JLIS.it (Italian Journal of Library, Archives, and Information Science / Rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione)
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La catalogazione basata sull'assiologia bibliografica
The article presents the work of Elaine Svenonius The Intellectual Foundation of Information Organization, translated in Italian and published by Le Lettere of Florence, within the series Pinakes, with the title Il fondamento intellettuale dell’organizzazione dell’informazione. The Intellectual Foundation of Information Organization defines the theoretical aspects of library science, its philosophical basics and principles, the purposes that must be kept in mind, abstracting from the technology used in a library. The book deals with information organization and bibliographic universe, in particular using the bibliographic entities defined in FRBR, at first. Then, it analyzes all the specific languages by which works and subjects are treated. This work, already acknowledged as a classic, organizes, synthesizes and make easily understood the whole complex of knowledge, practices and procedures developed in the last 150 years.L'articolo presenta il volume di Elaine Svenonius, The Intellectual Foundation of Information Organization, tradotto in italiano e pubblicato da Le Lettere, nella serie Pinakes, con il titolo Il fondamento intellettuale dell’organizzazione dell’informazione.L'opera di Svenonius focalizza gli aspetti teorici della biblioteconomia, esaminando presupposti filosofici, obiettivi e principi fondanti della disciplina attraverso una prospettiva che prescinde dal tipo di tecnologia impiegata per gestire i dati.Nella prima parte Svenonius si occupa di delineare l'organizzazione dell’informazione e l'universo bibliografico, ovvero, con linguaggio FRBR, le entità bibliografiche.Nella seconda, analizza i linguaggi specifici per le opere e per i soggetti di cui esse trattano. Lo studio di Svenonius rappresenta, nonostante l'approccio legato strettamente a una prospettiva positivistica, lo stato dell'arte del pensiero catalografico.Il fondamento intellettuale dell’organizzazione dell’informazione sintetizza e rende accessibile l’insieme di conoscenze, di pratiche e di procedure bibliografiche sviluppate negli ultimi 150 anni e, grazie al suo ampio respiro, traccia i possibili futuri sviluppi della disciplina
ISBD e Web semantico
Le possibilità di integrazione tra ISBD e strumenti del web semantico sono esaminate attraverso il lavoro dei gruppi di studio creati dall'IFLA al fine di mappare i linguaggi di metadati usati dalle due realtà. Uno dei principali progetti di collaborazione, nato nel 2008, è dedicato ai rapporti tra ISBD e XML. Uno specifico gruppo di lavoro ha deciso di mappare lo standard bibliografico direttamente con RDF/XML, di esprimere gli elementi di ISBD come proprietà e termini di RDF, i metadati come il Dublin Core Application Profile e il formato di uscita dei metadati come XSLT.Gli elementi di ISBD sono trattati nella struttura di RDF attraverso "triplette" soggetto – predicato – oggetto le quali, attraverso un Open Metadata Registry, sono legate ad un Uniform Resource Identifier (URI). Usare l'Application Profile di Dublin Core con ISBD facilita l'interscambio di metadati tra linguaggi usati nel Web, mentre le triplette, generate dalla mappatura con RDF, forniscono metadati controllati.Le basi di questa applicazione sono fornite da un Description Set Profile (DSP), che usa tag e qualificatori di contenuto, scelto attraverso una tavola preliminare di corrispondenze. Alcune biblioteche europee, come la British Library e la biblioteca universitaria di Mannheim, stanno sperimentando rispettivamente l’adozione del set ISBD properties per rappresentare, in RDF/XML, i record della British National Bibliography (BNB) e per migliorare le potenzialità di ricerca dell’opac. In questo contesto RDF si candida a essere lo strumento più adatto al controllo bibliografico universale delle biblioteche del futuro.The possibilities of integration between ISBD and the semantic web have been examined through the work of the IFLA Study Groups, created with the task to investigate the possibilities for representing ISBD in web technologies and services. One of the main study groups is represented by the ISBD/XML Study Group, formed in 2008.The paper describes the activities developing a representation of International Standard Bibliographic Description (ISBD) in Resource Description Framework (RDF): the research, technical, and administrative activities undertaken to make bibliographic metadata authorized by the IFLA standard available to the Semantic Web as trustworthy information.The paper discusses the ongoing representation of elements in RDF in the ISBD namespace, the treatment of aggregated statements composed of multiple elements, and the development of a Dublin Core Application Profile for ISBD. An introduction to recent initiatives within IFLA to develop representation of its models and standards in RDF, as well as an administrative and technical infrastructure to support such initiatives will be given as a background to the work on ISBD.Some European libraries such as the British Library and the Mannheim University Library, are experimenting means to transform their catalogues into tools interoperating with the web. RDF seems to be the most suitable tool for the universal bibliographic control within the libraries of the future
Cloud Computing and Libraries: Illusion or Opportunity?
