Archivio Istituzionale della Ricerca- Università degli Studi di Foggia
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    The Role of Holmium Laser Enucleation of the Prostate in Reducing the Risk of Bladder Cancer Recurrence and Progression

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    Background: Bladder outlet obstruction (BOO) and urinary retention were recognized contributing factors to bladder cancer (BCa) recurrence and progression due to prolonged urothelial exposure to carcinogens, chronic inflammation, and incomplete bladder emptying. Holmium laser enucleation of prostate (HoLEP) is a minimally invasive and highly effective procedure that completely removes obstructive prostatic tissue, thus resolving BOO. To explore the HoLEP impact on BCa recurrence and progression by improving voiding dynamics and reducing post-void residual (PVR). Materials and Methods: We carried out a retrospective case-control study, based on a multicenter prospectively maintained database, on 100 consecutive male patients (cases) with a first diagnosis of non-muscle-invasive bladder cancer, with BOO and urinary retention and treated with HoLEP (in case of at least 3-months of timor-free status). The cases were compared with 200 patients (controls) with same baseline characteristics but not treated with HoLEP. We evaluated PVR, International Prostatic Symptoms Score-IPSS, BCa recurrence and progression rates. The t-Test, χ2-test, logistic correlations, multivariate analysis were applied to evaluate the association between the BOO resolution and urinary retention by HoLEP and BCa recurrence and progression. Results: Patients treated with HoLEP showed a significant PVR reduction compared with controls (p < 0.01). The HoLEP group demonstrated statistically significant improvements in IPSS scores, indicating better urinary symptom control. The rates of recurrence and progression were significantly lower in the HoLEP-treated group (p < 0.01). Multivariate analysis identified the BOO resolution by HoLEP as an independent predictor of reduced BCa recurrence (odds ratio 0.65, 95% CI 0.45-0.85, p < 0.001). The control group exhibited persistently elevated PVR and higher rates of BCa recurrence and progression. Conclusions: Urinary retention could represent a prognostic factor of treatment response, and its active treatment by HoLEP should be considered as an important therapeutic step in the clinical management of patients with BCa

    Impact of Infection Control Strategies on NEC and LOS in VLBW Neonates During the COVID-19 Pandemic: A Multicentre Italian Study

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    Background: Necrotising enterocolitis (NEC) and late-onset sepsis (LOS) are major causes of morbidity and mortality among very low birth weight (VLBW) and extremely preterm infants. The COVID-19 pandemic prompted the adoption of stringent infection control measures in neonatal intensive care units (NICUs), which may have influenced these outcomes. Objective: To evaluate whether the incidence of NEC and LOS changed during the first year of the SARS-CoV-2 pandemic compared with the year prior to the pandemic in four tertiary-level NICUs in Italy. Methods: This retrospective, multicentre observational study analysed data from 572 neonates with a gestational age (GA) ≤29 weeks and/or birth weight <1500 g, admitted to NICUs in Milan, Bologna, Naples, and Foggia in 2019 (pre-pandemic) and 2020 (pandemic). NEC and LOS were defined according to the Vermont Oxford Network (VON) criteria. Data from the VON registry were verified against hospital electronic records. Results: The mean GA of the neonates was 28 ± 3 weeks and mean birth weight was 1077 ± 343 g. NEC was diagnosed in 26 infants, with no statistically significant difference in overall incidence between 2019 and 2020. However, a significant reduction in NEC incidence was observed in one centre (NICU A) during the pandemic year (0% vs. 5.4%, p < 0.01). A total of 115 LOS cases were recorded, with coagulase-negative staphylococci being the most common pathogens. While overall LOS incidence remained stable across the two years, a marked decrease was observed in NICU C in 2020, possibly related to enhanced nurse staffing and stricter infection control practices. Conclusions: The COVID-19 pandemic-related measures did not result in significant changes in NEC or LOS incidence at the national level in this cohort. However, site-specific reductions—particularly in LOS—suggest that enhanced infection prevention protocols and improved staffing may benefit neonatal outcomes in high-incidence settings. Further studies are needed to identify which components of the infection control bundle are most effective in preventing LOS and NEC

    Lo sviluppo delle abilità emozionali nei docenti in formazione: un’indagine esplorativa nel contesto del TFA sostegno

