1,721,004 research outputs found

    Marco Introini, Padova e altri paesaggi

    No full text
    Gli scatti in bianco e nero che Marco Introini, fotografo documentarista di paesaggio e architettura, dedica alla città di Padova sono un tassello che si aggiunge a un lavoro itinerante intrapreso in molti luoghi del mondo, nel quale la fotografia è mezzo privilegiato per ospitare una riflessione sulla città e sulle corrispondenze ricorrenti in situazioni urbane diverse. Introini usa l’obiettivo come strumento conoscitivo della città e della sua storia, a partire dai tracciati urbani. In questi percorsi sono protagoniste tutte le architetture, del passato e del presente, che fanno da quinta all’esperienza quotidiana di abitanti e turisti: i luoghi del commercio, dell’Università, delle Istituzioni, ma anche i porticati, le chiese, le porte, i corsi d’acqua. Per Padova il fotografo ha privilegiato l’asse est-ovest, dal Portello passando per via Altinate, fino a corso Milano e porta Savonarola, descrivendo una città dalle mille facce, in cui storia e modernità coesistono fianco a fianco. Le fotografie selezionate offrono un brano di narrazione urbana della città veneta, che viene raccontata priva della presenza dell’uomo: Introini sospende le architetture, le congela nell’attesa di un evento, mettendole a nudo ed esponendole nella loro pura identità. In questo modo siamo invitati a cogliere quelle differenze che rendono unica la realtà urbana patavina, individuando nelle forme dell’architettura i significati culturali e identitari tramandati nel tempo, necessari per comprendere quello che la città è oggi

    Marco Introini, Rappresentare lo spazio, dal disegno alla fotografia

    No full text
    'Marco Introini, Rappresentfotoare lo spazio, dal disegno alla fotografia', conferenza organizzata dall'Afip International (Associazione dei fotografi professionisti) presso il Palazzo della Triennale di Milano il 5 dicembre 2018

    Marco Introini, Ritratti di monumenti

    Full text link
    Sede: MAGA (Museo d'Arte Moderna Gallarate). Oggetto dell’indagine sono alcuni importanti edifici storici, che sono stati recentemente oggetto di restauro come la Ca’ Granda, la Galleria Vittorio Emanuele, la Casa Manzoni, Sant’Ambrogio, San Lorenzo, a Milano, la Villa Reale di Monza

    Marco Introini, Ormea, segni del paesaggio

    No full text
    Il lavoro di Marco Introini si definisce segnico, ovvero un atlante di segni che si intersecano nel paesaggio della Alta Valle del Tanaro e che trovano epicentro in Ormea e nei suoi dintorni. Una valle dove le infrastrutture naturali ed artificiali si sovrappongono su piani e quote diverse, dal fiume che ne segna radicalmente la geografia, sia nei periodi di calma sia durante gli episodi alluvionali, fino al potente emergere tra i boschi della ferrovia Ceva-Ormea. Il fotografo come lo scrittore e il camminatore sono gli esploratori contemporanei del territorio che viene descritto con la parola scritta e visiva. Introini, formatosi al Politecnico di Milano, ha sempre avuto una predilezione per i segni, non solo quelli fisici che si ritrovano attraversando una valle, bensì quelli che lui traccia sul foglio bianco come annotazioni a schizzo dei luoghi in una modalità simile ai geografi. L’intento é chiaro, mappare il territorio e restituirlo con la fotografia rigorosa del grande formato del banco ottico in bianconero, erede dei pionieri che facevano su e giù per le montagne delle monumentali valli americane. In questo ragionamento il lavoro di Introini per Nasagonando Art Project si concentra, come in una pittura segnica degli anni sessanta, su elementi caratterizzanti il territorio, tra ferrovia, statale del Colle di Nava e montagne. Una analisi più approfondita porta alla luce una serie di sottotemi. Il fiume si porta il sottotema dei canali e delle chiuse, la ferrovia si relaziona con il suo tracciato e le piccole stazioni, i terrazzamenti dialogano con le cave e poi le presenze di archeologia industriale riassunte nel complesso monumentale della ex Cartiera di Ormea. Questo progetto definisce la geografia contemporanea della Valle del Tanaro, eleggendo il fiume come matrice da cui tutto parte, bellezza e distruzione nei momenti in cui si ribella e si allarga alla ricerca di spazio, riproponendo, nell’installazione fotografica pensata per il Deposito ferroviario, un dialogo con l’installazione permanente Tòn-No (Tanaro) di Alessandro Chiossone e Roberta Volpone

