Università Iuav di Venezia
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Strade per la gente : le persone negli spazi aperti: progetti, pratiche e ricerche per il benessere psicofisico
Riusi in rete. Immagini, etica, social media
Il saggio analizza gli aspetti etici ed estetici di film documentari realizzati grazie al riuso creativo di immagini recuperate dai social
Impatti della logistica e consumo di suolo in Veneto
This paper investigates the territorial transformations triggered by the expansion of logistics facilities in the Veneto region, with a particular focus on the increasing pressure on land consumption and the challenges associated with urban planning. Drawing on data from ISPRA and ARPAV, the analysis highlights how logistics—driven by the growth of e-commerce and supported by funding from the Italian Recovery and Resilience Plan (PNRR)—has become a key driver of agricultural land sealing, with a signi cant concentration in the central provinces of the region. Case studies such as Nogarole Rocca and the Amazon hub in CastelguglielmoSan Bellino are examined to illustrate the interplay between infrastructural accessibility and locational attractiveness. The study underscores the contradictions between sustainability strategies and the expansive dynamics of logistics and ground-mounted photovoltaic plants, pointing to the lack of an eff ective regulatory and planning framework. Finally, the author argues for the development of indicators and tools capable of assessing territorial, social, and economic externalities, with the aim of guiding urban planning policies towards measurable sustainability consistent with European principles
Mio fratello è figlio unico. Geografie e spazi dell’imparare, le scuole come centralità dell’abitare territoriale entro e oltre il recinto
La scuola è intesa non solo come uno spazio per l’apprendimento, ma anche come un’infrastruttura essenziale del quotidiano, che può essere un elemento chiave per la riduzione delle diseguaglianze. Grazie alla sua diffusione capillare nel tessuto territoriale nazionale e alla sua capacità di poter rispondere alle specificità locali, si presenta come un possibile presidio di socializzazione della società, soprattutto in quei contesti in cui il rapporto tra abitanti e spazio pubblico fatica a resistere. Le scuole, come infrastruttura scolastica e come comunità educativa locale, possono giocare un ruolo fondamentale, per contribuire alla costruzione di un immaginario collettivo e farsi scenario quotidiano attraverso esperienze dirette e tangibili di una rivoluzione culturale dalla prospettiva socio-ecologica
La casa come spazio dell’anima: Intervista-dialogo con Julio Gaeta e Luby Springall a cura di Roberta Albiero
This interview explores the deeper meaning of dwelling through the voices of architects Julio Gaeta and Luby Springall, life and professional partners based in Mexico City. Their home, built upon a pre-existing modernist structure, becomes a living organism–transformed over time through seven renovations–mirroring their approach to architecture as an evolving, layered, and emotionally charged process. The conversation touches on the role of memory and imagination in designing one's own home, the negotiation between different cultural visions of domestic space, and the interplay between private life and professional practice. Nature, impermanence, and shared authorship emerge as central themes, redefining the house as a dynamic place of affection, creativity, and identity. An intimate and professional reflection on the act of building and living, where architecture becomes a vessel of memory, transformation, and belonging
Unruly Marshes. Unveiling Paradoxes of Turbid Landscape Restoration Projects in the Venice Lagoon
Unruly Marshes nasce da una necessità personale, disciplinare e politica: ripensare come il restauro ecologico venga concepito e praticato, in particolare negli ambienti umidi, dove ambiguità, instabilità e storie stratificate costituiscono la norma piuttosto che l’eccezione. Ambientata nel paesaggio ibrido e transizionale della Laguna di Venezia, la ricerca si confronta con i progetti di restauro non per proporre soluzioni migliori, ma per analizzarne i limiti, le contraddizioni e le ipotesi implicite. Il punto di partenza è la consapevolezza che molti di questi interventi, sebbene animati da buone intenzioni e supportati dalla scienza, non riescono a cogliere il carattere fluido, relazionale e socio-ecologicamente intrecciato dei luoghi che si propongono di “riparare”.
Il concetto di torbidità—mutuato tanto dalla dimensione fisica quanto da quella metaforica—funge da lente interpretativa per comprendere questa condizione. È una qualità dell’acqua, ma anche dello sguardo; un rifiuto della chiarezza, della purezza e della certezza tecnica. Seguendo le tracce della torbidità attraverso diverse scale e pratiche, la tesi mette in discussione l’eredità dei quadri dualistici e modernisti che ancora oggi orientano molti interventi di restauro: natura contro cultura, terra contro acqua, umano contro non umano. Queste dicotomie non reggono nella Laguna, né risultano utili in quei paesaggi modellati da sedimenti, maree, vento e memoria.
Le barene, le paludi salmastre che occupano le zone di transizione della Laguna, diventano il punto focale dell’indagine. La loro parziale sommersione, fragilità ecologica e marginalità spaziale le rendono un potente mezzo per interrogare le logiche dominanti del restauro. Lungi dall’essere meri ricettori passivi del progetto, le barene vengono qui trattate come agenti—terreni di resistenza, memoria e trasformazione. Attraverso di esse, la tesi suggerisce che il restauro non sia un atto tecnico neutro, ma una pratica situata e controversa, intrecciata a immaginari culturali, assetti istituzionali e politiche dello spazio.