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    Negli ultimi decenni l’educazione emozionale ha acquisito un ruolo centrale all’interno dei contesti scolastici, passando da un’attenzione marginale a una componente fondamentale dei processi educativi. In questo contesto la Pedagogia Speciale ha dato un contributo significativo, sottolineando l’importanza delle competenze emozionali degli insegnanti nel supporto di alunni con disabilità e nella relazione con le loro famiglie. L’educazione emozionale diventa così una componente imprescindibile nella formazione dei docenti poiché facilita la costruzione di legami empatici, contribuendo alla creazione di una rete di cura educativa sostenibile e intergenerazionale. La presente indagine esplorativa, condotta su un campione di n=273 do- centi in formazione appartenenti al corso del TFA sostegno dell’Università di Foggia, si propone di indagare il parere connesso allo sviluppo delle abi- lità emozionali e della regolazione emotiva nella pratica professionale. Uti- lizzando un questionario strutturato ad hoc, lo studio esplora come i futuri docenti di sostegno percepiscono la rilevanza della competenza emotiva nel promuovere relazioni positive e una gestione efficace delle dinamiche di classe. I risultati indicano una diffusa consapevolezza tra i docenti dell’im- portanza della regolazione emotiva, considerata una competenza essenziale non solo per il proprio benessere e quello degli alunni ma anche per soste- nere e valorizzare il ruolo delle famiglie nel processo educativo

    Brevi note sull'applicabilità dell'Irap alle associazioni professionali

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    Anche alla luce della soppressione dell’Irap per le imprese individuali e i lavoratori autonomi, disposta dalla Legge di Bilancio 2022, la sottoposizione indiscriminata all’imposta di tutte le associazioni professionali potrebbe determinare un’ingiustificata disparità di trattamento, qualora l’ente risulti privo di una struttura organizzativa rilevante. Appare pertanto più coerente ritenere che, in tali ipotesi, operi una presunzione relativa, idonea a consentire al contribuente di dimostrare che, pur svolgendo l’attività in forma associata, difetti in concreto un’autonoma organizzazione, distinta dalle persone fisiche che la compongono

    La convention collective en droit italien

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    Efficacia della osteotomia tibiale verso il trattamento conservativo nella prevenzione della progressione della malattia artrosica mediale del ginocchio

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    L’osteoartrosi (OA) del compartimento mediale del ginocchio è una patologia degenerativa ad alta prevalenza nella popolazione adulta attiva, e rappresenta una sfida clinica soprattutto nei pazienti giovani, in cui l’artroprotesi non è considerata l’opzione di prima scelta. Questa tesi si propone di valutare, attraverso un protocollo clinico-sperimentale, l’efficacia dell’osteotomia tibiale alta in apertura (HTO) rispetto al trattamento conservativo nella prevenzione della progressione dell’OA mediale, con un approccio multidisciplinare che integra imaging biomedico avanzato, analisi biomeccanica e misure funzionali soggettive. Lo studio è stato progettato come un trial clinico controllato parzialmente randomizzato a preferenza del paziente (PRPP), con quattro gruppi paralleli (HTO randomizzato, HTO non randomizzato, conservativo randomizzato, conservativo non randomizzato). La popolazione in studio comprende soggetti tra i 35 e i 60 anni, con artrosi mediale isolata e varismo ≥ 4°, sottoposti a follow-up clinico, strumentale e funzionale fino a 12 mesi. I parametri primari sono stati valutati tramite risonanza magnetica 3T, con analisi quantitativa della cartilagine articolare e dell’osso subcondrale. Le valutazioni secondarie hanno incluso tomografia computerizzata, gait analysis, analisi radiografica dell’asse meccanico e questionari PROMs (KOOS, IKDC, VAS, SF-12). Un approfondimento è dedicato nel Capitolo 3 agli effetti biomeccanici dell’HTO sulla cinematica dell’articolazione patellofemorale. L’intervento di osteotomia tibiale altera l’allineamento assiale del ginocchio, influenzando parametri critici come altezza rotulea, inclinazione patellare e distanza TT–TG (tuberosità tibiale – gola trocleare). Questi cambiamenti possono incidere sulla distribuzione dello stress articolare e sul tracciamento rotuleo, con potenziali implicazioni sulla comparsa o progressione dell’artrosi patellofemorale. L’analisi sperimentale ha evidenziato che, nonostante le modificazioni cinematiche indotte, la presenza di osteoartrosi patellofemorale concomitante non compromette in modo significativo gli esiti clinici a breve termine dell’HTO. Inoltre, il riallineamento del carico migliora la distribuzione delle forze articolari, riducendo la pressione sul compartimento mediale e favorendo un miglioramento globale della funzionalità articolare. Complessivamente, la tesi fornisce evidenze a supporto dell’utilizzo dell’HTO come trattamento efficace e biomeccanicamente vantaggioso nei pazienti giovani e attivi con varismo e OA mediale isolata

