Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Università degli Studi di Bari)
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    467 research outputs found

    Moral Decision-making as Compared to Economic and Shopping Contexts. Gender Effects and Utilitarianism

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    Abstract: How do people make decisions? Previous psychological research consistently shed light on the fact that decisions are not the result of a pure rational reasoning, and that emotions can assume a crucial role. This is particularly true in the case of moral decision-making, which requires a complex integration of affective and cognitive processes. One question that is still open to debate concern the individual factors that can affect moral decisions. Gender has been consistently identified as a possible variable of interest for the adoption of different strategic behaviors, with men using more rational processes and women more deontological principles. In the present study we aimed at exploring the presence of gender differences in different decision-making scenarios. Results showed that the moral scenario led to a similar acceptance rate in both genders, while economic and shopping offers were more likely to be accepted by men. Also, women were more inclined to refuse unfair offers, which included a higher personal benefit at the expense of the opponent, even if this meant a total loss for both parties. Finally, correlational analyses revealed a different relation between risk propensity and decision-making in men and women in different scenarios.Keywords: Decision-making; Utilitarianism; Altruism; Moral Decision-making; Economic Decision-making Decisioni morali, economiche e d’acquisto a confronto. Effetti di genere e utilitarismoRiassunto: Come prendiamo le decisioni? La letteratura psicologica disponibile ha chiarito in ampia misura come le decisioni non siano il risultato di un ragionamento puramente razionale e che le emozioni possono assumere un ruolo cruciale. Questo è particolarmente vero nel caso delle decisioni morali, che richiedono una complessa integrazione tra processi affettivi e cognitivi. Una questione ancora aperta riguarda i fattori individuali che possono incidere sulle decisioni morali. Il genere è stato identificato come una possibile variabile da considerare rispetto all’adozione di comportamenti strategici differenti, in cui gli uomini sembrano più inclini a far uso di processi razionali e le donne a considerare principi deontologici. In questo lavoro abbiamo provato a esplorare la presenza di differenze di genere in diversi contesti decisionali. I risultati hanno mostrano come in ambito morale entrambi i generi siano portati ad accettare opzioni simili, mentre offerte economiche e commerciali sono accettate in misura maggiore dagli uomini. Le donne sarebbero più inclini a rifiutare offerte inique che comprendono benefici personali maggiori a discapito di una controparte, anche se questo implica una perdita totale da ambo le parti. Infine, le analisi correlazionali hanno mostrato una diversa relazione tra propensione al rischio e processi decisionali tra uomini e donne in contesti diversi.Parole chiave: Processi decisionali; Utilitarismo; Altruismo; Processi decisionali morali; Processi decisionali economic

    Gesti co-verbali e immagini mentali: i confini dell’intenzione comunicativa

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    Riassunto: Le immagini mentali sono parte delle intenzioni comunicative veicolate negli scambi verbali, e dunque del significato inteso dal parlante (Grice)? Questioni simili sono state dibattute con riferimento al paradigma dell’embodiment. Qui intendiamo muoverci su un terreno differente: il dominio dei gesti, con particolare riferimento a quelli rappresentativi, caratterizzati dallo stretto rapporto con le rappresentazioni senso-motorie delle azioni. La linea argomentativa sarà dunque bipartita. Innanzitutto, intendiamo mostrare che i gesti contribuiscono a determinare l’intenzione comunicativa, come è evidente in casi nei quali il parlante si impegna in modo manifesto a renderli salienti – ma qui sarà anche importante l’osservazione che l’intenzione comunicativa non va identificata con una preliminare pianificazione cosciente. In secondo luogo, argomenteremo che il contributo dei gesti all’intenzione comunicativa è genuinamente imagistic, non proposizionale. In particolare, esamineremo due argomenti solitamente presentati come a favore dell’ipotesi proposizionale: che le immagini non possono essere parte dell’intenzione comunicativa, rispettivamente, perché non portano un contenuto giudicabile in termini di vero/falso, e perché non consentono di effettuare inferenze. Vedremo che entrambe le argomentazioni sono discutibili.Parole chiave: Intenzione comunicativa; Gesti rappresentativi; Imagery; Significato del parlante Co-verbal Gestures and Mental Images: The Borders of Communicative Intentions Abstract: Do mental images form part of a speaker’s communicative intention? This and similar questions have usually been addressed within the framework of embodied cognition. Here, instead, we want to address the question from a different point of view, examining representational gestures, which are characterised by their strong relationship to sensory-motor representations. For this reason, our argument takes two directions. First, we show that representational gestures can form part of a speaker’s communicative intention as, for example, when the speaker overtly makes them salient. However, it is important to point out that being part of a communicative intention is not equivalent to being consciously planned. Secondly, we will argue that the meaning carried by gestures is actually imagistic, and not propositional. To this end, we provide a detailed discussion of two arguments favouring the propositional hypothesis: that images cannot be part of the speaker’s communicative intention because their content is not truth-conditional and because they do not allow us to make inferences. We will show that both these arguments are debatable.Keywords: Communicative Intentions; Representational Gestures; Imagery; Speaker’s Meanin

