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    Dalla triennale alla magistrale: continua la “fuga dei cervelli” dal Mezzogiorno d'Italia

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    Guardando alla geografia della mobilità degli studenti meridionali negli anni accademici dal 2014/15 al 2017/18 nel passaggio dalla laurea triennale a quella magistrale, Massimo Attanasio, Marco Enea e Alessandro Albano rilevano che la fuga, già evidente nel passaggio dalle superiori all’università, continua anche in seguito: gli atenei del Mezzogiorno continuano a perdere iscritti potenziali a favore degli atenei del Centro-Nord

    Quali atenei scelgono i diplomati del Mezzogiorno d’Italia?

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    La geografia della mobilità degli studenti meridionali nel passaggio dalle superiori all’università è qui analizzata nel periodo che va dal 2011/12 al 2016/17 (anni scolastici o accademici). I dati, analizzati da Massimo Attanasio, Marco Enea e Andrea Priulla mostrano una fuga allarmante, e persino crescente nel tempo, dal Mezzogiorno verso gli atenei del Centro- Nord

    Introduzione

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    Questo lavoro sulla predittività dei test di accesso TOLC-E e TOLC-I si inserisce, a pieno titolo, in due progetti di ricerca promossi da alcuni autori di questo rapporto. Il primo, del 2016, è il “Protocollo di Ricerca per lo studio della mobilità universitaria (MS) e delle carriere universitarie” tra gli atenei di Palermo, Napoli Federico II, Firenze, Torino, Cagliari, Sassari e Siena e il Miur. Il secondo è un Progetto di Rilevanza Nazionale 2017HBTK5P dal titolo “From high school to job placement: micro-data life course analysis of university student mobility and its impact on the Italian North-South divide”, linea Sud, finanziato nel 2019 con la partecipazione degli atenei sottoscrittori del protocollo col Miur con sede nel Sud. La questione di fondo (a cui sicuramente non riusciamo a dare una risposta in questa sede) è capire se lo studente è stato orientato e in che modo, a quali informazioni ha avuto accesso per “riconoscere” i propri interessi e, conseguentemente, se ha scelto il corso di laurea e l’ateneo che si addicono alle sue aspettative. Il lavoro qui proposto, analizzando a livello nazionale la predittività dei test di accesso in due grossi gruppi disciplinari, vuole aggiungere un tassello di conoscenze nel passaggio cruciale tra la scuola secondaria e l’università

    Le carriere universitarie degli studenti negli atenei statali e non statali in Italia

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    Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento della competizione tra gli atenei per “accaparrarsi” gli studenti, a cui si aggiunge una sempre maggiore attività di promozione e di reclutamento degli studenti delle università non statali (telematiche e non). Le università non statali, altrimenti denominate “libere Università”, sono promosse sia da enti di diritto privato che da enti pubblici (regioni, province, comuni). Esse sono legalmente riconosciute dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, e autorizzate a rilasciare titoli accademici, relativi all’ordinamento universitario, di valore legale identico a quelli rilasciati dalle università statali. La letteratura ha già mostrato quali sono le determinanti del successo universitario, come il tipo di scuola, il voto alla maturità, il corso di studi, la macroregione di residenza, il genere ma non ancora in relazione alle differenze tra le università statali e non statali. Infatti, non sono ancora stati condotti studi sulle carriere universitarie in termini di successo degli studenti iscritti negli atenei italiani, distinti tra: università statali e università non statali, che, a loro volta vista la grande differenza al loro interno, vanno distinte in telematiche (NS_Tel) e non telematiche (NS_NonTel)

    Chi rimane e chi se ne va? Un’analisi statistica della mobilità universitaria dal Mezzogiorno d’Italia