The expression Cloud Computing is used for referring to a variety of platforms supplying application and resources displaced into the net. Applications to libraries are many: email services; the possibility of developing new tasks without investing resources in hardware; digital resources preservation; library catalogue management, and so on. One of the strongest aspects of this system is the flexible payment (pay-as-you-go), depending on release ways and on real usage. Benefits for libraries using cloud computing concern the quality of services, and the infrastructural and management cost control, in particular regarding the digital preservation. This kind of technology can present negative aspects related to the strong dependency from internet, to data safety, and to the lack of standards and shared metrics.L'espressione Cloud computing si riferisce a una varietà di piattaforme e di tecnologie informatiche che forniscono applicazioni per l'utilizzo di risorse hardware e software dislocate nella rete. Le applicazioni alle biblioteche sono numerose, spaziano dal semplice servizio di posta elettronica alla possibilità di sviluppare nuove applicazioni senza investire nell'acquisizione dell’hardware necessario, dalla conservazione delle risorse digitali ad applicazioni per la gestione del catalogo. Uno dei principali punti di forza di questi sistemi è costituito dal pagamento flessibile (pay-as-you-go), a seconda delle modalità di rilascio e all'effettivo utilizzo. I benefici per le biblioteche che utilizzano il Cloud computing riguardano la qualità dei servizi forniti e il contenimento dei costi infrastrutturali e gestionali, in particolare nell'ambito della digital preservation. Questo tipo di tecnologia presenta tuttavia alcuni aspetti negativi, dovuti alla forte dipendenza dalla rete, al rischio per sicurezza dei dati, alla mancanza di standard e strumenti metrici unanimemente condivisi
Library between language and representation. A philosophical investigation of library science
L'autore esplora l'universo bibliografico attraverso un approccio che utilizza strumenti mutuati dalla filosofia e dalle scienze cognitive. Gli studi sul funzionamento del linguaggio e della mente umana possono presentare analisi valide anche per le realtà rappresentate dal catalogo, dalla raccolta documentaria e dagli utenti. Il linguaggio naturale è stato assimilato da alcune branche della filosofia del linguaggio ad un "gioco" che segue determinate regole, le quali hanno a loro volta uno stretto rapporto con il contesto sociale in cui tale gioco è giocato. Allo stesso modo, il catalogo richiede normative e standard catalografici che tengano conto delle finalità della biblioteca in cui il catalogatore opera e delle caratteristiche dell'utenza a cui la biblioteca si rivolge. Non esiste catalogo che possa rappresentare l'universo dei documenti, ma cataloghi che rappresentano diversi "universi", multiformemente collegati. La classificazione del sapere non è una classificazione della realtà e la sua struttura è solo uno dei possibili indici finalizzati a un'organizzazione delle informazioni contenute nei documenti. Piuttosto che alla scoperta di modelli unici del sapere l'indagine sulla catalogazione dovrebbe indirizzarsi verso la comprensione profonda della natura, della funzione e delle fruizioni possibili della biblioteca, senza rinunciare alla valenza identitaria della biblioteca in quanto istituto sociale e della biblioteconomia in quanto disciplina accademica.The article explores the bibliographic universe using philosophical and cognitive science medium. The studies on the operation of language and human mind can offer valid analysis for the realities represented in library catalogues, documentation collections, and users. Natural language has been ingested by some branches of Philosophy of Language as a "game" which follows specific rules in a very close relation with the respective social contest. In the same way, the catalogue requires standards that takes into account the purposes of a library and the peculiarity of its users. A research on cataloguing should consider a deep understanding on the functions and on the use of a library (rather than looking for unique models), without renouncing to the role of the library as a social institution, and of the library science as an academic subject