    Repair Versus Replacement in Mitral Valve Papillary Muscle Rupture: A Multicenter Study

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    Objectives Papillary muscle rupture (PMR) is a rare but potentially fatal mechanical complication after acute myocardial infarction (AMI). Although surgery is considered the gold-standard treatment for post-AMI PMR, the optimal surgical strategy remains unclear. Methods Data from post-AMI PMR patients submitted to mitral valve replacement (MVR) or mitral valve repair (MVr) surgery in the period between 2001 and 2019, from 20 international centres, were collected in the CAUTION study database. In-hospital and long-term post-discharge mortality were the endpoints. A multivariable logistic regression model was used to determine mortality independent factors. Results The patient cohort available included 218 patients. MVR was the most frequent type of surgery (81.6%). Complete PMR was more common in the MVR group (71.9%, . 008), while partial PMR was more frequent in MVr patients (75%, . 008). In-hospital mortality rate was 25.8% in the MVR subgroup and 20% in MVr subjects (. 440). In MVR subgroup, concomitant coronary artery bypass grafting (CABG) was associated with lower in-hospital mortality (n = 20/96, 21%) than no concomitant CABG (31.7%, . 035). Survival at 1, 3, 5, and 10 years was 59.3%, 55.9%, 53.1%, 46.9% in the MVR group and 59.9%, 56.8%, 54.1%, and 43.2% in MVr patients, respectively, with no statistical differences (. 474). Patients underwent MVr surgery, and 1-, 3-, 5-, and 10-year survival was 79.8%, 75.4%, 68.5%, and 37.5%, respectively, when CABG revascularization was performed, while no CABG survival was 16.7%, 16.7%, 8.3%, and 8.3% (P <. 001). Conclusions MVR is the most commonly performed in complete post-AMI PMR and MVr in partial PMR. No differences were observed regarding in-hospital and long-term mortality in the 2 surgical groups, and no independent factors were associated with overall mortality. Concomitant CABG was associated with higher in-hospital survival. Clinical Registration Number Clinicaltrials.gov, NCT03848429

    New national and regional Annex I Habitat records: from #139 to #147

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    This contribution presents new Italian data on the distribution of Annex I Habitats. Specifically, 9 records are reported, including 3 occurrences within Natura 2000 sites and the addition of 9 new cells to the EEA 10 km × 10 km reference grid. The new data refer to the Italian administrative regions of Apulia, Basilicata, Calabria, Piedmont, Sardinia, and Sicily

    Il contrasto alle ecomafie. Tra esigenze di riforma e prospettive di diritto internazionale penale.

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    Tra le molteplici sfide che emergono in materia di diritto penale dell’ambiente spicca il contrasto alle ecomafie. Nel tentativo di delineare una risposta al fenomeno, il presente lavoro analizza i punti di forza e le criticità del sistema normativo di contrasto. Lo studio si articola su quattro livelli. Il primo approfondisce le peculiarità di tali organizzazioni criminali che, partendo da contesti socioculturali favorevoli, si insinuano nelle crepe dei sistemi statali, sfruttandone le debolezze per trarre guadagni illeciti. Il secondo focalizza l’attenzione sul diritto penale dell’ambiente italiano, ricostruendo le strategie messe in atto dal Legislatore per contrastare il traffico organizzato di rifiuti. Nel terzo trovano spazio alcune riflessioni sulla cooperazione internazionale, sulla valorizzazione del ciclo dei rifiuti e sugli istituti premiali. Si tratta di un vaglio critico volto a stimolare un dialogo costruttivo tra le discipline e propiziare la nascita di approcci multidisciplinari al tema. Nel quarto vengono esplorate alcune prospettive per l’ampliamento della tutela sul versante del diritto internazionale penale, nel quale si registra una carenza di strumenti a tutela dell’ambiente. Sulla scorta delle evidenze emerse nel corso dell’analisi, vengono infine abbozzate le linee generali di un modello “integrato” di contrasto alle ecomafie

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