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    La modernità è altrove. Immaginazione e antropologia

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    Il saggio presenta il carattere culturale della facoltà dell'immaginazione, delineandone il ruolo svolto nei processi di costruzione delle soggettività contemporane

    Introduzione all'edizione italiana

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    Introduzione a "Come il mondo ha cambiato i social media", il volume complessivo di comparazione dei risultati di un’ampia indagine etnografica, coordinata da Daniel Miller, dall’eloquente titolo Why we Post. Nove ricercatori, incluso Miller, hanno trascorso 15 mesi sul campo, in diversi paesi del mondo (Italia del sud, Turchia sudorientale, due siti in Cina, area rurale e area industriale, Trinidad, Inghilterra, India del sud, Cile settentrionale e Brasile) a osservare e studiare, con un approccio etnografico, i modi in cui le persone usano i social media. È un fatto indiscutibile che i social sono entrati nella nostra vita con prepotenza, in modo capillare, per certi aspetti invasivo. Con un linguaggio fluido, talvolta anche colloquiale, il lettore è condotto all’interno di un ambito che gli sembra di conoscere, se non altro perché ne siamo tutti, più o meno, utenti, scoprendo però quanto di valori, di comportamenti culturalmente codificati, di ‘polizia morale’ ci sia dentro i social media. L’approccio qui presentato parte infatti da un’idea un po’ diversa rispetto a quelle più diffuse, e avvalorata nel corso della ricerca: se è indubbio che i social media hanno cambiato il mondo, la questione più interessante riguarda però il modo in cui il mondo li ha cambiati

    Introduction: For A History of Anthropology in the Plural

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    What are the reasons behind the “scientific” positioning that anthropology had adopted since its origins up to a few decades ago? They were certainly cognitive reasons, but they were intertwined with political concerns, ideological frameworks and cultural references. The urge to gain academic legitimacy, reliance on “Western-centric” perspectives and the aspiration to build broad, universal knowledge all played a role. Another significant role was played by its involvement in the project and the projection of colonial supremacy. These are all implicit factors that started to take on an increasingly deliberate problematic form, and finally culminated in the “crisis of representation”, falling into the wide-open sea of post-modernism, in an effort to “give a voice” to those who, despite everything, still did not have one. The structure of anthropology, which was a Western projection and, inside the West, a projection of modernity on the domestic “pockets” of backwardness, was forced to change because it was challenged by the increasingly strong quests for pluralism and the consequent requirement to rethink its very organisation. In our essay, we present and sustain the many reasons at the basis of the actual quest for pluralism in anthropology

    La passione secondo Cerveno, Francesco Faeta

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    Riflessioni su La passione secondo Cerveno, di Francesco Faet

    Storia dell’etnografia. Autori, teorie, pratiche

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    Il volume presenta una panoramica storica intrecciata a una discussione tematica delle tendenze che, in periodi e in contesti diversi, hanno formato l’etnografia. Include anche linee marginali della ricerca – come l’etnografia di genere e il paradigma visuale – che hanno avuto meno risonanza ma che nondimeno contengono un notevole potenziale. Il libro sostiene che l’etnografia sta dentro una sofisticata riflessione teorica (e politica) radicata nell’antropologia sociale e culturale. “Chiunque non sia un completo idiota può fare il lavoro sul campo” scriveva il grande etnografo E. E. Evans-Pritchard, a sottolineare che solo una solida base di pensiero rende l’etnografia una linfa vitale per la comprensione.This volume presents both a historical exploration of ethnography and a thematic discussion of major trends that, over different periods, have oriented and re-oriented research practice. As it overviews ethnography from different geographic and thematic perspectives, it further explores new lines of ethnographic research, including as feminist ethnography and visual research, that uncover non-traditional routes to anthropological knowledg

    Il patrimonio culturale. Un approccio critico

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    Ripensamento critico delle definizioni principali di Patrimonio culturale e del ruolo che svolge nelle società globali.A critical analysis of the main definitions of Heritage and of the role Heritage plays in global societie

