Archivio istituzionale della ricerca - Università di Modena e Reggio Emilia

University of Modena and Reggio Emilia

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    Integrated Sustainability: Unimore’s Initiatives in Education, Research and Community Engagement

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    The University of Modena and Reggio Emilia (Unimore), a member of the Italian Universities Network for Sustainable Development, has developed a comprehensive, integrative approach to sustainability across education, research, and community engagement. This paper examines Unimore’s sustainability initiatives, including its contributions to the Emilia Romagna Region’s Pact for Work and Climate, its participation in international networks such as Hydrogen Europe Research, and its local community outreach through projects like the Zero Carbon City initiative. Unimore’s interdisciplinary Sustainability course, launched in 2021, and its research in fields like hydrogen technology, demonstrate the university’s commitment to fostering sustainable practices. The paper concludes with a discussion of Unimore’s prospects, potential limitations, and the broader implications of its initiatives for sustainable development in higher education

    Bassani e la poetica della traduzione: del tradurre e dell’essere tradotto in francese

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    Cet article se concentre sur le rapport entre Bassani et la traduction, vers et depuis le français. La première partie, consacrée à la traduction française de ses œuvres, analyse la traduction récemment publiée d’Una città di pianura, Une ville de plaine, ainsi qu’une édition spéciale avec un texte parallèle de Gli occhiali d’oro, en s’intéressant aux pratiques et aux questions de méthodologie de la traduction. La seconde partie porte sur plusieurs traductions par Bassani de poèmes de Rimbaud, Valéry, Apollinaire et Paul-Jean Toulet, mais surtout sur ses traductions de textes en prose, comme sa traduction de Vita privata di Federico II de Voltaire (Rome, Atlantica, 1945). Cette seconde partie, plus substantielle, vise à explorer la poétique de la traduction chez Bassani. À cette fin, les aspects linguistiques et stylistiques des poèmes sont analysés, ainsi que les aspects contextuels et thématiques des traductions de textes en prose, remontant ainsi aux débuts de sa production littéraire. L'objectif est de démontrer comment la traduction a contribué à la formation de la poétique de l'auteur.Il contributo è incentrato sul rapporto tra Bassani e la traduzione da e verso la lingua francese. Nella prima parte, dedicata alla traduzione francese delle opere di Bassani, vengono analizzate l'unica traduzione de Una città di pianura di recentissima pubblicazione, Une ville de plaine, e una particolare edizione con testo a fronte de Gli occhiali d'oro, incentrando la riflessione sulle pratiche traduttive e sulle questioni di metodologia della traduzione. La seconda parte, invece, è incentrata su alcuni saggi di traduzione a opera di Bassani delle poesie di Rimbaud, Valéry, Apollinaire, Paul-Jean Toulet, ma soprattutto sulle traduzioni di testi in prosa, come la poco traduzione bassaniana di un testo di Voltaire, Vita privata di Federico II (Roma, Atlantica, 1945). Questa seconda parte, più corposa, è volta a indagare la poetica della traduzione bassaniana. A tale scopo, sono approfonditi aspetti linguistici e stilistici per quanto riguarda le poesie, e aspetti di contesto nonché tematici per quanto riguarda le traduzioni dei testi in prosa, tutte risalenti alla prima fase della sua produzione letteraria. Si intende mostrare come l'attività di traduzione abbia contribuito alla formazione della poetica dell'autore.This paper focuses on Bassani's relationship with translation into and from French. The first part, devoted to the French translation of Bassani's works, analyzes the only recently published translation of Una città di pianura, Une ville de plaine, and a special edition with a parallel text of Gli occhiali d'oro, focusing on translation practices and questions of translation methodology. The second part, instead, focuses on several translations by Bassani of poems by Rimbaud, Valéry, Apollinaire, and Paul-Jean Toulet, but especially on his translations of prose texts, such as Bassani's rare translation of a text by Voltaire, Vita privata di Federico II (Rome, Atlantica, 1945). This second, more substantial part aims to explore the poetics of Bassani's translation. To this end, linguistic and stylistic aspects are explored in the poems, as well as contextual and thematic aspects in the translations of the prose texts, all dating back to the early phase of his literary production. The aim is to demonstrate how translation contributed to the formation of the author's poetics

