FAmagazine - Ricerche e progetti sull'architettura e la città
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Adolf Loos. Teatrini della gioia
The manner with which Adolf Loos constructs the characters and plots of his controversial and sarcastic stories closely resembles narrative writing suitable for stage action. In the light of this narrative writing, the essay examines two famous stories by Adolf Loos, the short, famous story of The Saddle Maker written in 1903, and the equally important story entitled The Poor Little Rich Man written in 1900. Starting from a theatrical interpretation of these two stories, the essay proposes an extension of the concept of theatricality, understood as a background capable of clarifying and better communicating the purpose of architecture. According to Adolf Loos, this ultimate purpose seems to lie in the search for joy.Il modo in cui Adolf Loos costruisce i personaggi e la trama dei suoi racconti polemici e sarcastici, assomiglia molto alla scrittura narrativa adatta all’azione scenica. Alla luce di questa scrittura narrativa il testo presenta una lettura di due celebri racconti di Adolf Loss, il breve e famoso racconto del Mastro Sellaio, redatto nel 1903, e l’altrettanto importante testo dal titolo A proposito di un povero ricco, redatto nel 1900.A partire da una interpretazione in chiave teatrale di questi due racconti, il testo propone una estensione del concetto di teatralità intesa come sfondo capace di chiarire e comunicare meglio il fine dell’architettura. Questo fine ultimo sembra risiedere, secondo Adolf Loos, nella ricerca della gioia
Il girotondo delle muse. Intervista a Sebastián Irarrázaval
This interview took place thanks to the Milan International Architecture Workshop (MIAW) held at the Polytechnic Institute of Milan in February 2021 and dedicated to reflections on Milan’s Porta Romana. The many lessons and conversations with Irarrázaval gave rise to the idea of an interview that could summarize the numerous issues that emerged and whose relevance to the relationship between art and architecture naturally led to it being published in this issue.The interview touches on numerous themes that tend, as often happens in projects, to overlap each other. However, in the flow of this conversation, three principles with a more disruptive force emerge: translation, repetition, and wholeness. Three concepts that in their recurrence in every artistic process help to trace and describe the importance that the arts have had in the construction of the architectural language of Sebastián Irarrázaval.Questa intervista nasce in occasione del workshop internazionale MIAW (Milan International Architecture Workshop), tenutosi presso il Politecnico di Milano nel febbraio 2021, dedicato a riflettere sullo scalo milanese di Porta Romana. Tra le tante lezioni e conversazioni con Irarrázaval è sorta l’idea di un'intervista in grado di dare sintesi alle numerose tematiche emerse e la cui attinenza al rapporto tra arte e architettura ne rendeva naturale la pubblicazione in questo numero.L’intervista tocca numerosi temi che tendono, come spesso accade nella pratica del progetto, a sovrapporsi l’un l’altro. Emergono però, nel fluire di questa conversazione, tre principi con forza più dirompente ovvero traduzione, ripetizione e totalità. Tre concetti che nel loro ricorrere in ogni processo artistico aiutano a rintracciare e descrivere l’importanza che le arti hanno avuto nella costruzione del linguaggio architettonico di Sebastián Irarrázaval
Design in the Time of Corona. An Experience Report
How does blended teaching and working function in formats that actually thrive on community, teamwork and lively exchange in person? This text addresses the insights gained from the organization and implementation of the ArchéA research project’s design workshop in Aachen in November 2020
Scuole di Scuola romana
The school and university buildings built by three generations of Roman architects during the twentieth century in Rome and in other Italian cities, has produced design experiments that have interpreted the theme according to the most innovative pedagogical models of the moment, but mainly in terms of urban form, resolving the relationship between buildings with specialized programs and parts of the city in which they were built.L’edilizia scolastica e universitaria realizzata da tre generazioni di architetti romani durante il Novecento a Roma e in altre città italiane, ha prodotto sperimentazioni progettuali che hanno interpretato il tema secondo i modelli pedagogici più innovativi del momento, ma soprattutto in termini di forma urbana, risolvendo il rapporto fra edifici specialistici e parti di città in cui sono stati realizzati
L'architettura della musica
Steven Holl analizza la relazione tra musica e architettura nel processo ideativo di 4 sue opere: l’ormai nota Stretto House (1992) e 3 progetti recenti: il progetto teatrale Tesseracts of Time (2015), il Maggie’s Centre St. Barts di Londra (2011-2017) e l’Hangzhou Music Museum in Cina (2009).La composizione delle opere di architettura si intreccia con la composizione musicale e con il contesto, inteso sia come contesto morfologico che come condizione culturale: quando Steven progetta a Londra il riferimento è la notazione neumatica della musica medievale del XIII secolo, quando progetta in Cina sono i “bayin”, gli otto suoni tradizionali della musica cinese.
