letteratura, secondo cui le condizioni saline favoriscono la DNRA rispetto alla denitrificazione. I risultati ottenuti mostrano come l’incremento della salinità negli ambienti di transizione, in conseguenza al cambiamento climatico, sia un fattore chiave nella regolazione del metabolismo bentonico dell’azoto. In uno scenario di cambiamento climatico, una sempre maggiore intrusione salina potrebbe decrementare la capacità di rimozione di azoto tramite denitrificazione nelle zone di transizione e aumentarne il ricircolo tramite DNRA, incrementando l’eutrofizzazione costiera.
Complessivamente i risultati di questa tesi hanno evidenziato come due conseguenze del cambiamento climatico, il riscaldamento delle acque del Po e l’aumento dell’intrusione salina nel suo Delta, influenzino in modo inverso la capacità dissipativa dei carichi di nitrati lungo il continuum acque interne-acque costiere.
Come emerso dalla sperimentazione, ulteriori sviluppi di questa ricerca dovrebbero mirare ad indagare altri aspetti sinora non studiati, come l’effetto del cambiamento climatico sulle tempistiche di recapito dei nutrienti alle sezioni fluviali terminali ed il ruolo delle variazioni stagionali della quantità e qualità della sostanza organica sedimentaria.The Po River basin is one of the most productive and densely populated areas in Europe and a hot-spot for nitrate pollution. In recent years, the effects of climate change (CC) have been observed in the Po River basin, e.g. the increase in the frequency of climatic anomalies, the intensity and temporal distribution of rainfall and, consequently, variations in runoff, the increase in air temperature and in the frequency of prolonged drought periods, leading to the increase in saline intrusion in the Po River Delta. However, these impacts on transport and export of nitrogen loads in the Adriatic Sea are unexplored. The aims of this thesis were to assess: (i) the increase in the Po River water temperature and its effect on the removal of nitrogen loads via denitrification; (ii) the effect of saline intrusion on the dissimulative capacity of nitrogen loads in the Po River Delta.
The study area was Pontelagoscuro (Ferrara province), the closing section of the Po River basin, where the time series of temperature and nitrogen loads were analyzed and seasonal measurements of sediment metabolism, denitrification and dissimilatory nitrate reduction to ammonium (DNRA) were carried out. At the same time, the extension of the saline wedge was monitored during the summer in the Po di Goro, one branch of the Po River Delta, where measurements of sediment metabolism, denitrification and DNRA rates were applied. Laboratory incubations of intact cores were carried out in both cases, but different temperature gradients were applied to the sediments of the Po River, based on the historical data and future predictions of warming, while the sediments of the Po di Goro River were sampled along a salinity gradient.
The results showed a gradual increase of the Po River temperature from the ‘90s and of the frequency of warm days, in particular during summers and springs. At the same time, there was a decrease in the total nitrogen loads, mainly nitrate (NO3-), transported to the basin closing section. Over the last three decades, nitrogen loads have declined by a third, while average water temperature have increased by 3°C. The 1°C increase in temperature was associated with a reduction in nitrogen loads around 7% and 4% in spring and summer, respectively. The inverse relationship between temperature and nitrogen loads is the result of the effect of temperature on denitrification activity in the sediment. The evidence was tested and confirmed by laboratory experiments on river sediments sampled seasonally at the Pontelagoascuro section during 2022, the driest year since 1960s. The results showed that denitrification and DNRA process are temperature dependent. In particular, the rates increased along the temperature gradients in each season, with denitrification being higher than DNRA by an order of magnitude. The up-scale of denitrification rates along a section from Borgoforte (Mantua province) to Pontelagoscuro, for an overall surface of 45 km2, showed that the measured values corresponded to the calculated load reduction between the two sections. The obtained results confirmed that the reduction in nitrate loads, monitored in the last decades in the Po River basin, was mainly attributable to the denitrification process in river sediments.
The saline wedge in the Po River Delta increased its extension during the droughts of the 2022, due to the low flow of the Po River, starting in the late spring. The sediment incubations showed that denitrification was the main process to NO3- removal at the freshwater and slightly saline sites, while DNRA had the highest rates in the saline site, highlighting that the saline intrusion in transitional areas, due to the climate change, is a key factor in regulating benthic N metabolism. In a CC scenario, the saline intrusion may reduce the N removal capacity of the transitional areas, inhibiting denitrification and increasing N recycling via DNRA.
