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    TETTONICHE MURARIE. IL GOBIERNO CIVIL DI TERRAGONA 1957-1964

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    Il rivestimento della sede del Gobierno Civil di Terragona, è composto da lastre di un’unica dimensione 40x60 cm e spessore 2 cm. e da lastre di Piedra de San Vicenç, sempre delle stesse dimensioni, che, disposte su di una fila svolgono il ruolo di marcapiano. Tutte le lastre sono ancorate al muro retrostante attraverso quattro zanche in acciaio e presentano un’imbottitura di malta di calce che serve a garantire l’aderenza delle lastre al muro retrostante. In questo modo il rivestimento viene trattato come una omogenea placcatura che da un lato rinforza la tettonica muraria dell’edificio e quindi il carattere scultoreo della massa, dall’altro enfatizza l’astratta monumentalità del volume segnato da quella stessa griglia geometrica che modula l’intero progetto. La Piedra de Borriol è una grainstone che si presenta in due varietà principali, la Borriol Ocra e la Borriol Rossa, la prima caratterizzata da un’alta capillarità che le conferisce una minor resistenza agli agenti atmosferici, soprattutto se in elementi di grandi dimensioni, a differenza della seconda che è più resistente all’azione disgregatrice degli agenti atmosferici. La differenza tra le due varietà è dovuta alla differente percentuale dei principali elementi costitutivi, la calcite e la dolomite, che rende più porosa la variante Ocra e più compatta quella Rossa. La Piedra de San Vicenç è invece un calcare locale di colore grigio chiaro abbastanza uniforme, impiegabile sia per gli interni che per gli esterni. La scelta di impiegare ancoraggi nascosti con imbottitura di malta, caratteristica di quando si vuole mantenere il carattere astratto e figurativo dell’architettura, ha comportato il degrado degli elementi metallici di ancoraggio. Il contributo riassume la ricerca condotta sull’edificio e sul recupero del rivestimento lapideo condotto nel 1987 dall’architetto Josep Llinás Carmona, resosi necessario dal degrado fisico delle lastre di spessore estremamente sottile. In questa occasione si è reso necessario il rinnovo di una parte cospicua del rivestimento lapideo: le lastre sono state rimosse, pulite e, dopo aver sostituito quelle danneggiate, rimontate con l’inserimento di nuovi ancoraggi in acciaio inossidabile

    Costruire in tempo: i cantieri sperimentali della ricostruzione in Francia e Italia (1945-55)

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    In Europa, teatro del conflitto, nell’immediato secondo dopoguerra l’ideologia del “tempo breve” della ricostruzione, fondata sull’ottimizzazione dei processi produttivi e realizzativi, si dimostra esemplarmente nei quartieri sperimentali, considerati il “punto di partenza” per la formazione di una cultura tecnica sull’industrializzazione del processo edilizio. L’esperienza francese e quella italiana, discusse nel contributo, sono legate a doppio filo nella storia della costruzione: nella comune scelta per il cemento armato come materiale nazionale, la sperimentazione francese costituisce il modello per quella italiana e, insieme, rappresentano ricerche pionieristiche sulla scientifizzazione del processo edilizio e sull’organizzazione del cantiere

    I ponti in cemento armato a Verona nel Novecento

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    Il volume analizza la costruzione dei ponti in calcestruzzo armato tra il 1926 e il 1956 a Verona. Attraverso un consistente e inedito materiale d'archivio (Genio Civile, Comune di Verona e Archivio di Stato) sono state identificate i principlai tipi edilizi e strutturali, nonchè la trasformazioni intervenute prima con la sostituzione delle vecchie strutture metalliche ottocentesche nel corso degli anni '30 e poi con la ricostruzione postbellica durante gli anni '40 e '50 di tutti i ponti cittadini. La ricerca, condotta con gli strumenti propri della Construction History, getta le basi per la tematica, oggi più che attuale, della gestione e della manutenzione dei ponti in cls armato alla luce delle Linee Guida pubblicate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel 2020

    Tecniche e sperimentazione dei materiali coibenti nella costruzione moderna in Italia: il caso delle colonie

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    L’esperienza coloniale italiana (1870-1940) è stata il terreno su cui sperimentare – nelle diffi cili condizioni climatiche e logistiche africane – materiali e tecniche costruttive moderne, in particolar modo soluzioni prefabbricate e standardizzate. Il contributo si concentra sull’utilizzo sperimentale nelle colonie italiane dei materiali coibenti (Eraclit, Cel-Bes) con strutture metalliche leggere. L’obbiettivo dell’intervento è ripercorrere lo sviluppo di queste tecniche costruttive attraverso casi studio pubblicati sulle riviste e la manualistica tecnica dell’epoca, evidenziando il rapporto dialettico tra sperimentazione e industrializzazione, tra teoria e prassi costruttiva

    I ponti della ferrovia Pontebbana in Friuli: il riutilizzo delle infrastrutture storiche e il loro significato

