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    Verso un lessico barthesiano: prime voci

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    In the following essay Gianfranco Marrone presents two entries from a more comprehensive work on Barthes' lexicon: Work/Text and Obvious/Obtuse. In the first entry Marrone follows the intellectual process that led to a conceptual revolution in semiotic and literary research when Barthes moved from the traditional definition of the 'work' to that of the 'text'. According to Barthes, the 'text' is a regulative hypothesis and a strategic category; it helps to overcome the separation between disciplines; and presupposes a practice of writing in which theory and subject tend to coincide. Is this distinction a well-established definitive result of semiotic research which began with Barthes? Or has this trend been inverted with a return to a focus on the 'work' rather than the 'text'? Further issues are investigated under the entry Obvious/Obtuse, a Barthesian opposition firmly established within semiotic and film studies. The question of whether this distinction was an ad hoc theory applied solely to the few frames of Ejzenstejn's films, or whether it can be extended to other texts and phenomena of sense, is still entirely open to discussion

    Il telefonino: avventure di un corpo tecnologico

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    Analisi del telefonino cellulare nei discorsi mediali: letteratura e giornalismo (G. Marrone), design e analisi dell'oggetto (F. Montanari), cinema contemporaneo (N. Dusi)

    Il discorso animale

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    For semiotics, the question of the talking animal is evidence but, in other ways, it is something unthought of, a theme that still needs to be worked on and discussed in view of new models of reflection and analysis. It is an evidence because talking animals are the norm in fairy tales, in legends, myths, fiction and so on: all material that, adequately analysed, has led to the theory of narrativity, where a non-human actor can play even very complex attitudinal roles. Even very complex ones. However, this is also something unthought of because, after all, narrative grammar, in its interplay between actors and actants, has in some way humanised animals, situating itself within an epistemology that we could define, we shall see, animist. What is needed, in short, is a clear epistemological positioning so as to avoid a naive assumption of the notions of animality and humanity

    Sacrificio in regime mediatico. Dal fatto al senso, e ritorno

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    Today we live in a society and in a historical moment that is losing the sense of sacrifice, that is the pertinent interweavings that bind - with respect to the theme of the meat diet and the preliminary killing of the animal for food - man and animals, man and other men through the animal, the animal with other animals through man, not without the necessary inclusion of the cultural context, on the one hand, and divinity and the sacred, on the other. If meaning is given - according to the dictate of semiotics - in the networks of relations that compose it (where - according to the structuralist dictate - relations are primary and related elements secondary), the loss of the sense of sacrifice would be the disappearance of the plots that have, in other historical periods and other cultures, long constituted it. The elements at play - men, animals, situations, deities - persist, their connections fade until they almost disappear, thus strongly transforming them

    Iintroduzione

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    Pubblicato nel quinto fascicolo di Versus. Quaderni di studi semiotici, il lungo, articolato, complesso saggio di Paolo Fabbri che qui riproponiamo appariva in un momento topico per l’investigazione sui segni, i linguaggi, il senso, la significazione . Era il 1973, periodo euforico per le scienze umane, contrassegnato da grandi folgorazioni metodologiche e correlative esplorazioni di campo, dall’esibizione di consistenti nuove idee e dall’ambiziosa edificazione di un certo numero di modelli previsionali per la spiegazione della realtà sociale, antropologica e culturale. L’idealismo storicista sembrava scomparso, e molto marxismo sedicente rigoroso con lui, soppiantati dal trionfo non parallelo della sociologia, da una parte, e della linguistica, dall’altra, in nome di quello strutturalismo che, nonostante le resistenze accademiche (o forse proprio per questo), spopolava nelle gazzette mediatiche e nei salotti delle capitali del consumo intellettuale