Dal punto di vista metodologico, la ricerca si articola attraverso una combinazione di teoria critica, lavoro archivistico e contro-archivistico, indagini sul campo e collaborazioni con praticanti locali, artisti, scienziati e attivisti. Camminare, mappare, narrare, ascoltare e convocare sono adottati non solo come strumenti di produzione di conoscenza, ma come modi di abitare e rispondere alla Laguna. La struttura della tesi riflette questo approccio stratificato, articolandosi lungo dimensioni spaziali, temporali, operative e concettuali, ciascuna scomposta e ricomposta attraverso una lente femminista ed ecosistemica.
Più che offrire soluzioni prescrittive, la tesi promuove una pratica dell’architettura del paesaggio riflessiva, situata e capace di rispondere alle realtà incerte e torbide degli ambienti umidi. Si chiede cosa significhi progettare non nel controllo della natura, ma con essa—senza cancellare conflitti, contraddizioni o opacità. In questo modo, aspira ad aprire spazio a narrazioni alternative, più-che-umane, e a pratiche progettuali capaci di sintonizzarsi profondamente sia con i processi ecologici sia con le complessità socio-culturali.Unruly Marshes arises from a personal, disciplinary, and political necessity to rethink how ecological restoration is conceived and practised, particularly in wet environments where ambiguity, instability, and layered histories are the rule rather than the exception. Set in the hybrid and transitional landscape of the Venice Lagoon, the research engages with restoration projects not to propose better solutions, but to unpack their limitations, contradictions, and embedded assumptions. The point of departure is the realisation that many of these projects, although well-intended and scientifically informed, fail to accommodate the fluid, relational, and socio-ecologically entangled character of the places they aim to ‘fix.’
The concept of turbidity—borrowed from both physical and metaphorical registers—serves as a lens to make sense of this condition. It is a quality of water, but also of vision; a refusal of clarity, purity, and technical certainty. By tracing turbidity across different scales and practices, the thesis questions the legacy of modernist, dualistic frameworks underpinning many restorative efforts: nature versus culture, land versus water, human versus non-human. These binaries do not hold in the Lagoon, nor do they serve the landscapes shaped by sediment, tide, wind, and memory.
The barene, the brackish marshes occupying the in-between zones of the Lagoon, become the focal point of this inquiry. Their partial submersion, ecological fragility, and spatial marginality render them a powerful medium through which to interrogate dominant restoration logics. Far from being passive recipients of design, the barene are treated here as agents—as terrains of resistance, memory, and transformation. Through them, the thesis suggests that restoration is not a neutral technical act, but a situated, contested practice entangled in cultural imaginaries, institutional frameworks, and spatial politics.
Methodologically, the research unfolds through a combination of critical theory, archival and counter-archival work, field-based investigations, and collaborations with local practitioners, artists, scientists, and activists. Walking, mapping, narrating, listening, and convening are all employed not only as means of knowledge production but as ways of inhabiting and responding to the Lagoon. The structure of the dissertation reflects this layered approach, progressing through spatial, temporal, operational, and conceptual dimensions, each unravelled and reassembled through a feminist and eco-systemic lens.
Rather than offering prescriptive solutions, the thesis advocates for a practice of landscape architecture that is reflexive, situated, and responsive to the uncertain, turbid realities of wetland environments. It asks what it might mean to design not in control of nature, but with it—without erasing conflict, contradiction, or opacity. In doing so, it aspires to open space for alternative, more-than-human narratives and for landscape design practices that are deeply attuned to both ecological processes and socio-cultural intricacies
Area-based Management Tools (ABMTs) for cross-border biodiversity and ecosystem protection in the Otranto Strait (Mediterranean Sea)
Active IR Thermography for Assessing Moisture Content in Porous Building Materials: Application of the Thermal Inertia Method
Moisture in building materials, particularly in cultural heritage structures, can cause reduction in mechanical strength, decrease in indoor comfort and alteration of thermal properties, aesthetic decay, and even material loss. To non-invasively quantify moisture content in porous materials, Active Infrared Thermography was used. The method was applied in the laboratory on brick sample with different moisture contents, as well as on a reference stone sample with known thermophysical properties, to evaluate thermal inertia as a function of water content using a comparative approach. A heat flux was applied to the sample using a lamp, and thermal inertia was derived from the absorbed heat, influenced by the material’s absorption coefficient. An indirect optical calibration enables estimation of this coefficient without applying high-emissivity or high-absorption coatings, preserving the integrity of sensitive heritage materials
LawVerse: The Legal Framework for Clinical Metaverse Content
The term MedVerse has been coined to describe how the infrastructure layers of the metaverse can be
adopted in the health care sector, to enable the distribution of contents and interact with patients. In the
last 2 years, a large amount of proof-of-concept metaverse-based technologies and applications have been proposed in several medical realms. However, the advent of such an expensive, hypercomplex technology promoted as a new instrument with a strong incentive to invest time and money in digital items (driving revenue for some categories) poses several legal challenges. Here, we discuss the main legal issues (the so-called LawVerse) related to their application to the clinical metaverses realms
Designer e GenAI: Studio degli aspetti caratterizzanti l’interazione durante la progettazione di concept
L’adozione di sistemi di Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) nel design sta modificando in modo significativo i processi cognitivi e operativi dei progettisti, soprattutto nelle fasi iniziali di concept. Questa ricerca, condotta nell’ambito del dottorato in Scienze del Design e focalizzata sui processi di progettazione, ha l’obiettivo di comprendere come l’interazione con GenAI incida sullo sviluppo di idee, sulla rielaborazione concettuale e sulla riflessione critica nella pratica progettuale in design.
