Università del Salento: ESE - Salento University Publishing
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La didactica linguarum di Comenio tra inclusione, innovazione e “non linearità”
Riassunto: Comenio è uno dei primi studiosi interessatosi non solo di didattica, ma anche di didactica linguarum, come testimoniano la Janua linguarum reserata e l’Orbis sensualium pictus, opere all’interno delle quali egli presenta, tra l’altro, strategie e metodologie innovative di insegnamento della lingua. Appare rilevante sottolineare come il suo approccio, innovativo e attuale, abbia gettato le basi per la scuola moderna determinando una rottura epistemologica dal tradizionalismo pedagogico del periodo, basato su un insegnamento astratto e verbale, ed entrando in contrasto con principi radicati ormai da secoli.L'obiettivo di questo contributo, pertanto, è quello di avviare una prima riflessione inerente alla figura di Comenio come precursore di un modus operandi, nell’insegnamento della lingua madre, volto a deviare da un approccio nozionistico e astratto verso un’azione docente in grado di destrutturare le linearità didattiche del suo tempo, ancora in parte rintracciabili in diverse pratiche scolastiche contemporanee.Parole chiave: Comenio, lingua madre, didattica, “non linearità”, inclusione Abstract: Comenio was one of the first scholars to focus not only on didactics, but also on the didactica linguarum, as can be seen in some of his works such as the Janua linguarum reserata and the Orbis sensualium pictus. In these texts, among other aspects, he presents innovative strategies and methodologies for language teaching. In this sense, it is worth highlighting how his approach, both innovative and remarkably modern, laid the foundations for the modern school by producing an epistemological break from the pedagogical traditionalism of his time, which was based on abstract and verbal instruction, and being in contrast with principles rooted in centuries.The objective of this paper is to propose an initial reflection on Comenius as a forerunner of an approach to mother-tongue teaching that seeks to move away from notions-based and abstract practices toward a teaching action capable of deconstructing the linear didactic patterns of his time, which still tend to emerge in some contemporary school system practices.Keywords: Comenius, mother tongue, didactics, “non-linearity”, inclusio
Profili d’aula Ridefinire la pratica docente tra riflessione strutturata e IA
Riassunto: Qual è l'essenza dell'insegnamento quando la disaffezione degli apprendenti mina la relazione pedagogica? Superare l'inerzia in aula non è solo un atto metodologico, ma un imperativo etico che modella pratiche che tentano di riattivare la motivazione e l'interesse. Una sfida cruciale da affrontare per la professione docente e da tematizzare nella formazione continua che si sposta da un focus su cosa portare in aula alla situazione-problema del come progettare ed agire in contesto. Ponendo l'acquisizione e l'integrazione di pratiche riflessive come asse portante del ciclo di insegnamento-apprendimento, l'articolo documenta un self-study fenomenologico, narrando l'esperienza vissuta da un docente che ha indagato sistematicamente la propria prassi nel percorso d’aula, germinato e rimodellato da una routine riflessiva, e nel confronto con la comunità di pratiche docenti, un’occasione per interconnettere due piani solo apparentemente distinti (l'innovazione didattica e una consapevole routine di riflessione-in-azione). L'attività centrale – la progettazione e realizzazione in aula di profili Instagram immaginari per figure storiche – si candida a caso di studio replicabile per l'integrazione di competenze linguistiche, storico-culturali e digitali; accanto, prima e dopo l’aula, il laboratorio di riflessione e sperimentazione dei docenti rappresenta il tentativo in comunità, tra pari, di oggettivare l’azione didattica, analizzarla criticamente e modificarla, trasformando la pratica in un ciclo di ricerca-azione, con un processo di valutazione continua in cui la consapevolezza epistemologica (Schön, 1984; 1987) trasforma l'agire didattico in un percorso di costante ridefinizione (Suphasri & Chinokul, 2021). Il percorso non si limita all'analisi interna: l'esplorazione di un'alternativa progettuale suggerita da una Intelligenza Artificiale (Perplexity) ha innescato ulteriori riflessioni, condivise e negoziate, e aperto nuovi scenari per la comunità professionale; per l’osservatore esterno, l’esperienza vissuta, non di mera ricezione passiva di una proposta ricontestualizzabile di contenuti assortiti, ma il dialogo “fecondo” tra progettualità umana e supporto algoritmico lascia intravedere le potenzialità e i limiti della collaborazione tra IA e professionisti, suggerendo ponti verso l'esperienza dinamica (Franceschini, 2023) (Dewey, 1981), l'apprendimento trasformativo (Mezirok, 2016), il contesto socio-culturale (Vygotskij, 1978; Bruner, 1996). Il presente contributo ricostruisce, con alcune seduzioni proprie dello stile diaristico, lo scenario entro cui si è snodato l’intero processo, scandendo le fasi di progettazione e attuazione, osservando con attenzione il docente in azione come progettista pedagogico-riflessivo, radunando elementi per una valutazione, se non critica, autentica della prassi educativa contemporanea. Parole chiave: Pratiche