Uno sguardo musicale: la segreta meccanica del paesaggio
This article is a sort of story in images about landscape photography. The author, an architect by training with significant experiences in the field of architectural photography, invites us to see the landscape with a "musical view" through the photographs of different places, mostly in the Po Valley (from Sabbioneta to Mantua, Pomponesco, Bagnolo San Vito, etc.).A short but dense text forms both the incipit and basic explanation of the article.Questo articolo costituisce una sorta di racconto per immagini sulla fotografia di Paesaggio. L'autore, un architetto di formazione con esperienze significative nel campo della fotografia di architettura, ci invita attraverso gli scatti fotografici dei diversi luoghi per lo più della Pianura Padana (da Sabbioneta a Mantova, Pomponesco, Bagnolo San Vito, ecc.) a guardare il paesaggio con uno sguardo musicale.Un breve ma denso testo ne costituisce l'incipit nonchè la spiegazione di fondo
La nuda bellezza di Francesco di Giorgio Martini
Review of the book: Author: Aritz Díez OronozTitle: La forma nuda di FrancescoLanguage: italianoPublisher: LetteraVentidueCharacteristics: formato 12x18cm, 140 pages, paperback, b/wISBN: 978-88-6242-438-7Year: 2020Revisione del libro Author: Aritz Díez OronozTitle: La forma nuda di FrancescoLanguage: italiano Publisher: LetteraVentidueCharacteristics: formato 12x18cm, 140 pages, paperback, b/wISBN: 978-88-6242-438-7Year: 202
Architettura che fa scuola. Dolf Schnebli e il caso di Locarno
The article investigates the idea of school, based on the duality of pedagogy and space through a case study: the secondary school in Locarno, built by the Swiss architect Dolf Schnebli between 1959 and 1964. Considering the influence that the school environment has on children’s education, the paper discusses the architect’s design in a context in which teaching and architecture serve the community and its moral development, which is fundamental for defining a new society. The contribution illustrates how the case study employs analogies with archetypical elements, like village, environment and home, to define space and initiate a pedagogical reform. Some of these elements belong to the historical educational discourse, confirming how both the pedagogical and the architectural domains are interrelated. Moreover, the building’s didactic value is completed by constructive and aesthetic details, making the architecture of the school in Locarno a reflection of its educational principle: to provide children with the tools to educate themselves.L’articolo si concentra sulle relazioni tra spazio e pedagogia riscontrabili nel caso studio della scuola di Locarno realizzata dall’architetto Dolf Schnebli negli anni ’60. Partendo dal presupposto per cui l’ambiente influenza e contribuisce alla formazione dei bambini, il contributo presenta le scelte progettuali dell’architetto nell’ambito di una visione di architettura scolastica al servizio della comunità e rivolta alla formazione dell’uomo morale, ossia alla creazione di una nuova società. Attraverso le analogie scuola-città, scuola-ambiente e aula-casa vengono esplicitate le idee pedagogiche di riforma e la loro realizzazione spaziale. Inoltre nell’analisi viene posto un occhio di riguardo alla scelte costruttive ed estetiche e alla loro portata educativa. Il progetto della scuola rispecchia il suo principio educativo: fornire ai bambini gli strumenti per auto-educarsi
Gli occhi delle case. Le Corbusier nelle fotografie di Guido Guidi e Takashi Homma
In photography, the spatial and volumetric characteristics of buildings participate in an implicit abstraction process to realise a bidimensional vision, one which – in creating the image – accomplishes a new expressive form. If architecture is a privileged place for humankind to experience three-dimensional space, photography intervenes in our perception of space, transposing results from the act of looking onto a surface; sometimes this action cannot be understand as an act concluded within a single image but offers, instead, exploratory possibilities that engage the photographer as well as the image’s viewers.In fotografia le caratteristiche volumetriche e spaziali degli edifici partecipano a un implicito processo di astrazione che si attua nella restituzione di una visione bidimensionale e, nella creazione dell’immagine, si consegue una nuova forma espressiva. Se l’architettura si presenta come il luogo privilegiato per esperire la tridimensionalità dello spazio da parte dell’uomo, la fotografia interviene sulla percezione dello spazio trasponendo su una superficie il risultato dell’azione del guardare; talvolta quest’azione non viene intesa come atto concluso all’interno di una singola immagine ma si offre, invece, come possibilità esplorativa che coinvolge non soltanto il fotografo ma anche il fruitore dell’immagine
La ricostruzione del Chiado a Lisbona. Álvaro Siza e l’artificio dell’eteronimia
The plan conceived by Álvaro Siza to rebuild the Chiado neighbourhood in Lisbon, following a blaze which wiped out four whole city blocks between Baixa and Bairro Alto in August 1988, was based on a dense system of relationships at different scales. Siza’s proposal worked on redefining the relationship between the volumetric structure of the destroyed buildings, organized within the Marquis of Pombal’s grid plan, and a system of interstitial spaces which rediscovered traces of ancient routes, hidden away by the Cartesian rigour of a reconstruction following the earthquake of 1755. Siza proposed a spatial experience which allows us to amble through the various layers of the place’s memory, where the traces of the fire are intermingled with those left by the earthquake. A web of perceptual and mental connexions which substantiated the idea of a city based on relationships, with the fabric seen as a three-dimensional web of geometries and epochs, supporting the implementation and development of a body which is sometimes complex, sometimes not, as opposed to a flat pattern punctuated by events.Su un fitto sistema di relazioni a scale diverse si fonda il piano per la ricostruzione del Chiado di Lisbona disegnato da Alvaro Siza, a seguito dell’incendio che nell’agosto del 1988 distrugge quattro isolati tra la Baixa e il Bairro Alto. La proposta lavora sulla ridefinizione del rapporto tra l’assetto volumetrico degli edifici distrutti, organizzati all’interno della griglia pombalina, e un sistema di spazi interstiziali che ritrova tracce di antichi percorsi, celati dal rigore cartesiano della ricostruzione seguita al terremoto del 1755. Siza propone un’esperienza spaziale che consente di camminare attraverso i differenti strati della memoria del luogo, dove le tracce dell’incendio si compenetrano con quelle del sisma. Una trama di connessioni percettive e mentali che conferma un’idea di città fondata sulle relazioni, dove il tessuto è inteso come maglia tridimensionale di geometrie e di tempi, che sostiene la messa in opera e lo sviluppo di un corpo complesso e non, al contrario, di uno schema piatto punteggiato da eventi