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Dante a Trento! Usi e abusi di una retorica nazionale (1890-1921)
L’11 ottobre 1896, in piena dominazione austroungarica, si inaugurava a Trento il monumento a Dante «Genio tutelare della lingua e della civiltà italiana nel Trentino», opera dello scultore fiorentino Cesare Zocchi. Riconosciuto come il più articolato e riuscito fra i molti dedicati al poeta nel corso dell’Ottocento, quello di Trento è passato alla storia come un monumento apertamente irredentista, un’interpretazione che l’esito della Grande Guerra non fece che rafforzare. Ma nel contesto multinazionale dell’Impero, l’affermazione dell’italianità era impresa ben più complessa. Anna Pegoretti ricostruisce nel dettaglio l'episodio restituendolo al suo articolato contesto storico, culturale e letterario, dominato dalla figura di Giosue Carducci
Da Dante a Berenson: sette secoli tra parole e immagini. Omaggio a Lucia Battaglia Ricci
Il volume, di carattere spiccatamente interdisciplinare, raccoglie tredici saggi incentrati sull’intreccio fra parola e immagine. Da prospettive diverse, si indagano tematiche riguardanti il rapporto tra arti visive e letteratura: dalla potenza icastica della parola dantesca alla ricchezza esegetica e iconografica della prima tradizione di commento alla Commedia; dal rapporto che Leonardo da Vinci – di cui si analizza la poco nota scrittura destrorsa – intrattenne con l’opera e la figura di Dante, fino alla peculiare fortuna critica dei disegni di Sandro Botticelli per il poema negli anni di Bernard Berenson. Oltre l’Alighieri, la prospettiva si allarga per affrontare il rapporto fra ideazione di immagini e fonti testuali tra tardo Medioevo e Rinascimento; la pratica mariniana del “ritratto” in versi; il ruolo che le immagini giocano nella prima Grammatica illustrata dell’italiano pubblicata nel 1898. Arricchisce il volume un contributo sulla formazione del giovane Boccaccio. Temi tutti cari a Lucia Battaglia Ricci, alla quale il volume è offerto
L’Empireo in Dante e la «divina scienza» del “Convivio”
Building on recent scholarship, this essay reconsiders Dante’s description of the Empyrean
and of divine science in his Convivio (II.iii, 8-11 and xiv, 19-20), by emphasising their deep
connection and profound otherness in comparison with physical reality and human knowledge.
First, it is argued that, in his treatise, Dante describes the Empyrean as a non-material
sky. Second, a new appraisal of Dante’s definition of divine science is offered, one which stresses
the author’s reference to the words uttered by Christ during the Last Supper, and the role that the
whole passage and its medieval exegesis ascribe to the Holy Spirit in clarifying the divine teachings
conveyed by the Gospels
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