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    Il capitano e il gentiluomo di fortuna: le geografie parallele di Richard F. Burton e Corto Maltese

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    Richard Francis Burton è uno dei principali esploratori e narratori delle esplorazioni della seconda metà dell'Ottocento. La sua abbondante produzione letteraria al riguardo esemplifica atteggiamento della principale potenza europea e allora mondiale, il Regno Unito, nei confronti del resto del mondo. I suoi racconti costituiscono la base della conoscenza e dei sogni del mondo da parte delle giovani generazioni che crescono nel corso del primo Novecento. Tra queste quella che comprende Hugo Pratt, il principale autore della "letteratura disegnata" italiana, dalla cui fantasia è nato Corto Maltese, gentiluomo di fortuna le cui avventure attraversano il mondo a cavallo fra Otto Novecento. Il contributo discute le coincidenze fra le tappe e i viaggi di Burton e di Corto Maltese e evidenzia la relazione, mediata da Pratt

    Processi di valutazione e luoghi di pubblicazione. Note a margine delle procedure di valutazione della qualità della ricerca

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    L'univeristà italiana è attraversata da unprocesso di valutazione della produizione scientifica che presenta grandi novità e porta serie modifiche nel rapporto tra ricerca e diffusione dei risultati. Le scelte fatte dll'Agenzia di valutazione per la procedura di Valutazione della qualità della ricerca appaiono non propriamente oggettive, risentono di approcci personali e in alcuni casi sono discutibili. Un diverso atteggiamento consentirebbe un distinto risultato

    «Ritorna alla casella di partenza». La gestione del riordino amministrativo in Friuli Venezia Giulia

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    Il Friuli Venezia Giulia è una regione autonoma ed è anche quella che ha visto stabilita la propria struttura territoriale in una fase successiva al resto del Paese. Questo fatto ha condizionato le sue coesione e organizzazione interna, basata sulla contrapposizione prima tra le due parti che la definiscono, poi fra le province, che passano nel corso della sua storia prima da due a tre e poi da tre a quattro. Il suo sviluppo è condizionato, nella prima parte della sua vita, dalla presenza del confine internazionale che impone il primato dell’attenzione militare nella gestione degli spazi. Dopo la caduta dei Paesi socialisti e in particolare della Jugoslavia, la politica regionale avvia una riflessione sulle forme di un’organizzazione amministrativa funzionale alla crescita integrata della comunità regionale. L’applicazione della autonomia non più condizionata da fenomeni esterni produce l’introduzione, nel giro di un quindicennio, di quattro successivi provvedimenti di riordino territoriale che vanno dal tentativo fallito dell’istituzione di una provincia montana alla creazione di una serie di aree vaste, dall’abolizione delle amministrazioni provinciali a seguito della legge nazionale 56 del 2014 alla restaurazione dello status quo

    Paesaggio geografico ed elettorale delle “province” di Gorizia

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    L’organizzazione delle ripartizioni amministrative ha di norma un’influenza sulle modalità attraverso le quali si strutturano i rapporti fra le persone che vivono in quegli spazi. Questo di solito avviene con i confini interstatali, ma può accadere anche all’interno di livelli amministrativi minori. Le vicende degli spazi che volta per volta sono stati identificati come “province” di Gorizia suggeriscono la validità persino ai livelli minimi - sotto l’aspetto dell’estensione superficiale - di questi processi, anche in quelli ai margini delle grandi trasformazioni economiche e politiche. La ripartizione novecentesca e post-conteale del territorio “goriziano”, considerato nella sua accezione più vasta, mostra come l’uso delle politiche di riordino amministrativo, attuate non sulla base dei rapporti interni al territorio ma in funzione di disegni esterni e/o generali, produca dissesti sul paesaggio, spaziale ed umano, giocando con quella che viene giustamente indicata come “una storia di confine

    Il consenso politico al confine orientale nel primo dopoguerra. Geografia elettorale nei comuni ex asburgici dell’odierno Friuli Venezia Giulia

