Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    Per una convivenza ragionevole

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    Riassunto In questo testo vengono presentati e discussi i tratti fondamentali di una “filosofia della convivenza” che mira a collocarsi al di fuori e al di là dei limiti imposti da ogni visione totalitaria del mondo e delle relazioni tra individui. L’autore illustra le condizioni per la costruzione di una forma di convivenza all’insegna del rispetto dei Diritti Umani, libera da violenza, razzismo e neo-colonizzazione. Il fondamento possibile per questa proposta di una filosofia della convivenza viene ritracciata nell’idea della ragionevolezza (Raisonnabilité), la quale si richiama da una parte al concetto aristotelico di phronesis, ma soprattutto al concetto di al-ta´aqul proposto da Al-Farabi e Ibn-Khaldun. Dalla sintesi di questi concetti deriva la proposta dell’autore incentrata sulla nozione di raisonnabilité che mira a restituire alla ragione la sua funzione etica, politica ed estetica, riportando alla luce la sua dimensione umana e umanistica.Parole chiave: Convivenza; Ragionevolezza; Politica; Diritti Umani; Islam. Towards a Reasonably Grounded CoexistenceAbstract - Under what conditions can people of different countries and parts of the world get along? The paper tries to work out an answer to this question which avoids taking a totalitarian perspective on the world or on the relationships between people. The author sets out the conditions for the construction of a form of peaceful coexistence in which human rights are respected and life is free from violence, racism and neo-colonization. The possible basis for the creation of this new system is the idea of reasonableness (Raisonnabilité), which relies on the Aristiotelian concept of phronesis, as well as to al-Farabi’s and Ibn Khaldun’s notion of al-ta´aqul. Author’s position puts forward derives from the conjunction of these points of view and consists in a notion of raisonnabilité that aims at giving back to reason its ethical, political and esthetical functions, recovering its humane and humanistic dimensions.Keywords: Peaceful Coexistence, Reasonableness; Politics; Human Rights; Islam

    Is This Self-Evident? Husserl’s Phenomenological Method and the Psychopathology of Common Sense

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    E' evidente? metodo fenomenologico e psicopatologia del senso comuneRiassunto: Il presente articolo si propone di mettere in luce la rilevanza teorica della fenomenologia per la psicopatologia. A tal fine, l’argomentazione sarà focalizzata sul lavoro dello psichiatra tedesco Wolfgang Blankenburg. Nel concepire e sviluppare la sua cosiddetta “psicopatologia del senso comune”, Blankenburg fa costantemente appello alla fenomenologica husserliana ed instaura con essa un dialogo proficuo sul piano teorico ed epistemologico. Questo confronto consente a Blankenburg, da un lato, di elaborare un approccio alla psicopatologia fondato fenomenologicamente e, d’altro lato, di ridefinire lo statuto della psicopatologia stessa come disciplina scientifica. Attraverso l’analisi critica dei lavori di Blankenburg e la valutazione del suo reinvestimento di alcuni momenti centrali del pensiero di Husserl, si mostrerà come questi possano avere un impatto di rilievo nell’ambito della psicopatologia. In particolare, si discuterà come i due pilastri del metodo fenomenologico husserliano, l’epoché e la descrizione eidetica, possano svolgere un ruolo considerevole nelle ricerche di psicopatologia.Parole chiave: Blankenburg; Husserl; Metodo; Psicopatologia fenomenologica; Evidenza naturale. Abstract: This article seeks to highlight the methodological relevance of phenomenology for psychopathology. With this aim, it particularly focuses on the work of the German psychiatrist, Wolfgang Blankenburg. In developing his “psychopathology of common sense”, Blankenburg engages in a thoughtful dialogue with phenomenology. This allows him, on the one hand, to propose a phenomenologically grounded approach to psychopathology and, on the other hand, to redefine the epistemological status of psychopathology as a scientific discipline. The critical analysis of Blankenburg’s clinical works and theoretical positions, and notably the evaluation of his assessment of some central moments in Husserl’s phenomenology, will elucidate how the latter can contribute to research in psychopathology. Particularly, it will be shown how the two keystones of Husserl’s phenomenological method, namely the epoché and the eidetic description, can be fruitfully implemented in psychopathological research.Keywords: Blankenburg; Husserl; Method; Phenomenological Psychopathology; Self-evidence

    La natura della percezione. La fenomenologia di Husserl e la psicologia della percezione

