Università degli studi di Macerata: Riviste digitali
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Primo piano / In the foreground Antonino Scalone legge / reads Carl Schmitt, Legalità e legittimità
Nicolao Merker e il marxismo della volpiano all’Università di Roma
On 6th June 2017 many colleagues, friends and pupils of Nicolao Merker met at the Department of Philosophy of the University “La Sapienza” in Rome, in order to remember the great scholar after few months of his death. It was the occasion for reflecting on the important role played by Merker in the Italian culture of the last decades, as well as on the most relevant themes which were at the core of his long and prolific intellectual path: from the political and cultural history of modern Germany to the transformations of Marxism, from the nationalism/colonialism nexus to the populist issue. The focus published in this issue of the «Journal of Constitutional History» gathers the contributions of that day of studies, in a polyphonic dialogue which is also an endorsement of the extraordinary richness and modernity of that research path.Il 6 giugno 2017 molti colleghi, amici e allievi di Nicolao Merker si sono riuniti presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma, per ricordare il grande studioso a pochi mesi dalla sua scomparsa. È stata l’occasione per riflettere sull’importante ruolo svolto da Merker nella cultura italiana degli ultimi decenni oltre che sulle più rilevanti tematiche poste al centro del suo lungo e prolifico itinerario intellettuale: dalla storia politica e culturale della Germania moderna alle trasformazioni del marxismo, dal nesso nazionalismo/colonialismo alla questione populista. Il focus pubblicato in questo numero del «Giornale di storia costituzionale» raccoglie i contributi di quella giornata di studi, in un dialogo a più voci che è anche una testimonianza della straordinaria ricchezza e attualità di quel percorso di ricerca.
 
Language policy in the Russian Empire: legal and constitutional aspect
L’articolo si occupa del problema della scelta della lingua con la quale veniva impartita l’istruzione nell’Impero russo, assumendo come punto di osservazione l’aspetto dell’esercizio dei diritti legali e costituzionali dell’individuo. Gli autori analizzano l’esperienza della Russia imperiale come società multilingue nell’educare i giovani sia nel loro linguaggio natio che in russo. Secondo l’articolo, nella Russia del XVIII secolo il governo non aveva una politica linguistica definita e la maggioranza della popolazione era analfabeta. I ricercatori definiscono le cause della politica di russificazione nelle regioni dell’Impero con diverse etnie e i tentativi delle minoranze etniche di fornire istruzione nella lingua madre ai fanciulli nelle regioni dell’Impero con diverse etnie. L’articolo procede affermando che missionari e insegnanti russi giocarono un ruolo significativo nell’istruire le popolazioni indigene del paese e nel fornire le minoranze non alfabetizzate di alfabeti di nuova elaborazione creati sulla base dei caratteri cirillici. Gli autori analizzano i risultati della politica imperiale di istruzione e il loro impatto sulla vita degli individui.The article focuses on the problem of the choice of language of education in the Russian Empire taking the aspect of exercising an individual’s legal and constitutional rights as point of view. The authors analyse the experience of imperial Russia as a multilingual society in educating children both in their native languages and in Russian. According to the article, in the 18th century Russia the government had no definite language policy and the majority of the population were illiterate. The researchers define the causes of the policy of russification in the ethnic regions of the empire and the attempts of ethnic minorities to provide mother tongue education for the children in the various ethnic regions of the empire. The article goes on to say that Russian missionaries and teachers played a significant role in educating the indigenous peoples of the country and providing the non-alphabetical minorities with newly made alphabets on the basis of Cyrillic script. The authors analyse the results of the imperial educational policy and their impact on the life of individuals.