    Semiotica del gusto: Linguaggi della cucina, del cibo, della tavola

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    Se tutto è comunicazione, anche il cibo ci parla. Ma in che cosa consiste la natura significativa dell'alimentazione, e con quali mezzi viene costruita? Gianfranco Marrone propone in questo volume un'introduzione alla semiotica del cibo e ai suoi campi di applicazione. Il cibo non è soltanto una necessità, ma è anche e soprattutto un linguaggio, e perciò un punto di osservazione privilegiato per lo studio della cultura umana e sociale. Discutendo di pietanze identitarie e ricette nazional-popolari, di strumenti da cucina e classici della gastronomia, di cibi cosiddetti naturali e vini biologici, di livelli del gusto e tavole imbandite, quel che emerge è la rigorosa proposta di una semio-linguistica della cucina

    IL discorso di marca. Modelli semiotici per il branding

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    “La marca, oggi, sta al posto di Dio per più motivi, e tutti di natura eminentemente semiotica”. Questa affermazione a prima vista paradossale chiude Il discorso di marca (Laterza, pagg. 368, € 28,00) di Gianfranco Marrone, noto semiologo italiano, acuto osservatore dei fenomeni sociali e mediatici più importanti degli ultimi anni, autore di libri di successo quali Estetica del telegiornale e C’era una volta il telefonino (Meltemi), Corpi sociali e La Cura Ludovico (Einaudi). Non poteva mancare dunque la marca, soggetto/segno iperpresente e ipersfuggente dell’immaginario collettivo e delle pratiche individuali contemporanei, madre-padrona che, regolando le nostre scelte d’acquisto, costituisce surrettiziamente la nostra identità ormai fatalmente metamorfica di consumatori blasé, di vecchi e felici bamboccioni. L’ipotesi di Marrone, a supporto di un testo ricchissimo di modelli d’interpretazione e relativi esempi d’analisi, è che la morte di Dio e dell’Autore, la fine delle ideologie e la crisi delle Grandi Narrazioni, da tempo proclamate da sociologi e filosofi, abbia favorito, se non prodotto, lo strapotere attuale delle marche. Le quali però, dal canto loro, non sono affatto produzioni occulte di un Golem aziendale che lavora crudamente e crudelmente per i propri fini commerciali. Esse invece l’esito sempre rivedibile e rivisto di una contrattazione tacita e fittissima fra le proposte di senso dettate da scelte strategiche che pescano nella cultura sociale di riferimento, a monte, e le riproposte d’accettazione entusiastica o di sdegnoso rifiuto che tale cultura, a valle, sempre e comunque finisce per dare. Sono i grandi Brand a conformare le nostre esistenze o piuttosto il contrario? A dispetto dei soliti apocalittici e degli immancabili integrati, valgono entrambe le ipotesi. Il Dio-marca comanda e consola, un dio onnipotente e onnisciente, ma in fondo intimo e familiare

    Storia di Montalbano

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    Questo libro raccoglie gli scritti che Gianfranco Marrone ha dedicato alla figura del commissario di polizia Salvo Montalbano: personaggio a tutto tondo di intramontabile successo, e modello di riferimento per numerosissimi avatar letterari, televisivi, mediatici. Tali scritti mettono alla prova i modelli d’analisi della semiotica su un ampio spettro ampio di opere e testi in costante dialogo fra loro (romanzi, film, fumetti, pietanze, itinerari turistici...), studiandoli ai loro diversi livelli e dimensioni del senso. Una ricostruzione al tempo stesso puntigliosa e profonda di un universo sociale e antropologico, geografico e ideologico – quello camilleriano e montalbanesco – che fatica a porre una differenza, e a trovare un confine sensato, fra invenzione creativa ed esperienza vissuta, o, se si preferisce, tra finzione e realtà. Più che domandarsi se le avventure di Montalbano abbiano un qualche aggancio col mondo preteso reale, e se dunque lo rappresentino degnamente, qui ci si chiede quanto esse siano efficaci, intervengano cioè in esso, formandolo e trasformandolo. Andando così a creare una sorta di unica Storia di Montalbano che fa già parte del folklore locale e globale, mediatico e non, alla stregua dei paladini di Francia, e dei saraceni loro acerrimi nemici, divenuti materia viva del teatro siciliano delle marionette. Salvo e Mimì come Orlando e Rinaldo? È un’ipotesi forte che molti dei passaggi di questo libro confermano senz’altro
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