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Episode 8: Andy Cecere - CEO and President, US Bancorp
Runtime 49:29US Bancorp CEO and President Andy Cecere talks about banking and disruption – specifically, how technology, money movement, and competition have driven changes to banking in recent years.Cecere, Andy. (2021). Episode 8: Andy Cecere - CEO and President, US Bancorp. Retrieved from the University Digital Conservancy, https://hdl.handle.net/11299/258177
Rischio, catastrofe e gestione dell’emergenza nel Mediterraneo occidentale e in Ispanoamerica in età moderna : omaggio a Jean-Philippe Luis
The volume includes a significant part of the findings of an interdisciplinary and international research project on disasters that occurred in the territories under the Bourbon monarchies between the 18th and early 19th centuries. It is composed of twelve essays that explore the strategies and practices by which institutions and societies sought to manage, mitigate and prevent the catastrophic effects of eruptions, earthquakes, floods, famine and epidemics. The articles address several territories, that are geographically distant and widely different from each other – from the western Mediterranean to Central and South America – between the Age of Enlightenment and the Age of Revolutions. Although these areas were ruled by members of the same dynasty, the political and administrative structures and legal systems were different, and the emergency management strategies were dissimilar too. The project involved three research groups, based in European and Latin American universities, coordinated by Jean-Philippe Luis, Armando Alberola and Domenico Cecere. The volume is dedicated to the memory of Jean-Philippe Luis
Maestro nelle due scienze: Ibn 'Atâ' Allâh al-Iskandarî (m. 709/1309) e le forme della preghiera.
Ibn ‘Atâ’Allâh al-Iskandarî (m. 1309), terzo shaykh della confraternita shadhilita o almeno della sua corrente maggioritaria, celebrato come «maestro nelle due scienze» (mistica e giuridica) per la sua costante ricerca di armonia tra dimensione spirituale e dimensione legale dell’Islam, fu uno dei più robusti teorici del dhikr («ricordo di Dio»), nozione centrale quanto problematica nell’esperienza e nella riflessione dei mistici musulmani sin dai primi secoli. Il termine dhikr è usato già nel Corano, dove costante è l’invito a «ricordarsi di Dio», e nel Hadîth. Nella sua evoluzione semantica, che segue lo sviluppo della vita religiosa islamica, il termine dhikr giunge a coprire un ampio spettro di significati, dall’accezione generica e fondamentale di «presenza di cuore» del credente nei confronti di Dio, alla vasta gamma degli atti esteriori e dei moti interiori in cui tale presenza di cuore si esplicita, con particolare riferimento alle forme e alle tecniche del dhikr come pratica devozionale supererogatoria, individuale o di gruppo. Ai molteplici aspetti del dhikr, Ibn ‘Atâ’ Allâh dedica il Miftâh al-falâh wa-misbâh al-arwâh, forse la prima grande monografia sull’argomento, in cui la nozione di dhikr è indagata nelle sue molteplici accezioni, nei suoi fondamenti dottrinali e nelle sue implicazioni tecniche (condizioni di validità, posizioni e modalità operative, scelta delle formule da recitare). Un confronto con alcuni classici del sufismo, da al-Junayd ad al-Qushayrî, da Abû Tâlib al-Makkî ad al-Ghazâlî, permette di apprezzare la profondità dell’influsso esercitato da questi autori sull’opera di Ibn ‘Atâ’ Allâh, ma anche la libertà del mistico alessandrino nel rielaborare tali influssi, combinandoli con altri, talvolta di incerta identificazione o interpretazione, in un sistema organico e sostanzialmente originale, nel quadro del più ampio sforzo di sistemazione teorica condotto dal «Maestro delle due scienze» per definire i tratti essenziali della spiritualità shadhilita ed i temi fondamentali della tradizione mistica in accordo con la giurisprudenza islamica
Le charme discret de la Shadhiliyya. Ou l'insertion sociale d'Ibn Ata' Allah al-Iskandari
Le cheik soufi Ibn Ata’ Allah al-Iskandari (1260 ca. – 1309), donna une impulsion décisive au développement doctrinal et « organisationnel » de la ṭariqa Shadhiliyya, qui joua un rôle majeur dans le processus d’insertion du soufisme dans le cadre des sciences islamiques dans l’Égypte médiévale. Dans la présente étude, la relecture de certains passages de l’autobiographie spirituelle d’Ibn Ata’ Allah à la lumière d’un échantillon d’autres sources, servira de base à un premier effort de reconsidération des systèmes relationnels dans lesquels s’insère sa formation intellectuelle et spirituelle, dans le contexte multi-religieux et multiculturel d’Alexandrie, aux débuts de l’époque mamelouke. En particulier, la prise en compte des interactions entre les personnages auxquels Ibn Ata’ Allah attribue un rôle significatif dans sa formation, contribue à « déconstruire » les stratégies auto-hagiographiques qui président à l’autoreprésentation de son milieu d’origine.