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    Riassunto: Questo articolo si concentra sul problema del rapporto tra fenomenologia e psicologia della percezione. Nella prima parte presenterò alcuni assunti di fondo che qualificano le ricerche sulla percezione nel campo della fenomenologia teorica (pura) e in quella della cosiddetta fenomenologia sperimentale. Successivamente intendo approfondire l’analisi, considerando il concetto specifico di percezione impiegato da Husserl nella sua fenomenologia e un concetto più lasco di percezione compatibile con la prospettiva psicologica per gettar luce sulla possibilità di un approccio integrato, mirante a unificare le analisi fenomenologiche e psicologiche nel pieno rispetto delle loro proprie specificità. Nella parte finale del testo cercherò di presentare alcuni elementi che accomunano l’analisi husserliana della percezione e le ricerche sulla percezione sviluppate da una prospettiva psicologica da Paolo Bozzi e Cesare Musatti.Parole chiave: Percezione; Fenomenologia; Fenomenologia sperimentale; Psicologia; Scienza. The Nature of Perception. The Phenomenology of Edmund Husserl and the Psychology of Perception Abstract: This paper deals with the relation between phenomenology and the psychology of perception. In the first part of the paper I will present some basic assumptions qualifying the investigation of perception in the fields of theoretical (pure) phenomenology and so-called experimental phenomenology. Next, I will deepen the analysis taking into account the specific concept of perception proper to Edmund Husserl’s phenomenology and a deflationary concept of perception compatible with a psychological perspective in order to shine light on the possibility of an integrative approach to perception which aims to unify the phenomenological and the psychological analyses while fully respecting their particularities. In the last part of the paper I will try to present some commonalities between Edmund Husserl’s phenomenological analysis of perception and the investigation of perception developed by Paolo Bozzi and Cesare Musatti from a psychological point of view.Keywords: Perception; Phenomenology; Experimental Phenomenology; Psychology; Science

    Morality and Psychopathic Criminals. Ethicocentrism, Mental Incapacity, Free Will, and the Fear of Decriminalization

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    Moralità e criminali psicopatici. Eticocentrismo, infermità mentale, libero arbitrio e la paura della decriminalizzazione Riassunto: Le sentenze che oggi vengono pronunciate contro i criminali psicopatici evitano accuratamente di far leva su considerazioni “morali”. Solitamente l’attribuzione di responsabilità morale ai criminali si basa spesso sul concetto cognitivo di infermità mentale, in maniera tale che il giudizio morale sulla condotta morale dei “criminali psicopatici” in questi casi venga tendenzialmente sterilizzato. La posizione che qui vorrei proporre individua oscurità e limiti epistemici nelle teorie e nei metodi correntemente impiegati nelle società occidentali per alleggerire le responsabilità morali, le quali, pertanto, risultano in parte inaffidabili. Per supportare questa conclusione intendo far leva sui miei più recenti studi di carattere cognitivo, vertenti sulla dimensione plurale dei contesti morali, sulla co-evoluzione geni/nicchia cognitiva e sul concetto di libero arbitrio.Parole chiave: Psicopati; Moralità; Decriminalizzazione; Eticocentrismo; Violenza.  Abstract: Present-day legal judgments of psychopathic criminals strongly avoid the exploitation of “moral” considerations. Currently, the attribution of responsibility to criminals often takes advantage of the cognitive concept of mental incapacity so that, in these cases, the moral judgment about moral conducts of “psycho-pathological” criminals is potentially extinguished. I contend that the theories and methods that are currently used in western societies to discharge moral and legal responsibility are not clear in their epistemic structure and so partially unreliable. To support this conclusion I take advantage of my recent cognitive studies concerning the multiplicity of moral frameworks, the gene/cognitive niche co-evolution, and the concept of free will.Keywords: Psychopaths; Morality; Decriminalization; Ethicocentrism; Violence.Moralità e criminali psicopatici. Eticocentrismo, infermità mentale, libero arbitrio e la paura della decriminalizzazione Riassunto: Le sentenze che oggi vengono pronunciate contro i criminali psicopatici evitano accuratamente di far leva su considerazioni “morali”. Solitamente l’attribuzione di responsabilità morale ai criminali si basa spesso sul concetto cognitivo di infermità mentale, in maniera tale che il giudizio morale sulla condotta morale dei “criminali psicopatici” in questi casi venga tendenzialmente sterilizzato. La posizione che qui vorrei proporre individua oscurità e limiti epistemici nelle teorie e nei metodi correntemente impiegati nelle società occidentali per alleggerire le responsabilità morali, le quali, pertanto, risultano in parte inaffidabili. Per supportare questa conclusione intendo far leva sui miei più recenti studi di carattere cognitivo, vertenti sulla dimensione plurale dei contesti morali, sulla co-evoluzione geni/nicchia cognitiva e sul concetto di libero arbitrio. Parole chiave: Psicopati; Moralità; Decriminalizzazione; Eticocentrismo; Violenza.  Abstract: Present-day legal judgments of psychopathic criminals strongly avoid the exploitation of “moral” considerations. Currently, the attribution of responsibility to criminals often takes advantage of the cognitive concept of mental incapacity so that, in these cases, the moral judgment about moral conducts of “psycho-pathological” criminals is potentially extinguished. I contend that the theories and methods that are currently used in western societies to discharge moral and legal responsibility are not clear in their epistemic structure and so partially unreliable. To support this conclusion I take advantage of my recent cognitive studies concerning the multiplicity of moral frameworks, the gene/cognitive niche co-evolution, and the concept of free will. Keywords: Psychopaths; Morality; Decriminalization; Ethicocentrism; Violence