    Funzionalizzazione di membrane polisulfone–grafene ossido per applicazioni avanzate nel trattamento acque

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    Il progetto nasce dalla collaborazione tra Medica S.p.A. e il CNR-ISOF, avviata con l’obiettivo di ampliare le funzionalità delle membrane polimeriche a fibre cave di polisulfone (PSU) e polieteresulfone (PES) prodotte da Medica, tradizionalmente impiegate per applicazioni biomediche e di disinfezione dell’acqua. L’integrazione di grafene ossido (GO) ha rappresentato una strategia chiave per superare l’approccio puramente filtrante, introducendo proprietà chimiche e interfacciali capaci di favorire interazioni selettive con molecole che non presentano affinità con i polimeri convenzionali. Questo ha permesso di combinare filtrazione, adsorbimento, ponendo le basi per lo sviluppo di membrane multifunzionali. Tra i risultati di questa sinergia si colloca Graphisulfone®, membrana composita PSU-GO che rappresenta il primo esempio commerciale di membrana con GO incorporato nella matrice polimerica. In questo contesto industriale si inserisce il mio progetto di dottorato, sviluppato in collaborazione con Medica, CNR, l’Università di Modena e Reggio Emilia, e sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’obiettivo è stato quello di sfruttare la reattività intrinseca del GO come piattaforma modulabile per introdurre nuove funzionalità in sistemi a membrana, dimostrando che il GO, una volta integrato nella matrice polimerica o depositato sulla superficie, mantiene siti ossigenati accessibili, chimicamente modificabili in modo selettivo senza compromettere la stabilità del materiale. La funzionalizzazione covalente del GO in dispersione mediante apertura degli epossidi con amminoacidi (Lisina, Metionina, Acido Glutammico e Arginina) ha fornito i presupposti chimici dell’approccio, generando derivati stabili con loading fino al 15%. Questi materiali hanno mostrato un’elevata capacità di adsorbimento in acqua verso contaminanti emergenti come carbamazepina, bisfenolo A e benzofenone-4 (fino a 295 mg g−1), nonché applicazioni nella cattura e conversione della CO2 e nel rilevamento elettrochimico del glifosato. La metodologia di funzionalizzazione è stata trasferita a due piattaforme industrialmente rilevanti. Nei granuli compositi PSU-GO, ottenuti dal recupero di scarti di Graphisulfone®, il trattamento con soluzioni di lisina e riscaldamento controllato ha portato a un loading di circa il 6%, incrementando la capacità di adsorbimento di carbamazepina fino a ~260 μg g−1. Nelle membrane di PES rivestite tramite coating di GO, la modifica con lisina ha migliorato l’affinità verso contaminanti organici, mentre la riduzione chimica con acido L-ascorbico ha consentito di ottenere membrane conduttive, impiegabili come catodi elettro-attivi in processi di elettro-Fenton. In questa configurazione, le membrane PES-rGO hanno generato radicali ossidrilici in grado di ossidare la superficie del polietilene, facilitandone la successiva biodegradazione. Nel complesso, la ricerca dimostra che il grafene ossido integrato o depositato in sistemi polimerici mantiene reattività chimica accessibile, sfruttabile per impartire proprietà adsorbenti, catalitiche o elettro-attive, trasformando le membrane da barriere passive a piattaforme multifunzionali e adattabili. Il lavoro integra sintesi chimica, caratterizzazione e validazione applicativa, collegando scienza dei materiali e innovazione industriale in un percorso volto a sviluppare dispositivi sostenibili e ad alto valore tecnologico.This thesis investigates how graphene oxide (GO) embedded in polysulfone (PSU) and polyethersulfone (PES) hollow-fiber architectures can be chemically addressed after processing to tune interfacial interactions for selective adsorption and reactivity. The central result is that GO retains accessible reactive domains within polymer matrices, enabling post-synthetic functionalization without compromising the integrity of the host material and supporting a shift from passive filtration toward active, adaptable membrane systems for advanced water treatment. A molecular baseline was first established on GO nanosheets: epoxide ring-opening in mild aqueous basic conditions enabled covalent grafting with amino acids, offering controlled changes in polarity and donor–acceptor character. These model systems clarified structure–reactivity relationships and informed performance in three contexts—adsorption of pharmaceuticals, selective sensing (e.g., glyphosate), and CO2 capture and conversion—providing the chemical methodology and conceptual rules to transfer into composites. The study then translated this chemistry to industrially derived PSU–GO granules obtained by upcycling manufacturing offcuts of GO-containing hollow fibers. Scalable in-flow functionalization preserved the hierarchical porosity while introducing targeted functionalities throughout the GO domains. Lysine grafting produced a substantial increase in carbamazepine adsorption capacity, demonstrating that covalent modification directly enhances sorption in polymer–GO composites and that laboratory chemistry can operate under practical flow conditions. Finally, multilayer GO coatings on PES hollow fibers showed that the same principles apply to membranes already configured for industrial use. Beyond adsorption, these coatings endowed the membranes with electrochemical activity: under electro-Fenton conditions, hydroxyl radical generation was confirmed and the membranes contributed to enhanced polyethylene degradation, extending their role from passive separators to multifunctional, reactive interfaces. Situated within an industrial–academic synergy involving the University of Modena and Reggio Emilia (UNIMORE), Medica S.p.A., and the National Research Council (CNR–ISOF, Bologna), the work bridges molecular design and industrial implementation while aligning with circular-economy principles