En ayant recours, à la fois, aux méthodes « philologiques » traditionnelles et à celles, empruntées aux sciences sociales, de « l’analysé de réseaux » (network analysis), une telle opération met en valeur le degré d’interpénétration entre sciences exotériques et ésotériques à Alexandrie au VIIe/XIIIe siècle. Ce qui permet, tout particulièrement, de mieux apprécier le rôle joué par les maîtres al-Shadhili (m. 656/1258) et al-Mursi (m. 686/1287), prédécesseurs d’Ibn Ata’ Allah à la tête de la Shadhiliyya, dans la consolidation des rapports entre dimensions « extérieures » et « intérieures » de l’islam, à l’intersection de vastes réseaux de relations entre milieux juridiques, mystiques et même philosophiques
Se faire nourrir par les mécréants? Soufisme et contact interreligieux dans les Lata'if al-minan d'Ibn Ata Allah al-Iskandari
La présente étude vise à explorer la dimension du contact interreligieux dans un texte « fondateur » du soufisme égyptien médiéval, le Kitab Lata’if al-minan du savant et mystique Ibn ʿAta’ Allah al-Iskandari (1260 ca. – 1309), troisième cheikh et premier écrivain de la tariqa Shādhiliyya. Consacré à l’exposition d’une théorie de la sainteté (walaya) et à l’illustration des vertus spirituelles du maître éponyme de la tariqa, Abu l-Hasan al-Shadhili (m. 656/1258) et de son « héritier» Abu l-‘Abbas al-Mursi (m. 686/1287), dont l’auteur fut le disciple, ce texte offre des rares mais significatives allusions aux problématiques des rapports avec les autres religions, tout particulièrement avec les Gens du Livre. Le sujet n’étant pas abordé de façon systématique, les anecdotes et les propos qu’Ibn ʿAta’ Allah transmet sur les attitudes des maîtres fondateurs à cet égard, laissent néanmoins entrevoir des pistes de recherche très prometteuses. Le rôle majeur que la Shādhiliyya joua dans la culture et la spiritualité musulmane de l’époque, à l’intersection de vastes réseaux relationnels entre milieux juridiques, mystiques et même philosophiques, rend d’autant plus évident l’intérêt de ces matériaux pour l’étude des relations, réelles et symboliques, entre les différentes communautés confessionnelles dans le contexte multiculturel et pluri-religieux de l’Egypte ayyoubide et mamelouke
L’acqua: risorsa e minaccia. La gestione delle risorse idriche e delle inondazioni in Europa (XIV-XIX secolo)
Ogni civiltà ha sviluppato saperi e tecniche per gestire e sfruttare l’acqua, elemento essenziale per
la vita umana, ma anche per difendersi dalle minacce che possono derivare dalla convivenza con
essa. In età preindustriale, la necessità di gestire un bene così prezioso ha condotto allo sviluppo di
tecnologie, alla costruzione d’infrastrutture, alla creazione di magistrature apposite, ma ha anche
alimentato conflitti tra soggetti che pretendevano un accesso privilegiato o esclusivo alle risorse
idriche. Inoltre, i rischi derivanti dalla prossimità di corsi d’acqua o di bacini lacustri hanno spesso
indotto le società a sviluppare tecniche e pratiche di prevenzione. Questo spettro di problemi è al
centro dei saggi raccolti in questo volume, che studiano varie città medie e grandi dell’Europa
centro-occidentale – dalla Valle del Reno alla Penisola iberica, da Parigi a Palermo – tra il XIV e il
XIX secolo
Santità e Martirio nell'Islam sunnita: il contributo della letteratura agiografica.
Negli studi occidentali sul tema del martirio nell’Islam sunnita, il potenziale contributo della letteratura agiografica e di tutta la letteratura prodotta nell’ambito del sufismo (taṣawwuf; mistica musulmana) resta ancora largamente inespresso. Pur nella grande varietà di posizioni dei singoli autori, le ricerche ‘orientalistiche’ in questo ambito sembrano condividere, dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni, una significativa tendenza a concentrare l’analisi sulle opere di esegesi coranica (tafsīr), sulle raccolte di ḥadīth (l’insieme delle Tradizioni relative a fatti e detti del Profeta Muḥammad) e sulla connessa letteratura giuridica o edificante, con il corollario di una marginalizzazione, o esplicita esclusione, del vasto e multiforme spazio testuale del taṣawwuf.
