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    Dal nome composto alla Città metropolitana. Le condizioni del diversificato sviluppo territoriale del Friuli Venezia Giulia

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    La costruzione della regione autonoma Friuli Venezia Giulia sconta diversità interne e interessi divergenti che hanno avuto conseguenze nella coesione territoriale e nel sistema di relazioni interne, testimoniati anche dal curioso percorso di costruzione di un'ipotesi di città metropolitan

    Introduzione in S. Zilli (a cura di) Territorio e consumo in una regione composita. Il Friuli Venezia Giulia fra grande distribuzione organizzata e Barcolana

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    la regione autonoma friuli venezia giulia presenta delle modalità di organizzazione politica e commerciale proprie e che hanno seguito percorsi autonomi rispetto le restanti regioni italian

    Storia controversa del ritaglio amministrativo italiano

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    L'articolo riassume le vicende organizzative, sotto l'aspetto della geografia amministrativa, dello Stato italiano, dalle province alle regioni alle diverse strutture di area vasta, ragiona sullo stato delle cose interno alle varie regioni italiane fino al momento dell'introduzione della nuova normativa sul riordino territorial

    Criteri e logiche per un ritaglio efficiente

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    Il lavoro sviluppa un'analisi dello stato delle cose in relazione alla struttura amministrativa italiana alla luce delle recenti esigente legislative e della riflessione scientifica sul tema e propone una ipotesi di riordino territoriale amministrativo differenziata per singola regione interna allo Stato italian

    TERRITORIO E CONSUMO IN UNA REGIONE COMPOSITA. Il Friuli Venezia Giulia fra Grande Distribuzione Organizzata e Barcolana

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    Durante l’intera epoca repubblicana la Regione Friuli Venezia Giulia ha mantenuto una divisione interna, segnata dalle due parti indicate nel suo nome, inventato nel 1948. Ciò ha costituito il principale limite allo sviluppo del territorio, già vincolato nelle proprie opportunità di autonomia politica e produttiva dalla presenza del confine con i Paesi dell’Est. Tali limiti avrebbero potuto essere superati, anche in forza della Specialità regionale, con la caduta della cortina di ferro, il successivo allargamento dell’Unione Europea alla gran parte della sezione orientale del continente e la nascita di nuovi Stati sorti dalla disgregazione della ex vicina Jugoslavia. Invece la ridotta volontà politica interna alla regione ha perpetuato la contrapposizione fra le parti, limitando gli spazi per una discussione organica sulle condizioni di crescita della comunità. La rinuncia a un diverso ragionamento su una nuova coesione interna risalta nelle scelte di riordino territoriale, legate alla possibilità di adeguamento alla normativa nazionale e alla necessità di svecchiare una organizzazione degli spazi amministrativi datata e inadeguata. Un simile atteggiamento trova riscontro anche nelle scelte politiche relative alla Grande Distribuzione Organizzata e nelle modalità con le quali lo spazio regionale è stato investito dall’introduzione di strutture commerciali centralizzate, in misura superiore alla media nazionale e non sempre coerente con l’organizzazione storica del territorio. Questo nonostante il Friuli Venezia Giulia mantenga esempi di possibili diversi approcci nei confronti del rapporto fra consumo, popolazione e paesaggio, come suggerito dai casi dei Locali storici e della Barcolana

    Emilia-Romagna

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    Ricognizione sul percorso seguito dalla Regione Emilia-Romagna nella costruzione degli strumenti di governo territoriale consente di esemplificare le modalità secondo le quali le strutture amministrative locali hanno coniugato istanze del territorio, esigenze di razionalizzazione e normativa nazionale. Si evidenzia come il governo del territorio trova nella suddivisione amministrativa interna alla Regione un limite che spesso viene superato attraverso la costruzione di una pluralità di perimetrazioni a geometria variabile, instaurando un regime di convivenza con le aggregazioni storiche e i relativi confini. È un processo che ha prodotto un vero e proprio freno alla crescita del territorio, il cui superamento, come viene argomentato, non può però passare attraverso l’imposizione di uno schema unico applicabile alle diverse realtà

    Le Marche

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    Costrette da una legislazione nazionale che innovava senza mai sciogliere i vincoli del vecchio ritaglio, le Marche, da considerarsi tra le Regioni italiane minori per superficie (9.366 kmq), hanno sostanzialmente seguito negli ultimi anni una politica di riorganizzazione amministrativo- territoriale basata su un unico ambito territoriale ottimale oppure sulle vecchie cinque Province. È un dato di fatto che lo strumento delle Unioni comunali fornito dal Testo unico sugli enti locali non è stato particolarmente implementato. Le Unioni di Comuni marchigiane, infatti, sono state viste essenzialmente come forma di contrasto della marginalità e sono rimaste poche e inadeguate, ubicate lungo la fascia collinare (43 piccoli Comuni nella seconda e terza linea verso mare), senza la partecipazione di alcun centro urbano importante

    Prologo [Sir Richard F. Burton, Trieste e l’esplorazione. Gli itinerari del mondo]

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    il testo introduce al volume che racconta la vita e le peregrinazioni dell'esploratore britannico Richard Francis Burton nel corso della seconda metà dell'Ottocento e le sue relazioni con la allora città cosmopolita di Triest
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