    Ricordo di Ettore Casari

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    Corpo vissuto ed esperienza virtuale. Una prospettiva fenomenologica

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    Riassunto: Può la corporalità dirsi ancora una condizione costitutiva dell’esperienza nella presente era digitale? Esistono due fondamentali modi di affrontare la questione, la cui rilevanza è stata di recente sottolineata da ricercatori attivi nei campi dell’Intelligenza Artificiale Incorporata. Il primo interpreta la questione come incentrata su un’indagine della relazione fra corporalità e digitalizzazione, il processo cioè di digitalizzare dati il quale rende possibile simulare, aumentare e perfino costruire la realtà all’interno di uno spazio di esperienza virtuale (realtà aumentata e realtà virtuale), assumendo l’idea tradizionale del computing come un’attività che utilizza dispositivi artificiali, elettronici, per processare, gestire e comunicare informazioni. Il secondo considera la stessa relazione da una diversa prospettiva, facendo cioè riferimento al computing come a un’attività naturale, secondo l’emergente ricerca di computing naturale condotta nel campo del computing non convenzionale. Seguendo quest’ultima prospettiva, che sta acquisendo un crescente consenso all’interno della comunità scientifica, il lavoro indagherà il ruolo costitutivo della corporalità rispetto all’esperienza virtuale associata a una nota ed oramai autonoma area di ricerca del computing naturale, vale a dire il computing morfologico, utilizzando il metodo della fenomenologia genetica.Parole chiave: Computing naturale e computing artificiale; Corporeità; Morfologia naturale e morfologia artificiale; Fenomenologia genetica Lived Body and Virtual experience. A Phenomenological PerspectiveAbstract: In what sense can corporality still be considered a constitutive condition for experience in the current digital age? Recent scholarship in the fields of Embodied Artificial Intelligence and the philosophy of Embodied Artificial Intelligence has probed the relevance of two approaches to this question. The first queries the relationship between corporality and digitization, i.e., examining how it is possible to simulate, augment, and even construct reality within a space of virtual experience (Augmented Reality and Virtual Reality) by digitizing data. This approach builds on the traditional idea of computing as an activity that uses artificial, mostly electronic, devices to process, manage, and communicate information. The second approach, increasingly favored by computer scientists, considers computing to be a natural activity, and approaches this same relationship from the perspective of emerging research in unconventional computing, specifically Natural Computing. This paper follows the latter approach, addressing the constitutive role of corporality in virtual experience associated with a well-known and still autonomous research area within Natural Computing, that is, Morphological Computing, from the from the point of view of genetic phenomenology.Keywords: Artificial and Natural Computing; Corporality; Natural and Artificial Morphology; Genetic Phenomenolog

    Paul’s Reconfiguration of Decision-Problems in the Light of Transformative Experiences