In larga misura, una simile tendenza trova una evidente giustificazione storica nel ruolo fondamentale svolto dalle prime generazioni di esperti di tafsīr e di ḥadīth nella costruzione di una dottrina martirologica compiuta a partire dagli sparsi dati scritturali sulla condizione privilegiata dei credenti – e delle credenti – che ricevono la morte «sulla via di Dio» (fī sabīl Allāh). Tuttavia, la mancata valorizzazione delle fonti sufi rispetto al tema del martirio riflette anche, a nostro avviso, un più complesso problema di ordine storiografico, determinato dalla convergenza di molteplici fattori che hanno prodotto la diffusa percezione di una scarsa o nulla rilevanza della nozione di martirio nella costruzione dell’ideale di santità in ambito sunnita (fino all’esplicita teorizzazione, in alcuni studi, di una «scissione tra santità e martirio»), in contrasto con quanto viene generalmente riconosciuto per l’ambito sciita. Una simile visione tende ad associare esclusivamente alla martirologia sciita la possibilità di significativi sviluppi in senso agiografico, così favorendo il perpetuarsi di un paradigma storiografico che una più attenta analisi di tradizioni testuali e pratiche sociali sunnite invita senz’altro a rimettere in discussione.
Nel presente articolo si tenta dunque di valorizzare il rapporto tra santità (walāya) e martirio (shahāda) nell’Islam sunniti. In particolare, si evidenzia come temi martirografici ed agiografici possano cooperare significativamente nella letteratura sufi, tanto da produrre rappresentazioni di modelli idealtipici specificamente compatibili con le tradizioni della mistica sunnita (in particolare, il ‘giurista-santo-martire’). Nel contempo, si mostra come l’intreccio di temi martirografici ed agiografici possa risultare altamente produttivo anche in altri spazi testuali, incluso il vasto e vario ambito della letteratura storiografica.
Dopo aver delineato alcune coordinate fondamentali della ricerca (nei paragrafi 2-4), si propone uno studio di caso (paragrafi 5-6), analizzando le rappresentazioni del martirio dello shaykh ‘Abd al-Raḥmān al-Nuwayrī durante l’assedio crociato di Damietta (1219) in alcune fonti agiografiche di età ayyubide e mamelucca (secc. XIII-XIV); quindi (paragrafi 7-8), si tenta di inquadrare questo exemplum in un più vasto ambito di tradizioni sunnite caratterizzate da un forte livello di integrazione tra ‘agiografia’ e ‘martirografia’
Heroes in dark times. Saints and officials tackling disaster (16th-17th centuries)
In the accounts of disaster of the early modern period, it seemed as though the heroes were missing, replaced by the anthropomorphic rage of the natural elements. Nevertheless, it did sometimes happen that singular figures emerged from the blurry mass of the people and their dramatic anecdotes, and sprang into action to address the emergency. Sometimes they were saints, sometimes local institutions: the former were invoked to mediate with heaven to placate divine anger through miracles, and the latter to manage the catastrophe and provide aid and relief. The chapters in this volume reflect on this composite phenomenon of salvific actions, especially when they assumed the character of heroic gestures suspended between reality and fiction, human and divine, ordinary and extraordinary
Las fronteras culturales y textuales: “Cuento en camino” de Ana Lydia Vega
Among the writers of the Caribbean countries, the notion of the border is related to the discourse of insularity. This concept goes beyond geographical limits, because it designates a historical-cultural experience and a peculiar identifying perspective that have generated a heterogeneous writing. Based on these premises, the essay proposes the analysis of “Cuento en camino” written by the Puerto Rican writer Ana Lydia Vega, text included in Falsas crónicas del Sur (1991). The story emerges as the synthesis of the narrative poetics developed throughout the collection, in which the stories are installed in the imprecise border between the chronicle and the fiction, between the legend and the oral tradition of the Puerto Rican peoples. It is also presented as a metaliterary story, since the author reveals the narrative and narratological instruments used to construct the story
El centenario de Virgilio Piñera en Venecia
In a year during which some of the most leading figures in Latin American literature were celebrated on their centenary of their birth, (Julio Cortázar, Adolfo Bioy Casares, Gertrudis Gomez de Avellaneda, Octavio Paz), I would like to remember a belated centenary, due to a real “rebirth” in the cultural and literary Cuban scene. I’m going to propose an excellent cuban writer, Virgilio Piñera (1912-1979), who become the subject of growing critical and popular attention in recent years. His singular stories – or better still, his whole existential adventure – answer to a deep-rooted obsession with authenticity, that insidious zone where each character and situation denude his author and the ghosts tormenting him. His writing, being a continuous paradox, is the instrument trough which he wants to fight the trivial and the meaningless. His troublesome literary voice was reconsidered after his death, and his first official centenary, in his native country, was commemorated only three years ago, in 2012
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