In conclusion, the results highlighted that two of the most important impacts of CC in rivers, i.e. the warming and the increase of the saline wedge, may have an inverse effect on the dissimilative capacity towards NO3- loads along the continuum from the freshwater to the coastal zones. However, further research should address other aspects that are not investigated, such as the effect of CC on the nutrient availability and the role of organic matter content in river sediments, in terms of seasonal quantity and quality
Experimental study on artificial intelligence (A. I.) for the monitoring of hepatic lesions in swine at slaughter with applicative outcome
Il macello svolge un ruolo chiave come osservatorio epidemiologico di patologie e zoonosi diffuse negli animali destinati alla produzione di alimenti. La rilevazione di lesioni in sede di macellazione permette infatti di fornire informazioni sull’intera filiera di produzione in tempi rapidi e in modo economicamente vantaggioso. L’elevato tasso di consumo e produzione della carne di suino nella realtà italiana è sinonimo dell’importanza del controllo della filiera suinicola dall’allevamento alla tavola. Tuttavia, il rilievo e la registrazione sistematica delle lesioni riscontrate sugli animali destinati alla produzione di alimenti risulterebbero troppo impegnativi e non attuabili nella pratica quotidiana, perlomeno nella realtà produttiva suinicola italiana. Le nuove tecnologie, basate sull’intelligenza artificiale (IA), offrono interessanti prospettive per rispondere a quest’esigenza. Nel corso degli ultimi anni, sono stati svolti numerosi studi nel tentativo di addestrare reti neurali artificiali a riconoscere e quantificare determinate lesioni nei suini macellati soprattutto a carico dell’apparato respiratorio e del fegato. L’obiettivo di questo studio è quello di valutare le performance di una rete neurale artificiale nell’identificazione e quantificazione delle lesioni epatiche da ascaridi in un contesto differente rispetto a quello dove è stato eseguito l’addestramento, oltre che di valutare la distribuzione delle macchie bianche sulla superficie epatica. Le larve di Ascaris suum provocano delle lesioni tipiche in sede epatica con morfologia di macchie bianche, delle quali viene spesso svolta un’analisi sia di tipo qualitativo che quantitativo per stimare la gravità della patologia. Lo studio è stato svolto presso lo stabilimento di macellazione “Savoldi Carni” sito in Lonato del Garda, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia e il dipartimento di Anatomia patologica dell’Università di Teramo. I fegati campionati sono stati considerati valutando sia la faccia diaframmatica (Facies diaphragmatica) che la faccia viscerale (Facies visceralis), oltre che i singoli lobi. Le fotografie sono state ottenute mediante due modalità differenti, dividendole quindi in due gruppi. Le prestazioni della rete sono state valutate in termini di sensibilità e specificità. La rete neurale ha eseguito tre letture delle immagini fornite, ed in particolare nell’ultima lettura si è rilevata una sensibilità del 26% ed una specificità del 85,1%. L’ampliamento del dataset, in corso, consentirà di migliorare ulteriormente le prestazioni della rete neurale artificiale. L’analisi statistica dei dati ha evidenziato una correlazione di media entità e statisticamente significativa fra i punteggi attribuiti alla faccia diaframmatica (Facies diaphragmatica) e la faccia viscerale (Facies visceralis) (R = 0.571, p<0.00001), come pure fra i punteggi attribuiti a ciascun lobo epatico (0.428<R<0.623, p<0.00001). La somma dei punteggi attribuiti alla superficie diaframmatica dei lobi mediali (destro e sinistro) ha dimostrato una forte correlazione, statisticamente significativa, con il punteggio totale assegnato al fegato (R = 0.806, p<0.00001). I risultati ottenuti stimolano ulteriori investimenti in merito all’applicazione dell’intelligenza artificiale in tale settore, al fine di automatizzare completamente il rilievo delle lesioni di interesse. Come tutti i settori lavorativi, anche l’ambito medico-veterinario si trova coinvolto in una vera e propria rivoluzione dal punto di vista tecnologico. In questo caso, l’IA offre al medico veterinario strumenti avanzati che permettano di migliorare l’efficienza operativa, la sicurezza alimentare e la salute pubblica.The slaughterhouse plays a key role as an epidemiological observatory to ensure diseases and zoonoses prevalention in food-producing animals. Indeed, the detection of lesions at the slaughterhouse provide information on the entire production chain quickly and cost-effectively. The high rate of pork consumption and production in the Italian reality is synonymous of the importance of controlling the pork supply chain from farm to table. However, the systematic surveying and recording of pathologies found on food-producing animals would be too challenging and not feasible in daily practice, at least in the Italian pig production reality. New technologies, based on artificial