    Physical-chemical synergistic toughening mechanism of wollastonite powder in MgO-K2HPO4-SiO2 cement system

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    Magnesium Silicon Potassium Phosphate Cement (MSPPC, MgO-SiO2-K2HPO4) exhibits excellent mechanical strength and promising potential for structural repair applications. However, its inherent brittleness severely limits its performance under dynamic loading conditions. To enhance the toughness of MSPPC, this study introduces wollastonite powder (CaSiO3), which possesses a combination of potential chemical reactivity, micro-filling capacity, and fiber-bridging effects. The effects of partial MgO replacement by wollastonite (0–50 wt%) on the mechanical and microstructural properties of MSPPC were systematically investigated. The toughening efficiency was evaluated through impact resistance tests, while XRD and SEM analyses were conducted to study the underlying mechanisms. The results indicate that when 30 wt% of MgO is replaced by wollastonite, the composite achieves the optimal toughening performance. Compared with the control sample (0 wt% replacement), the initial and final impact counts increased by approximately 4.7 times and 9.2 times, respectively. Microstructural observations revealed that wollastonite enhances toughness through a "physical-chemical synergistic mechanism". Physically, its fine particles fill capillary pores effectively, while its fibrous morphology bridges microcracks and suppresses their propagation. Chemically, wollastonite dissolves in the alkaline environment and participates in hydration reactions, promoting the formation of amorphous or poorly crystalline calcium silicate hydrate (C-S-H), magnesium silicate hydrate (M-S-H), K-rich silicate gel, which collectively strengthen the solid matrix and refine the pore structure. This study is the first to propose and verify the "physical-chemical synergistic toughening mechanism" of wollastonite in MSPPC, providing new theoretical insights and technological guidance for the design and development of high-toughness magnesium silico-phosphate cement materials. Compared with conventional toughening strategies such as fiber reinforcement or polymer modification, the proposed physical-chemical synergistic mechanism enables simultaneous crack-bridging, pore refinement, and solid-phase strengthening without introducing additional organic components or interfacial incompatibility. This feature makes wollastonite-modified MSPPC suitable for impact-resistant and durable repair materials in harsh service environments

    Targeting della risposta al danno del DNA nel carcinoma colorettale mediante la destabilizzazione del dimero della timidilato sintasi umana (hTS).