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    Abstract: This paper focuses on cases of epistemically transformative experiences, as Paul calls them, cases where we have radically different experiences that teach us something we would not have learned otherwise. Paul raises the new and rather intriguing question of whether epistemic transformative experiences pose a general problem for the very possibility of rational decision-making. It is argued that there is an important grain of truth in Paul’s set up and solution when it is applied to a certain narrowly defined set of cases – choices to have a new taste experience in a safe environment, where no important objective values are at stake. But the way she generalizes this approach to large-scale life choices, such as the choice to become a parent, is less convincing. Furthermore, given a proper understanding of revelatory value, there is no need to reconfigure the agent’s choice situation in order to enable rational decision-making.Keywords: Transformative Experience; Rational Decision-Making; Revelatory Value; Subjective Value La riconfigurazione dei problemi decisionali nell’ottica di Transformative Experiences di L.A. PaulRiassunto: Questo lavoro si concentra sui casi di esperienze epistemicamente trasformative, come le definisce Paul, casi in cui abbiamo esperienze radicalmente differenti che ci insegnano qualcosa che non avremmo appreso diversamente. Paul solleva una questione nuova e alquanto intrigante, ossia se le esperienze epistemicamente trasformative pongano un problema generale per l’effettiva possibilità della decisione razionale. Si sosterrà come vi sia un importante elemento di verità nella posizione e nella soluzione di Paul, se riferite a un ristretto numero di casi – la scelta di provare una nuova esperienza in un ambiente sicuro, dove non sono in gioco valori oggettivamente importanti. E, tuttavia, il modo in cui Paul generalizza questo approccio investendo un vasto ambito di scelte di vita, quali la scelta di diventare genitore, è meno convincente. Inoltre, data un’adeguata comprensione di valori rivelativi, non c’è bisogno di riconfigurare il contesto di scelta dell’agente per attivare un processo decisionale razionale.Parole chiave: Esperienza trasformativa; Decisione razionale; Valore rivelativo; Valore soggettiv

    Précis of "Transformative Experience"

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    Responsibility Between Neuroscience and Criminal Law. The Control Component of Criminal Liability

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    Abstract: The paper discusses the contribution that the neuroscience of action can offer to the legal understanding of action control and responsibility in the case of adult individuals. In particular, we address the issues that follow. What are the cognitive capacities that agents must display in order to be held liable to punishment in criminal law? Is the legal model of liability to punishment compatible with a scientifically informed understanding of voluntary behaviour? To what extent should the law take into account people’s subjective feelings about their own actions? As a result of our analyses, we indicate some areas where the contribution of the neuroscience of action to the law is potentially relevant. We focus on the subjectivity mechanisms of action control, specifically the requirement that the agent must violate the law voluntarily in order to be held responsible, and on the factors that modulate the wrongdoer’s experience of agency. Overall, we advocate more cross-disciplinary work, aimed to bridge the gap between conceptual boundaries, on the theme of responsibility for actions.Keywords: Responsibility; Neurolaw; Sense of Agency; Criminal Law; Criminal Liability La responsabilità tra neuroscienza e diritto penale. La componente di controllo dell’imputabilità penaleRiassunto: L’articolo discute il contributo che la neuroscienza dell’azione può offrire ai temi del controllo dell’azione e della responsabilità in ambito legale, nel caso degli individui adulti. In particolare, ci occuperemo delle questioni che seguono. Quali sono le abilità cognitive che un agente deve possedere per esser considerato penalmente responsabile e quindi punibile? Il modello legalistico della responsabilità è compatibile con il modello scientifico-naturalistico del comportamento umano? Fino a che punto variazioni nel senso di controllo soggettivo sulle azioni dovrebbero essere considerate un parametro rilevante in sede penale? Sulla scorta della nostra analisi, indicheremo alcune aree nelle quali il contributo della neuroscienza dell’azione a questioni legate al tema della responsabilità legale potrebbe rivelarsi rilevante. L’articolo si concentra sui meccanismi che regolano il senso soggettivo di controllo dell’azione – in particolare il requisito secondo il quale l’agente deve violare la legge volontariamente per essere ritenuto responsabile –, e sui fattori che modulano il senso di agentività del colpevole. In conclusione, difenderemo l’appropriatezza di una più ampia riflessione multi-disciplinare volta a ridurre le incompatibilità fra differenti approcci al tema della responsabilità per le nostre azioni.Parole chiave: Responsabilità; Neurodiritto; Senso di agentività; Diritto penale; Imputabilità penal