intelligence (AI), offer interesting prospectives in this field. Over the past few years, numerous studies have been carried out to train artificial neural networks to recognize and quantify certain lesions in slaughtered pigs, especially in the respiratory and liver systems. The objective of this study is to evaluate the performance of an artificial neural network in identifying and quantifying hepatic lesions by Ascaris suum in a different context than the one where training was performed, as well as to assess the distribution of white spot on the hepatic surface. Ascaris suum larvae cause typical lesions at the hepatic site with white spot morphology, of which both qualitative and quantitative analysis is often performed to estimate the severity of the pathology. The study was carried out at the “Savoldi Carni” slaughterhouse located in Lonato del Garda, in collaboration with the Department of Engineering “Enzo Ferrari” of the University of Modena and Reggio Emilia and the Department of Pathological Anatomy of the University of Teramo. The livers sampled were considered by evaluating both the diaphragmatic face (Facies diaphragmatica) and the visceral face (Facies visceralis), as well as the individual lobes. The photographs were obtained by two different modalities, thus dividing them into two groups. The performance of the network was evaluated in terms of sensitivity and specificity. The neural network performed three readings of the provided images, and in the last reading in particular, a sensitivity of 26% and a specificity of 85.1% were found. The ongoing expansion of the dataset will further improve the performance of the artificial neural network. Statistical analysis of the data showed a medium-sized and statistically significant correlation between the scores given to the diaphragmatic face (Facies diaphragmatica) and the visceral face (Facies visceralis) (R = 0.571, p<0.00001), as well as between the scores attributed to each liver lobe (0.428<R<0.623, p<0.00001). The sum of the scores assigned to the diaphragmatic surface of the medial lobes (right and left) showed a strong, statistically significant correlation with the total score assigned to the liver (R=0.806, p<0.00001). These results stimulate further investigations regarding the application of artificial intelligence in this area to fully automate the survey of lesions of interest. Like all fields of work, the medical-veterinary field is also involved in a real revolution from a technological point of view. Here, AI offers advanced tools for veterinary to improve work efficiency, food safety and public health
FRUITY ID. View the environmental impact of fruit and vegetables to make informed choices
L’elaborato si concentra sul settore alimentare degli ortaggi e della verdura, ponendo particolare attenzione alla fase dei trasporti, responsabile di una parte significativa delle emissioni di CO₂ in questo ambito. Il progetto mira a sviluppare uno strumento rivolto ai consumatori, aiutandoli a compiere scelte di acquisto più consapevoli e sostenibili. La tesi si articola in una prima fase di analisi del contesto, seguita da una fase progettuale volta a creare una visualizzazione semplice ed intuitiva di dati, tra i quali provenienza, stagionalità, modalità di trasporto e impatto ambientale dei prodotti, promuovendo un'educazione alla sostenibilità alimentare.The thesis focuses on the fruit and vegetable food sector, paying particular attention to the transport phase, responsible for a significant part of the CO₂ emissions in this area. The project aims to develop a tool aimed at consumers, helping them to make more informed and sustainable purchasing choices. The thesis is divided into a first phase of analysis of the context, followed by a design phase aimed at creating a simple and intuitive visualization of data, including origin, seasonality, mode of transport and environmental impact of the products, promoting education on food sustainability.
ESSENZA. COMMUNICATION STRATEGY TO ENHANCE THE IDENTITY OF INNER AREAS IN SARDINIA THROUGH TYPICAL PRODUCTS.
Il presente progetto di tesi si pone come obiettivo la promozione della regione Sardegna, isola che incarna una ricca essenza culturale, naturale ed enogastronomica, puntando alla valorizzazione di aree interne del territorio. Lo studio è centrato sul concetto di identità territoriale e del place branding.
L’analisi di scenario nell’ambito turistico ha evidenziato che il turismo sostenibile ed enogastronomico costituiscono un’importante risorsa per mitigare gli impatti negativi in termini economici, sociali e ambientali generati da un turismo solo stagionale e limitato ad alcune zone ristrette della regione.
In particolare, l’enogastronomia è in grado di rappresentare la vera identità del territorio, valorizzando il patrimonio storico, culturale e ambientale dei luoghi.
Nello specifico, è stata condotta un’analisi sul turismo nell’isola, con l’intento di diversificare l’offerta turistica e rendere la destinazione meno stagionale.