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    La timidilato sintasi umana (hTS) svolge un ruolo centrale nella biosintesi della Timidina, precursore essenziale per la sintesi del DNA. hTS è costantemente sovra espressa nei tumori ed è considerata un importante bersaglio per la terapia antitumorale. I nostri nuovi inibitori dissociativi della hTS (Ddis) agiscono con un meccanismo diverso rispetto ai farmaci attualmente utilizzati nelle strategie chemioterapiche. I Ddis modulano l’equilibrio tra dimero e monomero della hTS, spostando l’equilibrio verso il monomero. I Ddis inibiscono l’attività di questo enzima omodimerico obbligato, favoriscono la sua degradazione intracellulare e bloccano la crescita tumorale. Nel presente studio, abbiamo investigato l’effetto dei Ddis sulla linea cellulare di carcinoma del colon HCT116 (CRC) e il ruolo della hTS nel danno al DNA e nella risposta al danno al DNA (DNA Damage Response, DDR). Il Ddis (E7), a differenza di altri farmaci attualmente in uso clinico (ad esempio 5-Fluorouracile, 5-FU), ha ridotto i livelli proteici di hTS, indotto stress di replicazione e danno al DNA (γ-H2AX), con conseguente arresto del ciclo cellulare in fase G2/M e morte delle cellule CRC. Abbiamo inoltre dimostrato che gli inibitori di hTS causano l’accumulo del fattore soppressore tumorale P53-binding protein 1 (53BP1) nei foci nucleari. 53BP1 svolge un ruolo cruciale nell’orchestrare la via della DDR. In seguito al danno al DNA indotto dall’esposizione ai Ddis, abbiamo osservato l’attivazione della chinasi checkpoint 1, Chk1 (pChk1-Ser345). Chk1 è una chinasi essenziale per il checkpoint G2/M del danno al DNA, che richiede l’attività della chinasi ATR. Questo risultato è stato confermato dall’inattivazione dell’attività nucleare del complesso ciclina B/CDK1, che ha bloccato l’ingresso in mitosi e ha consentito il tempo necessario per la riparazione del DNA. Infine, strategie di combinazione con inibitori della DDR (ATRi e WEE1i), attualmente in sperimentazione clinica, hanno mostrato che gli inibitori di hTS (E7) sensibilizzano le cellule di carcinoma del colon HCT116 resistenti al 5-FU al blocco della segnalazione DDR. Complessivamente, i nostri risultati dimostrano un legame funzionale tra il metabolismo tumorale dipendente da hTS e lo stress di replicazione, che può essere sfruttato terapeuticamente con questa nuova generazione di inibitori.Thymidylate synthase (hTS) plays a central role in thymidylate biosynthesis, a crucial precursor for DNA synthesis. hTS is consistently overexpressed in cancer and is considered an important target for cancer therapy. Our novel hTS-dimer disruptors, Ddis, inhibit hTS with a different mechanism of action compared to drugs currently used in chemotherapy strategies. Ddis target the hTS dimer-monomer equilibrium, shifting the dimerization equilibrium towards the monomer. Ddis inhibits the activity of this obligate homodimeric enzyme, favours its intracellular degradation and inhibits cancer growth. In the present study, we investigate the effect of Ddis in the HCT116 colon cancer cell line (CRC) and the role of hTS in DNA damage and DNA damage response. Ddis (E7), unlike other drugs currently in clinical use (e.g., 5-Fluorouracil, 5-FU), reduced hTS protein level, induced replication stress and DNA damage (γ-H2AX), followed by G2/M-phase arrest and cell death of CRC cell lines. We demonstrated that hTS inhibitors caused the tumor suppressor P53-binding protein 1 (53BP1) accumulation in the nuclear foci. The 53BP1 plays a pivotal role in orchestrating the DNA Damage Repair (DDR) pathway. Furthermore, after DNA damage occurred following exposure to Ddis, we observed the activation of Checkpoint kinase 1, Chk1 (pChk1-Ser345). Chk1 is an essential kinase required for the G2/M DNA damage checkpoint, which requires ATR serine/threonine kinase. This result was confirmed by the inactivation of nuclear cyclin B/CDK1 activity, which halted mitotic entry and allowed time for DNA damage repair. Next, combination strategies with DDR inhibitors (ATRi and WEE1i), being tested in clinical trials, showed that hTS inhibitors (E7) sensitize HCT116-5FU-resistant colon cancer cells to DDR- signaling blockade. Overall, our results demonstrate a functional link between hTS-dependent cancer metabolism and replication stress that can be exploited therapeutically with this new generation of inhibitors