    Le afasie di Broca e di Wernicke alla luce delle moderne neuroscienze cognitive

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    Riassunto: Al centro di questo lavoro è l’analisi di due disturbi acquisiti del linguaggio: l’afasia di Broca e l’afasia di Wernicke. Tradizionalmente, tali disturbi sono stati interpretati come deficit che colpiscono le funzioni legate, rispettivamente, alla produzione articolatoria e alla comprensione del parlato in seguito a lesioni in due specifiche regioni cerebrali: nel caso dell’afasia di Broca, la terza circonvoluzione frontale sinistra; nel caso dell’afasia di Wernicke, la porzione posteriore del giro temporale superiore sinistro. Per tale ragione, queste due regioni cerebrali, a cui ci si riferisce anche nei termini di area di Broca e area di Wernicke, sono state considerate le sedi neuroanatomiche della produzione e comprensione del linguaggio. Questo articolo mostra che, alla luce delle ricerche condotte negli ultimi decenni: (a) non è più possibile sul piano dei deficit linguistici continuare a considerare l’afasia di Broca e l’afasia di Wernicke come disturbi unitari; (b) non è più possibile continuare a sostenere l’esclusiva localizzazione delle funzioni di produzione e comprensione del linguaggio nelle due regioni cerebrali ad esse classicamente associate.Parole chiave: Afasia di Broca; Afasia di Wernicke; Area di Broca; Area di Wernicke; Disturbi del linguaggio; Localizzazione cerebrale; Neuroscienze Broca’s and Wernicke’s Aphasias in the Light of Contemporary NeuroscienceAbstract: This paper analyzes two acquired language disorders: Broca’s aphasia and Wernicke’s aphasia. It has been commonly suggested that these disorders respectively affect functions related to speech production and language comprehension and they have been understood to result from two specific types of brain lesions: Broca’s aphasia from lesions in the third left frontal convolution; Wernicke’s aphasia from lesions in the posterior section of the left superior temporal gyrus. For this reason, these cerebral regions, also known as Broca’s area and Wernicke’s area, have long been viewed as the neuroanatomical correlates of language production and comprehension. This paper shows that in light of current research: (a) with regard to language disorders, it is no longer possible to conceive of Broca’s and Wernicke's aphasias as unitary disorders; (b) with regard to the cerebral localization of linguistic functions, it no longer possible to suggest that Broca’s and Wernicke’s areas are the only regions involved in speech production and comprehension.Keywords: Broca’s Aphasia; Wernicke’s Aphasia; Broca’s Area; Wernicke’s Area; Language Impairments; Cerebral Localization; Neuroscienc

    The Moral Adequacy of Emotions

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    Abstract: Common philosophical approaches on the adequacy of emotions usually focus on the most objective assessment of the situation. In contrast to this, I claim that this objective stance, generally called “fittingness”, does not satisfy the current needs of emotional evaluation. Given the motivational role of emotions and their influence on social interactions, it is of utmost importance to also evaluate their moral value. Yet, a further development towards such a moral judgment is missing. In this paper, I provide an approach for the moral adequacy of emotional responses in a social context. I aim to show that in today’s social and political culture the link between emotions and moral norms cannot be neglected. Introducing two instances of judging the moral adequacy, I focus on evaluating either the cause or the consequence of an emotional reaction. By assessing the moral value of emotional responses, I think moral growth can be facilitated – not only in individuals but also in whole societies.Keywords: Emotions, Morality, Adequacy of Emotions, Moral Norms, Moral Judgment of Emotions L’adeguatezza morale delle emozioniRiassunto: Usualmente gli approcci filosofici più noti circa l’adeguatezza delle emozioni fanno leva su una valutazione quanto più oggettiva possibile della situazione. Al contrario intendo suggerire che questa posizione oggettiva, solitamente denominata “fittingness”, non soddisfa il bisogno di valutare le emozioni. Considerato il carattere motivazionale delle emozioni e la loro influenza sulle interazioni sociali, è estremamente rilevante anche valutare il loro valore rispetto al giudizio morale. Tuttavia, non vi sono ancora sviluppi in questa direzione. In questo articolo provo a delineare un approccio che descriva l’adeguatezza morale delle reazioni emotive in un contesto sociale. Il mio scopo è quello di mostrare che nella odierna cultura politica e sociale non si può trascurare il legame fra emozioni e norme morali. Introdurrò due istanze per giudicare l’adeguatezza morale e le userò per valutare o la causa o la conseguenza di una reazione emotiva. Sono persuaso che determinare il valore morale delle reazioni emotive possa favorire la crescita morale non solo degli individui, ma anche delle intere società.Parole chiave: Emozioni; Moralità; Adeguatezza delle emozioni; Norme morali; Valutazione morale dell’emozion

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