Gli indicatori bibliometrici: riflessioni sparse per un uso attento e consapevole
Nel mondo scientifico e accademico l'uso di indicatori bibliometrici è ormai largamente diffuso ed è diventato un parametro di giudizio per assegnare fondi di ricerca e valutare i risultati degli investimenti. Lo scopo di questo articolo è quello di fornire, senza alcuna pretesa di completezza, spunti di riflessione e consigli pratici per un utilizzo consapevole degli indicatori bibliometrici più consolidati, segnalandone i limiti e le peculiarità. Oltre al più noto e discusso indicatore bibliometrico, l'Impact factor, sono stati sviluppati negli ultimi anni alcuni sistemi alternativi legati all'open acess. Le più valide alternative sono rappresentate da Scimago, strumento gratuitamente consultabile on-line nato da un gruppo di ricerca del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC) in collaborazione con alcune università spagnole e Eigenfactor, progetto di ricerca accademica non-commerciale sponsorizzato dal Bergstrom lab dell’Università di Washington. Molto affermato è infine l'H-index (o Indice di Hirsch), messo a punto nel 2005 da Jorge E. Hirsch professore all’Università della California di San Diego. Questo recente indice cerca di ridimensionare alcuni eccessi del Citation index, equilibrando e rendendo compatibili autori molto prolifici, ma con un basso numero di citazioni per articolo e studiosi meno produttivi, ma con un alto rapporto citazione/articolo.The usage of bibliometric indicators is widespread in the scientific and academic world, and has become a standard in order to assign research funds and to assess the results of those investments. The aim of this article is to offer, without any claims for comprehensiveness some reflections and advices for using these tools in a more conscious way, highlighting their limits and peculiarities. Apart from Impact Factor, many tools related to Open Access have been developed recently. The most valuable options are given by Scimago, a free tool by the CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas), and Eigenfactor, research project of the the University of Washington. The H-Index (or Hirsch Index), developed in 2005 by professor Jorge E. Hirsch at the university of California, offers a valid option to the previous bibliometric analysis tools: the H-Index attempts to reduce some excesses of the Citation Index, making compliant very prolific but low quoted authors, with less prolific and high quoted ones
Infrastrutture per l'informazione sui diritti e accordi volontari tra stakeholders nei programmi per le biblioteche digitali
Rights management for digital library programs is affected by high transaction costs and this calls for new schemes of collective management. Voluntary Stakeholders Agreements (VSA) is proposed as a solution. However, there is a need to reshape the way of defining the scope of such agreements. In the past, the scope was set by limiting the type of uses licensed in the collective agreement, while other uses, pertaining the primary exploitation of works, remain in the sphere of direct management by the rightholder. In the agreements under discussion in several countries in relation to digital library initiatives, the scope is rather defined through limiting the type of works included in the agreement, while the licensed use is broad, including full making available in the Internet. A key distinction is the commercial status of a work, if it is in-print or out-of-print.Such new VSAs require innovative forms of managing of rights