Università Iuav di Venezia

Archivio istituzionale della ricerca - Università IUAV di Venezia
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    L’architettura dell’inganno: studio prospettico e modellazione digitale della Cappella del Doge di Genova = Architecture and Deception: Perspective Studies and Digital Modeling of the Doge’s Chapel in Genoa

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    Restauri impropri, trasformazioni architettoniche e limiti delle tradizionali metodologie di analisi rischiano di alterare la percezione e lo studio delle quadrature prospettiche. Comprendere l’intento visivo di opere come la decorazione della Cappella del Doge nel Palazzo Ducale di Genova richiede strumenti capaci di restituire con esattezza la logica spaziale progettata dagli artisti. La fotogrammetria e la modellazione tridimensionale permettono di superare l’ambiguità delle sole osservazioni dirette, rivelando distorsioni intenzionali, punti di fuga e anomalie introdotte nei secoli. Il confronto tra spazio reale e spazio dipinto si traduce in una lettura più profonda della strategia prospettica adottata da Giovanni Battista Carlone, evidenziando come la percezione fosse calibrata su precise coordinate visive. Al contempo, la restituzione digitale diventa strumento di tutela: il monitoraggio delle superfici pittoriche consente di individuare degradi altrimenti invisibili e di tracciare l’evoluzione materiale dell’opera. Oltre a ridefinire i confini della ricerca, queste metodologie delineano nuove forme di accesso e fruizione, ampliando la comprensione di un patrimonio concepito per essere visto in un preciso equilibrio tra realtà e illusione

    Seismic Isolation of Museum Artefacts: Experimental Validation Through Shake Table Tests

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    Museum artefacts experience significant rocking and may overturn and collapse under moderate-to-large magnitude earthquakes. Use of base isolation (BI) is a viable strategy to enhance the resilience of such artefacts. However, experimental studies aimed at further investigating the effects of ground motion parameters on the response of statues/busts with BI are still scarce. This study illustrates comprehensive shake table tests to demonstrate the efficiency and robustness of double concave curved surface slider isolators (DCCSSs) as viable means to protect museum artistic contents. Different geometries and weights of typical bust-pedestal systems were considered during the tests. Uni- and bi-axial records with varying amplitudes and frequency contents were considered as inputs. Using DCCSS significantly reduces peak accelerations on the isolated platform. Bidirectional input has a weak influence on the response of artefacts with BI. Typical seismological integral parameters were utilized as engineering demand parameters (EDPs) to quantify the seismic response of the BI system. The ratio of integral parameters for isolated platform and shake table is an effective measure to quantify the response of DCCSS. Dynamic modification factors (DMFs) and component amplification factors (CAFs) were also selected as response parameters for isolated and non-isolated components, respectively. For solid systems it was found that values of DMFs are lower than CAFs, which, in turn, are higher typically than 1.5. Ratios of CAF/DMF for hollow systems are higher than solid counterparts. Further numerical investigations are required to validate the reliability of the multiple response parameter analysis illustrated in this study, namely, peak quantities and integral parameters

    Una lunga storia di politiche e strumenti, fino al PNRR: riflessioni a partire dal Veneto

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    L’articolo ricostruisce l’evoluzione della rigenerazione urbana in Veneto, attraverso un excursus normativo che va dalla Legge nazionale n. 179/1992 agli investimenti del Pnrr. Lo spazio progressivamente conquistato dalle pratiche negoziali ha favorito gli interventi, sebbene di riqualificazione e recupero più che di rigenerazione, ma ha al contempo indebolito la pianificazione urbanistica. Il Pnrr si inserisce in questo quadro

    Noor CSP. Deserti di sole = Noor CSP. Solar Deserts

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    All’incrocio tra il 31° meridiano e il 6° parallelo una sconfinata distesa di specchi parabolici ammanta le sabbie del deserto sahariano, riflettendo i raggi solari che intercettano la superficie dei suoi pannelli verso una costellazione di punti focali. Situato approssimativamente a 10 km dalla cittadina di Ourazazate, nella regione del Drâa-Tafilalet, il più grande impianto solare a concentrazione del mondo, inscrive le proprie geometrie e le proprie architetture ai confini del paesaggio umano. Se da un lato, infatti, la posizione geografica della centrale solare termodinamica rimanda a considerazioni e riflessioni inquadrabili nell’immaginario anti-urbano del deserto, dall’altro lato l’estensione complessiva e il disegno planimetrico dell’impianto presuppongono un punto di vista solare per essere percepiti nella loro totalità. A partire dal limite estremo di questo confine, situato a ridosso dell’ultimo strato di atmosfera il contributo indaga la dimensione numerica e quantitativa dell’impianto solare nordafricano attraverso un movimento oscillatorio che dal generale precipita verso il particolare, e viceversa. Analogamente al video Powers of Ten, di Charles e Ray Eames, i seguenti paragrafi e la sequenza di disegni ad essi correlata assumono la potenza del dieci come dispositivo narrativo e concettuale mediante il quale analizzare le proprietà e le caratteristiche spaziali di un’architettura orientata ai dati, o più precisamente di un’architettura cartesiana

    Sulle relazioni spaziali tra ciclabilità e valori ecosistemici

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    Capitolo 1. Valori del patrimonio e azioni di mitigazione. Introduzione

