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I teatri anatomici dell’Università di Pisa
Questo articolo prosegue le pubblicazioni della sezione della nuova rivista della Società Italiana di Storia della Medicina dedicata al progetto THesa (THeatre Science Anatomy), che mira alla catalogazione, alla riscoperta e alla rivalutazione dei teatri anatomici storici, sorti tra il Medioevo e la prima metà del Novecento. In accordo con lo spirito del progetto, questo articolo è dedicato ai teatri anatomici dell’Università di Pisa. La lunga tradizione degli studi anatomici pisani iniziò con la presenza a Pisa, su invito di Cosimo I de’ Medici, del celebre anatomista Andrea Vesalio (1514-1564), considerato il padre dell’anatomia moderna e autore del De Humani corporis fabrica, un’opera che rivoluzionò l’approccio allo studio del corpo umano. È proprio con la presenza di Vesalio che si ha la prima documentazione di un teatro anatomico universitario. Con lo sviluppo della chirurgia e l’aumento degli studenti, alla fine del Settecento il teatro fu spostato presso l’ospedale, subendo nel tempo molti rimaneggiamenti e restauri. Risultato poi inadeguato, ne fu allestito uno nuovo nella Scuola Medica, costruita nel 1874. Purtroppo nessun teatro anatomico pisano è sopravvissuto fino ai giorni nostri.This article continues the publications of the section of the new journal of the Italian Society of the History of Medicine dedicated to THesa (THeatre Science Anatomy) project, which aims at cataloging, rediscovering and re-evaluating historical anatomical theaters, which arose between the Middle Ages and the first half of the twentieth century. In accordance with the spirit of the project, this article is dedicated to the anatomical theaters of the University of Pisa. The long tradition of Pisan anatomical studies began with the presence in Pisa, upon invitation of Cosimo I de’ Medici, of the famous anatomist Andrea Vesalio (1514-1564), considered the father of modern anatomy and author of De Humani corporis fabrica, a work that revolutionized the approach to the study of the human body. It is precisely with the presence of Vesalius that we have the first documentation of a university anatomical theater. With the development of surgery and the increased number of students, at the end of the eighteenth century the theater was moved to the hospital, undergoing many changes and restorations over time. Later inadequate, a new one was set up in the Medical School, built in 1874. Unfortunately, no Pisan anatomical theater has survived to this day
Filippo Pacini and the discovery of the lamellar corpuscles
The anatomist and pathologist Filippo Pacini (1812-1883) was born in Pistoia, where he worked until 1840, then he moved to Pisa (1840-1846), and Florence (since 1847). When he was still a student in Pistoia, he described the presence of corpuscles along the digital nerves of the hand. Already observed in previous works, Pacini also provided a functional role for the organelles. The presentation of the research at the Società Medico-Fisica of Florence (1835) and at the Prima Riunione degli Scienziati Italiani in Pisa (1839), and its publication in the Nuovo Giornale de’ Letterati (1836) were quite ignored. Then, just arrived in Pisa, Pacini decided to publish a book entirely dedicated to history, anatomy, and physiology of the nuovi organi, with experimental procedures adopted during dissection [1]. Finally, in 1843 Henle sent a letter to the Quinta Unione degli Scienziati Italiani in Lucca, where he firmly praised the Pacini’s discovery. Indeed, in 1844 Henle and Kölliker published a book with further observations about the new organs, now called Pacinischen Körperchen [2]. The right tribute to Pacini’s merit was accomplished. Pacini described large ovoid corpuscles consisting of concentric layers or lamellae of connective tissue surrounding a nerve ending, their microscopic structure and distribution in the body, and their function as being concerned with the sensation of touch and deep pressure. He also compared the corpuscles to the electrical organs of the torpedo, almost formed like a voltaic pile, and interpreted them as animal magneto-motors, as organs for that peculiar vital energy known as animal magnetism or mesmerism. In this respect, Pacini’s discovery was also highly considered by mediums to explain some paranormal phenomena. Some interesting preparations of lamellar corpuscles were left by Pacini in the anatomical museums of Pisa and Florence
Le mummie del Museo di Anatomia Umana “Filippo Civinini” dell’Università di Pisa.