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    Le comunicazioni ferroviarie tra la pianura Padana e la Mitteleuropa si sono svolte sempre attraverso l'arco alpino seguendo le due arterie principali del Brennero, in direzione nord, e della Pontebbana verso nord-est. Questo sistema ferroviario è stato caratterizzato da tracciati sviluppati in superficie con andamenti planimetrici ed altimetrici molto complessi, che hanno richiesto la realizzazione di numerosi ponti, fino alla fine del Novecento, quando vennero realizzate le gallerie di valico. Come molte altre infrastrutture dedicate ai trasporti sono state oggetto di continue trasformazioni, dettate dal rapido progresso dei mezzi. Questo ha comportato la dismissione di intere linee o di parti di esse, dal sedime ferroviario agli edifici per i viaggiatori e per le merci, che sono andate ad aumentare la ricchezza del patrimonio di archeologia industriale del territorio, aprendo però la questione sul loro recupero e sulla loro valorizzazione. La ricerca si è concentrata sulla linea Pontebbana e su alcuni dei suoi ponti, che costituiscono un interessante patrimonio dell'ingegneria italiana: la loro presenza costituisce infatti una testimonianza importantissima della cultura progettuale e costruttiva dell'ingegneria otto e novecentesca, e delle trasformazioni antropiche che hanno interessato anche la montagna, pur con modalità differenti dalla pianura, oltre che un elemento fondamentale per la comprensione della stratificazione del paesaggio alpino

    From the text to the practice. Insulation materials, building techniques and constructive practices in Udine and Verona refrigeration plants

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    The techniques regarding the preservation of perishable foodstuffs have been improving greatly since the early twentieth century, as shown in the textbooks of those times; however, the earliest buildings devoted to refrigeration and to the production of ice date back to the nineteenth century. The Centrale Frigorifera Specializzata in Verona and Stazione Frigorifera of Udine slaughterhouse can be taken as two meaningful study cases with a view to analysing the strict links between construction-related issues and the materials employed in order to achieve the insulating performances recommended by the textbooks. The Verona and Udine refrigeration plants possessed the features of ice producing and storing facilities that have turned them into pilot projects, thus underlining the transition – as far as insulating materials are concerned – between traditional techniques and the new solutions proposed by industry

    Insulating materials in Italian modern construction: techniques and experimentation in the colonies (1925-1940)

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    Italian colonial settlements (1870-1940) have provided the territories in which to experiment modern materials and construction techniques, in particular ready-built and standardized solutions, in African difficult climatic and logistic settings. This work focuses on the experimental employment of insulating (Eraclit, Cel-Bes) materials on light metal-frames in Italian colonies. Its object is to trace back the development of such construction techniques through case studies published in contemporary technical reviews and handbooks, underlining the mutual relationship between experimentation and industrialization, between theory and construction practice

    Nested-building as an effective strategy for the reuse of reinforced concrete industrial buildings. The case of the ex-Manifattura Tabacchi factory in Verona (1930-65)

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    Nested buildings today represent an efficient alternative to traditional recovery interventions in terms of cost-effectiveness, sustainability and compatibility with the existing building. The Italian territory has many disused industrial buildings on which it is necessary to operate with new recovery and re-market strategies. This article presents the results of the research, currently in progress, carried out by the ICEA department (University of Padua). The research concerns the recovery of industrial buildings in reinforced concrete from the 20th century. In these buildings the prefabrication allows a considerable optimization of the recovery interventions focused on modularity and prefabrication to fasten the construction times together with flexibility and reversibility. The analysis of the functional, structural and construction types made it possible to identify general intervention criteria which – as the identification of the average span dimensions – led to two design scenarios of wooden housing modules, following nested-building strategy. After a phase of study and critical analysis, criteria and guidelines for intervention were identified which – as the identification of the average span dimensions – led to two design scenarios of wooden housing modules, following nested-building strategy. The ex-Manifattura Tabacchi factory in Verona was chosen as a case study on which the results of the research were tested

    Friuli, 6 maggio 1976. Architetture ritrovate come segni della memoria

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    Il saggio ripercorre la genesi degli interventi di recupero edilizio occorsi dopo l’emanazione della specifica normativa della Regione Friuli Venezia-Giulia all’indomani del sisma del 6 maggio 1976 in materia di recupero dell’architettura tradizionale. L’importanza di tale legge risiede principalmente nell’aver proposto, per la prima volta, un approccio al problema della ricostruzione postsisma di interi centri storici friulani sia dal punto di vista statico e funzionale, che culturale, tecnico ed operativo, con particolare attenzione alla sostenibilità economica, obbiettivi ottenuti attraverso opportuni strumenti operativi. Il terremoto del Friuli aprì il tema della riqualificazione dei centri storici e dell’architettura tradizionale agli aspetti costruttivi e materiali. Precedentemente infatti lo studio finalizzato alla riqualificazione dei storici centri urbani era limitato agli aspetti tipologici da un punto di vista storico e formale, cosa che dal punto operativo avevano portato ad affrontare la questione del recupero dal punto di vista di rifunzionalizzazione dell’esistente e di ambientamento del nuovo edificato. La necessità di ricostruire quanto era andato distrutto e di conservare quello che era rimasto impose invece l’approfondimento degli aspetti legati ai materiali e alla costruzione, muovendo i primi passi nell’individuazione di interventi coerenti con l’esistente e nella definizione del corretto rapporto tra recupero, valorizzazione e corretta esecuzione delle opere di riparazione e restauro, anche nell’ottica della sostenibilità economica. I recenti eventi sismici in Umbria e Marche (1997), Abruzzo (2009), Emilia (2012) e Lazio (2016) hanno confermato come la tutela dei centri storici sia passata dalla salvaguardia dei soli contenuti artistici a quella del loro complesso in quanto testimonianza storica stratificata, ma allo stesso tempo ha rivelato tutta la complessità non solo dell’opera di prevenzione dal rischio sismico, ma anche di quella di ricostruzione dopo il sisma. Il progresso in termini di materiali e tecnologie del recupero ripropone entro nuove coordinate culturali la questione del rapporto fra il patrimonio esistente storicizzato da salvaguardare e le esigenze contemporanee da soddisfare, di conservazione ma anche di fruizione e sostenibilità economica
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