Grazie all’utilizzo di pochi ingredienti culinari tipici di questa terra, si è creato un brand territoriale con il fine di esaltare l’identità dell’Isola, andando oltre l’idea di destinazione principalmente balneare, nel rispetto delle comunità locali, delle tradizioni e dei riti legati alla coltivazione e dai percorsi tra la fase di trasformazione e la creazione del prodotto nel rispetto di ogni passaggio.
Il progetto valorizza le aree interne, territori ricchi di storia e tradizioni dove la cultura locale si fonde con l’ambiente e si intreccia con le radici profonde di queste popolazioni che hanno visto il susseguirsi di diverse dominazioni nel corso dei secoli, interazioni che hanno lasciato un’impronta indelebile e ancora tangibile nell’identità dell’Isola.This thesis project aims to promote the Sardinia region, an island that embodies a rich cultural, natural and food and wine essence, aiming at the valorisation of internal areas of the territory. The study is centered on the concept of territorial identity and place branding.
The scenario analysis in the tourism sector has highlighted that sustainable and food and wine tourism constitute an important resource for mitigating the negative impacts in economic, social and environmental terms generated by tourism that is only seasonal and limited to some restricted areas of the region.
In particular, food and wine is able to represent the true identity of the territory, enhancing the historical, cultural and environmental heritage of the places.
Specifically, an analysis was conducted on tourism on the island, with the aim of diversifying the tourist offer and making the destination less seasonal.
Thanks to the use of a few culinary ingredients typical of this land, a territorial brand was created with the aim of enhancing the identity of the island, going beyond the idea of a mainly seaside destination, respecting the local communities, traditions and of the rites linked to cultivation and the paths between the transformation phase and the creation of the product respecting each step.
The project enhances the internal areas, territories rich in history and traditions where the local culture blends with the environment and is intertwined with the deep roots of these populations who have seen the succession of different dominations over the centuries, interactions that have left an indelible and still tangible imprint on the identity of the Island
Overcontrol parentale e amnesia dissociativa : uno studio trasversale
Dissociative amnesia is a dissociative disorder affecting individuals’ psychological well-being. It's characterized by the inability to recall important autobiographical information that should be successfully stored in memory and ordinarily ready to remember. While child maltreatment (i.e. physical, emotional, sexual abuse and physical, emotional neglect) has been identified as a risk factor for Dissociative Disorders, there is a lack of research investigating the impact of parental overcontrol, a form of child maltreatment upon which just recently light has been shed. This study investigates the relationship between parental overcontrol and dissociative amnesia in a community sample of adults, controlling for other symptoms of dissociative disorders, other forms of child maltreatment and other potentially confounding variables. 714 adults (508 females; mean age: 30.29 ± 11.67 years; age range: 18–77) answered an online survey which included a socio-demographic questionnaire, the Childhood Trauma Questionnaire Short Form (CTQ-SF), the Dissociative Experiences Scale - II (DES-II) and the parental overcontrol subscale of the Measure Of Parenting Style (MOPS). Statistical analyses included descriptive statistics, Spearman rho correlations and linear regression. The results indicate that maternal overcontrol is independently associated with dissociative amnesia ( = 0,067, p = .022). While more research and longitudinal studies are needed to better explore and confirm the results found on this survey, this data highlight the urge to take more into consideration parental overcontrol in relationship with Dissociative Amnesia, in research and clinical fields
Tecniche avanzate per la valutazione dello stato di carica per sistemi Integrati di gestione delle batterie
Lithium-ion batteries are becoming increasingly popular due to their excellent characteristics. However, to reduce safety risks and avoid failures, the State of Charge (SoC) must be accurately monitored by the Battery Management System (BMS). Unfortunately, the SoC indicator cannot be measured but has to be properly estimated by suitable algorithms. Several techniques are available in the literature, showing advantages and disadvantages depending on the application field and the required accuracy. In this dissertation, some advanced techniques, including hybrid approaches and Machine Learning, have been investigated. The aim was to implement the algorithms on an embedded system and evaluate their effectiveness in terms of computational resources and SoC estimation accuracy in a real environment
Comunicazione multimodale nella Human-Robot Interaction : un'architettura robotica di dialogo con NAO robot
Global aging represents a successful achievement for science and society, but it led to an increasing risk of health issues, such as dementia and disability. However, there are strategies and guidelines specifically designed to reduce the risk to develop dementia from its earlier stages. In this scenario, Socially Assistive Robotics (SAR) is designing devices to provide the best assistance to elderly and their caregivers to both ease caregivers’ burden and provide companionship and engaging tools to people with impairment. However, the interaction between human and robot is not always smooth as we would like. Robotics architecture dialogue results to be rigid and limited, leading to a non-natural interaction issue. In this regard, Artificial Intelligence (AI) algorithms called Large Language Models (LLMs) are presented. LLMs are probabilistic model that can contribute to provide more flexibility and spontaneity to the interaction, thanks to the possibility to generate responses autonomously. However, LLMs present some limitations due to the possibility to generate misleading information.