    Le tre basiliche del capoluogo nelle foto di Marco Introini

    No full text
    Album iconografico delle architetture romaniche in Como studiate da Fernand de Dartai

    Percorso fotografico attraverso l’architettura farmaceutica del Canton Ticino

    No full text
    Museo d’Arte di Mendrisio, 22 settembre- 25 settembre conferenza d'inaugurazione di Jacques Gubler: Dal capannone al laboratorio, Architettura dell’industria, chimica & farmaceutica Questo progetto fotografico è stato condotto in condizione estremamente fortunate, Farma Industria Ticino mi ha dato la possibilità di lavorare in piena autonomia nell’interpretazione del patrimonio dell’architettura farmaceutica del Canton Ticino. La campagna fotografica è stata anticipata da un lungo sopraluogo nelle varie realtà industriali, per potermi fare un idea della struttura architettonica e della complessità di questi edifici. La loro complessità e la loro inaccessibilità sono le caratteristiche che più colpiscono; impianti per la produzione di principi attivi, per la loro lavorazione e distribuzione che possono lavorare solo se il controllo degli ambienti sono perfettamente sterili, solo se le materie prime o più semplicemente l’acqua sono perfettamente pure. Luoghi per la produzione dei farmaci che per la loro complessità e sicurezza di lavoro sono inaccessibili, dove i tecnici per poter raggiungerli devono seguire precise vestizioni ed eseguire percorsi attraverso ambienti sempre più climaticamente controllati e sterili. Il progetto fotografico è concepito come un percorso dove l’unicità delle singole aziende partecipa al racconto della ricchezza, della complessità e dell’unicità di questa realtà architettonica; attraverso settanta fotografie che ritraggono il rapporto dell’architettura con il paesaggio, gli impianti ad alta tecnologia nei loro ambienti perfettamente sterili

    PAESAGGI DELLA SICUREZZA

    No full text
    Sede: Triennale di Milano_ 2 maggio - 1 settembre a cura di Federico Bucci con Marco Biagi, Elisa Boeri, Dario Costi, Davide Crippa, Barbara Di Prete, Massimo Ferrari, Lucia Miodini, Marco Introini, Luigi Spinelli, Claudia Tinazzi Interpretazione dell tema della sicurezza, laddove le "condizioni di sicurezza" si manifestano, in modo evidente, dagli spazi interni al territorio. Il risultato è una galleria di ritratti fotografici dedicati a luoghi eterogenei, costruiti per proteggersi dai rischi di ogni tipo. La realtà è testimoniata senza alterazioni: l'obiettivo fotografico è "naturale" come l'occhio del fotografo, ovvero, di chiunque sappia sostenere la fatica dello sguardo prolungato. L'elegante e rigorosa astrazione del bianco e nero trasfigura una composita sequenza visiva che, in questo caso, dai sotterranei alle montagne, fin giù al mare, mostra ciò che l'homo faber ha prodotto per tentare di vivere "senza pericolo"

    Architecture in Mantua: From the 11th to the 21st century

    No full text
    The result of a research project developed by the Mantua campus of the Politecnico di Milano, the book presents an image of the city through its architecture on the basis of a photographic survey covering all of the urbanized area. One hundred and twelve case studies were selected, documented by the photographs of Marco Introini and described by the texts of Marco Patruno and Luigi Spinelli

    Milano 2015. Verso l’Expo e oltre

    No full text
    Cinque fotografi sono stati chiamati a documentare cosa è successo delle aree dedicate all'Expo dopo l'evento, Gabriele Basilico / Saragozza, Caludio Gobbi / Hannover, Marco Introini /Lisbona, Maurizio Montaga / ExpoSuisse, Claudio Sabatino / Siviglia A cura di Manolo De Giorgi Andrea Kerbaker Franco Raggi Daniela Volpi Sede Della Mostra:Triennale di Milano dal 5 novembre al 20 novembre 200

