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La rigenerazione del Mercato delle Erbe
Il capitolo descrive criticamente il processo di rigenerazione commerciale del Mercato delle Erbe evidenziando le questioni relative alla sostituzione commerciale e all'emersione di nuove conflittualità socio-spaziali
Città, consumo, spazi
A partire dalla ricerca condotta sui mercati centrali, il capitolo descrive criticamente il processo di foodification che ha interessato le trasformazioni dello spazio urbano bolognese. Tale processo viene messo in relazione con l'incremento dei flussi turistici in entrata e con le politiche di city branding atte a governarlo
Food Regeneration, Substitution and Urban Consumption in Bologna
This paper traces the recent transformations that have taken place in the city of Bologna to critically redefine the meaning and scope of the changes related to commerce and consumption, and including the city’s more general practices and promotional rhetoric. It will show how, starting from the increase in tourism and the strategic planning and policies to render the city more attractive, the city has undergone a reconfiguration through important regeneration processes linked to food. It will highlight the limited range of political and economic values which, through new ways of regulating public space and access to consumption, have redefined the socio-spatial fabric of certain areas of the city. The processes described will trace a path for deconstructing the reductively optimistic way in which Bologna is being portrayed, which ends up producing forms of displacement and exclusion
La geografia del consumo urbano: Bologna e l'esperienza di F.I.CO.
Il volume ripercorre la genesi e la realizzazione di F.I.CO. Eataly World, il parco agroalimentare inaugurato nel 2017 nell’area periferica della città, come caso emblematico per raccontare la geografia del consumo urbano a Bologna. A partire dall’esperienza di Fico, si è infatti ricostruita la trama che lega processi, attori e pratiche nella continua ridefinizione dello spazio urbano e delle sue caratteristiche, grazie ai discorsi e alle rappresentazioni della città. Tenendo come riferimento i nuclei tematici della rigenerazione dello spazio, dell’attrattività e dell’autenticità, si sono evidenziati i punti di contatto tra il “sistema Fico”, l’articolazione dell’offerta del parco, e le specifiche iniziative di city branding, mantenendo una prospettiva critica in grado di mostrare i limiti delle politiche che fanno della città una “macchina del consumo”
Il consumo urbano tra foodification e crisi. Il caso di Bologna
Negli ultimi anni il tema del “consumo” è tornato centrale all’interno degli studi urbani grazie a una serie di prospettive critiche in grado di contestualizzare e rivalutare gli effetti della diffusione dei processi di consumo sullo spazio urbano
contemporaneo (Atkinson 2003; Bell 2005, 2007; Finkelstein 1999; Cohen 2018; Hubbard 2017; Sequera, Nofre 2018; Zukin 2008). In particolare, a riaccendere l’interesse sulla città come “macchina del consumo” (Rossi 2017, pp. 85-91) sono stati negli ultimi vent’anni gli effetti sempre più diffusi della globalizzazione insieme a quelli della ripresa economica seguita alla Grande recessione del 2008. Si è dunque assistito, a cavallo dell’ultima crisi economica globale e prima della diffusione della pandemia, all’intensificarsi di alcuni processi legati al consumo che hanno avuto effetti significativi sul tessuto economico e sociale delle città.
