169,959 research outputs found

    Un progetto costruito insieme. Introduzione all'esperienza del Laboratorio

    No full text
    a cura di Cellamare C.edited by C. Cellucc

    Il progetto "Sbilanciamoci"

    No full text
    a cura di Cellamare C.edited by C. Cellucc

    TRASFORMAZIONI DELL’URBANO. TERRITORI POST-METROPOLITANI ROMANI

    No full text
    Il contributo intende approfondire i caratteri che la metropolizzazione assume nel contesto romano, verificare quali siano gli effettivi cambiamenti rispetto ai modi tradizionali di organizzazione delle “aree metropolitane” e interpretare criticamente le forme e i processi che caratterizzano eventuali “territori post-metropolitani”. I recenti fenomeni connessi alla crisi ed, in particolare, l’insostenibile pressione del mercato immobiliare hanno determinato una spinta verso l’esterno della popolazione e una forte riorganizzazione territoriale, con rilevanti implicazioni, ad esempio nell’organizzazione dei servizi o nell’aumento del pendolarismo. La riorganizzazione territoriale è conseguenza anche di alcune importanti dinamiche insediative e infrastrutturali. Se è prevalente un fenomeno di regionalizzazione dell’urbano, con una diretta e tradizionale dipendenza da Roma, d’altra parte si rilevano fenomeni più tipicamente post-metropolitani. Ciò che cambia sono le forme dell’urbano e i modi dell’abitare; con implicazioni connesse alla dimensione degli immaginari, in linea con le considerazioni di Soja sul “terzo spazio”. Il contributo intende leggere le trasformazioni dell’urbano attraverso l’analisi di uno spaccato del territorio post-metropolitano romano lungo la direttrice nord, andando dalla polarità commerciale di Bufalotta – Porta di Roma a ridosso del GRA fino ai centri della Sabina. La ricerca si inserisce nel Progetto PRIN “Territori post-metropolitani come forme urbane emergenti: le sfide della sostenibilità, abitabilità e governabilità” (coord. A. Balducci; resp. Unità Roma C. Cellamare)

    Organizzazione del processo

    No full text
    Il contributo illustra l'organizzazione del processo di progettazione e di elaborazione del piano territoriale della Provincia di Rieti, con particolare riguarda agli aspetti partecipativ

    “Epiphanic” peripheries, re-appropriation of the city and dwelling quality. Periferie epifaniche, riappropriazione della città e qualità dell’abitare

    No full text
    Le periferie, e soprattutto quelle romane, sono spesso associate all’idea del degrado. In realtà, la realtà delle periferie è molto più complessa. In primo luogo esistono molte situazioni diverse di periferia. Inoltre è superata la semplice dicotomia centro-periferia e l’idea di Roma come un centro storico circondato da una corona di periferie degradate. Ancor più bisogna discutere l’idea stessa di degrado e la sua associazione automatica alle periferie. Le periferie sono luoghi molto vitali, ricchi di iniziative e di protagonismo sociale, dove il senso di appartenenza può essere molto forte, così come le progettualità e le capacità di autorganizzazione. Sono, allo stesso tempo, laboratori sociali della convivenza e luoghi di produzione culturale. La qualità dell’abitare è qui associata alla qualità delle relazioni sociali. I problemi e i conflitti però non mancano, spesso associati ad una assenza delle istituzioni e della politica. Non bisogna quindi cadere in un “romanticismo” della periferia, quanto lavorare per una valorizzazione delle energie sociali, delle progettualità locali e del protagonismo degli abitanti al fine di superare i grandi problemi ancora esistenti. Questo pone compiti impegnativi all’urbanistica ed un suo ripensamento.The suburbs, especially in the context of Rome, are often associated with the idea of deprivation. In reality, narratives around peripheries are much more complex. First, there are many different situations of periphery. In addition, the simple center-periphery dichotomy and the idea of Rome as a historic center surrounded by a crown of deprived suburbs is overcome. Even more, the idea of degradation and its automatic association with the suburbs must be discussed. The suburbs are vital places, rich in initiatives and social protagonism, where the sense of ownership can be very strong, as well as the abilities to collectively self-organize initiatives and community projects. At the same time, they represent social workshops of coexistence and places of cultural production. Here, the quality of life is associated with the quality of social relations. However, problems and conflicts, often associated with an absence of institutions, are not lacking. Therefore, it is important not to fall into a "romance" of the periphery. On the contrary, it is necessary to work for a valorization of social energies, of local planning and of inhabitants’ protagonism in order to overcome the great problems still existing. This gives challenging tasks to urban planning and its rethinking

