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    Schuldenbremse e clausola d'identità costituzionale in Germania

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    The replacement of the original Golden Rule with the principle of a balanced budget in its most rigid form of the Schuldenbremse (debt brake) refers, first of all, to the overall restructuring of relations between the Bund and the Länder within the German financial constitution. The federal reform of 2009 stands as an effect and, at the same time, as a result of the gradual strengthening of the supranational fiscal constraints. This essay questions the impact of the Schuldenbremse on the constitutional identity clause, especially with regard to the possible tensions with the structural principle of the federal and social State

    Le delocalizzazioni fuori dalla Costituzione. Quali limiti all'autonomia privata?

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    Le delocalizzazioni sono il frutto di una globalizzazione a trazione neoliberale che ha progressivamente ridotto la capacità degli Stati sovrani di regolare la circolazione dei fattori produttivi all’interno del proprio territorio. Più che anti-costituzionali, le si dovrebbe definire a-costituzionali ad indicare la loro estraneità rispetto al fondamento lavorista della nostra Costituzione. Le delocalizzazioni hanno tratto impulso nell’ordinamento europeo la cui norma fondamentale è la concorrenza non solo tra le imprese, ma anche tra gli Stati membri e i rispettivi sistemi giuridici, come testimonia la scelta strategica dell’allargamento dell’Unione europea a est. In questo saggio, ci s’interroga sui limiti che possono essere apposti alle delocalizzazioni. In particolare, viene proposto un confronto tra la dottrina del bilanciamento, di cui si segnala un potenziale lato oscuro e la dottrina del divieto dell’abuso del diritto. Quest’ultima dottrina potrebbe dare fondamento a limiti più incisivi alle delocalizzazioni il cui unico scopo sia l’elusione degli standard sociali, fiscali e ambientali degli Stati membri

    L'ultima scelta. Dogmatiche dell'autodeterminazione e fine vita

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    Abstract: Nell’epoca in cui la tecnica si è interamente impossessata della nuda vita dell’uomo non è più soltanto la classica tensione tra diritti di libertà e diritti sociali a investire il discorso dei diritti. Gli stessi diritti di libertà hanno perso la loro “autoevidenza” ed “innocenza”, come testimonia emblematicamente la disputa sul fine vita. Una contesa contraddistinta da un utilizzo strumentale, talvolta da opposti fronti, del meta-valore della dignità umana. L’argomento degli argomenti (il “knockdown argument”) per predicare la legittimità dell’istituto del biotestamento, dell’eutanasia in ogni circostanza o, all’opposto, per postularne il divieto assoluto. Nel nostro ordinamento giuridico caratterizzato, da un lato, dal riconoscimento costituzionale del diritto al rifiuto delle cure (art. 32, comma 2) e, dall’altro, dalla indisponibilità assoluta della vita per mano altrui, anche quando vi sia il consenso dell’interessato (artt. 579 e 580 c.p.), la codificazione del biotestamento è destinata a porre molteplici nodi interpretativi. Nodi che si intrecciano, anzitutto, intorno alla controversa relazione tra il diritto all’autodeterminazione e la dignità umana

    La costituzionalità della quarantena obbligatoria e i confini della libertà personale

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    La sentenza della Corte costituzionale n. 127 del 2022 chiarisce le ragioni per le quali la quarantena obbligatoria non comporta una limitazione della libertà personale, bensì di quella di circolazione. Da un lato, la quarantena obbligatoria, nonostante sia prevista una sanzione in caso di suo inadempimento, non presenta l’elemento della coercizione fisica; dall’altro lato, la quarantena non configura neppure una forma di degradazione giuridica della dignità della persona, tale da meritare le garanzie dell’habeas corpus. Da un punto di vista più generale, infine, la sentenza della Corte conferma il suo risalente orientamento secondo cui è estraneo al campo di applicazione dell’all’art. 13 la tutela di un’indefinita libertà morale della persona

    Austerità e riforme strutturali nella crisi dell'ordine di Maastricht

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    Nell'epoca della globalizzazione lo Stato non deve solo soddisfare le aspettative di benessere sociale dei propri cittadini, ma è costretto anche, se vuole rifinanziare il proprio debito, a soddisfare le aspettative contrattuali dei propri creditori, i quali pretendono, nel caso in cui i conti non siano in ordine, politiche di severa austerità. È anche per questa ragione che la stabilità della moneta (dei prezzi) e la stabilità fiscale (dei bilanci) sono diventate progressivamente la “norma fondamentale” della politica economica europea. Data l’impossibilità di promuovere la crescita attraverso manovre di politica monetaria e fiscale di carattere espansivo agli Stati membri non è restato che scommettere sulle riforme strutturali: ridimensionamento della spesa pubblica, deregolazione dei sistemi sociali e di relazioni industriali, privatizzazione e liberalizzazione dei servizi. Austerità e riforme strutturali costituiscono, per di più, il sinallagma contrattuale degli aiuti finanziari che il Meccanismo europeo di stabilità può corrispondere agli Stati in difficoltà. Il saggio, tuttavia, esprime seri dubbi sull’efficacia di questa ricetta macroeconomica. Non solo perché si stanno accrescendo gli squilibri economico-sociali tra gli Stati membri, ma soprattutto perché si rischia di istituzionalizzare, specie per i Paesi periferici dell’Unione, un circolo vizioso senza uscita tra austerità e riforme strutturali

    The Neoliberal Organic Crisis. Constitutional Transitions and the Collapse of the Keynesian Social Pact

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    This article deals with the concept of organic crisis from a legal and a constitutional point of view and compares the different forms of constitutional transitions that have taken place in Europe and in Latin America from authoritarian regime to democracy. The reappearance of forms of neo-fascism is the result of the collapse of the Keynesian social pact, due to the ascension of neoliberal rationality, which is based on the dogmas of financial stability and hyper-competitiveness. The concrete result has been that inequality in the global distribution of wealth has reached astronomical levels. The question must be asked whether the ineptitude of the ruling classes in addressing the dramatic health and socio-economic effects of the COVID-19 pandemic signify a neoliberal organic crisis
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