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    Prefazione

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    Prefazione a quello che è il frutto del convegno “Il sociologo e le sirene. Nuovi paradigmi per la ricerca sociale”,dedicato al rapporto tra ricerca qualitativa e nuove tecnologie (Web 2.0 in particolare). Se la Rete ha favorito la contaminazione tra pratiche di ricerca di taglio “qualitativo” e “quantitativo”, complessità e caratteristiche della Rete pongono i sociologi di fronte alla necessità di inventare nuovi paradigmi o adeguare quelli già esistenti

    Prefazione

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    Prefazione a quello che è il frutto del convegno “Il sociologo e le sirene. Nuovi paradigmi per la ricerca sociale” ha avuto come oggetto di studio la ricerca qualitativa colta nelle sue varie e più attuali sfaccettature, il consolidamento delle pratiche di ricerca a orientamento qualitativo, e la ricomposizione tra “quali” e “quanti”, resa necessaria dall’intensificarsi delle tendenze di mutamento sociale. Il testo riporta gli interventi delle varie sessioni

    Il sociologo, le sirene e gli avatar

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    Nel gennaio del 2011, a Milano, è stato organizzato un convegno dal titolo "Il sociologo e le sirene. Nuovi paradigmi per la ricerca sociale". In quella sede, che ha riservato ampio spazio ai contributi di ricercatori e ricercatrici "junior" e non accademici, l'oggetto di studio è stata la ricerca qualitativa, colta nelle sue varie e più attuali sfaccettature: il consolidamento delle pratiche di ricerca ad orientamento qualitativo; la ricomposizione tra "quali" e "quanti". Le riflessioni emerse in quella occasione hanno dato vita a due testi: il primo, sulle pratiche di integrazione tra qualitativo e quantitativo, è intitolato Il sociologo, le sirene e le pratiche di integrazione ; questo, il secondo, interamente dedicato al rapporto tra nuove tecnologie e ricerca sociale. In questo secondo volume ci si occupa del rapporto tra ricerca qualitativa e nuove tecnologie (Web 2.0 in particolare). Se, da un lato, la Rete ha favorito la contaminazione tra pratiche di ricerca di taglio "qualitativo" e "quantitativo", dall'altro, complessità e caratteristiche della Rete pongono i sociologi di fronte alla necessità di inventare nuovi paradigmi o adeguare quelli già esistenti

    Il sociologo, le sirene e le pratiche di integrazione

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    Nel gennaio del 2011, a Milano, è stato organizzato un convegno dal titolo "Il sociologo e le sirene. Nuovi paradigmi per la ricerca sociale". In quella sede, che ha riservato ampio spazio ai contributi di ricercatori e ricercatrici "junior" e non accademici, l'oggetto di studio è stata la ricerca qualitativa, colta nelle sue varie e più attuali sfaccettature: il consolidamento delle pratiche di ricerca ad orientamento qualitativo; la ricomposizione tra "quali" e "quanti". Le riflessioni emerse in quella occasione hanno dato vita a due testi: il primo, sulle pratiche di integrazione tra qualitativo e quantitativo; il secondo, dal titolo Il sociologo, le sirene e gli avatar , interamente dedicato al rapporto tra nuove tecnologie e ricerca sociale. In questo primo volume sono stati raccolti i contributi offerti nelle sessioni che hanno discusso la costruzione sociale del divario "quali-quanti" e l'affascinante tematica delle pratiche di integrazione tra metodi e tecniche apparentemente "lontani" ed "inconciliabili"

    Creatività e categorie tra quantitativo e qualitativo

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    Nel dibattito sulle differenze tra l’approccio quantitativo e quello qualitativo si presenterà una cornice epistemologica e metodologica relativa alla produzione di conoscenza. In questo discorso collocheremo l’esercizio della creatività in entrambe gli approcci mutuando da Chomsky (1964) la distinzione tra rule-governed e rule-changing creativity. Il tipo di indagine costruita per verificare ipotesi di partenza può risultare molto concentrata sulla conoscenza già codificata a disposizione della comunità scientifica; tuttavia, questo rischio è posto in maniera forse più sottile anche quando si faccia uso di un approccio qualitativo: in questo senso si parlerà di utilizzo a volte inconsapevole di categorizzazioni a priori. Un fattore discriminante nella scelta di un approccio potrebbe essere basato sul livello esistente di conoscenze pertinenti a un particolare fenomeno. Se il ricercatore è in grado di descrivere quella porzione di realtà in maniera soddisfacente, dovrebbe considerare sufficiente la sua conoscenza e predisporre uno strumento strutturato per la raccolta delle informazioni. Al contrario quando egli non abbia – per qualsiasi ragione – un livello di conoscenza che gli permetta di descrivere in modo soddisfacente una specifica porzione di realtà, non potrà usare uno strumento strutturato, ma dovrà prima fare esperienza di quella realtà. L’argomentazione sarà supportata da un esempio di ricerca sul campo nella quale si mette in luce l’aspetto innovativo dell’abduzione creativa

    Ricerca a fondamento biografico e blog: il caso dei malati oncologici

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    La ricerca è una delle tre aree che contribuisce, insieme a teoria e spendibilità, a costruire l’identità di una disciplina multiforme, multidimensionale, pluralistica come la sociologia . In un rapporto di scambio e integrazione reciproca e continua, queste tre dimensioni lavorano per una «disciplina che si può specializzare in molti settori» [Cipolla 1997: 2788]: ambiente, comunicazione, sessualità, lavoro, religione, salute e malattia sono solo alcuni dei campi di studio e indagine in cui la sociologia si concentra . In questo lavoro si cercherà di inquadrare la dimensione della ricerca in riferimento alla sociologia della salute, andando oltre la tradizione metodologica e gli strumenti classici che compongono la cassetta degli attrezzi del sociologo, per aprire la prospettiva all’utilizzo delle nuove tecnologie ed alle opportunità da esse offerte. In particolare, il nostro obiettivo sarà quello di capire se, uno strumento sempre più attuale come il blog, in quanto documento personale «mediato dalla rete» [Arosio 2010: 174], può costituire nel quadro della ricerca qualitativa, uno strumento per la ricerca a fondamento biografico alla pari di storie di vita, diari, lettere, interviste su cui essa, tradizionalmente, si basa. Obiettivo del presente contributo sarà, quindi, quello di contribuire allo studio, all’approfondimento e alla conoscenza di tale strumento per capire se, un blog, può essere un utile strumento per la ricerca sociale offerto da una società sempre più “in rete” come la nostra. Nella prima parte, più generale, sulla tradizione empirica e sull’avvento della tecnologia, ci si concentrerà sulla ricerca a fondamento biografico “classica”, e si presenteranno i principali materiali impiegati per essa: diari, lettere, storie di vita, interviste, racconti di vita. Entro la prospettiva di un mutamento evolutivo che caratterizza sia le nostre società che sempre più entrano e vivono nella rete, sia la rete stessa con il passaggio dal Web1.0 al Web 2.0, si cercherà, successivamente, di valutare le opportunità e i limiti che possono essere offerte dai blog entro questa tipologia di ricerca. Si proporrà a tal proposito il caso dei blog dei malati oncologici, in riferimento ai quali, si sottolineerà come possano sì costituire un oggetto per fare ricerca, ma, al contempo, avere anche una importante valenza in quanto oggetti stessi su cui si può e deve concentrare la ricerca
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