Historical aspects and the meaning of lobbying from a legal perspective
L’articolo tratta la storia della formazione di lobby e il significato del lobbismo come concetto politico e giuridico. Sono analizzate le leggi statunitensi che regolano il lobbismo emesse fin dal 1852. Attenzione particolare è data alla rappresentazione di interessi di gruppo nell’Impero russo, l’URSS e l’attuale Federazione russa. L’autore analizza le ragioni per la formazione del lobbismo, i modelli di lobbismo (modelli europei e americani), definisce gli scopi giuridici del lobbismo, sistematizza i tipi, le forme e i metodi del lobbismo usando gli esempi degli Stati Uniti e di alcuni Stati membri europei, e discute delle persone coinvolte nelle attività di lobbismo.This article discusses the history of lobbying formation and the meaning of lobbying as a political and legal concept. US statutory acts regulating lobbying and issued since 1852 are analysed. Special attention is paid to representation of group interests in the Russian Empire, the USSR and the Russian Federation nowadays. The author analyses the reasons for formation of lobbying, the models of lobbying (European and American models), defines the legal purpose of lobbying, systemizes types, forms and methods of lobbying using the examples of the United States and certain EU member-states, as well as discusses the persons engaged in lobbying activities.
Per un’analisi della semantica costituzionale. Alcuni argomenti sociologico-giuridici
Moving from a socio-legal point of view, interested not in legal decisions, but in understanding their reasons in a social environment crossed by non-legal norms, the article tries to define the concept of legal culture using both a structural and functional approach. In this twofold perspective, the constitution appears as a tool directed not at the certainty of law but at balancing inter-systemic connections in order to make its inevitable uncertainty bearable. Finally assuming a spatial dimension, the constitution is included in a “global” framework, together with an emerging transnational pluralism which crosses State borders and suggests the adoption of a new constitutional semantics.
Muovendo dal punto di vista proprio della sociologia del diritto, interessata non tanto a elaborare decisioni giuridiche, ma a comprendere le loro ragioni in un ambiente sociale attraversato anche da norme non giuridiche, l’articolo cerca di definire il concetto di cultura giuridica usando un approccio strutturale e funzionale. In questa duplice prospettiva la costituzione risulta essere uno strumento volto non tanto ad assicurare la certezza del diritto, quanto a bilanciarne le connessioni inter-sistemiche in modo da rendere sopportabile la sua inevitabile incertezza. Assumendo infine una prospettiva concentrata sulla dimensione spaziale, la costituzione viene inserita in una cornice “globale”, in modo da collocarla all’interno di un emergente pluralismo trans-nazionale che valica i confini dello stato e suggerisce l’adozione di una nuova semantica costituzionale
Il costituzionalismo di Sun Yat-Sen
In 2013, China witnessed the controversial debate on constitutionalism (xianzheng) which lasted for months. In China, the concept of xianzheng is traceable back to Sun-Yat-sen’s constitutional doctrine. Anti-constitutionalists in the 2013 debate understand constitutionalism as analogous to western liberal constitutionalism and argue that Sun Yat-sen’s conception of constitutionalism reflected western “bourgeois” thinking. The xianzheng debate in China suggests the necessity of revisiting Sun’s constitutionalism. This paper argues that Sun Yat-sen integrates elements of western modern constitutionalism (written constitution, popular sovereignty, democratic government, and the separation of the legislative, executive, and judicial powers) with elements of Confucianism (ren or humanity, minben or people as basis and elitism) to generate his distinctive vision of mixed constitutionalism. The implication of this study for academic inquiry is to consider whether to develop a normative theory of mixed constitutionalism in contemporary East Asia.Nel 2013 la Cina ha assistito al controverso dibattito sul costituzionalismo (xianzheng) che è du- rato per mesi. In Cina, il concetto di xianzheng risale alla dottrina costituzionale di Sun-Yat-sen. Gli anticostituzionalisti nel dibattito del 2013 considerano il costituzionalismo come analogo al costituzionalismo liberale occidentale e concludono che la concezione di costituzionalismo di Sun-Yat- sen rifletteva il pensiero “borghese” occidentale. Il dibattito sullo xianzheng in Cina suggerisce la necessità di rivisitare il costituzionalismo di Sun. Questo articolo argomenta che Sun-Yat-sen in- tegra elementi del moderno costituzionalismo occidentale (costituzione scritta, sovranità popolare, governo democratico, e separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario) con elementi del Confucianesimo (ren o umanità, minben o popolo come base e elitismo) per generare la sua visione particolare di costituzionalismo misto. Le implicazioni di questo studio per indagini accademiche sono da considerare nel caso si sviluppi una teoria normativa di costituzionalismo misto nell’Asia orientale contemporanea
