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    Investigating organisational learning to master project complexity: An embedded case study

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    Understanding and properly facing the increasing complexity of projects is a key determinant for success, especially in project-based organisations (PBOs), where projects are the primary unit for innovation. This paper aims to provide new insights into the interplay between project complexity and organisational learning, by exploring the dimensions of complexity identified in literature (i.e. diversity, interdependence, dynamicity, uncertainty) and the patterns and mechanisms of organisational learning (i.e. experience-based knowledge acquisition, knowledge creation, and knowledge capture and codification) within projects embedded in a common organisational context. An embedded case study research was conducted in a leading company of the shipbuilding industry. Results show that different dimensions of complexity require project teams and PBOs to activate (or experience the emergence of) different organisational learning processes. The complexity issues fostering specific behaviours and approaches for organisational learning, and related implications for the overall PBO encompassing project management practices and routines, are discussed

    Il Cannocchiale di Galileo. Integrazione delle scienze e didattica laboratoriale

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    Il volume si concentra sui risultati ottenuti dal progetto Il cannocchiale di Galileo, che si colloca nell’ambito delle misure nazionali promosse dal MIUR per l'accompagnamento al processo di riordino del sistema degli istituti tecnici e professionali. L’intervento progettuale è stato curato dall’Indire tra il 2012 ed il 2013, su incarico della Direzione Generale per l’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore del MIUR. L’iniziativa pilota si è proposta di supportare un campione di quaranta scuole nell’implementazione delle Linee Guida per il passaggio al nuovo ordinamento dell’istruzione tecnica e professionale, nel campo specifico della cosiddetta “integrazione didattica delle scienze”. Sotto il profilo dell’innovazione curricolare e metodologica, il progetto ha inteso individuare, analizzare e sperimentare un nuovo modello di programmazione curricolare interdisciplinare, messo a punto in un processo di dialogo con le più avanzate esperienze condotte a livello internazionale. Per farlo, si è reso necessario sviluppare un quadro di riferimento teorico che fosse in grado di definire alcuni concetti fondamentali, dai “concetti e processi unificanti”, alle “competenze trasversali scientificotecnologiche”, passando per i “nuclei fondanti a livello disciplinare”. Sotto il profilo delle metodologie didattiche impiegate, l’adozione dell’inquiry-based science approach (IBSE) ha rappresentato un ulteriore aspetto chiave della sperimentazione nazionale

    La misura del capitale sociale mediante le reti informali

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    L’articolo illustra i risultati di una ricerca condotta nell’ambito della teoria del capitale sociale organizzativo e della teoria di rete delle organizzazioni (network theory of organizations). Lo studio contribuisce a tali teorie identificando, attraverso un’analisi della letteratura, dieci network organizzativi informali fonte di vantaggio competitivo per le organizzazioni. Successivamente viene proposto un modello di misurazione del capitale sociale organizzativo basato sui dieci network organizzativi informali identificati e su tre differenti prospettive concettuali (strutturale, relazionale e cognitiva). Il modello viene validato attraverso una survey all’interno di una holding di cinque imprese. I risultati della ricerca suggeriscono che fra le dieci relazioni informali studiate è soprattutto quella di accessibilità degli individui a predire la nascita delle altre relazioni informali, la vera fonte di capitale sociale organizzativo. Infatti, la continua collaborazione lavorativa e la propensione dei colleghi a rendersi disponibili, ovvero il livello di cooperazione, creano anche una cultura organizzativa condivisa in termini di linguaggio, norme e valori e mantengono stabile il flusso di informazioni lavorative all’interno delle organizzazioni

    Self-Organised Schools: Educational Leadership and Innovative Learning Environments

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    Self-Organised Schools: Educational Leadership and Innovative Learning Environments describes the results of the research we carried out at fourteen Italian schools that highlight how there is a positive correlation between the capabilities of school self-organization and the innovativeness of learning environments: in other words, the more self-organized schools are, the more innovative learning environments are. The results of this work are part of the strand of research of bottom-up emergency and self-organization, an extremely fruitful trend as shown by Sugata Mitra, the founder of the Self-Organized Learning Environments, according to whom, education is a self-organized system where learning is an emerging phenomenon. This book gives new insights on self-organization studies, and most of all, to the idea that change - organizational and educational innovation - sparks from the bottom. This book is aimed specifically at school principals of all levels, scholastic reformers, educational scholars, organisation and management consultants who want to innovate learning and management of learning. These actors will benefit drawing useful examples from more than thirty different learning environments worldwide, fourteen examples of schools that self-organize, two frameworks - and two ready-to-use questionnaires - measuring the innovativeness of a learning environment, and the capability of a school to self-organize. Self-organization is the most fascinating future of innovative principals