In the perspective of a natural, flexible and reliable interaction between robots and humans, in the last section is proposed a protocol modeling for a robotic dialogue architecture. The aim of the project is to design a dialogue architecture for a cognitive rehabilitation program, entirely led by NAO robot, suitable for people with Mild Cognitive Impairment (MCI) and mild dementia. The dialogue architecture, consisting of dialogues and cognitive tasks, is presented in the last section of the paper. We believe that the architecture proposed in the last section can provide the stability and robustness that lack in LLMs, reducing LLMs’ limitations and risks, as the dialogue architecture represents the railway on which LLMs can freely proceed.L’invecchiamento globale rappresenta una conquista dal punto di vista scientifico e per la società ma ha portato ad un aumento del rischio di problemi di salute, come demenza e disabilità. Tuttavia, strategie e linee guida sono state redatte per ridurre il rischio di sviluppare demenza già dai primi stadi di malattia. In questo scenario, Socially Assistive Robotics (SAR) sta provvedendo a progettare strumenti che possano provvedere all’assistenza degli anziani e dei loro caregiver per alleggerirne il carico, e fornire strumenti di compagnia e coinvolgenti per persone con compromissioni. Purtroppo, l’interazione tra robot e umani non è sempre agevole. L’architettura di dialogo dei robot risulta essere rigida e limitata, comportando un’interazione poco naturale. A questo proposito vengono presentati algoritmi di Intelligenza Artificiale (IA) chiamati Large Language Models (LLMs). LLMs sono modelli probabilistici che possono contribuire a fornire più flessibilità e spontaneità all’interazione, grazie alla possibilità di generare autonomamente risposte. Tuttavia, LLMs presentano alcuni limiti come la possibilità di fornire informazioni svianti. Nella prospettiva di una interazione naturale, flessibile e affidabile tra robot e umani, nell’ultima sezione viene proposto un protocollo di modellizzazione di una struttura di dialogo robotica. L’obiettivo del progetto è quello di costruire un’architettura di dialogo per un programma di riabilitazione cognitiva, condotta interamente dal robot NAO, per persone con Mild Cognitive Impairment (MCI) e demenza lieve interamente. L’architettura di dialogo è presentata nell’ultima sezione dell’elaborato e consiste in dialoghi e task cognitivi. Crediamo che la struttura proposta nell’ultima sezione possa fornire la stabilità e la solidità che manca ai LLMs, riducendo i limiti e i rischi dei LLMs, dal momento che il protocollo rappresenterebbe i binari su cui i LLMs possono procedere liberamente
Clinical and diagnostic implications of sentinel lymph node detection in canine mast cell tumours
The studies focused on canine mast cell tumour (MCT) have exponentially risen in the last ten years, making the MCT a “hot topic” in veterinary oncology and an object of debate in the clinical and research field. The sentinel lymph node (SLN) is the first node within the lymphatic basin that directly drains the primary tumour. The previously published studies show that the non-concordance rate between regional (RLN) and SLN is largely variable, ranging from 22.3% to 63%. In this dissertation, we evaluated the agreement rate between SLN and RLN using indirect computed tomography lymphangiography (ICTL) and intraoperative methylene-blued dye (MB) peritumoral injection. We also described the agreement between the two techniques and focused on all the possible reasons for failure of identification of SLN. Sixty-one client-owned dogs with 61 MCTs were prospectively enrolled. RLN was predicted based on the lymphosomes concept. ICTL had a SLN detection rate of 80% (49/61), while in 20% of cases, neither the SLN nor the lymphatic duct could be identified. We observed that ICTL failed to identify SLN when the MCT had a diameter greater than 6 cm. Moreover, even if not statistically significant, we reported a tendency to fail in case of the presence of the tomographic sign of “peritumoral halo”. The SLN-RLN agreement was complete in 64% (n=39) and partial in 10% (n=6) cases. Intraoperative MB was peritumorally injected in 47 dogs. In 75% (n=35) the SLN-RLN concordance was total, in 19% (n=9) was partial and in 6% (n=3) was absent. In 68% (32/47) the agreement between ICTL and MB was total and partial in 3 cases (6.4%); in the remaining 12 cases (25.5%) there was a complete disagreement.