    From Minimal Self to Self as Hyper-generalized Sign: Notes for an Integrated Model of Subjectivity

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    Dal sé minimo al sé come segno iper-generalizzato. Note per un modello integrato della soggettività Riassunto: Il presente articolo propone una prospettiva teorica di tipo fenomenologico e intende mostrare che l’intersoggettività e le sue dinamiche di costituzione di senso sono coerenti con una vision emergentista del sé personale. In particolare, questo studio propone un modello semiotico di mente e una concezione correlata del sé come “segno iper-generalizzato”. Il punto di partenza di questa analisi poggia sui modelli proposti dalla ricerca fenomenologica, cognitiva e da quella ispirata dalla teoria dell’enazione che distinguono tra una coscienza pre-reflessiva e un sé non concettuale proprio del corpo vissuto. Il presente studio mira a proporre un singolo costrutto non-ipostatizzato di tipo psicologico e psicodinamico capace di ricomprendere e integrare tutte quelle proprietà intersoggettive della cognizione che sono oggi oggetto d’indagine della ricerca fenomenologica sulle varie tipologie di sé (sé minimo; sé pre-riflessivo; sé non-concettuale; sé ecologico; sé esteso), le quali vengono anche indagate nelle scienze cognitive da coloro che seguono l’approccio incarnato e situato.  Parole chiave: Sé minimo; Sé pre-riflessivo; Sé non-concettuale; Sé ecologico; Sé esteso.   Abstract: This paper proposes a phenomenologically oriented theoretical perspective and it aims at showing that intersubjectivity and its dynamics of sense-making are consistent with an emergentist view of the personal Self. In particular, this paper proposes a semiotic model of mind and a correlated conception of the self as a “hyper-generalized sign”. The starting point for this analysis is based on models emerging from phenomenological, cognitive and enactive research which differentiate between pre-reflective consciousness and a non-conceptual self of the living body. The paper will try to develop a single non-hypostatised construct of a psychological and psychodynamic kind that includes and integrates all those intersubjective features of cognition addressed by phenomenological research on the various forms of the self (the minimal Self; the pre-reflective Self; the non-conceptual Self; the ecological Self; the extended Self) which are also an object of study for embodied and situated approaches in the cognitive sciences.Keywords: Minimal Self; Pre-reflective Self; Non-conceptual Self; Ecological Self; Extended Self

    Interculturality and the Limits of Globalization. Some Paradigmatic Insights on the Unavoidable Intervention of Contingency Within Human Institutions

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    L’interculturalità e i limiti di un ordine globalizzato. Alcuni spunti di riflessione sull’inevitabile interferire della contingenza nelle umane istituzioni Riassunto: In questo testo desidero discutere da un’ottica strutturale il punto di consistenza della differenza tra paradigma del multiculturalismo e paradigma dell’interculturalità. Il primo esprime se stesso come differenziazione tra ordini culturali, che prevede comunque la presenza di un ordine o di un meta-ordine globale, il quale governa, in qualità di fondamento universale, lo svolgersi della coesistenza. Il secondo nega proprio questa possibilità, prevedendo come unica strada percorribile il lavoro contingente e situazionale di “traduzione” da un ordine culturale a un altro. Questo testo si propone di valutare proprio le ragioni in base alle quali del paradigma dell’interculturalità possa essere un candidato migliore per illuminare, ma anche per sottoporre a critica, la struttura titanica della globalizzazione.Parole chiave: Ordini politico/culturali; Globalizzazione; Estraneità; Traduzione; Contingenza Abstract: In this paper I wish to discuss at a structural level where the difference between the paradigm of multiculturalism and the paradigm of interculturality lies: whereas the first expresses itself in a differentiation among cultural orders, which however contemplates the presence of a global or meta-order capable of functioning as a universal ground of commonness, the second exactly negates such a possibility, by allowing as the only viable practice the contingent and situated work of “translation” from one cultural order to the other. This paper assesses exactly why the intercultural paradigm may be a better  candidate in order to highlight and, at the same time, criticize the titanic structure of globalization.Keywords: Cultural/Political Orders; Globalization; Alienness; Translation; Contingency.