La trattazione si apre delineando il contesto teorico: da un lato, l’evoluzione degli strumenti digitali che con le GenAI forniscono non più solo semplici funzioni di automazione, ma anche capacità generative; dall’altro, i fondamenti cognitivi che governano la fase di ideazione, tradizionalmente caratterizzata da sketch, e processi di co-evoluzione tra problema e soluzione. L’ipotesi centrale è che le GenAI non si limitino ad accelerare la produzione degli elaborati, ma agiscano come partner dialogici, innescando nuove strategie di esplicitazione del pensiero progettuale.
Dopo una rassegna sulla letteratura inerente al tema di co-creazione designer-AI e creatività computazionale, la ricerca entra nel vivo con una serie di osservazioni esplorative in contesti didattici, seguite da esperimenti controllati con chatbot specializzati (BIAS, SOSIA). Tali studi mostrano come la fase di concept possa trarre vantaggio dall’interazione iterativa con modelli AI per riflettere su questioni complesse come la sostenibilità dei progetti in via di sviluppo.
Sebbene siano ancora frequenti momenti di stallo (loop comunicativi) e limiti tecnici nella resa dei dettagli, la necessità di formulare prompt mirati induce nei designer una maggiore chiarezza sulle proprie intenzioni. Parallelamente, la GenAI genera soluzioni inattese che, se opportunamente vagliate, ampliano lo spazio progettuale.
La tesi culmina in un esperimento strutturato con professionisti del design, documentato tramite protocolli di analisi dei processi cognitivi e dati fisiologici. I risultati confermano il ruolo delle GenAI come agenti co-creativi, capaci di stimolare nuove direzioni progettuali e di velocizzare la rielaborazione di concept, a fronte però di competenze specifiche richieste al designer per evitare frustrazioni e loop ripetitivi.
Si evidenzia come l’integrazione dell’AI generativa comporti un salto paradigmatico nel modo di ideare, richiedendo approcci riflessivi e una formazione mirata alla comunicazione fondata sugli intenti (Intent-Based Outcome Specification). Le potenzialità emerse – dal miglioramento della varietà progettuale alla condivisione di conoscenze sostenibili – sono significative, ma strettamente legate alla capacità del designer di guidare e supervisionare con intelligenza critica gli output generati. L’interazione con GenAI non sostituisce la creatività umana, bensì la espande, imponendo tuttavia un ripensamento dei processi creativi e una costante evoluzione degli strumenti stessi.The adoption of Generative Artificial Intelligence (GenAI) systems in design is significantly changing the cognitive and operational processes of designers, especially in the early conceptual stages. This research, conducted as part of the PhD in Design Science and focused on design processes, aims to understand how interaction with GenAI affects the development of ideas, conceptual reworking and critical reflection in design practice.
The discussion opens by outlining the theoretical context: on the one hand, the evolution of digital tools that with GenAI provide not only simple automation functions, but also generative capabilities; on the other hand, the cognitive foundations that govern the ideation phase, traditionally characterised by sketches, and co-evolution processes between problem and solution. The central hypothesis is that the GenAIs do not merely accelerate the production of sketches, but act as dialogic partners, triggering new strategies of explicitation of design thinking.
After a review of the literature on the topic of designer-AI co-creation and computational creativity, the research gets to the heart of the matter with a series of exploratory observations in educational contexts, followed by controlled experiments with specialised chatbots (BIAS, SOSIA).
These studies show how the concept phase can benefit from iterative interaction with AI models to think through complex issues such as the sustainability of projects under development.
Although stalemates (communication loops) and technical limitations in the rendering of details are still frequent, the need to formulate targeted prompts induces designers to be clearer about their intentions. At the same time, GenAI generates unexpected solutions that, if properly explored, expand the design space.
The thesis culminates in a structured experiment with design professionals, documented through protocols analysing cognitive processes and physiological data. The results confirm the role of GenAIs as co-creative agents, capable of stimulating new design directions and speeding up the reworking of concepts, but with specific skills required of the designer to avoid frustration and repetitive loops.
It is emphasised that the integration of generative AI entails a paradigm shift in the way of designing, requiring reflexive approaches and training aimed at Intent-Based Outcome Specification. The potential that emerged - from improving design variety to sustainable knowledge sharing - is significant, but closely linked to the designer's ability to guide and supervise generated outputs with critical intelligence. Interaction with GenAI does not replace human creativity, but expands it, imposing however a rethinking of creative processes and a constant evolution of the tools themselves