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    Il concetto di valore è al centro dell’indagine e degli orientamenti di metodo del restauro architettonico fin dalle sue origini. In un contesto internazionale caratterizzato da profonde diversità culturali e da una pluralità di significati associati al patrimonio, a emergere è il rischio di conflitti sia nell’identificazione sia nei metodi di conservazione e restauro degli edifici. Oltre alla natura conflittuale dei valori di cui i monumenti sono stati investiti nel tempo, architetture e siti possono essere portatori di significati contraddittori in relazione alle istanze e al portato storico e culturale di comunità diverse: compito degli Stati è anche quello di stabilire i procedimenti di conciliazione capaci di gestire equamente situazioni di incompatibilità che mettono in pericolo il patrimonio culturale. Ai nostri giorni, è consistente la frazione costruita al centro di processi di riconoscimento valoriale pur non rientrando nelle consuete maglie degli strumenti legislativi di tutela. Essenziale in quest’ottica è l’individuazione delle condizioni con cui si possano applicare metodologie di restauro agli edifici non tutelati o ‘tutelati’ soltanto da misure di pianificazione locale, comprendendo come queste azioni possano contribuire a conservare non soltanto i singoli manufatti, ma l’eredità collettiva e le qualità paesaggistiche di insediamenti riferibili ad un passato più o meno recente

    Il dottorato si fa (anche) con i piedi. L’esperienza come conoscenza e antidoto alla retorica

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    In un’epoca dominata dall’accumulo di dati e informazioni in quantità sempre più rilevanti, interessanti e maneggevoli , sembra possibile sapere tutto senza uscire dalle nostre “biblioteche”, le quali prendono le sembianze di hard disk, server e data rooms. In quest’epoca, mi sembra quanto mai interessante, e necessario direi, ribadire il ruolo dell’esperienza come forma di conoscenza. Lo é specialmente per un urbanista, cioè per uno studioso che si interroga sui modi attraverso i quali cerchiamo di “vivere assieme”, sugli insediamenti (infrastrutture, edifici, spazi) che continuamente costruiamo e modifichiamo, cioè sulle «tracce di un vasto insieme di pratiche: quelle del continuo e consapevole modificare lo stato del territorio e della città

    Due visioni di futuro: costruttivo e decostruttivo

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    A partire da un’estesa attività di ricerca applicata durata tre anni, sviluppata in collaborazione con imprese e territori, il testo esplora il potenziale spaziale della transizione ecologica, articolando scenari progettuali che mettono in relazione conversione energetica, valorizzazione del patrimonio, gestione del rischio e attrattività territoriale. La prima sezione del volume ricostruisce il quadro metodologico e concettuale della ricerca, individuando due scenari esplorativi: strumenti analitici e progettuali che consentono di ipotizzare traiettorie di trasformazione e azioni coordinate nei contesti complessi del Nord-Est. La seconda sezione si concentra su segnali deboli di trasformazione già in atto nei territori dell’Alto Adriatico, nei quali è possibile riconoscere le tracce latenti degli scenari proposti. In un contesto dominato da vulnerabilità ambientali e da una stratificazione infrastrutturale e patrimoniale di lungo periodo, il volume propone la costruzione di un quadro strategico condiviso per orientare, selezionare e coordinare le scelte di progetto dei prossimi venticinque anni

    Qualità dell’abitare: la percezione e la soddisfazione residenziale degli abitanti del quartiere

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    Oltre lo stigma, qual è la qualità dell’abitare percepita dai residenti all’Arcella? Un questionario somministrato agli abitanti aiuta a comprendere in che modo alcuni indicatori di qualità urbana contribuiscono a definire la soddisfazione residenziale. I residenti esprimono un forte senso di attaccamento al luogo, reti sociali attive, ma segnalano anche criticità legate alla manutenzione e alla carenza di spazi pubblici. Il capitolo "Qualità dell’abitare: la percezione e la soddisfazione residenziale degli abitanti del quartiere" è parte di un volume che presenta i risultati di un ampio percorso di ricerca-azione sviluppato nell’ambito del Research Topic “Interaction between environments and human beings” dello Spoke 4 “Città, Architettura e Design Sostenibile” del progetto iNEST (Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem). L’Arcella, un quartiere di Padova attraversato da dinamiche complesse ma anche da forti energie trasformative, è osservato come caso emblematico per indagare le relazioni tra ambiente costruito, società e benessere, in un’ottica di rigenerazione urbana condivisa. Affrontando il tema della transizione ecologica e sociale in contesti “fragili”, il volume raccoglie esiti di ricerca, riflessioni su politiche e pratiche, esperienze di citizen engagement, sperimentazioni urbane e pratiche di co-progettazione. I saggi raccolti restituiscono una lettura sfaccettata dell’Arcella, mettendo in luce le sue potenzialità come spazio di innovazione dal basso. Il quartiere diventa così un osservatorio privilegiato per sperimentare strategie di rigenerazione urbana fondate sulla prossimità, sulla conoscenza condivisa e sulla capacità dei territori di produrre risposte collettive alle sfide ambientali e sociali

    Implicaciones morfológicas, sociales y funcionales del sector logístico en ciudades pequeñas bajo influencia metropolitana: el caso de Illescas

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    In recent decades, metropolitan areas have consolidated their position as facilitators and drivers of the globalisation of exchanges and the management of complex supply chains, thus becoming the main receptacles for activities linked to the logistics sector. However, there is still little knowledge about the morphological, social and functional changes that this economic activity generates in cities of different sizes in metropolitan areas. In this paper, and through the analysis of the case of Illescas, a small city that forms part of the metropolitan area of Madrid, two issues are explored: the role of the logistics function as a generator of a new urban morphology and its effects on the economic, social, environmental and territorial levels. The results of the research confirm two facts. There is a process of city-logistics co-evolution whereby the logistics function is not only accommodating the existing physical reality, but is also generating a new characteristic urban space and landscape: the logistics spaces. In addition to business and organisational innovations in logistics activity, coordination between public policies in cities must play a more important role if we truly want to respond to the socio-economic, environmental and territorial conflicts and imbalances that derive from this economic activity

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