Secondly, we described the incidence rate and the severity of the complications following peripheral lymphadenectomy in dogs, comparing three different guiding techniques: intraoperative γ-probing and methylene blue, MB only, and unguided lymphadenectomies. Client-owned tumour-bearing dogs undergoing both pre-operative SLN mapping and excision of peripheral SLNs were included. A total of 201 peripherally lymphadenectomies from 163 dogs from 5 institutions were enrolled. Seventy-two (59%) lymphadenectomies were performed without intraoperative guidance, 49 (41%) with MB, and 80 (40%) with γ-probe and MB. The overall incidence of complications reported was 7.5% (15/201), and 80% (12/15) of them were mild. In the logistic regression model, the use of intraoperative guidance and none of the factors considered significantly influenced the complication rate. The most frequent postoperative event was seroma (2.5%). Using the decision tree model, mandibular and retropharyngeal lymphadenectomy significantly affected the complication rate, especially when surgery lasted more than 21.5 minutes.
Lastly, we evaluated whether the Ki67 index has a predictive value in a homogeneous cohort of Patnaik grade 2/Kiupel low-grade (G2/LG) cMCTs with HN2 LNs. The medical databases of three institutions were retrospectively searched for dogs undergoing surgical treatment for cMCT and LN extirpation, with a histological diagnosis of G2/LG with HN2 LNs. A total of 39 cases were identified. None of these dogs developed local and nodal relapse or metastatic distant disease. At the end of the study, 32 (82%) dogs were alive, 7 (18%) dogs were dead from unrelated causes and 4 (10.2%) dogs were lost to follow-up. Considering the strict inclusion criteria, dogs affected by G2/LG with HN2 LNs treated with surgery alone may have a good oncologic outcome; the Ki67 index does not have a prognostic impact. In conclusion, sentinel lymph node mapping and excision play an important role in the diagnosis and therapy of canine MCTs, the technique used for the detection is crucial and should be chosen based on the clinical presentation of the tumour to avoid failures. Anyway, the lymphadenectomy per se is usually a rather safe procedure, rarely associated with severe complications.Gli studi focalizzati sul mastocitoma canino (MCT) sono aumentati esponenzialmente negli ultimi dieci anni, rendendo il MCT oggetto di dibattito in ambito clinico e di ricerca. Il linfonodo sentinella (LNS) è il primo linfonodo all'interno del sistema linfatico che drena direttamente il tumore primario. Gli studi pubblicati in precedenza mostrano che il tasso di non concordanza tra linfonodo regionale (LNR) e LNS è ampiamente variabile. In questa tesi, è stato valutato il tasso di concordanza tra LNS e LNR utilizzando la linfangiografia indiretta con tomografia computerizzata (ICTL) preoperatoria e l'iniezione peritumorale intraoperatoria di blu di metilene (BM). È stata anche descritta la concordanza tra le due tecniche, valutando tutte le possibili cause del fallimento dell'identificazione di LNS. Sessantuno cani di proprietà con 61 MCT sono stati arruolati prospetticamente nello studio. Il LNR è stato identificato secondo lo schema dei linfosomi. L'ICTL ha identificato almeno un LNS nell'80% (49/61) dei casi, mentre nel 20% dei casi non è stato possibile identificare né LNS né dotto linfatico. È stato osservato che l'ICTL fallisce quando il MCT ha un diametro maggiore di 6 cm. Inoltre, anche se non statisticamente significativa, è stata riscontrata una tendenza al fallimento dell’identificazione del LNS quando il MCT è circondato dal segno tomografico di "alone peritumorale". La concordanza tra LNS-LNR è risultata totale nel 64% (n=39) dei casi e parziale nel 10% (n=6) casi. Il BM è stato iniettato peritumoralmente in 47 cani. Nel 75% (n=35) la concordanza LNS-LNR era totale, nel 19% (n=9) era parziale e nel 6% (n=3) assente. Nel 68% dei casi (32/47) la concordanza tra ICTL e BM è risultata completa e parziale in 3 casi (6,4%).