    Il progetto di una scienza rigorosa dell'esperienza. Le indicazioni husserliane contro il "geometrismo morboso" della psicologia

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    Riassunto: Il progetto husserliano mira a fondare una scienza rigorosa dell’esperienza e le linee guida di questo lavoro si intravedono già nel suo manifesto fenomenologico del 1911. Questo progetto prende la psicologia come proprio element focale e nello specifico, Husserl tenta di salvarla dalla tentazioni del naturalismo per ripristinare il suo vero compito: una analisi rigorosa dei fenomeni psicologici. Oggi, dopo un secolo, la psicologia sembra perseverare nelle sue scelte naturalistiche e in definitive la sua ostilità positivistica verso la riflessione filosofica la ha condotta ad alcuni risultati paradossali che possono essere definiti come “geometrismo morboso”. Ad ogni modo la proposta fenomenologica redatta da Husserl è stata recepita da molti protagonisti delle scienze dure che hanno inteso il valore scientifico e la portata empirica del suo progetto. In effetti, i temi trattati da Husserl nel suo La filosofia come scienza rigorosa sono ancora centrali per la psicologia contemporanea che mira e ripensare I suoi assunti di base e liberarsi da quei pregiudizi che la tengono incatenata al naturalismo.Parole chiave: Edmund Husserl; Fenomenologia; Psicologia; Naturalismo; Scienze cognitive. The Design of a Rigorous Science of Experience: The Husserlian Indications Against “Morbid Geometrism” of Psychology Abstract: The Husserlian project aimed to provide a ground for a science of experience and the main lines of this work are already drawn in his phenomenological manifesto of 1911. This project took psychology as its focus with Husserl specifically trying to save psychology from the temptations of Naturalism in order to restore its very task: a rigorous analysis of psychological phenomena. Today, a century later, psychology seems to persist in its naturalistic tendencies and even its positivistic hostility to philosophical reflection leading to some paradoxical results that can be defined as “morbid geometrism”. However, the phenomenological proposal drawn by Husserl was well-received by many of the protagonists of the hard sciences who understood the scientific value and empirical extent of his project. Indeed, the topics covered by Husserl in his “Philosophy as a Rigorous Science” are still central concerns for current Psychology which aims to rethink its assumptions and free itself from those prejudices that have been chaining it to Naturalism.Keywords: Edmund Husserl; Phenomenology; Psychology; Naturalism; Cognitive Sciences

    Quo vadis, Self? - A Comment on "The Importance of Sensing One's Movements in the World for the Sense of Personal Identity" by Haselager, Broens & Quilici Gonzalez