information, i.e. set of metadata referred to rights management. A significant part of transaction costs derives from the search of rightholders, and thus there is a trend to call for reducing or even abolishing the need for this search. However, the identification of the right status (public domain vs. in-copyright) and the commercial status (in print vs. out of print) requires a title by title management of information, which is inevitable because of the characteristics of the emerging VSAs. The proper rightholder search cost should be assessed as an additional cost to something that is in the nature of the agreements. The paper tries to set the terms and conditions to achieve this assessment, and to figure out practical solutions to the problem.La gestione dei diritti delle opere testuali digitalizzate è analizzata attraverso specifici esempi e possibili soluzioni applicative. Uno dei più diffusi metodi di amministrazione è il Voluntary Stakeholders Agreements (VSA), un accordo molto elastico negoziato tra le associazioni di diritti d'autore e i possibili utenti delle opere.A questo proposito, si sono sviluppate Rights Information Infrastructure, progetti specificamente finalizzati all'amministrazione dei diritti delle opere digitalizzate dalle biblioteche. L'attuale pratica di VSA necessita tuttavia di una revisione, poiché non riesce a soddisfare in modo completo i bisogni degli autori e delle istituzioni che digitalizzano le opere. Le biblioteche hanno raggiunto in alcuni paesi accordi che prevedono parziali diritti di sfruttamento: tutti tipi di opera con una licenza limitata (Norvegia), oppure un utilizzo completo, compreso di libera diffusione su internet, ma solo per alcuni tipi di opere, ad esempio quelle pubblicate prima di una certa data e ormai fuori stampa (Danimarca, Germania, Francia e Google). Il futuro sviluppo nella fruizione delle risorse digitalizzate e nel loro libero utilizzo da parte delle biblioteche è legato necessariamente a quello dei costi, costituiti dall'identificazione dello stato giuridico (di pubblico dominio o sotto copyright) e commerciale (in stampa o fuori catalogo) delle opere
The FRAD Model
This article reviews FRAD's origins, structure and themes (Functional Requirements for Authority Data), a conceptual model developed by IFLA to analyze authority data through an entity-relationship perspective.The first section concerns the development of the document, from constitution of FRANAR in 1999 to the publication of FRAD in 2009. The following three sections are dedicated to innovations and features of the model: the entities, represented by sixteen essential elements of FRAD's framework, the attributes, namely the data held by entities, and the relationships, the dynamic part of FRAD's system. Finally, we briefly introduce the four user tasks and we reconstruct the reciprocal influences between FRAD and other important library science documents published in recent years.L'articolo ripercorre la genesi, la struttura e le tematiche di FRAD (Functional Requirements for Authority Data), modello concettuale elaborato dall'IFLA al fine di analizzare attraverso una prospettiva entità-relazione le caratteristiche dei dati d'autorità.La prima sezione è dedicata all'evoluzione del documento, dalla costituzione di FRANAR nel 1999 alla pubblicazione di FRAD in versione definiva del 2009. Seguono tre sezioni dedicate alle innovazioni e alle caratteristiche del modello: le entità, rappresentate da sedici fondamentali elementi interesse per redattori e manutentori di authority records, gli attributi, vale a dire i dati posseduti dalle entità, e le relazioni, parte dinamica del sistema di FRAD.Infine, si introducono brevemente le quattro user tasks e si ricostruiscono le reciproche influenze tra FRAD e altri importanti documenti di ambito biblioteconomico pubblicati negli ultimi anni
Biobanks on Balance between Private Property and Commons: Patents or Open Data sharing?