Successivamente, è stato descritto il tasso di incidenza e la gravità delle complicanze insorte a seguito di linfoadenectomia sentinella periferica, confrontando tre diverse tecniche guida: sonda-γ intraoperatoria e blu di metilene, solo BM e linfoadenectomie non guidate. Sono stati inclusi cani con tumori di proprietà sottoposti sia alla mappatura preoperatoria di LNS sia all'escissione di LNS periferici. Sono state incluse un totale di 201 linfoadenectomie periferiche eseguite su 163 cani arruolati da 5 centri veterinari. Settantadue (59%) linfoadenectomie sono state eseguite senza guida intraoperatoria, 49 (41%) con BM e 80 (40%) con sonda-γ e MB. L'incidenza complessiva delle complicanze riportate è stata del 7,5% (15/201) e l'80% (12/15) di esse è stata lieve. Nel modello di regressione logistica, l'uso della guida intraoperatoria e nessuno dei fattori considerati hanno influenzato significativamente il tasso di complicanze. L'evento postoperatorio più frequente è stato il sieroma (2,5%). Utilizzando il modello dell'albero decisionale, la linfoadenectomia mandibolare e retrofaringea ha influenzato significativamente il tasso di complicanze, soprattutto quando l'intervento chirurgico è durato più di 21,5 minuti.
Infine, è stato valutato se l'indice Ki67 avesse un valore predittivo in una corte omogenea di cMCT di grado 2/basso grado (G2/LG) con LN HN2. Le banche dati di tre Università sono state ricercate retrospettivamente per cani sottoposti a trattamento chirurgico per l'escissione di cMCT e LN, con una diagnosi istologica di G2/LG con LN HN2. In totale sono stati identificati 39 casi. Nessuno di questi cani ha sviluppato una recidiva locale e linfonodale o una malattia metastatica a distanza. Alla fine dello studio, 32 cani (82%) erano vivi, 7 (18%) cani erano morti per cause non correlate e 4 (10,2%) cani erano stati persi al follow-up. Considerando i rigidi criteri di inclusione, i cani affetti da G2/LG con LN HN2 trattati con la sola chirurgia possono avere un buon outcome; l'indice Ki67 non ha un impatto prognostico. In conclusione, la mappatura e l'escissione del linfonodo sentinella gioca un ruolo importante nella diagnosi e nella terapia dei MCT canini, la tecnica utilizzata per l'individuazione è fondamentale e deve essere scelta in base alla presentazione clinica del tumore per evitare fallimenti. In ogni caso, la linfoadenectomia di per sé è di solito una procedura piuttosto sicura, raramente associata a gravi complicanze
Strategie innovative per il trattamento non invasivo dei tumori cutanei non-melanoma
Methotrexate (MTX), a known anti-metabolite of folic acid (FA), has given promising results against keratoacanthoma and specified cases of squamous cell carcinoma, upon intralesional injection (off-label). However, this is a painful and invasive procedure and shows adverse effects due to systemic absorption. The aim of the project was to develop innovative formulations for the topical administration of MTX in a non-invasive or minimally invasive way, to treat more efficaciously non melanoma skin cancers, improving topical bioavailability and reducing transdermal absorption. Given MTX toxicity, FA was selected as a model drug due to the similarities in the physicochemical properties and in vitro skin behavior. To support the skin retention and permeation data obtained in in vitro permeation experiments, two-photon microscopy technique was used as an innovative tool for drug visualization in the tissue, based on its fluorescence properties. The images obtained suggest a preferential drug retention in hair follicles, which is worth further investigation.
The next step of the research was to test the effect of a minimally invasive approach based on the use of microneedle roller to improve FA skin retention: in particular the effect of the number of passes and of the needle length was evaluated. The effect of the application time was considered as well. Four passes of microneedle roller equipped with 0.5 mm long microneedles guaranteed to maximize drug retention and minimize drug permeation through the skin, after the application of a solution for 6 hours.
Since the application of a solution is not suitable for clinical treatment, different topical formulations were developed and tested in vitro in passive condition or after pretreatment with microneedle roller. Topical films composed by hydrophilic polymers (polyvinyl alcohol-PVA and polyvinylpyrrolidone- PVP) were developed, but the results of skin retention were not satisfactory. The attention then moved to semisolid formulations, like hydrogels and emulsions: PVA- and PVP-based hydrogels were developed, but the results were not optimal compared to those obtained with drug solution. The use of biphasic systems gave better results: in particular, a o/w emulsion containing Tefose® applied after pretreatment with microneedle roller, guaranteed a retention of drug over than 35 µg/cm2, much higher than the reference solution, without increasing significantly the amount permeated. The final attempt was to include FA nanosuspension in soluble microneedles, but the amount retained in the skin was lower compared to application of the emulsion on pre-treated skin.
