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    L'iconografia petrarchesca, uno sguardo nella diversificazione. Con un'appendice filologica sul Petrarca queriniano

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    Il saggio intende ripercorrere le vicende iconografiche di Francesco Petrarca e delle sue opere. Dopo aver preso in esame la storia della tradizione del suo ritratto e delle rese iconiche relative alla produzione latina, saranno analizzati i riscontri pittorici ispirati dalle opere volgari e la peculiare contrapposizione fra la ricchezza figurativa suggerita dai Trionfi e la scarsa rappresentazione dei Rerum vulgarium fragmenta. Chiude il contributo una proposta sull’ordine in cui furono realizzate le postille e le immagini del Petrarca illustrato di Brescia (Biblioteca Queriniana, Inc. G. V. 15)

    Sulle facezie di Leonardo da Vinci

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    Sparse in vari luoghi della sua produzione, le facezie di Leonardo dimostrano la viva attrattiva esercitata sull’«omo sanza lettere» dal genere popolare delle brevi narrazioni giocose e dei motti di spirito. A partire già dagli anni ’90 del XV secolo, l’autore ha annotato sui suoi fogli testi che da una parte rivelano il suo interesse per l’ideazione burlesca e la battuta arguta, dall’altra testimoniano la tradizione e lo sviluppo quattrocentesco della produzione faceta nel territorio italiano e la sua fortuna alla corte del Moro. Il contributo si propone di analizzare le facezie di Leonardo, studiandone le caratteristiche sia nella loro peculiarità sia in relazione alle altre grandi raccolte del tempo

    I Sonetti grotteschi: Mirando Haz illustratore di Giuseppe Gioachino Belli

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    L'articolo esamina le incisioni ispirate dai Sonetti di Giuseppe Gioachino Belli realizzate da Mirando Haz (1937 - 2018). Le immagini, per la maggior parte inedite finora, vengono presentate e commentate; chiude il contributo un'intervista all'autore

    La facezia nella satira. La riscrittura di Liber facetiarum CXXXIII e le altre fonti della V satira di Ariosto

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    La vena poetica umanistica di Ariosto percorre i testi, solo all’apparenza disinvolti ed immediati, delle sette Satire, manifestandosi in una tecnica raffinata e ricca di artifici retorici, in strutture elaborate, in versi che riecheggiano le letture del poeta. Oltre al pressoché costante riferimento oraziano, le Satire presentano un fitto ed elaborato reticolo di fonti, che spaziano da motivi classici a richiami tre e quattrocenteschi, da Ovidio a Dante e Petrarca, da Giovenale a Pulci e Boiardo. Anche da questo punto di vista la v satira rappresenta un’interessante eccezione. Il tema trattato – matrimoniale – si distanzia da quello delle altre, il tono è più scherzoso: Orazio lascia qui spazio agli autori della tradizione amorosa in volgare, a Leon Battista Alberti, Francesco da Barberino e, naturalmente, a Boccaccio. La particolarità della satira culmina con la comparsa di un aneddoto triviale risalente al Liber facetiarum di Poggio Bracciolini. L’intreccio di fonti ariostesche e il loro reimpiego trova in queste terzine un’esemplare rappresentazione: l’autore assimila il modello e lo reinterpreta, contaminando motivi tradizionali e generi. Al tempo stesso, l’incontro di satira e facezia chiude però un testo dall’evidente eccezionalità e ne corona i tratti atipici. Nell’attenta selezione di fonti da parte di Ariosto, come si colloca e cosa implica la scelta del genere popolaresco? Che valore assume l’episodio nell’ottica complessiva del componimento? Il contributo si propone di confermare la ricchezza di echi di un’opera dall’importante valore letterario qual è quella ariostesca, approfondendo la ripresa della facezia e in generale l’impianto intertestuale della V satira, singolare ma non per questo meno significativo
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