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    Scuola e Università: le sfide della didattica a distanza e del lavoro agile

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    I provvedimenti adottati nella situazione emergenziale hanno determinato di fatto una redistribuzione delle responsabilità tra Stato e famiglie con riferimento ai servizi educativi, foriera di serie criticità, in concomitanza con la diffusione capillare dello smart working che ha esposto soprattutto le madri lavoratrici a forti tensioni e rischi. La didattica a distanza ha consentito di garantire il diritto all’istruzione e svelato buone potenzialità, ma anche evidenti criticità sul fronte dell’ampliamento delle disuguaglianze e dei rischi di esclusione, e su quello della gestione del rapporto di lavoro del personale scolastico. Il contributo analizza i provvedimenti adottati dal Governo unitamente a quelli ministeriali e alle posizioni dei sindacati del settore, con l’obiettivo di fare emergere le scelte regolative che hanno contribuito all’emergere di queste tensioniThe measures adopted in the pandemic emergency have caused a redistribution of responsibilities between the State and families in the field of education, fostering serious critical issues, in conjunction with the widespread diffusion of remote working, which has exposed employed mothers to disproportionate tensions and risks. Distance learning has made it possible to guarantee the right to education and revealed good potential, but also showed the risk of widening inequalities and exclusions, alongside to severe constraints in managing the employment relationship of school staff. The contribution analyses the measures adopted by the Government together with the ministerial directives and the positions of the trade unions in the sector, with the aim of bringing out the regulatory choices that have contributed to the emergence of these tensions

    Diritto, economia, culture e intelligenza artificiale. Presupposti, applicazioni e limiti

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    Il volume raccoglie i contributi presentati in occasione della terza Giornata della Ricerca del Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria, dal titolo “Diritto, Economia, Culture e Intelligenza Artificiale. Presupposti, applicazioni e limiti”, tenutasi a Como il 26 settembre 2024. I saggi coprono l’ampio spettro delle trasformazioni che l’impiego dell’IA sta determinando sul piano giuridico, economico e culturale. Dai molteplici interrogativi sul piano etico, alle continuità (e discontinuità) rispetto al tema del rapporto tra tecnologie, valori e diritti fondamentali; dalle ricadute che si profilano con riferimento a specifici sistemi normativi, con la messa in discussione di categorie giuridiche tradizionali, alle conseguenze della diffusione di tecnologie di IA in specifiche pratiche professionali e sistemi di sapere, incluso l’impatto dirompente atteso in ambito accademico. L’obiettivo è quello di fornire spunti e riflessioni per contribuire a un dibattito che si auspica di mantenere, nel complesso, incentrato sulla persona umana

    L’IA come supporto alla decisione: rischi e prospettive

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    L’utilizzo dell’IA nell’ambito del procedimento penale pone questioni di rilevanza primaria. Giudizio umano e giudizio artificiale rappresentano due entità diverse ma complementari: se il primo si basa su una logica caratterizzata da percezioni emotive, euristiche e bias, il secondo offre soluzioni automatizzate, emblema di una giustizia esatta. L’obiettivo consiste nel vagliare i rischi e i benefici dell’utilizzo degli strumenti di IA nel sistema penale, nei momenti di valutazione probatoria e di commisurazione della pena. Esaminati i tentativi di limitare il potere discrezionale come nei sistemi numerici nordamericani e nel sistema esperto scozzese, considerate le indicazioni contenute nelle fonti europee, si verificherà se l’IA sia in grado di porsi come ulteriore elemento in grado di promettere maggior equità e a fronte di quali rischi

    Certificazione competenze: un castello di carta

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    Non solo flessibilità e art. 18. Per contrastare la disoccupazione, soprattutto giovanile, sempre più spesso ci si appella a una maggiore e migliore integrazione tra scuola e lavoro. Non sempre, tuttavia, il quadro normativo si muove in una direzione coerente a questo obiettivo che pure, almeno a parole, è da tutti condiviso. Emblematico, a questo riguardo, è il recente decreto legislativo sulla validazione degli apprendimenti e certificazione delle competenze approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 11 gennaio in attuazione della riforma Fornero. Il decreto è perentorio nell’affermare che l’apprendimento permanente costituisce un vero e proprio diritto della persona. E che, conseguentemente, le istituzioni dello Stato sono impegnate ad assicurare a tutti pari opportunità di riconoscimento e valorizzazione delle competenze comunque acquisite. Difficile però è capire come ciò potrà realizzarsi visto che il nuovo sistema nazionale di certificazione delle competenze dovrà essere realizzato «senza maggiori oneri per lo Sato»

    Il mercato del lavoro come costruzione sociale: perché ripensare in questa prospettiva il lavoro domestico e di cura

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    Se si intende il mercato del lavoro come costruzione sociale non possiamo non cogliere, come giuristi, l’invito a prendere seriamente in considerazione il lavoro senza mercato o senza un preciso valore di mercato. Non solo per l’enorme importanza che hanno queste attività (works/travail) dentro le dinamiche dei moderni mercati transizionali del lavoro; più ancora per l’urgenza di accompagnarne l’emersione e la creazione di un valore che sia riconosciuto e tutelato dall’ordinamento giuridico. Questo, senza dubbio, attraverso una valutazione degli schemi giuridici e delle tipologie contrattuali utilizzabili o concretamente utilizzati ma, prima ancora, nella prospettiva di ricomporre dentro un quadro normativo unitario i mestieri, la mobilità del lavoro, le professionalità e i canali di rappresentanza. Pensiamo al lavoro domestico retribuito: un (non) mercato del lavoro che reclama, non da oggi, nuove forme di riconoscimento giuridico e di legittimazione sociale, tale da ribaltare una condizione storica e culturale di subalternità e cioè una forma di sotto-lavoro che non costituisce vettore di integrazione, dignità sociale e cittadinanza

    Transizioni occupazionali e certificazione delle competenze

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    The article addresses the issue of validation of non-formal and informal learning and certification of competences in Italy and in two avanced regional systems. Particular attention is devoted to the role of competencies certification in the school to work transition. Problems and prospects of the system recently introduced by Legislative Decree No 13 of 16 January 2013 are analysed and the coherence between its concrete application and the paradigm of integration between education, training and work is also discussed
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