    Abitare le periferie della Capitale. Laboratorio di città e prospettive per il futuro/Living the outskirts of the Capital. Workshop on the city and future prospects

    No full text
    Una sintesi interpretativa delle modalità con cui è abitata oggi la periferia romana, le sue origini, le sue risorse ed energie, le sue prospettive di futuro, la possibilità di ripensare la città a partire proprio dalle sue periferieAn interpretative synthesis of the ways in which the Roman periphery is inhabited today, its origins, its resources and energies, its prospects for the future, the possibility of rethinking the city starting right from its peripherie

    Partecipazione. Prospettive di ripoliticizzazione della vita urbana

    No full text
    Le città sono la manifestazione tangibile o meno della partecipazione dei cittadini sia alla loro costruzione, sia al vivere insieme, sia al tracciare reti di convivenza sociale e politica. Dalle grandi aspettative della partecipazione, tuttavia, assistiamo ad un malcontento o ad una disillusione nei processi partecipativi dall’alto, i quali non raggiungono i loro scopi e non fanno sentire i cittadini più vicini al loro ambiente, alla loro città. Illusioni e delusioni di una partecipazione che cresce e si sviluppa in altre forme e funzioni, in altre categorie e in altre forme di autogoverno e di autogestione dei territori: dall’occupazione di aree dismesse alle associazioni che si occupano del verde pubblico. Sintomi di partecipazione sono ancora presenti nelle nostre città e sembrano o sostituirsi o tracciare nuove vie per l’esperienza politica, correndone i rischi storici ed ermeneutici dei territori.Cities are the tangible or non-tangible manifestation of citizens' participation both in their construction, in living together, and in tracing networks of social and political coexistence. Considering the high expectations of participation, however, we are witnessing a discontent or disillusionment in participatory processes from above, which do not achieve their goals and do not make citizens feel closer to their environment, to their city. Illusions and delusions of a participation that grows and develops in other forms and functions, in other categories and in other forms of self-government and self-management of territories: from the occupation of abandoned areas to associations that deal with public parks. Symptoms of participation are still present in our cities, to replace or to trace new paths for political experience, running the historical and hermeneutic risks of the territories

    Città fai-da-te. Tra antagonismo e cittadinanza. Storie di autorganizzazione urbana