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    Nel 1999, il “Processo di Bologna” ha proposto la realizzazione dello spazio europeo di istruzione superiore (concretizzatosi nell’European Higher Education Area - EHEA) con l’intento di promuovere la conoscenza, la mobilità e la coesione culturale fra i paesi europei e il resto del mondo. Tali obiettivi sono stati ribaditi nel Comunicato di Bucarest (2012), approvato dai Ministri dell’Istruzione Superiore dei 47 membri dell’EHEA, in cui si mette l’accento sulla necessità di garantire, da un lato, il massimo livello possibile di finanziamento pubblico per l’istruzione superiore, come forma di investimento per il superamento della crisi finanziaria e, da un altro lato, un accesso paritario all’istruzione superiore a tutti gli europei. Quest’ultimo aspetto è rilevante per il nostro Paese che, non solo non è competitivo sul piano europeo a causa del basso investimento per la Ricerca e lo Sviluppo, ma è anche afflitto da un dualismo territoriale Sud-Nord, sia in tema di occupazione sia in tema di istruzione (SVIMEZ, 2014). Inoltre, il sistema universitario italiano negli ultimi 25 anni è stato oggetto di riforme che hanno prodotto molti cambiamenti. L’autonomia finanziaria delle università, introdotta con la legge 537 del 1993 come strumento per contenere le spese, accompagnata dai crescenti tagli alla spesa pubblica, ha innescato un meccanismo di competitività fra le università e ha condizionato le politiche dell’istruzione alle logiche del mercato. “Il fatto che i meccanismi di premialità inerenti al finanziamento delle Università abbiano sottratto risorse dal Sud verso il Centro-Nord è assai inquietante. È vero che in media le Università del Mezzogiorno risultano meno efficienti, ma la cura non può passare per una dieta dimagrante del loro finanziamento, che si traduce in un impoverimento del capitale umano e in una accelerazione della migrazione giovanile verso il resto del Paese e verso l’estero” (Livi Bacci, 2015). Ciò ha ampliato le differenze fra gli atenei del Sud e quelli del Nord in termini di servizi offerti, di qualità della ricerca, di attrattività degli studenti, favorendo la mobilità degli studenti nel passaggio dal diploma di II grado all’università. Questa avviene solo dal Sud verso il Centro e il Nord del Paese e trasferisce il dualismo territoriale anche sugli atenei, in un circolo vizioso in termini di sviluppo sociale ed economico. Invero, non si tratta solamente di mobilità momentanea, ma di una vera e propria migrazione che si traduce in un ulteriore depauperamento del capitale umano del Mezzogiorno, già afflitto da dispersione scolastica e rinuncia all’istruzione terziaria

    Can statistics be helpful in detecting electoral fraud?

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    This paper presents a case study of electoral fraud in the Italian Overseas Constituencies during the 2018 Italian Election. The study leverages publicly available electoral data obtained from the Central Office for Foreign Circumscriptions at the Rome Court of Appeal to conduct an analysis of voting preferences expressed for the party "Unione Sudamericana Emigrati Italiani" (USEI) and evaluates statistical anomalies in the preferences expressed for the candidate Cario Adriano. The study employs a comprehensive four-step methodology that includes numerical analysis, Monte Carlo simulations, validation, and outlier detection analysis. The results suggest that there is evidence of electoral fraud in the polling stations of Buenos Aires, with specific anomalies identified in the preferences expressed for Cario Adriano

    Gli studenti stranieri negli atenei italiani: un’analisi statistica dell’ultimo decennio.

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    La mobilità studentesca universitaria è un fenomeno che, negli anni recenti, ha assunto una rilevanza notevole, in ambito nazionale. Essa è, infatti, prevalentemente oggetto di numerosi studi sui flussi migratori Sud-Centro e Sud-Nord degli studenti universitari italiani che scelgono sedi universitarie in regioni diverse da quella della propria residenza. Nel tempo le dimensioni numeriche di questi flussi sono divenute sempre più consistenti, con ripercussioni non certo trascurabili sul tessuto socioeconomico delle zone di origine. La mobilità studentesca gioca un ruolo rilevante nell’ampliamento della “forbice” tra le macro-aree regionali (Nord-Centro e Sud e Isole), ovvero quel divario socioeconomico che affligge il nostro Paese da sempre. La letteratura in questione ha prodotto diversi lavori che analizzano il fenomeno della mobilità e del successo universitario in generale e con riferimento alla riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario delle università, come elemento di ulteriore depauperamento per le università del Mezzogiorno. Questo lavoro sulla mobilità degli stranieri e sulla loro performance all’università si inserisce a pieno titolo nel contesto precedentemente descritto, da cui è scaturito. Le carriere universitarie di questi studenti sono l’oggetto di questo lavoro. A questi studenti stranieri “autentici”, affianchiamo, per ragioni di “vicinanza”, gli studenti con passaporto straniero che hanno frequentato una scuola secondaria in Italia,in modo da confrontare i due gruppi tra loro e con gli italiani. Il nostro obiettivo è dare informazioni quantitative sull’insuccesso universitario degli studenti stranieri negli atenei italiani