    Bio-hybrid Photovoltaic devices operated on living photosynthetic bacteria

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    The use of the abundant and easily available solar energy is central towards a carbon-free society and represents the most sustainable strategy for the increasing energy demand. Rhodobacter (R.) sphaeroides is a versatile photosynthetic purple non sulfur bacteria able to harvest sunlight, particularly in the Near InfraRed (NIR) region, and to efficiently transform it into photochemical energy. In this work, whole wild-type, metabolically-active photosynthetic bacterial cells of R. sphaeroides , and their carotenoid-less mutant strain, were integrated in a two-electrode architecture, to output a positive photovoltage upon illumination. The photovoltage amplitude of the mutant strain is almost three times higher than that obtained with wild-type cells. Photosynthetic bacteria were also integrated in a light-electrolyte-gated organic transistor to produce a photomodulated electronic current, as well as in a biophotonic power cell working on direct sunlight. This proves that bio-organic hybrid optoelectronic devices may enable environmentally safe and cost-effective energy production

    Local–global generation property of commutators in finite π-soluble groups

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    For a group A acting by automorphisms on a group G, let IG(A) denote the set of commutators [g,a]=g−1ga, where g∈G and a∈A, so that [G,A] is the subgroup generated by IG(A). We prove that if A is a π-group of automorphisms of a π-soluble finite group G such that any subset of IG(A) generates a subgroup that can be generated by r elements, then the rank of [G,A] is bounded in terms of r. Examples show that such a result does not hold without the assumption of π-solubility. Earlier we obtained this type of results for groups of coprime automorphisms and for Sylow p-subgroups of p-soluble groups

    Caratterizzazione pre-clinica di terapie a base di piastrine in applicazioni oncologiche e di medicina rigenerativa

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    Le piastrine sono piccoli frammenti cellulari privi di nucleo derivati dai megacariociti presenti nel midollo osseo e svolgono un ruolo fondamentale in molteplici processi fisiopatologici, tra cui la coagulazione, la guarigione delle ferite, la modulazione immunitaria e la progressione del cancro. In clinica, le trasfusioni di piastrine vengono utilizzate per la gestione delle emorragie e casi di trombocitopenia, in particolare nei pazienti oncologici. Per superare i limiti imposti dalla conservazione a temperatura ambiente, è stata adottata come strategia alternativa la crioconservazione delle piastrine. Tuttavia, anche questo approccio presenta alcune criticità, il processo di congelamento e scongelamento infatti induce l'attivazione delle piastrine, portando al rilascio di quantità significative di fattori di crescita e vescicole extracellulari, oltre ad alterazioni nel loro profilo di coagulazione. Al di là del loro coinvolgimento in emostasi e coagulazione, le piastrine svolgono anche un ruolo fondamentale nella guarigione delle ferite. Il loro potenziale rigenerativo è principalmente attribuito alla ricca varietà di fattori di crescita e citochine immagazzinate nei granuli α; per questo motivo, i concentrati piastrinici rappresentano oggi un pilastro della medicina rigenerativa, ampiamente impiegati per favorire la riparazione tissutale e accelerare i processi di guarigione. Il plasma ricco di piastrine (PRP) è l’emoderivato più comunemente utilizzato, con ampie applicazioni cliniche che includono il trattamento di ferite croniche, lesioni muscoloscheletriche, interventi chirurgici orali e maxillo-facciali e varie condizioni dermatologiche. Questa tesi offre un’analisi approfondita sui molteplici ruoli svolti dalle piastrine nei diversi contesti biomedici. Lo studio ha innanzitutto esaminato la funzionalità coagulativa delle piastrine dopo la crioconservazione, con particolare attenzione a come le tempistiche di scongelamento influenzano la vitalità delle piastrine, il loro stato di attivazione e la loro capacità di favorire la formazione di coaguli. L’attività biologica delle piastrine dopo lo scongelamento è stata ulteriormente indagata attraverso l’analisi del loro effetto sul comportamento delle cellule tumorali in vitro, con l’obiettivo di chiarire le potenziali modificazioni delle interazioni piastrine–tumore indotte dalla crioconservazione. Inoltre, il potenziale rigenerativo delle piastrine è stato valutato analizzando la secrezione di molecole coinvolte nei processi di guarigione delle ferite e di riparazione tissutale. Data la diffusa applicazione clinica del PRP nella gestione di vari tipi di ferite, questo lavoro ha anche studiato come le differenze nei metodi di preparazione e applicazione del PRP influenzano la rigenerazione delle principali popolazioni di cellule cutanee, come i fibroblasti e i cheratinociti. L'obiettivo principale di questo lavoro è quello di studiare l'impatto della crioconservazione sulle caratteristiche biochimiche e funzionali delle piastrine crioconservate mediante aferesi, al fine di ottimizzare i tempi di trasfusione e valutarne gli effetti sul comportamento delle cellule tumorali in vitro, con lo scopo di chiarire le loro potenzialità nella trasfusione di pazienti onco-ematologici. L'obiettivo secondario è quello di caratterizzare e confrontare le capacità rigenerative dei PRP derivati dal buffy coat e da aferesi. Questi dati dovrebbero offrono un contributo al perfezionamento delle pratiche trasfusionali e all'ampliamento delle applicazioni terapeutiche dei derivati piastrinici, promuovendone così l'integrazione in strategie personalizzate per l'emostasi e la rigenerazione dei tessuti.Platelets are small, anucleate cell fragments derived from megakaryocytes in the bone marrow and playing a pivotal role in multiple pathophysiological processes, including coagulation, wound healing, immune modulation and cancer progression. Once released into circulation, platelet remain in a quiescent state until activated by various stimuli. Clinically, platelet transfusions are routinely employed to control bleeding and manage thrombocytopenia, particularly in oncology patients. To address the limitations of room temperature storage, platelet cryopreservation has been adopted as an alternative strategy; however, this approach is not without challenges. The freeze-thaw process induces platelet activation, leading to the release of significant quantities of growth factors and extracellular vesicles, alongside alterations in their coagulation profile. However, beyond their well-established function in haemostasis and coagulation, platelets also play a pivotal role in wound healing. Their regenerative potential is largely attributed to the diverse array of growth factors and cytokines stored within their α-granules. As such, platelet concentrates have become a cornerstone of regenerative medicine, widely used to support tissue repair and accelerate healing processes. Platelet-Rich Plasma (PRP) is the most commonly utilised platelet-derived product, with broad clinical applications including the treatment of chronic wounds, musculoskeletal injuries, oral and maxillofacial surgeries, and various dermatological conditions. This thesis presents a comprehensive investigation into the multifaceted roles of platelets across diverse biomedical contexts. The study first examined the coagulative functionality of platelets following cryopreservation, with particular emphasis on how variations in thawing time influence platelet viability, activation state, and their capacity to support clot formation. The post-thaw biological activity of these platelets was further evaluated by analysing their influence on cancer cell behaviour in vitro, providing insights into potential alterations in tumour–platelet interactions after cryostorage. Beyond their haemostatic role, the regenerative potential of platelets was explored through their secretion of bioactive molecules that promote wound healing and tissue repair. Given the widespread clinical use of platelet-rich plasma (PRP) for managing various wound types, this work also investigated how differences in PRP preparation and application methods influence the regenerative responses of key skin cell populations, such as fibroblasts and keratinocytes