Il paradigma della politica burocratica. Il caso del Segretario generale della Presidenza della Repubblica (1948-1955)
Starting from the paradigm of the so-called bureaucratic policy, the article attempts to reconstruct, by resorting to partly unpublished documentary sources, the role played by the Secretaries General in shaping the policy of the Presidency of the Republic during Einaudi’s term. From the analysis of the documents emerges the complexity in drawing a characterization of the Secretary General, as this figure represents not only the top of the administration of the Presidency of the Republic, but a kind of real legal-political adviser capable of assisting the Head of State in the resolution of the most critical political issues.A partire dal paradigma della c.d. politica burocratica, l’articolo tenta di ricostruire, ricorrendo a fonti documentali in parte inedite, il ruolo svolto dai Segretari generali nella definizione della politica della Presidenza della Repubblica nel corso del primo settennato di Einaudi. Dall’analisi dei documenti emerge la complessità nel tratteggiare una tipizzazione del Segretario generale, in quanto tale figura non rappresenta soltanto il vertice dell’amministrazione della Presidenza della Repubblica, ma una sorta di vero e proprio consigliere giuridico-politico in grado di coadiuvare il Capo dello Stato nella risoluzione delle più delicate questioni politiche
Edmund Burke e la cultura giuridica inglese del tardo Settecento
In this essay the author investigates the relevance of Burke’s thought in relation to the British legal culture of the 18th century. By adopting an approach geared towards highlighting both the concordance and discordance of opinions between Burke and other prominent British intellectuals (Blackstone, Bentham, Priestley, Paine, etc.) about issues of crucial importance for the British society (e.g., the American and the French revolutions, the Irish question, the East India Company), the paper will refer to the reasons Burke argued in favour of the political and social order which had arisen out of the Glorious Revolution. The analysis will also try to shed light on the ideas of this liberal and reformist politician, who always fought for the rights, liberties and constitutional prerogatives of the British citizens. Finally, it will also focus on the reasons Burke ended up demonizing the French revolution, thereby splitting the British intellectual milieu between those who kepton admiring him and those who blamed him for becoming a conservative and reactionary supporter of the established public order.In questo saggio l’autore prende in considerazione il ruolo svolto dalla figura di Burke nel panorama della cultura giuridica inglese della seconda metà del Settecento. Sulla base di un approccio volto a rilevare l’esistenza di sintonie e dissonanze fra il pensiero di Burke e quello di altri autorevoli intellettuali inglesi (Blackstone, Bentham, Priestley, Paine, etc.) che ebbero modo di confrontarsi su questioni di vitale importanza per la vita della società britannica (come, ad esempio, la rivoluzione americana e quella francese, la questione irlandese, la Compagnia delle Indie Orientali), si analizzeranno i motivi per cui Burke fu per tutta la sua vita un paladino dell’ordine istituzionale e sociale scaturito dalla Glorious Revolution. Inoltre, si passeranno in rassegna le ragioni per cui un uomo politico che si era sempre battuto in favore dei diritti dei cittadini inglesi, delle loro libertà e prerogative costituzionali, venendo quindi annoverato fra i fautori di un costituzionalismo liberale e riformista, assunse una posizione fortemente critica nei confronti della Rivoluzione francese, provocando così una frattura in seno al milieu intellettuale inglese fra coloro che continuavano a stimare Burke e chi lo accusava di essere passato nelle fila dei conservatori e dei sostenitori più reazionari del partito dell’ordine costituito