Storia delle mummie del Museo di Anatomia Umana "Filippo Civinini"
Pain and its therapy in western medicine. From the origins to the mid-nineteenth century. Part 1: from the origins to the Middle Ages.
Pain has always a icted man and undoubtedly, it is one of the most important problems related to medicine.
Despite the discovery of anesthetics and the introduction of steroidal and non-steroidal painkillers, the
treatment of physical pain still remains up to now a distant goal, especially in the oncology field. This
book recounts in two volumes the history of pain in Western medicine, starting from the ancient times to
the mid-nineteenth century. In addition to providing curious and interesting etymological insights, this
first volume documents the Prehistoric, the Greek and the Roman periods, up to the Middle Ages, to end
with the Monastic, Byzantine and Arab medical traditions, and the birth of the Medical School of Salerno
and the first universities. The schools and major medical figures which have contributed to the knowledge
and characterization of pain and its treatment are examined. In particular, great emphasis is given to the
strictly physical pain caused by illnesses and traumas a icting the body. On the other hand, psychic
su ering and the pain contemplated within the religious and philosophical sphere are only considered
as for what concerns those aspects retained important for the contextualization of the historical and
scientific thought. A rich iconography accompanies the text with the aim of thoroughly documenting the
research carried out. Portraits of characters and images of frontispieces, ancient manuscripts, medicinal
plants, medical equipment and instruments all contribute to make us better understand the long haul of
human progress attempting to dominate and defeat physical pain. The work was conducted thanks to the
consultation of the subject-related scientific literature and of numerous original works
I sussidi didattici per l’insegnamento dell’anatomia umana a Pisa.
La lunga tradizione di studi anatomici pisani rappresentò il punto di partenza per lo sviluppo e il perfezionamento dell’attività didattica e delle tecniche di conservazione dei preparati anatomici. Nei primi anni dell’Ottocento, gli articoli XIV e XV del Regolamento Proposto dal Collegio Medico dell’I. e R. Università di Pisa per l’insegnamento dell’Anatomia Pratica approvato dall’illustrissimo Sig. Consultore Regio soprintendente agli studj del Granducato in esecuzione del motuproprio sovrano del dì 31 ottobre 1818 pose concretamente le basi per la conservazione di preparati anatomici. Questo regolamento era in fondo al Regolamento per la Regia Università di Pisa approvato da S.A.I. e R. con benigno rescritto de’ IX. Novembre MDCCCXIV. In particolare, nell’articolo XIV si legge: Se in tempo che il Settore dirigerà la Gioventù negli Esercizj pratici, s’incontreranno delle rare affezzioni di Visceri, o di Parti, concrezioni morbose ec., questi pezzi patologici saranno scrupolosamente raccolti, e preparati per la conservazione ad istruzione de’ Medici, e de’ Chirurghi. Quindi, per esempio, se si troveranno Ossa mal riunite nell’accadute fratture ... ec. tutto dovrà esser conservato, se possa reputarsi dal Settore istruttivo per la Scuola Chirurgica. Così se s’incontrino vizj enormi ne’ Visceri; tumori interni glandulari; alterazioni non naturali, e che giovino all’istruzione Medica, anco questi pezzi dovranno esser conservati, e preparati, o custoditi in modo che non possano perire. L’articolo XV prevedeva, poi, per le parti non conservabili, la loro minuziosa descrizione in un apposito libro intitolato: Osservazioni rare fatte nella Scuola di Anatomia pratica di Pisa. Fra gli allievi, si auspicava anche la presenza di alcuno istruito nel Disegno, per avere anche delle immagini relative ai pezzi descritti. La rarità di certi reperti anatomo-patologici indirizzava quindi verso la necessità di una cultura della conservazione, con il nobile scopo di permettere a tutti di usufruire delle conoscenze.