In questo contesto il legame fra cibo e città ha iniziato a essere indagato come motore e risultato di concause che insistono
sullo spazio urbano trasformandolo e riproducendo specifiche forme d’uso dello spazio stesso. Il contributo presenta il caso
di Bologna come esemplare nella costruzione del nuovo valore della città mostrando come tale costruzione del valore sia dipesa, per un periodo di anni, da una serie di fattori riconducibili all’incremento del turismo e alle politiche di city branding legate al food
I confini al mercato
A partire da due recenti regolamenti del Comune di Bologna, il contributo fornisce una prima lettura di alcuni processi che stanno producendo una “gentrification del decoro” unitamente a nuove cornici discorsive, come quella della candidatura dei Portici a Patrimonio dell’Umanità UNESCO, all’interno delle quali riposizionare l’offerta della città. Una micro-geografia dello spazio urbano che, seguendo la rigenerazione dei mercati storici, fa emergere dei confini decisivi e riproduce processi di sostituzione ed esclusione.Following two recent bylaws stipulated by the Bologna Council, this paper offers an initial analysis of processes causing a “gentrification of decoro”. In conjuction with new considerations – such as Bologna’s Portici candidature to UNESCO’s World Heritage, within which reposition the city’s offer, this paper offers a micro-geography of urban space which, following the regeneration of historic markets, enables the re-emergence of formal boundaries, therefore re-producing of exclusion and inclusion processes
Lo spacing di Kobane Calling e il suo mosaico spaziale
Le narrazioni che nel corso del tempo hanno costruito le immaginazioni geografiche sono state ancorate a un quadro di rappresentazioni egemoni che hanno limitato la possibilità di costruire fabulazioni (Haraway, 2019). Per questo motivo e muovendo dalle mosse del creative turn (Hawkins, 2019), il contributo vuole presentare il racconto di un’esperienza personale e collettiva che rimanda ai due viaggi intrapresi da Michele Rech (alias Zerocalcare) fra il 2014 e il 2015, all’interno del progetto “Rojava calling”. Il “non-reportage” di Kobane Calling, restituito nella forma del graphic novel, è infatti guidato da un bisogno di partecipazione e testimonianza contribuendo alla costruzione di un
attivismo critico e informato. La partecipazione diretta alle vicende di un’area geografica e di una popolazione che sfuggono ai nostri modelli di spazialità diventa l’occasione per produrre un’immedesimazione (Davies, 2017) nelle vicende narrate. È in questo contesto che l’immaginazione cartografica dominante si fa incerta, i centri si moltiplicano attraverso il movimento e le performance dei corpi: “Space is a kind of becoming [...] space is a performance” (Dittmer e Latham,
2015, 431). Da questa prospettiva Kobane Calling costruisce una nuova immaginazione geografica fatta di domande, pezzi di esperienza e dalla somma di traiettorie e percorsi che riproducono la fabulazione di un diverso mosaico spaziale
Spazi comuni nell’Atene della crisi: il commoning urbano come processo creativo
Possiamo considerare i commons come forme creative? In relazione a quali
processi emerge il loro carattere di novità? Per rispondere a queste domande la
creatività dei processi di commoning verrà considerata come il risultato della
collettiva esplorazione e implicazione pratica delle persone con i loro ambienti.
L’idea di spazi comuni, riformulata a partire dalla prospettiva socio-ecologica di
Ingold (2000, 2007, 2011), verrà collegata ai concetti di “soglia” e di “porosità”
proposti da Stavrides (2010, 2014), e al discorso sulla creatività culturale come
enunciato da Favole (2010), Liep (2001b) e Wagner (1992). A partire da queste
premesse teoriche e basandosi sui risultati di un lavoro di campo di due mesi svolto
ad Atene nel 2015, l’analisi seguirà tre pratiche di creazione del comune, portate
avanti nel corso degli ultimi anni nella capitale greca: il Parco Navarinou, l’Agros
Elliniko e il Libero Teatro Autogestito Embros. Il contesto entro cui questi spazi
comuni sono emersi è quello di un’esperienza urbana caratterizzata dall’ingiustizia
sociale, prodotta dalla forza di striatura (Deleuze e Guattari, 2014) dei poteri
economico-amministrativi. È nel confronto con la logica astratta delle striature che
gli spazi comuni emergono come forme di creatività collettiva
Accesso all’elettricità, migrazioni e conflitti in Africa sub-sahariana
Imagine life with no electricity. It’s not easy. No refrigerators, computers, machines of all kinds, light bulbs, etc. Farmers cannot pump water and irrigate their fields, their first source of livelihood. Drugs cannot be stored at a controlled temperature, there is no air circulation and dehumidification at home and at work during hot summer days. No reading a book after dark
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