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Una “disperata speranza.” Echi kierkegaardiani nel romanzo Il cielo e la terra di Carlo Coccioli
Il presente lavoro intende analizzare il romanzo Il cielo e la terra di Carlo Coccioli in relazione ad alcune vicende biografiche dell’autore e in particolar modo in rapporto alla filosofia di Søren Kierkegaard. Nel romanzo di Coccioli si rintracciano alcuni dei temi più cari alla riflessione del filosofo danese: l’angoscia, la disperazione, la fede come tensione, lo svuotamento di sé. Attraverso l’analisi, in special modo, della figura del protagonista del romanzo, don Ardito Piccardi, l’articolo si propone di rintracciare echi di una filosofia esistenzialista nell’opera dell’autore toscano
Décision personnelle, familiale ou sociale? Choisir le cloître ou le mariage dans les États Pontificaux de Clément VIII
Qu’est-il possible de savoir sur les hésitations et les choix des femmes, entre cloître et mariage, à travers les interventions de la Congrégation des Évêques et Réguliers ? Quelles sont les conditions permettant l’intervention de Rome, et quelle est l’attitude générale adoptée par la congrégation ? La Congrégation des Évêques et Réguliers, responsable de l’administration quotidienne du clergé régulier et séculier ainsi que des diocèses, traite de très nombreux cas d’hésitations entre le cloître et le mariage, tous des cas où une institution religieuse – un couvent, le plus souvent – est impliquée. On y voit ainsi les occasions où le statut d’educande est utilisé dans l’attente d’une décision définitive, le rôle des couvents dans les mariages dont les débuts sont problématiques, mais aussi les entrées en religion conflictuelles et les aller-retours variés entre ces statuts. À partir de l’analyse d’un échantillon d’environ 3000 lettres provenant ou adressées à une quinzaine de diocèses des États Pontificaux au temps de Clément VIII (1592–1605), cet article explorera l’intervention de Rome dans les affaires familiales locales, montrant comment l’Église accompagne les filles dans leur choix de vocation
Le istituzioni assistenziali a supporto della famiglia. Allontanamenti e ricongiungimenti nella famiglia italiana dell’Ottocento: il caso della Pia Casa di Beneficenza di Lucca
Questo contributo pone l’attenzione sulla famiglia italiana dell’Ottocento e il ruolo importante degli istituti di assistenza all’infanzia che aprono le proprie porte ai bambini orfani ed emarginati. In particolare, l’analisi si focalizza sulle condizioni di difficoltà economica, sociale e sanitaria dei membri del nucleo familiare, dove miseria e povertà sono spesso delle costanti che non risparmiano nemmeno i bambini all’interno dell’unità domestica. In questo scenario una pluralità di istituzioni assistenziali, religiose e laiche, insieme alle Comunità, alla Chiesa e agli Ufficiali Sanitari e di Pubblica Sicurezza vengono in aiuto alle famiglie, accogliendo anche temporaneamente i bambini di genitori in gravi ristrettezze economiche, in carcere o emigrati all’estero in cerca di lavoro. All’interno di questo panorama si distingue la Pia Casa di Beneficenza di Lucca, che nel diciannovesimo secolo mette in atto misure di aiuto e supporto temporaneo alle famiglie e ai loro figli privi del sostegno morale ed economico. Le fonti, conservate presso l’Archivio Storico Comunale di Lucca, sono principalmente i registri e i fascicoli personali degli assistiti contenenti documentazione eterogenea oltre alle corrispondenze tra i genitori e l’istituto. La Pia Casa funge quindi da ricovero temporaneo e nei casi più fortunati le storie di vita delle famiglie disgregate si concludono con i ricongiungimenti dei bambini ai loro genitori
“La casa ci sembra deserta senza di te.” Domesticità e mazzinianesimo nella famiglia Saffi-Craufurd
Il saggio indaga il rapporto tra domesticità e militanza nel mazzinianesimo ottocentesco, attraverso l’esperienza della famiglia Saffi-Craufurd. L’unione tra Aurelio Saffi e Giorgina Craufurd incarna un modello famigliare in cui affetti privati e ideali repubblicani si fondono in un progetto politico condiviso. L’analisi di epistolari, diari e pratiche quotidiane rivela dinamiche di genere, forme educative e processi di costruzione dell’identità politica. La villa di San Varano, centro della vita familiare, assume il ruolo di spazio simbolico in cui si intrecciano memoria risorgimentale, intimità e impegno civile. In una società in trasformazione, la casa e la famiglia diventano così laboratorio ideologico e luogo di trasmissione di valori patriottici. Il contributo si inserisce nel dibattito storiografico sulle connessioni tra amore, politica e memoria, valorizzando il ruolo della sfera affettiva e delle soggettività femminili nella storia del Risorgimento
Comic Books, Special Collections, and the Academic Library, edited by Brian Flota and Kate Morris
A Living History Museum: Joseph Schneider Haus
This article explores the Joseph Schneider Haus, a National Historic Site and living history museum located in Kitchener, Ontario. The museum interprets the daily life of Pennsylvania-German Mennonite settlers in the mid-19th century through immersive displays, historical artifacts, and live interpretation. Built in 1816 by Joseph Schneider, an early Mennonite settler from Pennsylvania, the Haus stands as one of the oldest surviving buildings in the region and offers a lens into the migration history and cultural identity of the Pennsylvania- German Mennonites of the Grand River region. Drawing on community- informed museum tours, interviews with staff, and archival sources, this case study investigates how the museum preserves and communicates this heritage. Special attention is given to its educational programming, rotating exhibitions, community partnerships, and use of technology to engage modern audiences. The museum’s archival practices are also examined, along with its evolving interpretive strategies, in order to better convey how the museum represents this cultural group and its community memory. While the Schneider Haus remains grounded in its mission to authentically portray 19th-century Mennonite life, it also has been responding to challenges such as expanding its historical narrative and encouraging repeat visitation. This article argues that the Joseph Schneider Haus is not only a valuable site for local memory and migration history, but that it is also an adaptive institution that balances tradition with technology-integrated engagement methods in the context of public history and community engagement