    No full text
    Le città sono attraversate da pratiche e processi di appropriazione e riappropriazione, da forme diffuse di autorganizzazione, da attività e iniziative autogestite, da nuove pratiche di convivenza, da movimenti urbani che cercano di praticare una diversa idea di città. Si tratta di un vasto fermento che interessa, anche se in modi molto diversificati, tutte le città del mondo. Dagli orti condivisi alle aree verdi autogestite, dalle occupazioni a scopo abitativo alle fabbriche recuperate, dai luoghi di produzione culturale riattivati ai tanti servizi autoprodotti sui territori, alle mille iniziative del protagonismo sociale e della progettualità diffusa, tutte queste esperienze e tutte queste pratiche non sono solo forme di riappropriazione degli spazi ma anche processi di risignificazione dei luoghi. Sono espressione della vitalità dei territori e degli abitanti, organizzati o meno; sono laboratori sociali, culturali e politici. Da semplici forme di resistenza sono diventate azioni diffuse che producono concretamente la città, mettendo in discussione il modello neoliberista che sembra strangolarle. Lungi da un romanticismo dell’autogestione, sono anche esperienze cariche di ambiguità, oltre che di difficoltà, costrette come sono dall’arretramento del welfare state e dall’abbandono dei territori da parte della politica e delle istituzioni. Sono qui in discussione “culture di pubblico” differenti. Roma, da questo punto di vista, ha forse qualcosa da dire al mondo, nonostante sia diffusamente considerata una città in difficoltà. “Città fai-da-te”, per eccellenza, la Capitale rivela energie importanti che non sempre vengono riconosciute e valorizzate, risposta ad una necessità concreta e ad esigenze sociali che non trovano soddisfazione, ma anche espressione di creatività, capacità di azione, desiderio di costruire un futuro, possibilmente diverso. A partire da un viaggio attraverso una molteplicità di pratiche e di esperienze romane, attraverso le loro difficoltà, il loro impegno, le loro passioni, ma anche in alcuni casi le loro ambiguità, il libro vuole restituire una riflessione di più ampio respiro che dialoga con i processi globali. Qui si ridiscute l’idea di pubblico, si ripensano le istituzioni, si costruisce concretamente un’idea diversa di città e di convivenza. Questi sono i luoghi dove avviene oggi la produzione di cultura politica.Cities are crossed by practices and processes of appropriation and re-appropriation, by widespread forms of self-organization, by self-managed activities and initiatives, by new practices of cohabitation, by urban movements that try to practice a different idea of the city. It is a vast ferment that affects, even if in very different ways, all the cities of the world. From shared gardens to self-managed green areas, from housing occupations to recovered factories, from places of cultural production reactivated to the many self-produced services in the territories, to the thousand initiatives of social protagonism and widespread planning, all these experiences and all these practices are not only forms of re-appropriation of spaces but also processes of re-signification of places. They are an expression of the vitality of the territories and the inhabitants, organized or not; they are social, cultural and political laboratories. From simple forms of resistance they have become widespread actions that concretely produce the city, questioning the neoliberal model that seems to strangle them. Far from a romanticism of self-management, they are also experiences full of ambiguity, as well as difficulties, forced as they are by the retreat of the welfare state and by the abandonment of the territories by politics and institutions. There are different "cultures of audiences" here. Rome, from this point of view, has perhaps something to say to the world, although it is widely considered a city in difficulty. The "do-it-yourself" city par excellence, the capital reveals important energies that are not always recognized and valued, a response to a concrete need and to social needs that are not satisfied, but also an expression of creativity, capacity for action, desire to build a future, possibly different. Starting from a journey through a multiplicity of Roman practices and experiences, through their difficulties, their commitment, their passions, but also in some cases their ambiguities, the book wants to give a broader reflection that dialogues with global processes. Here the idea of the public is discussed again, the institutions are rethought, a different idea of city and cohabitation is concretely constructed. These are the places where the production of political culture takes place today

    Abitare le periferie

    No full text
    Le periferie erano tradizionalmente considerate un luogo geograficamente lontano dal centro e quindi tendenzialmente di minor qualità e valore (proporzionalmente all’allontanarsi dal centro). Anzi venivano generalmente considerate luoghi di degrado che, in molti casi, veniva associato non solo agli aspetti fisici e alla carenza di servizi, ma anche alle situazioni sociali e persino caratterizzante le persone. Questa interpretazione era agganciata ad un’organizzazione urbana che è stata superata. Il centro non è più uno, ma sono tanti, e al loro interno ci sono molte situazioni di degrado. Le periferie si moltiplicano e hanno caratteri molto differenti, diventando il modo con cui si organizzano spazialmente le città. Questo permette di riconoscere come le periferie abbiano una loro complessità ed una vita assai ricca e interessante, oltre alle loro contraddizioni e difficoltà. Questo obbliga ad indagare le periferie con altri occhi e con altre metodologie, incentrate sul lavoro interdisciplinare e sul campo, spesso con un coinvolgimento nei processi in corso, in termini di ricerca-azione. Pensando, ad esempio, alla Capitale, Roma è le sue periferie, e le periferie (nonostante lo stigma che in molti casi le colpisce) sono il luogo vitale della città, un laboratorio culturale e sociale che costruisce quotidianamente il suo vivere collettivo.The suburbs were traditionally considered a place geographically far from the center and therefore tend to be of lower quality and value (in proportion to the distance from the center). Indeed they were generally considered places of degradation which, in many cases, was associated not only with the physical aspects and the lack of services, but also with social situations and even characterizing people. This interpretation was linked to an urban organization that has been overcome. The center is no longer one, but there are many, and within them there are many situations of decay. The suburbs multiply and have very different characters, becoming the way in which cities are organized spatially. This allows us to recognize how the peripheries have their own complexity and a very rich and interesting life, in addition to their contradictions and difficulties. This obliges us to investigate the peripheries with other eyes and with other methodologies, centered on interdisciplinary and field work, often with an involvement in ongoing processes, in terms of research-action. Thinking, for example, of the capital, Rome is its suburbs, and the suburbs (despite the stigma that in many cases hit them) are the vital place of the city, a cultural and social laboratory that builds its collective life every day
    corecore