Università Iuav di Venezia

Archivio istituzionale della ricerca - Università IUAV di Venezia
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    L'eredità prospettica di Donatello: Mantegna e la Cappella Ovetari a Padova

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    Il saggio propone una lettura critica di alcune opere di Donatello, in particolare quelle eseguite nella basilica del Santo a Padova tra il 1446 e il 1453, e altre eseguite dal Mantegna nella cappella Ovetari, sempre a Padova, tra il 1448 e il 1457, al fine di ritracciarne una continuita` non tanto nei temi figurativi, quanto piuttosto nell’uso rigoroso della regola prospettica albertina. Lo strumento alla base dell’indagine e` la restituzione prospettica, un metodo che puo` , sinteticamente, essere definito come l’operazione inversa della prospettiva, capace di svelare l’impianto geometrico-proiettivo alla base di un impianto figurativo. La restituzione prospettica aiuta quindi a chiarire ed evidenziare le scelte prospettiche adottate dall’autore, a volte portate anche agli estremi della regola stessa, per meglio calibrare le distorsioni prospettiche a favore di un maggiore realismo ottico percettivo delle immagini. Inoltre, sempre grazie alla restituzione, e` possibile svincolare i singoli elementi rap-presentati dalla deformazione prospettica e riportarli alle loro dimensioni reali e quindi poterli meglio confrontare con i riferimenti adottati dai pittori per la loro narrazione pittorica. Il confronto tra le opere di Donatello e Mantegna, grazie alla restituzione prospettica, acquisisce un carattere di maggiore rigore che supera l’apparenza della pittura ma ne indaga i motivi e le scelte piu` intime alla base delle sin-gole rappresentazioni, evidenziando punti di forte affinita` e continuita`

    Lo spazio pubblico nel Progetto Urbano. L'esperienza del Comune di Colleferro.

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    Tra gli insediamenti urbani sorti in funzione di specifici cicli produttivi, chiamati per brevità ‘città industriali’, si annovera un episodio poco conosciuto e quasi ignorato dalla storiografia urbanistica, che pure da anni indaga le città industriali italiane tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX . La città in questione è Colleferro, che sorge in provincia di Roma, da cui dista circa 50 chilometri, lungo l’autostrada Roma-Napoli. Colleferro, a differenza di altre città di fondazione, è sorta in funzione di una fabbrica e ha conservato nel tempo questa sua caratteristica: la fondazione e i successivi ampliamenti si sono sempre verificati in funzione del ruolo di città fabbrica e di città operaia. La sua struttura economica è ancora basata sulla produzione industriale: vi sono infatti insediati diversi opifici, alcuni particolarmente significativi, che ne fanno un polo di riferimento per l’intorno territoriale . Colleferro, che oggi conta ben 21000 abitanti, è stata dichiarata Città della Cultura della Regione Lazio 2018. In questa sede ci interessa mettere in evidenza la nascita di Colleferro e le trasformazioni che l’hanno modificata nel XX secolo . Nel saggio si approfondisce le trasformazioni contemporanee della Città di Colleferro

    Turismo Rurale e Agricoltura Sociale: un'esplorazione delle possibili sinergie

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    La potenziale integrazione tra turismo rurale (TR) e agricoltura sociale (AS) rimane un tema ancora poco approfondito. Da un lato, il TR può generare redditi supplementari per gli agricoltori sociali; dall'altro, l'AS offre ai turisti esperienze autentiche e sostenibili. La realizzazione di sinergie tra i due settori è però ostacolata da barriere normative e da una governance frammentata. Politiche di supporto e una collaborazione intersettoriale efficace si rivelano quindi imprescindibili per massimizzare i benefici derivanti dall'interazione tra TR e AS, attraverso la creazione di reti inclusive in grado di favorire resilienza economica e benessere sociale. Il presente studio, che esamina i casi delle Dolomiti Bellunesi e di Bassano del Grappa, analizza l'influenza esercitata dalle politiche e dai processi di governance su questa relazione. I risultati evidenziano come l'integrazione di TR e AS possa contribuire alla rivitalizzazione delle economie rurali e al rafforzamento della coesione sociale, a condizione che siano adottati quadri normativi chiari e garantito un accesso adeguato alle risorse