Un passo fondamentale verso un’ulteriore affermazione del valore didattico degli studi anatomici fu l’istituzione di un museo da parte di Civinini. Sul finire del 1834 nacque il Museo d’Anatomia fisiologica e patologica umano-comparativa. L’intento della collezione era chiaro: i preparati sono pregievoli tutti per la loro qualità e molto opportuni alla pubblica istruzione, alcuni rarissimi e non posseduti anche dai più adulti Gabinetti, o forse anche nuovi o almeno ignoti fin qui. Civinini allestì molti preparati di cranio o di vertebre in cui le singole parti erano distinte con colori diversi (preparati variamente colorati). In quel periodo s’accesero discussioni scientifiche sul valore didattico di questi modelli. C’erano i fautori della testa montée à distance, di scuola francese, e i fautori della testa variamente colorata, di scuola italiana. Civinini dedicò un articolo scientifico a sostegno del suo modello didattico.
Il museo conserva altri preparati didattici realizzati con i materiali più diversi. Oltre ai calchi in gesso, ci sono molti preparati embriologici in cera realizzati in Germania fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento dalla ditta tedesca Friedrich Ziegler di Friburgo.
In cartapesta sono alcuni modelli anatomici, fra i quali uno generale del corpo umano, con organi smontabili, realizzato in Francia nel 1861. Si tratta delle statue elastiche, realizzate dal Dott. Auzoux. Pare che lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione raccomandasse queste famose statue. Il Dott. Lemercier, rappresentante della ditta produttrice di questi modelli, giunse a Pisa nel 1852, per una dimostrazione pratica.
In tempi più recenti, prima dell’arrivo delle diapositive e delle moderne proiezioni computerizzate integrate con internet, gli stessi docenti provvedevano a dare indicazioni per il disegno e la colorazione di grandi tavole tratte dai libri oppure concepite ex novo (Fig. 2). L’istituto era attrezzato con un tecnigrafo per la loro realizzazione. Queste tavole, solitamente prive di indicazioni scritte, erano appese nell’aula durante la lezione
La circolazione polmonare nel quinto centenario della nascita di Realdo Colombo.
Il cremonese Realdo Colombo (1516-1559) è una delle figure a cui è attribuita la scoperta della circolazione polmonare che scardinò alcuni principi secolari dell’anatomia e della fisiologia galenica, fra cui la comunicazione tra parte destra e sinistra del cuore. Iniziò la sua attività a Padova, dove fu allievo del padre dell’anatomia moderna, Andrea Vesalio, distinguendosi subito per la sua attitudine alla ricerca anatomica e meritando il plauso dell’autore della fabrica, nella quale è citato. Tuttavia, l’attribuzione della scoperta è contesa con il contemporaneo Michele Serveto che pure descrisse con dovizia di particolari la circolazione polmonare nella Restitutio Christianismi, un’opera fondamentalmente teologica che costò la morte sul rogo al suo autore. Altre figure interessanti pure contribuirono in quel tempo a definire aspetti importanti della circolazione sanguifera, fra cui Andrea Cesalpino e Juan Valverde de Amusco, quest’ultimo allievo di Colombo durante il suo periodo pisano. Il dibattito occidentale sulla circolazione polmonare, però, perde importanza, considerando che il primato della scoperta sembra spettare al medico arabo Ibn al-Nafis (XIII secolo), la cui opera fu tradotta in latino da Andrea Alpago proprio a metà del Cinquecento, suggerendo una sua possibile influenza nell’ambiente medico rinascimentale. Le dinamiche di quest’appassionante storia scientifica restano pertanto da chiarire
Organi interni. In: “Prometheus. Testo Atlante di Anatomia”. Seconda edizione. Autori: Michael Schünke, Erik Schulte, Udo Schumacher, Marcus Voll, Karl Wesker.
atlante di anatomia umana
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