Finally, the best performing formulation (Tefose® o/w emulsion) was prepared also with the active ingredient methotrexate: the results obtained were comparable for the two drugs, confirming that all the data produced with folic acid can be reasonably extended to methotrexate.
The general conclusion of this work is that the topical administration of methotrexate, to be used as an alternative of intradermal injection, can be realized by combining a traditional formulation (such as an emulsion) with a minimally invasive technique, such as skin pretreatment with microneedles.Il metotressato (MTX), un noto antimetabolita dell'acido folico (AF), ha dato risultati promettenti contro il Cheratoacantoma e specifici casi di Carcinoma a Cellule Squamose, previa iniezione intralesionale (off-label). Tuttavia, questa è una procedura dolorosa e invasiva, non priva di effetti avversi dovuti all’assorbimento sistemico. Lo scopo del progetto è stato quello di sviluppare formulazioni innovative per la somministrazione topica di MTX in modo non invasivo o minimamente invasivo, per trattare in modo più efficace i tumori cutanei di tipo non-melanoma, migliorando la biodisponibilità topica e riducendo l'assorbimento transdermico. Data la tossicità della polvere di MTX, l'AF è stato selezionato come farmaco modello grazie alle somiglianze nelle proprietà chimico-fisiche e nel comportamento in vitro in seguito ad applicazione topica. Per supportare i dati sulla ritenzione cutanea e sulla permeazione ottenuti negli esperimenti di permeazione in vitro, è stata utilizzata la tecnica della microscopia a due fotoni come strumento innovativo per la visualizzazione del farmaco nel tessuto, in base alle sue proprietà di fluorescenza. Le immagini ottenute suggeriscono una ritenzione preferenziale del farmaco nei follicoli piliferi; ulteriori indagini saranno necessarie per confermare questo comportamento.
Il passo successivo della ricerca è stato quello di testare l'effetto di un approccio minimamente invasivo basato sull'uso di microaghi montati su un rullo (comunemente chiamati dermaroller) per migliorare la ritenzione cutanea dell'AF: in particolare è stato valutato l'effetto del numero di passaggi e della lunghezza degli aghi. È stato considerato anche l'effetto del tempo di applicazione. Quattro passaggi con il dermaroller da 0,5 mm garantiscono la massima ritenzione del farmaco e la minimizzazione della sua permeazione attraverso la pelle, dopo l'applicazione di una soluzione per 6 ore.
Poiché l'applicazione di una soluzione non è adatta al trattamento clinico, sono state sviluppate e testate in vitro diverse formulazioni topiche, sia in assenza che dopo pretrattamento con dermaroller. Sono stati sviluppati film topici composti principalmente da polimeri idrofili (alcol polivinilico-PVA- e polivinilpirrolidone-PVP), ma i risultati sulla ritenzione cutanea non sono stati soddisfacenti. L’attenzione si è poi spostata verso formulazioni semisolide, come idrogeli ed emulsioni: sono stati sviluppati idrogeli a base di PVA e PVP, ma i risultati non sono stati ottimali se rapportati a quelli ottenuti con la soluzione del farmaco. L’utilizzo di sistemi bifasici ha dato i risultati migliori: in particolare, un’emulsione o/w contenente Tefose®, applicata dopo pretrattamento con dermaroller, ha garantito una ritenzione di farmaco superiore a 35 µg/cm2, molto maggiore della soluzione di riferimento, senza aumentarne significativamente la quantità permeata. Il tentativo finale è stato quello di includere una nanosospensione di AF nei microaghi solubili, ma dopo test in vitro la quantità trattenuta nella pelle è risultata inferiore rispetto a quella ottenuta dopo applicazione dell’emulsione sulla pelle pretrattata.
Infine, la formulazione che ha fornito i risultati migliori (emulsione o/w contenente Tefose®) è stata preparata anche con il principio attivo metotressato: i risultati ottenuti sono risultati comparabili per i due farmaci, confermando che tutti i dati ottenuti con l'acido folico possono essere ragionevolmente estesi al metotressato.
La conclusione generale di questo lavoro è che la somministrazione topica di metotressato, da utilizzare come alternativa all'iniezione intradermica, può essere realizzata combinando una formulazione tradizionale (come un'emulsione) con una tecnica minimamente invasiva, come il pretrattamento cutaneo con microaghi