riflessive, Relazioni pedagogiche, Crescita professionale, Intelligenza Artificiale, Comunità di pratiche. Abstract: By emphasizing the acquisition and integration of reflective practices as the cornerstone of the teaching-learning cycle, the article documents a phenomenological self-study narrating the lived experience of a teacher who systematically investigated their practice within the classroom, nurtured and reshaped by a reflective routine. Through engagement with a teachers’ community of practice, this provided an opportunity to interconnect two seemingly distinct dimensions: didactic innovation and a conscious routine of reflection-in-action. The core activity—the design and implementation in the classroom of imaginary Instagram profiles for historical figures—emerges as a replicable case study for integrating linguistic, historical-cultural, and digital competencies. Additionally, before and after classroom time, the teachers’ reflective and experimental laboratory represents a communal effort to objectify didactic action, critically analyze and modify it, thereby transforming practice into a research-action cycle. This cycle includes a continuous evaluation process wherein epistemological awareness (Schön, 1984; 1987) transforms pedagogical action into a continual redefinition pathway (Suphasri & Chinokul, 2021). The process extends beyond internal analysis: exploring an alternative design suggested by Artificial Intelligence (Perplexity) sparked shared reflections and negotiations, opening new professional horizons. To an external observer, the lived experience transcends passive reception of a decontextualized assemblage of content; rather, it is a “fertile” dialogue between human agency and algorithmic support, revealing potentials and limitations of collaboration between AI and professionals. This points toward bridges with dynamic experience (Franceschini, 2023), transformative learning (Mezirok, 2016), and socio-cultural contexts (Vygotskij, 1978; Bruner, 1996). This contribution reconstructs, with stylistic elements reminiscent of diary-like narrative, the scenario within which the entire process unfolded, delineating the phases of design and implementation while carefully observing the teacher in action as a pedagogical-reflective designer. It gathers elements for an evaluation—if not critical, at least authentic—of contemporary educational practice. Keywords: Reflective practices, Pedagogical relationship, Teacher professional development, Artificial Intelligence (AI) integration, Community of practice
Il gioco come dispositivo ontologico; un'esplorazione tra semiosi, conoscenza e cultura. A mo' di introduzione
Infrastrutture sociali, territori fragili e neoruralismo
Mettendo in dialogo la prospettiva territorialista e quella femminista, questo contributo intende riflettere sulla relazione che lega infrastrutture sociali e territori periferici, con particolare riferimento al contesto meridionale ed etneo. Dapprima si presenta il più recente dibattito internazionale che anima gli studi urbani e regionali riguardante il tema delle infrastrutture sociali, con particolare attenzione ai contesti fragili, marginali e in declino. Attraverso le lenti interpretative offerte da tale dibattito, si avanzano alcune considerazioni critiche in merito alla concettualizzazione e alla trattazione di tale relazione nell'ambito della SNAI e del PNRR. Infine, si presentano alcune pratiche neo-rurali presenti nelle aree periferiche della regione etnea che dal basso stanno contribuendo alla re-invenzione delle infrastrutture sociali
Feudataires ou «Princes du Sang»? Philippe de Tarente et Jean de Duras dans la prédication Napolitaine (Second Quart du XIVe Siecle)
FrFrères cadets du roi Robert de Sicile-Naples (1309-1343), Philippe de Tarente († 1331) et Jean de Duras († 1335) bénéficièrent d'une prédication pour les défunts assez fournie. En témoignent les sermonnaires de Federico Franconi et de Giovanni Regina, Prêcheurs du couvent parthénopéen de San Domenico Maggiore. Les deux Angevins avaient élu là leur sépulture. Ils se remémoraient donc dans la capitale du royaume. Ce parti condensait un programme. Philippe et Jean ne se célébraient pas tant pour leur grandeur personnelle que pour leur appartenance dynastique, leur proximité du trône, leur solidarité avec les régnicoles et avec Naples. En bref, ils ressemblaient aux «princes du sang», connus de la monarchie française. L'exemple napolitain donnait même, du modèle, une version radicale, fondée sur une vraie doctrine.ItFratelli minori del re Roberto di Sicilia-Napoli (1309-1343), Filippo di Taranto († 1331) e Giovanni di Durazzo († 1335) beneficiarono di una predicazione per i defunti di qualche importanza. L'accertano i sermonari di Federico Franconi e di Giovanni Regina, frati predicatori del convento partenopeo di San Domenico Maggiore. I due angioini avevano stabilito lì la loro sepoltura; quindi, si commemoravano nella capitale del regno. Quel partito compendiava un programma. Filippo e Giovanni si celebravano per la loro eminenza personale, ma ancor di più per la loro appartenenza dinastica, la loro affinità con il trono e la loro solidarietà con i regnicoli e con Napoli. In altre parole, somigliavano ai «principi del sangue», ben noti, della monarchia francese. Anzi, l'esempio napoletano esibiva una versione radicale del modello, con una vera base teorica