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    Quo vadis, Self? Commento a The Importance of Sensing One's Movements in the World for the Sense of Personal Identity di Haselager, Broens e Quilici GonzalezRiassunto: Il presente testo discute il nucleo teorico dell’argomentazione proposta da Haselager, Broens e Quilici Gonzalez in The Importance of Sensing One’s Movements in the World for the Sense of Personal Identity, secondo cui il movimento spontaneo è il fattore corporeo più rilevante rispetto alla genesi dell’identità personale nei processi psichici. Questo lavoro cerca inoltre di mostrare come tale principio possa essere ricompreso in un quadro epistemologico che renda conto della duplice dinamica sottesa alla costituzione del sé, data dall’intersezione fra il Mind-Body Problem e il Mind-Culture Problem. Le interpretazioni suggerite concernono la possibilità di ancorare le esperienze del’io alle sensazioni corporee intese come manifestazioni di un’ontologia della carne, e alla matrice semiosica interente sia l’attività del movimento che la proto consapevolezza della potenzialità del movimento stesso. Infatti, anche nei primi movimenti che generano la sensazione di essere “qualcuno” e non “qualcosa” si innesca una ricerca di senso realizzata progressivamente come individuazione di una direzione, ossia la presa in carico di una meta e l’elaborazione di un progetto.Parole chiave: Agentività; Soggettività; Tecnologie del corpo; Ontologia della carne; Culturalismo metodologico. Abstract: This paper discusses the core arguments proposed by Haselager, Broens Quilici Gonzalez in their paper The Importance of Sensing One’s Movements in the World for the Sense of Personal Identity, according to which spontaneous movement is the most relevant bodily factor with respect to the genesis of personal identity in human psychic processes. Moreover, this research aims to show that this principle could be included in an epistemological framework that can account for the double dynamic underlying the constitution of the Self, given by the intersection between the Mind-Body Problem and the Mind-Culture Problem. The paper suggests that it is possible to bind “I”-Experiences on the one hand to bodily sensations, understood as manifestations of a “flesh ontology”, and on the other to a semiotic matrix which is related to both the activity of movement and the proto-awareness of the potentiality for movement itself. Indeed, the early movements that generate the sensation of being “someone” and not only “something” already trigger a search for sense which is progressively carried out by determining a direction, i.e. choosing a goal and working out a strategy to reach that goal.Keywords: Agency; Subjectivity; Body Technologies; Flesh Ontology; Methodological Culturalism

    I Move, therefore I am - A Comment on "The Importance of Sensing One's Movements in the World for the Sense of Personal Identity" by Haselager, Broens, & Quilici Gonzalez

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    Mi muovo, quindi sono - Commento a "L'importanza di percepire i propri movimenti nel mondo per il senso dell'identità personale" di Haselager, Broens Quilici GonzalezRiassunto:  L’argomento proposto da Haselager, Broens e Quilici Gonzalez in The Importance of Sensing One’s Movements in the World for the Sense of Personal Identity consta di tre tesi fondamentali, che possono essere così riassunte: (1) al cuore dell’autocoscienza umana sta il linguaggio o il pensiero, ma il senso del corpo; (2) la dicotomia tradizionale tra sensi esterni e sensi interni è falsa; (3) non c’è un primato del cervello sul resto del corpo in rapporto al senso di identità che ogni essere umano possiede. Il presente studio si propone di mostrare che, mentre la tesi (1) è perfettamente convincente, le tesi (2) e (3) devono essere parzialmente rivisitate, poiché troppo compromesse con un tipo di anti-rappresentazionalismo à la Brook. Difatti, molti risultati sperimentali (si pensi soprattutto al riflesso vestibulo-oculare) mostrano, diversamente da quanto sostenuto in (2), che anche a livello puramente percettivo il cervello distingue tra sé e mondo esterno. Esistono inoltre esperimenti che confermano l’“importanza”del corpo per la cognizione e l’interazione costante tra corpo e cervello anche per quel che concerne l’esecuzione di compiti cognitivi, questi stessi esperimenti mostrano al contempo, diversamente da quanto sostenuto in (3), che l’influenza del movimento corporeo sulle aree associative della corteccia non è direttamente dovuta agli schemi motori che dirigono il movimento corporeo ma a rappresentazioni cerebrali di “alto livello” delle azioni, ognuna delle quali può essere eseguita da schemi motori differenti.Parole chiave: Movimento; Antirappresentazionalismo; Identità; Senso corporeo; Schema motorio. Abstract: The position taken by Haselager, Broens and Quilici Gonzalez in The Importance of Sensing One’s Movements in the World for the Sense of Personal Identity consists in three fundamental theses which can be summarized as follows: (1) The fundamental core of human self-consciousness is not language or thought but the body sense; (2) The traditional dichotomy between external and internal senses is false; (3) There is no prominence of the brain over the rest of the body with regard to the sense of identity that every human being has. This paper aims at showing that – while thesis (1) is perfectly convincing - theses (2) and (3) must be revisited in part since they are too committed to the kind of anti-representationalism proposed by Brooks. In fact, several experimental findings (see above all the vestibulo-ocular reflex) show – in contrast to (2) – that the brain distinguishes even at a purely perceptual level between self and external world. Moreover, while other experiments do confirm the “importance”of the body for cognition and the steady interaction between the brain and the body including for the execution of cognitive tasks, they also show – in contrast to (3) – that the influence of bodily movement on the associative areas of the cortex is not directly due to the motor schemata that direct bodily movements but to “higher” brain representations of actions each of which can be executed by different motor schemata.Keywords: Movement; Anti-representationalism; Identity; Bodily Sense; Motor Scheme

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