    La memoria dell'antropologo. Retrospezioni o interpretazioni ex-post

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    Sono molte le voci di autorevoli studiosi che sottolineano la rilevanza della cosiddetta serendipity nella ricerca; fra queste non mancano quelle degli antropologi (per esempio, Hannerz, 2012). Costoro sottolineano il valore della scoperta o, forse meglio, intuizione, dovuta all’inatteso, alla dissonanza, all’apparente casualità di un passaggio, di un incontro, di una risposta, di un racconto, di una lettura e quant’altro. Spesso inizialmente non ci si fa caso, non ci si sofferma più di tanto, per poi, a distanza di tempo, tornare indietro e ripensare. La memoria (anche magari supportata da note varie) dell’antropologo allora si caratterizza come analisi retrospettiva di lungo termine, e svolge un ruolo non marginale nella complessa epistemologia della disciplina. Nel testo presento una riflessione su questi punti, a partire dal mio lavoro con Ugo Fabietti.There are many voices of leading scholars that underline the significance of the so-called serendipity for their research, and there are also those of anthropologists (for example, Hannerz, 2012). They underline the value of the discovery or, perhaps better, the intuition, due to the unexpected, the dissonance, the apparent randomness of a passage, of an encounter, of an answer, of a story, of a reading and so on. Often at first one does not pay attention, does not dwell much, and then, after a while, come back and rethink. The memory ( possibly supported by various notes) of the anthropologist is then a long-term retrospective analysis, and plays a not marginal role in the complex epistemology of the discipline. In this text I present a reflection on these points, starting from my work with Ugo Fabietti

    La politica dentro l’antropologia

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    My chapter, focalizes on one of the most famous book written by an Italian anthropologist (Vittorio Lanternari, The Religions of the Oppressed. A Study of Modern Messianic Cults) and translated outside Italy. When Lanternari's book was published in the American edition, a great deal of criticism was directed at it. Among these, those made by specialists in particular areas on the risks of large generalizations emerged. In my reading of this debate, which is significant of the link between cultural anthropology and ethnography that was prevalent in the immediate post-war period, I would like to point out that not always some omission of ethnographic details, some misunderstanding of the cultural significance of a specific element, undermine the theoretical, analytical, heuristic relevance of the reading of such a large phenomenon as the one at the centre of Lanternari's analysis. And vice versa we must also see how much, I would add, the ethnographic precision, even maniacal, reached after years of specific in-depth study in the same "field", does not prove in the end to be devoid of any theoretical significance, a "missionary knowledge", in short, of very little use for the purposes of anthropological theory

    Pensiero, viaggio, scrittura. Note sul significato culturale del mettersi in viaggio

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    Un legame profondo esiste fra il viaggio e il sapere antropologico. Il viaggio, esperienza mentale, immaginaria, prima ancora che fisica, è metafora della condizione umana. Si pensi all'Odissea, per esempio, e al verso dell’Inferno della Divina Commedia che riprende il monito di Ulisse ai suoi compagni: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza; il percorso, il cammino, l'attraversamento dei confini esprimono una tensione concettuale continua del pensiero che si protende al di là, a cavallo tra il già noto e l'ignoto. Il viaggio, in tal senso, si configura come scoperta intellettuale. Naturalmente è necessario sin da subito distinguere: mettersi in viaggio porta a una sollecitazione concettuale, sensoriale, a condizione che non si configuri come quel viaggiare impacchettati, negli ambienti asettici dei grandi alberghi e dei bus con aria condizionata, nei ristoranti di lusso all’occidentale, che appunto riproducono il “domestico” in qualsiasi posto, smorzando o annullando la dimensione della diversità che fa parte integrante del viaggiare. Viaggiare restando dentro uno stesso grande “non luogo” non è più viaggiare, almeno non nel senso in cui si procede in questo testo

    Antropologia dei social media. Comunicare nel mondo globale

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    La posizione totalizzante che i social e i dispositivi elettronici hanno acquisito nella nostra vita sociale, comunicativa e, in un futuro ormai vicinissimo, anche cognitiva si spiega pensando alla loro capacità di esprimere il modello ideale dell’attore comunicativo-cognitivo, massima espressione del processo evolutivo attuale. Tuttavia, come una sorta di contrappunto, emerge un’altra domanda: perché le persone, nonostante tutto, avvertono in qualche modo che usare le tecnologie digitali faccia perdere qualcosa? (Non) posso fare a meno di voi presenta un’articolata riflessione su queste e altre questioni cruciali per capire un po’ meglio i nuovi media, il loro potere di catturarci, la nostra incapacità di accantonarli, anche solo per pocoThe totalizing position that social media and electronic devices have acquired in our social, communicative and, in a very close future, also cognitive life may be explained considering their power to express the ideal model of the communicative-cognitive agent, highest expression of the actual evolutionary process. However, as a sort of counterpoint, another question arises: why do people, after all, feel in some way that using digital technologies makes them lose something? Anthropology of social media provides an articulated reflection on these and other crucial issues to better understand new media, their power to capture us, our failure to put them aside, even for a short while
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