The circulation and sharing of contents in biobanks is approached with the study of the normative statutes of these institutions, with careful attention to copyright. Such institutions are an organized set of human biological specimens with diagnostic, therapeutic, and research aims. Since the issue is quite new, their statutes are controversial; moreover, the exploitation of new detections is particularly complicated. The ownership of samples (tissues, cells, organs) and the ownership of the biobank as the entity managing the database is crucial in order to determine any rights on researches that can be patented. The sui generic right in Europe states some rights for the database builder, whom allocates economic resources to organize information. However, the main issue of this kind of databases is related to the quality of the patented object: organic and living material. Regarding this fact, there exist stances for privatizing those biological specimens, while the majority consider models of open data sharing as a more suitable way, considering organic samples as “commons”. The latter tendency seems to predominate, protecting the human body and its genome from economical exploitation, although acknowledging some kinds of profits related to the intellectual property.La diffusione e la condivisione dei dati contenuti nelle Biobanche è studiato attraverso lo statuto normativo di queste istituzioni, con particolare attenzione al diritto d'autore. Queste istituzioni sono rappresentate da un complesso organizzato di campioni biologici umani con finalità diagnostiche, terapeutiche e di ricerca. Data la relativa novità dell'argomento, il loro statuto è molto controverso e particolarmente complicato è il caso dello sfruttamento di eventuali scoperte.La titolarità della proprietà dei materiali (cellule, tessuti o organi) e la titolarità della proprietà della biobanca, intesa come entità che si occupa della gestione della banca dati, è infatti fondamentale al fine di determinare eventuali diritti su ricerche brevettabili. In Europa esiste il diritto sui generis, che stabilisce i diritti per il costitutore della banca dati, il quale stanzia un investimento economico al fine di costituire un insieme organizzato di informazioni. Tuttavia, il principale problema di questo tipo di banche dati è legato alla qualità dell'oggetto brevettabile: la materia organica, vivente ed autoreplicante.Al riguardo, vi è una netta contrapposizione tra coloro che spingono per la privatizzazione di questi beni biologici, al fine del loro possibile sfruttamento commerciale, e coloro che si rifanno ai modelli di open data sharing, che considerano Commons, "beni comuni", anche questo tipo di materiali organici. La tendenza generale risulta essere la seconda, proteggere il corpo umano e il suo genoma da ogni forma di sfruttamento economico, pur riconoscendo in alcuni casi la possibilità di profitti connessi con la proprietà intellettuale derivante dall'opera dell'ingegno
Social peer review and humanities
L'articolo affronta il tema della valutazione dei contributi pubblicati in riviste specializzate di ambito umanistico. I metodi di valutazione, qualitativi (ex-ante) e quantitativi (ex-post), sono diventati negli ultimi 50 anni uno strumento fondamentale della ricerca accademica. Il contributo traccia una ricostruzione dell'evoluzione dei metodi di valutazione e descrive il meccanismo e le differenti tipologie di peer review, una prassi consolidata per le scienze esatte ma poco applicata al contesto delle scienze umane, a causa di ragioni storiche, epistemologiche ed economiche. Alcune forme sperimentali di peer review indotte dal digitale e, in particolare, di nuove forme di valutazione nate nel contesto del web sociale (web 2.0), hanno cominciato a essere utilizzate per fondare una nuova pratica valutativa della ricerca nelle scienze umane. Questo panorama di social peer review, modello di valutazione più consono alla natura della ricerca umanistica, presenta numerosi esempi sperimentali fondati su metodi sia qualitativi che quantitativi, i quali non hanno tuttavia ancora assunto una forma soddisfacente e un'ampia diffusione. Essi si limitano attualmente a rappresentare una valida alternativa al fine di contribuire al dibattito accademico-culturale e ad elevare il livello della qualità della ricerca umanistica.The article deals with the evaluation of papers published in specialized journal of the Humanities area. Assessment techniques, qualitative (ex-ante) and quantitative (ex-post), became a fundamental instrument of the academic research. This paper traces the evolution of the evaluation techniques, describing the different methods for peer-review (a very well known praxis for the exact sciences, while still not used much in humanities for historical, epistemological, and economic reasons). Some experimental forms of peer-review are due to the digital environment and to Web 2.0, and started to be used to set up a new assessment practice for humanities. This so called social peer-review is a more appropriate to humanities, and presents many experimental examples based both on qualitative and quantitative methods. Those methods represent a valid option in order to contribute to the academic and cultural debate, and to raise up the level of the research in Humanities