    Communicating breastfeeding benefits or formula-feeding risks? The underlying process explaining the framing effect on infant-feeding attitudes and intentions.

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    A preregistered experimental study tested the effects of message framing on breastfeeding and formula-feeding attitudes and intentions. It also examined whether affective reaction and information acceptance mediated these effects, and whether self-efficacy and perceived behavioral control (PBC) moderated them. Participants (282 pregnant women) were randomly assigned to a gain frame condition (benefits of breastfeeding), a loss frame condition (risks of not breastfeeding), or a control condition. Results showed two opposite indirect effects: the loss frame elicited negative affect, which lowered information acceptance; and conversely, the gain frame induced positive affect, thus increasing acceptance. These affective and cognitive responses differentially affected breastfeeding and formula-feeding attitudes and intentions, with the loss frame indirectly worsening the former (95% CI [−.24, −.08]) and improving the latter (95% CI [.03, .11]), while the gain frame worsened formula-feeding attitudes and intentions (95% CI [−.03, −.01]) and improved those related to breastfeeding (95% CI [.01, .08]). Additionally, low levels of breastfeeding self-efficacy and PBC amplified the negative effects of the loss-framed message and suppressed the positive effects of the gain-framed message. These findings highlight the affective and cognitive mechanisms through which risk-based language can have unintended, counterproductive effects. Breastfeeding promotion should emphasize benefits rather than risks and empower women's self-efficacy

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