    Women's career discrimination in the Italian Academia in the last 20 years

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    We examine discrimination against women in Italian universities in terms of career advancements for the last 20 years. Data is taken from the MUR archive. Two points are examined: the transition time from assistant professor to associate professor; and the transition time from associate professor to full professor

    Gender Differences In Stem Courses: Analysis Of Italian Students' Performance

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    Gender gap in Science, Technology, Engineering and Mathematics (STEM) courses is a prevalent topic in the recent literature, and quantitative studies on this relationship are essential to understand better the discussion and issues claimed by the arguments and the theories on this topic. In Italy, since 1989, the overall share of females enrolling at university is larger than the males' one, but females are still underrepresented in almost all the STEM fields, while overrepresented in nursing, humanities, and law schools. Our paper aims to investigate the gender differences in terms of university performance in STEM courses in Italy. This is done via segmented regression models, representing a novel application in higher education literature. Data are provided by the Italian Ministry of University and Research (MIUR). The analysis concerns freshmen enrolled at a 3-year STEM degree course in the Italian universities in the last decade. We focus on the relationship between the number of university credits (CUs) earned during the first year (a good predictor of the regularity of the career) and the probability of getting the Bachelor degree within four years. Furthermore, we account for other relevant covariates regarding students' high school career and some of their demographic characteristics. The novelty of our work consists of a straightforward representation of the relationship between CUs and the completion of the degree course. Segmented models allow identifying the relevant changepoints in the CUs accumulation during the students' careers. Our analysis confirms the first-year performance is strongly related to obtaining the Bachelor degree within four years. This relation often varies between males and females and is in line with the divide between the (female) care-oriented and the (male) technical-oriented courses. That relationship varies also among the STEM courses: the probability of getting the degree is higher for males in computer science, mathematics, and slightly higher in natural sciences and biotechnology. Those results show that the care/technical divide is consistent but in mathematics, where males outperform females. Though we initially included mathematics in the (female) care-oriented group, because it was considered a teaching-oriented course in the past, mathematicians’ job placement has significantly changed with many technical and computer science jobs. Therefore, nowadays, math could be considered both a care and a technical oriented course. We also highlight an interesting pattern in engineering, which is one of the most “masculinised” courses. It looks like female performance follows the male stream, which is an encouraging result, even if the limited female component is still an issue. Both the lower presence and the worse performance of females can be explained by the “chilly climate” theory, that is, the presence of university environments in which females face stronger difficulties in further succeeding in some specific STEM careers

    Foreign Students in Italian Universities: A Statistical Analysis of the Last Decade

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    In recent years university students’ mobility has become increasingly important at a national level. It has been the subject of numerous studies on the South-Centre and South-North mobility flows of Italian students who choose university out of their residence region. The aim is twofold: to provide quantitative information on the university enrollment of the foreign students in the Italian universities (the size of the flows of foreign students enrolled at Italian universities, according to some socio-demographic characteristics); to measure the dropout rates and the time taken to obtain the degree comparing to the Italian students. Foreign students (FS) were classified into two groups: students with a high school diploma obtained abroad (i.e., IST international students) and foreign students with a high school diploma obtained in Italy (i.e., SGI second-generation immigrants). The analysis is based on the database ‘Anagrafe Nazionale Studenti’ (ANS) of the MIUR, concerning the careers of the university students enrolled in Italy from 2008/09 to 2017/18 (Mobysu.it). The results show that the IST and SGI enrolled in Italy have increased in the last decade, especially from 2014 to 2017 (+19%), but their presence is still very limited if compared to other European countries: 4.5% in 2011 and 5.3% in 2017. Their university performance is poor with much higher dropout rates than the Italian ones, even if the SGI perform better. Only a small amount of IST and SGI students enroll in Southern universities. Finally, the results confirm that the dramatic dropout rates at university are in line with their performance in the high school
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