    Warm Modernity, Indian Architecture building democracy

    No full text
    Warm Modernity, Indian Architecture Building Democracy An Exhibition on the Origins of Participatory Architecture and further Fortune curatorship | Maddalena d’Alfonso advisory | Rahul Mehrotra photo | Marco Introini art direction |Stefano Mandato Tehoretical contributors | P. Brescia, B.V. Doshi, E. Fiscon, J. Galli, I. Mahajan, C. Menon, A. Nurra, I. Paoletti, R. Rewal. Minimum 72square meters maximum 120 square meters Exposition “Warm Modernity, Indian Architecture Building Democracy” is a book that acquires three-dimensionality becoming the Exposition Design about the book itself, as an architectural and urban intellectual adventure. Warm Modernity tends to converge different design disciplines in a creative way: by pure research on contemporary issues concerning the origins and the history of Participatory Architecture, through the conception of a graphic design able to mark India’s identity in a globalized World, until the realization of an artistic and original photographic Survey. The Exposition concept is organized into three part. 1. Importing Modernity in a new post II world war National Sovereignty: Indian Tropical Constant, tipical of the Underdeveloped Countries, with a short biographical selection of five Modern Architects, who have theorized the harmony between the Garden City and the Siedlungen. _Essay by Maddalena d’Alfonso titled: The Indian Paradigm: definition of the modern tropical Landscape _Annex text by Paolo Brescia 2. Modernity as a tool for post-colonial Democracies: Three models of modern cities - capital, industrial - for refugees - with an original photo survey realized in 2015 by the landscape Italian Photographer Marco Introini. _Interview with Balkrishna Doshi and A.J. Krishna Menon _Text by Jacopo Galli 3. Worldwide consequences of the Warm Modernity. With a short biographical selection of five Architect, who have contributed to the Indian Protocol and then worked and projected in the tropical belt or in the underdeveloped countries between the ‘60 and the ‘80. _Essay by Maddalena d’Alfonso titled: What are we talking about when we talk on Participatory Architecture? _Annex text by Ingrdi Paoletti _Interview with Rahul Mehrotra Visual Project The Art Direction, the Visual Project and the Exposition Design, coordinate coherently the essential elements of one specific Identity, at the same time showing an Indian identity based especially on elements of the Modernity worldwide recognized. The colour code used is characterized by a strong duotone of warm colours such as auburn and reds of the ground. They recall the typical ancient textile design colours. The Logotype is declined by an experimental typeface, that came from the assembled components of Gandhi’s glasses. The typographic code applies cuts and visual weights dynamically, by using a specific lettering in the texts. The infographic design, the outline of information and the mental maps diagrams are useful to transfer notions, historical memory and events far from the main stream of knowledge to common people. The resulting is a Visual Project and a Design Exposition that tell us about India, its imagery, signs and colours, together with a restitution of its version of a further Modernity bottom-up based, likewise globalized. ‘Warm Modernity, Indian Architecture Building Democracy’ is an innovative Visual Design Process declined in both, in the pages of the Book and in the Exhibition Design The Exposition Space is divided into 3 contemplative and study rooms and 2 information book paths. Forex Panels _1 Introductory text _3 Geographical Panels identifying the Tropical Constants _5 Panels with a short bio and projects of Modern Architect _3 Panels with drawings of the Indian Cities, defining different practices of Participatory Architecture _3 Panel with geographical connection of the International Architect present in India during Independence _12 Panels with the Theoretical Essays _1 Table and 4 chairs with the visualization of incremental construction of the cities in Participatory Architecture. _3 Geographical Panels on Migration of Architectural Ideas in Post-Colonial Age. Photos 60 Photos fine art (black and white) revealing the modernity of Indian cases, by Marco Introini Relax and consultation area _Table with books and drawings _1 Square table 150x150 Naòs System structure in polished aluminium with triangular section with a central plan in clear glass and under-wood. _4 Chair, Playwood Vitra black with sections in ash wood colour _4 Chair, Playwood Vitra color with sections in natural ash wood Technical details The exhibition consists of four freestanding elements composed by 6 panels each plus applied communication on forex in black. Number of 24 metal panels dimensions: 95 cm x 230cm 25mm thickness composed of two faces in a calamine sheet with a thickness of 1,5mm and a sheet metal face of the same thickness copper. Structure in square tube 25mm x25mm sheet with three hinges for the union of three panels in composition. The copper plating of the panels was obtained from a copper colour anodizing bath. The in calamine steel panels were treated with a transparent paint opaque as not to affect the naturalness of iron sheet. The embroidery design Mandala Opening the exhibition was printed directly on copper panels with water paint in brown colour. 60 Photos fine Art 380x290mm supported by 60 photographs brings protected by a plexiglass 300 of thickness and size of 380x 290mm plus, all the applied communication on forex in black. The 60 photographs bring trays were painted white. The photographic images of the exhibition have been applied with special magnets to the faces of the walls
    corecore