    Towards a foresight governance system: the case of the port system authority of Trieste

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    The present paper is inserted in the context of the research project 'Towards an anticipatory governance system' financed from the Italian Programme PRIN (project of relevant national interest). This project aims at introducing the framework of anticipatory governance within the Italian public administration and to test them in a real case study. The present paper aims at presenting the case of a public administration oriented towards development policies from a sustainability perspective, namely the Port System Authority of the Eastern Adriatic Sea in Trieste (Italy). The results are developed looking at: the foresight awareness within a complex public organization and the sustainability orientation, that are investigated by two perspectives (technical and socio-political). We contributed to build an anticipatory governance system for the Port Authority with the aim of imagining, modelling and therefore building a medium-long term vision of the future on two main themes: digitalization and energy

    L’industria del caffè. Analisi di settore, casi di eccellenza e sistemi territoriali

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    Dal “globale” al “locale”: è la descrizione che forse meglio di tutte sintetizza i contenuti e l’approccio metodologico di questo lavoro di ricerca e che con più efficacia esprime le contraddizioni e i paradossi che oggi interessano il mondo del caffè. Un mondo che per l’articolazione geografica delle fasi di produzione, commercio e trasformazione rappresenta una delle poche industrie veramente “globali” nello scenario internazionale; un’mondo cui appartengono Paesi in via di sviluppo e Paesi sviluppati, grandi multinazionali del trading e della torrefazione e piccole imprese a carattere locale. In tal senso, come si è dimostrato nel corso della trattazione, quello del caffè è senza dubbio uno dei territori ideali dello scontro tra i fautori e gli avversari della “globalizzazione”; dove una profonda crisi dei prezzi, frutto di uno strutturale eccesso di offerta, ha determinato per molti Paesi produttori delle condizioni operative insostenibili, dove i ricavi non sono sovente in grado di coprire neanche i costi marginali di produzione. Eppure, quella del caffè – se si abbandona una prospettiva macroeconomica - è anche una vera e propria “industria”, con una sua struttura di domanda e un suo sistema di offerta, con le sue imprese “eccellenti” che attraverso opportune strategie competitive sono riuscite a realizzare dei vantaggi competitivi sostenibili. Molte di queste imprese – a cui è stata dedicata una apposita sezione di “case histories” - sono italiane, a testimonianza del ruolo e della rilevanza che il nostro Paese riveste nel mondo del caffè. Ma l’aspetto forse più interessante della ricerca consiste nella scoperta, tra i due estremi del “mercato” e dell”impresa” di una terza – e intermedia – dimensione di analisi e approfondimento: i sistemi territoriali. Sotto questa prospettiva, il mondo del caffè può essere considerato come il prodotto di una pluralità di culture locali e di tradizioni storiche, di specifici “luoghi” del commercio e della produzione: è un mondo – in altre parole - dove la localizzazione assume ancora una rilevanza economica e strategica decisiva. Collocata saldamente al centro della rete di relazioni economiche e commerciali che costituiscono la Global Coffee Supply Chain, la città di Trieste rappresenta un caso unico nel panorama nazionale e mondiale, trovandovi collocazione uno dei pochi casi di filiera integrata del caffè in un Paese produttore, e dove gli operatori e le attività collegate al commercio e alla trasformazione del caffè spaziano dalle attività di esportazione, a quelle di trading e importazione, alle spedizioni internazionali, alla logistica, alle lavorazioni sul caffè crudo, per finire con la torrefazione e la decaffeinizzazione. Il presente lavoro ha analizzato approfonditamente il sistema triestino del caffè e lo ha collocato entro le grandi dinamiche evolutive internazionali del settore, dimostrando che esso – pur con tante contraddizioni e debolezze strutturali, che sono emerse con particolare evidenza nel confronto con il sistema Amburgo - può essere considerato un sistema integrato e completo, che per le sue caratteristiche di efficienza, di disponibilità di know how, di elevato dinamismo imprenditoriale, di dotazioni infrastrutturali, può configurarsi come un vero e proprio “centro di eccellenza” sul piano internazionale, ovvero come una “piattaforma globale” in grado di svolgere oggi e in prospettiva un ruolo di riferimento e di leadership a livello mondiale
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