University of Naples - L'Orientale

ARCHIVIO ISTITUZIONALE DELLA RICERCA-UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI "L'ORIENTALE"
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    On being contemporary: Shakespeare, inclusion and states of emergency

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    Starting from a reflection on the way inclusion may be impacted by today’s concomitant pandemics, war, and other global emergencies, the article addresses the following ques- tions: Is our approach to Shakespeare and inclusion, in staging of the plays and critical studies, affected by today’s co-existence of global ‘ailments’? Can Shakespeare address such a complex ‘state of emergency’ (Walter Benjamin)? What theoretical tools may resonate with Shakespeare today? How can Shakespeare be ‘our contemporary’? For possible answers, the article draws on Giorgio Agamben’s idea of ‘contemporaneity’ and looks at present examples of engagements with Shakespeare (inclusive practices, film, and theatre stagings)

    Soldati e patrie. I combattenti alleati di origine italiana nella Seconda guerra mondiale

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    Tra le forze armate che presero parte alla Seconda guerra mondiale contro le potenze dell'Asse vi furono combattenti che avevano una chiara origine italiana, erano cioè figli di emigrati partiti dall'Italia tra Otto e Novecento. In particolare centinaia di migliaia di italoamericani vennero arruolati nella lotta contro i totalitarismi e ad essi si aggiunsero anche italobritannici, italocanadesi, italoaustraliani e italobrasiliani, i quali sostennero lo sforzo bellico dei rispettivi paesi. Presenti in tutti i teatri di guerra, servirono anche in Italia, paese formalmente nemico ma col quale mantenevano ancora legami parentali e culturali. Il volume ricostruisce una storia affascinante e poco indagata dalla storiografia, narrando le vicende di uomini e donne dalla complessa identità - ma accomunati dallo stesso retaggio italiano - che contribuirono alla vittoria degli Alleat

    LA PROPOSTA ETICA DI G.E.M. ANSCOMBE

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    Recensione degli degli Scritti di etica di Gertrude Elisabeth Margaret Anscombe (Morcelliana, Brescia 2022

    Lo ‘pseudo-sabeo’ d’Etiopia (secc. IV-VI): l’allografia al servizio di un progetto politico imperiale

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    La ricostruzione storica dei fatti pertinenti all’Etiopia in età tardoantica (III-VII sec.) può avvalersi di un buon numero di iscrizioni redatte in tre lingue: il gə‘əz, idioma ufficiale dell’élite che governò il Regno di Aksum; il sudarabico, in particolare la sua varietà sabeo-ḥimyarita, usata in quelle regioni dell’Arabia del Sud che furono in costante e dinamico rapporto con l’Etiopia; e il greco, lingua franca dei traffici fra Alessandria e il porto eritreo di Adulis, della quale gli stessi sovrani etiopici ebbero buona competenza almeno nell’arco di tempo compreso fra I e IV sec. Accanto a questi monumenti letterari redatti in due definiti codici linguistici, cui si associano coerentemente i relativi sistemi grafici, si annovera un certo numero di reperti ‘ibridi’, perché incisi in una peculiare forma epigrafica in cui ai caratteri sudarabici si associa una variante del gə‘əz con tratti fonetici e morfologici di derivazione sabea. Quattro sovrani, in uno spazio di duecento anni, produssero esempi di questa prassi scrittoria, ovvero: Ousanas (RIÉ 186, prima metà del IV sec.), il di lui fratello ‘Ezana (RIÉ 185, 185bis e 190, ca. 330-365/70), Kaleb (RIÉ 191, prima metà del VI sec.), e il di lui figlio W‘ZB (RIÉ 192, entro la metà del VI sec.). In due casi (RIÉ 185 e 185bis) versioni in gə‘əz e greco accompagnano il testo in ‘pseudo-sabeo’ (tale è il termine con cui ci si riferisce convenzionalmente alla lingua e alla scrittura queste sei iscrizioni), in un caso le versioni note sono solo due, ovvero gə‘əz e ‘pseudo-sabeo’ (RIÉ 190), in tre casi il testo in ‘pseudo-sabeo’ è l’unico giunto fino a noi (RIÉ 186, 191 e 192). Non vi è dubbio che questa manciata di iscrizioni costituisca il prodotto di una studiata volontà politico-culturale e che ad esse non sia mai corrisposta una lingua parlata (e forse neppure una lingua scritta al di fuori di queste limitate manifestazioni epigrafiche). Tuttavia, proprio la natura ‘artificiale’ di questa contaminazione grafico-linguistica richiede un’interpretazione storica che tenga conto della complessa trama dei rapporti fra Aksum e Ḥimyar dal IV al VI sec., allorché lo stato etiopico completò – ai danni del rivale yemenita – la propria trasformazione da ‘piccolo regno’ a ‘impero regionale’ in grado di controllare e regolare i traffici lungo le due coste del Mar Rosso meridionale

    Hadewijch di Anversa: la mistica fiamminga in dialogo ardente con Dio e gli esseri umani

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    Les tombeaux

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