1,721,086 research outputs found
Una carrellata di clitici: osservazioni su alcuni possibili verbi procomplementari in un corpus di italiano scritto
Questo contributo illustra alcuni risultati di uno studio di più ampio respiro reso possibile dal Finanziamento di Ateneo per la Ricerca Scientifica 2016 dell’Università
di Trieste, di cui ho avuto modo di illustrare altri aspetti in Ondelli 2019a e 2019b. La ricerca riguarda l’impiego dei verbi procomplementari in corpus di opere letterarie e paraletterarie, tradotte da altre lingue o scritte da autori italiani, nel periodo che va dal 1800 al 2005. Le ipotesi da cui mi sono mosso riguardano da un lato l’incremento in diacronia della frequenza d’uso di questi verbi caratteristici della varietà parlata (Berretta 1994) e dell’uso medio (Sabatini 1985) man mano che si procede verso l’oralizzazione dell’italiano (Antonelli 2011); dall’altro la loro minor incidenza nelle traduzioni in conseguenza della scarsità dello stimolo nelle lingue di partenza (c.d. Unique item hypothesis di Tyrkkonen-Condit, 2004) e della tendenza dei traduttori a rispettare la norma codificata, evitando tratti innovativi o in qualche modo marcati (Baker 1996)
Introduzione: cause, reazioni e conseguenze
Negli ultimi anni si è registrato un rinnovato interesse per l’uso dell’italiano rispettoso delle differenze di genere. Questo interesse si esplicita perlopiù in proposte di tipo prescrittivo, che prevedono una serie di suggerimenti volti a evitare il sessismo nella lingua con interventi a livello lessicale e morfosintattico. I quattro studi presentati in questo volume si pongono invece l’obiettivo di descrivere da prospettive diverse la questione di lingua e genere in Italia, provando a rispondere a quattro domande. Innanzitutto, che grado di sessismo si registra nei contenuti, nella lingua e nelle immagini dei libri di testo delle scuole primarie, su cui gli alunni formano le loro prime competenze? In seconda battuta, che conseguenze ha l’esclusione del femminile dalla lingua sulla percezione della realtà da parte dei e delle parlanti? E poi, che cosa pensa veramente la comunità italofona dell’accettabilità di espressioni innovative – ma spesso ritenute brutte – come “assessora”, “ministra” o “sindaca”? Infine: esistono delle differenze in come uomini e donne comunicano su Facebook in italiano
Rivista Internazionale di Tecnica della Traduzione. International Journal of Translation
Anche questo numero della RITT è suddiviso in tre sezioni: una tematica, una miscellanea e la terza dedicata ad articoli di neolaureati. Per una panoramica della prima sezione, particolarmente ricca, curata da Stefano Ondelli e dedicata
all’italiano tradotto dei giornali, si rimanda al contributo di Michele Cortelazzo.
che segue questa premess
Che cosa intendiamo per «linguaggi settoriali e specialistici»? Evoluzione terminologica e prospettive di ricerca
Negli ultimi 45 anni, come si mostra nel quarto capitolo, il cambiamento delle etichette terminologiche e l’introduzione di nuove classificazioni ha rispecchiato l’ampliarsi e il precisarsi dell’oggetto di questo ambito di indagine. Anche se il livello lessicale resta fondamentale, le ultime prospettive di ricerca tengono conto in particolare della pragmatica e delle tipologie testuali. Si tratta di aspetti importantissimi da diversi punti di vista: dalla definizione stessa di cosa sia un linguaggio settoriale, alla possibilità di valutare leggibilità e traducibilità dei testi. Traendo spunto da esempi di italiano giuridico, nel quarto capitolo, di Stefano Ondelli, si mette in luce la necessità di andare oltre la terminologia e considerare il ruolo di morfosintassi e testualità nella definizione e traduzione dei linguaggi specialistici
Perché diciamo “fake news” e non “notizie false”?
Il fenomeno delle notizie false è al centro del dibattito sull’informazione: dal bullismo online alla sospette ingerenze nelle elezioni politiche, le “bufale” hanno trovato terreno fertile su Internet. Gli strumenti della linguistica sono utili, se non a evitare del tutto la verifica delle notizie, almeno a far scattare campanelli di allarme che permettano al lettore di individuare le fake news? Il volume risponde a questa domanda secondo due approcci: quello della pragmatica e quello della linguistica dei corpora. Partendo dal rapporto tra testo scritto e immagini di corredo, è possibile valutare la qualità argomentativa e testuale delle fake news per individuare sfumature valutative (per es. l’indignazione) in testi in cui dovrebbe invece prevalere la funzione informativa. Il confronto di tipo quantitativo, invece, permette di rilevare lo scarto di registro e stile che distingue notizie vere e “bufale”
Introduzione. Ma dove va “il nuovo che avanza”?