    Modification of a guarded hot-plate for the automated measurement of thermal storage properties of PhaseChange Materials (PCMs)

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    Phase-Change Materials are gaining attention for their application in HVAC systems and buildings. They are commonly used in combination with system and envelope components to improve their behavior reducing the energy demand. PCMs are commercially available in different formats, whose behavior cannot be accurately measured by means of the existing calorimetric methods, which are applied to the PCM substance alone instead of the overall component as a whole. In fact, the thermal properties of PCMs are normally evaluated using DSC (Differential Scanning Calorimetry) method carried out on a very small quantity of material, very far from the real installation. This scaling factor could lead to different results than expected under working conditions. Finally, many laboratories are already provided with tools for measuring thermal properties in regular materials, which could be adapted for measuring thermal storage properties in PCMs. In such a context, the need for appropriate standards and tools for measuring the thermal storage properties of commercially available PCM components arises, possibly by means of equipment already available in laboratories. For this purpose, standard ASTM C1784-20 was developed, with specific reference to heat flow meter apparatus (HFMA). This paper reports about the application of this standard in the laboratory of Environmental Applied Physics of Università Iuav di Venezia, where a guarded hot-plate was adapted to measure thermal storage properties of PCMs

    Disciplinare lo sviluppo dei data center Globalizzazione digitale e PNRR

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    Riforme e investimenti previsti dal PNRR trainano in Italia il mercato connesso allo sviluppo dei data center. In un quadro di forte crescita, soprattutto nelle regioni del Nord, la costruzione dei data center sta avvenendo, tuttavia, in mancanza di un quadro normativo aggiornato che sappia coniugare necessità di innovazione con scelte sostenibili per le comunità locali. Ai primi tentativi di valutazione degli insediamenti è necessario, dunque, integrare l’analisi degli impatti – non solo ambientali, ma anche socio-economici – di questa nuova tipologia di infrastrutture alla scala locale, mettendo al centro il bene comune. L’era contemporanea è plasmata dall’economia della conoscenza e dall’esperienza onlife, in cui il confine tra analogico e digitale scompare, incanalando flussi socio-economici attraverso piattaforme guidate da algoritmi e alimentate da dati. Questa globalizzazione digitale, guidata dagli ecosistemi delle piattaforme, ha generato una crescita apparentemente illimitata del traffico di dati, gestito su scale che raggiungono exabyte e zettabyte. Tale dinamica ha spostato il valore globale dalle tradizionali Big Oil all’egemonia delle Big Tech (MAMGA: Meta, Amazon, Microsoft, Google, Apple), che sono diventate aziende di valore assoluto. Il nuovo “oro nero” del XXI secolo sono i dati. L’enorme quantità di informazioni prodotte ha favorito l’evoluzione di una forma di capitalismo definita da alcuni autori come capitalismo della sorveglianza, dove l’esperienza umana viene espropriata come “surplus comportamentale” per alimentare i “mercati dei comportamenti futuri”. Contrariamente all’apparente immaterialità del digitale, questa rivoluzione è sostenuta da una massiccia infrastrutturazione fisica che sta rimodellando il paesaggio a diverse scale. Così come le infrastrutture logistiche (porti, aeroporti, stazioni, depositi, magazzini, lockers, ecc.) sono diventate l’ossatura attraverso cui spostare le merci e costruire l’economia di piattaforma, i data center (DC) sono diventati l’elemento materiale cruciale di questo sistema. Essi sono la spina dorsale dell’infrastruttura informativa globale e i nodi fisici attraverso cui transita gran parte di internet. Si configurano come veri e propri dispositivi spaziali in grado di modellare lo sviluppo territoriale, generando dinamiche di agglomerazione e configurando nuovi ecosistemi digitali