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    La costruzione del confine orientale italiano passa attraverso l’acquisizione allo Stato sabaudo di ampi territori asburgici a seguito della vittoria nella prima guerra mondiale. Tali spazi comprendevano una popolazione mista, costituita in parte da italiani, ma in maggioranza da sloveni e croati, e l’esito opposto del successivo conflitto ne ha attribuito la sezione predominante alla Jugoslavia, e quindi alle Repubbliche di Slovenia e di Croazia. Una porzione di questo territorio, composta da una quarantina di Comuni (il numero è di complessa individuazione in ragione delle modifiche intercorse nella com- posizione delle singole amministrazioni), è rimasta all’Italia e in tutto il periodo successivo, ventennio fascista a parte, l’andamento del voto ha seguito dinamiche che trovano origine nei primi due decenni del Ventesimo secolo. In questa fase giungono a compimento le trasformazioni economiche e sociali dell’area ed emergono le contrapposizioni fra italiani e sloveni, proprio negli spazi dove lo stretto contatto fra le diverse componenti nazionali aveva consentito e favorito la costruzione della società locale. Tutti questi elementi si riscontrano nel confronto fra i comportamenti elettorali nell’area durante il periodo a cavallo della Grande guerra e consentono di gettare un po’ di più luce sulle questioni che accompagneranno l’evoluzione del territorio durante il resto del Novecento

    Gramsci e la geografia italiana: soltanto una questione di interpretazione?

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    A partire dal contributo di Matteo Bolocan Goldstein si esamina la presenza della riflessione di Antonio Gramsci, che tocca nella sua produzione una ampia serie di temi geografici e di stretto interesse per lo studio e la discussione dei rapporti fra territorio e società in Italia, all'interno della produzione geografia italiana e si attesta la sua esclusione per un lungo tratto di tempo. Il punto di vista gramsciano, ovvero la interpretazione marxiana dei fenomeni sociali e territoriali mediata dall'esperienza e dalle vicende italiane, è stato mantenuto attivo nel dibattito geografico grazie al lavoro di Emilio Sereni e di Lucio Gambi

    Dal Tocai al Friulano, dal Prosecco a Prosecco. Di vini e geografia in Friuli Venezia Giulia

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    La gestione del rapporto tra territorio e vino passa attraverso la valorizzazione delle specificità locali, le vicende storiche,i rapporti commerciali. Nel caso del Friuli Venezia Giulia il vino rappresenta una degli aspetti prevalenti della cultura locale e dell'immagine che il territorio vuole dare di sé, nel momento in cui l'area produce tra i migliori vini bianchi italiani. Tale stato delle cose si è intersecato con la normativa europea, imponendo la modifica del nome del vino più diffuso, sulla base di una contrapposizione con produzioni ungheresi. Di seguito a ciò si è innescato un processo di contrapposizione con il vicino Veneto e in particolare con il vino Prosecco, il più venduto in Italia. L'intreccio tra vini e paesaggio rivela una relazione tra uomo e territorio che entra in crisi nel momento in cui interessi economici superiori appaiono sulla scena

    Riordino territoriale e “inviluppo” locale. Ritaglio amministrativo e problemi di governance nel Friuli Venezia Giulia

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    Il Friuli Venezia Giulia è una delle cinque regioni autonome italiane ed è stata costituita unendo due aree che avevano percorsi storici differenti. La loro unione avviene con la fine della prima guerra mondiale e i problemi del territorio nascono in parte dalle soluzioni adottate da quel momento. Anche dopo la nascita della Repubblica e l’unione di Trieste all’Italia, la separazione fra Friuli e Venezia Giulia permane e le varie soluzioni di nuova geografia amministrativa, proposte nei decenni successivi, da un lato non hanno risolto i problemi per i quali erano state adottate e dall’altro non hanno contribuito alla coesione interna. L’introduzione della legge 56 del 2014 impone la riforma delle Province e la soluzione adottata nella Regione autonoma introduce nuovi elementi di frattura. Questa nuova situazione non viene condivisa con la popolazione locale e crea le condizioni per ulteriori contrapposizioni interne che nuocciono allo sviluppo della comunità regionale
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