Tra tutte le forme di comunicazione, il discorso politico è quello che probabilmente ha risentito di più dei cambiamenti sociali e tecnologici dell’ultimo quarto di secolo. Nel passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica i nuovi format proposti dalla televisione commerciale hanno determinato un avvicinamento – anche linguistico – dei leader politici al loro elettorato. L’esposizione continua dei politici in TV in contesti dialogici di fronte a un pubblico sempre più partecipe ha probabilmente contribuito all’abbassamento del registro utilizzato, a sua volta sempre più lontano dalla formalità paludata delle vecchie Tribune elettorali. E l’avvicinamento della lingua dei politici a quella dei cittadini comuni è proseguito con l’avvento dei social media, dai blog a Facebook e Twitter, soprattutto come conseguenza della ricerca della brevità dei messaggi e della rafforzata interazione con i lettori. Alle stesse ragioni si può ricondurre la polarizzazione delle posizioni ideologiche e la semplificazione argomentativa. Questo volume illustra gli ultimi sviluppi della comunicazione politica in Italia tramite quattro studi su alcuni dei leader che negli ultimi anni si sono dimostrati tra i più innovativi, anche grazie all’efficace sfruttamento dei nuovi mezzi di comunicazione: Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Matteo Renzi e Matteo Salvini
The Language of Right-Wing Populist Leaders: Not So Simple
Political scientists have long asserted that populists use simpler language than their mainstream rivals to appeal to ordinary people and distance themselves from elites. However, there is little comparative evidence in support of that claim. In this study, we investigate the linguistic simplicity of four right-wing populists compared to their principal opponents in the United States, France, United Kingdom, and Italy. We do so by analysing a corpus of approximately one million words from leaders’ speeches, using a series of linguistics measures for evaluating simplicity. Contrary to expectations, we find that Donald Trump was only slightly simpler than Hillary Clinton, while Nigel Farage in the UK and Marine Le Pen in France were more complex than their main rivals, and Italy’s Matteo Salvini was simpler on some measures but not others. We conclude that the simple language claim is not borne out and that other aspects of the received wisdom about populism should be re-examined
Improving Labbé's Intertextual Distance: Testing a Revised Version on a Large Corpus of Italian Literature,
Moving from Labbé’s proposal envisaging the use of intertextual distance to measure the similarity (and dissimilarity) of texts, this paper proposes a new calculation procedure based on repeated observations of intertextual distance between pairs of equal-sized text chunks. The implementation of this procedure on a large corpus including 160 Italian novels provides information on the values produced by measuring intertextual distance in (both lemmatized and non-lemmatized) literary texts written in Italian. Moreover, in order to show the improvement achieved through this iterative procedure compared to the original version, distance values are assessed in terms of their ability to recognize the author of a novel as the factor responsible for text pairin
Distanza intertestuale e lingua fonte: analisi di un corpus giornalistico
This chapter illustrates the results of a revised method for calculating the intertextual distance between newspaper articles originally written in Italian and translated from other languages. Starting from the theoretical background provided by the translation universals hypothesis, we have used five different parsing and token-selection criteria to check whether intertextual distance measures can distinguish native texts from translations and group together texts translated from the same source language. Although the combined impact of several factors (source language, contents, author and translator) needs to be taken into account, results show that translations tend to be mutually closer, while intertextual distance measures are greater between translations and non-translated texts (and vice versa). In addition, although the distinction is not as clear-cut, translations from the same language tend to group together since they are intertextually closer than translations from other source languages. However, further research is necessary to explain the erratic results obtained when we have used grammar words to calculate the intertextual distance
Il clitico la nei verbi procomplementari
Alcuni lettori si domandano a che cosa si riferisca il pronome la in verbi come avercela, prendersela, farcela, sentirsela ecc., ma anche in espressioni più complesse come dirla schietta, mettercela tutta, pagarla cara, vedersela brutta ecc. In tutti i questi casi il pronome è declinato al femminile ed è obbligatorio, mentre di norma il pronome neutro è il maschile lo
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