    Provisions | Dotazioni. Temporary Shelter in Venice

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    Il giornale nasce da un’esperienza didattico-progettuale intensiva sul tema dell’esclusione e della miseria nella città contemporanea e si colloca all’interno dell’unità di ricerca TEDEA – acronimo di Teorie dell’Architettura – un progetto che indaga, in maniera multidisciplinare e nel confronto con le diverse posizioni in campo, gli strumenti e i modi della produzione teorica in architettura. L’iniziativa, che ha assunto la forma di un workshop interdisciplinare e internazionale, si è svolta a Venezia, scegliendo come area di progetto campo Santa Margherita, storicamente luogo emblematico della marginalità e della resistenza popolare veneziana. L'originalità del lavoro risiede nell'intersezione fra la riflessione teorica e l’azione progettuale, in cui il concetto di provision – inteso come cura anticipatoria e atto di progetto – si concretizza nella proposta di rifugi temporanei e dotazioni urbane minime per persone senza fissa dimora. L’approccio è profondamente radicato nel contesto veneziano, esplorato attraverso una metodologia sperimentale che combina osservazione partecipata, volontariato, registrazione sensibile e progetto site-specific. La dimensione effimera degli interventi è assunta come cifra critica e politica, in opposizione alla rimozione contemporanea degli spazi della miseria. Il rigore metodologico si esplicita nell’articolazione del processo progettuale, che coinvolge studenti di diverse discipline, docenti, professionisti e operatori sociali, in un confronto tra saperi storici e pratiche del fare, tra progetto architettonico e paesaggistico. Le proposte elaborate interrogano il ruolo dell’architettura come dispositivo relazionale capace di restituire dignità e visibilità a soggetti marginalizzati. L’impatto scientifico si misura nella capacità di attivare una riflessione ampia sulla responsabilità del progetto nei confronti dell’inclusione sociale e della giustizia spaziale, proponendo una didattica progettuale che si fa strumento di indagine e trasformazione critica della città

    Il Mediterraneo: crocevia di progetto

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    Storie di materiali. Mappatura di 100 casi del Nord-Est

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    La mappatura di oltre cento materiali di seconda generazione prodotti nel Nord-Est ricostruisce come scarti e sottoprodotti vengano intercettati, trasformati e reimpiegati nelle filiere locali. Attraverso un impianto metodologico misto – tassonomie materiche, analisi settoriali, tracciamenti territoriali e biografie di materiale – la ricerca Material Exploratory rende visibili interdipendenze, traiettorie di circolarità e gradi di radicamento locale, costituendo così una base operativa per strategie circolari più integrate, ed evidenziando le lacune informative che ancora ostacolano piena trasparenza e scalabilità

    High Altitude Memory. Enhancement and enjoyment of the Dolomite front during the Great War = Memoria in quota. Valorizzazione e fruizione del fronte dolomitico della Grande Guerra.

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    This essay outlines the preliminary findings of an ongoing research project that aims to study, document, survey, reconstruct and communicate a set of information and knowledge relating to the defence and attack system of Italian troops during the First World War, along the front line that crossed the most imposing peaks of the Dolomites, within the geographical boundaries of the Veneto Region. The mapping, surveying and design of a network connecting these sites – which are often inaccessible due to inclement weather conditions or the precarious stability of the structures – were aimed at providing tools for knowledge. The digital duplication of these elements, through 3D models and AR and VR visualisations, enables an interactive narrative that promotes discovery and the establishment of connections between the sites within the mountainous environment. On one hand, the design of an "Interactive Virtual Tour" and, on the other, experimentation with artificial intelligence-based avatars demonstrates how the digital world, supported by rigorous and philologically validated research, can be a fundamental tool for both historical education and tourism promotion, emphasising the importance of the memory of high-altitude places. Expected outcomes include a greater understanding of sustainability challenges and an inspiration for collective action towards a more resilient future, demonstrating how living heritage can inform sustainable development globally. The installation, therefore, represents a concrete example of how the concept of "Urban/Nomadic" can inspire new ways of interaction between society, environment, and culture

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