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Lo stereotipo nella differenza di genere
Si comincia fin da piccoli a sbattere contro recinti stabiliti, per cui le bambine vengono presentate come dolci, tranquille, sensibili, legate alla casa e alla famiglia; mentre i bambini vengono rappresentati come forti, irruenti, materiali, legati fin da piccoli a ruoli tradizionalmente maschili.
Lo stereotipo che riguarda le donne è molto chiaro ed è molto chiaro quale discriminazione penalizza le donne: vengono legate alla casa, alla famiglia, ai ruoli di accudimento e quindi discriminate sul lavoro, nella vita politica, a tutti i livelli della vita sociale.
Ma che cos’è uno stereoptipo?
Lo stereotipo è la visione semplificata e largamente condivisa su un luogo, un oggetto, un avvenimento o un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità
C'era una volta. Da Cenerentola a Shrek.
Oggi le bambine vivono una vita dinamica e sportiva, ma nelle favole e nei racconti le fanciulle restano fragili ed indifese. Sotto accusa si ritrovano la letteratura per ragazzi ed i libri di testo usati nelle scuole elementari.
L’analisi delle fiabe più conosciute evidenzia la presenza di donne/bambine vanitose, unicamente interessate della loro bellezza, pronte a cacciarsi nei guai per la loro stupidità, ma salvate da un “lui” pronto al posto giusto ed al momento giusto; mancano del tutto le donne intelligenti, coraggiose, attive, leali
Capuccetto rosso e la mamma irresponsabile
Spesso nelle fiabe c’è un contrasto tra la figura di una madre buona e una madre cattiva. Tale ambivalenza è un dualismo che, se in ogni essere umano può essere tollerato, nella madre viene rimosso e spesso non affrontato e non accettato perché la madre rappresenta l’unica certezza per la vita infantile che talvolta si protrae fino all’età adulta. Perciò, nello svolgimento della gran parte delle fiabe, viene sdoppiata la figura della madre. Quella buona scompare e viene sostituita da quella cattiva: la matrigna. La sua cattiveria diventa più plausibile non avendo legami di sangue come nel caso della fiaba di Cenerentola dove la matrigna è oppressiva recitando un ruolo di “bullismo” materno senza però attentare alla sua vita. Quando poi è la vita del figlio ad essere messa in gioco, allora il tabù diventa ancora più grande ed anche la matrigna si sdoppia in strega (come nella fiaba di Hansel e Gretel).
Diversa è la figura della madre in una fiaba come Cappuccetto Rosso
La colpa dei padri nelle fiabe
Le fiabe sono popolate da re che offrono bellissime principesse in sposa a chi si mostrerà più abile nel superare difficili prove; da poveri contadini che si vantano delle virtù straordinarie delle proprie figlie per sollecitare qualche pretendente facoltoso; da padri preoccupati per la stupidità dei loro figli; da padri che hanno troppi figli e non sanno come sfamarli, ma anche da padri che vogliono migliorare la condizione dei figli facendoli studiare o rendendoli capaci di qualcosa di speciale ecc
Si incontrano tuttavia anche padri molto coinvolti emotivamente nella vita familiare, che, insieme alla propria moglie desiderano i figli e, quando nascono, mostrano un affetto profondo. Si tratta in genere di re, principi o ricchi mercanti, che vivono nell’agio e non sono angustiati dai bisogni quotidiani. I più poveri, al contrario, sono talvolta costretti a vendere i figli o a stringere patti col diavolo pur di non vedere i figli morire di fame
Clikgiocare. Attività didattiche con il computer nella scuola dell'infanzia
La nostra quotidianità è ricca e sovraccarica di linguaggi e di mezzi d'informazione, che ci "tempestano" al nostro risveglio fino a quando andiamo a letto: televisione, giornali, telefoni cellulari, computer...sono solo qualche esempio di media che utilizziamo con disinvoltura fin dall'infanzia. Basti pensare ai nostri bambini che si approcciano con naturalezza, quasi spaventosa, ai videogiochi di nuova generazione, perdendo il senso del tempo e della realtà che li circonda, riempiendo le loro giornate e la loro solitudine di figli sempre più spesso "unici". La vecchia e obsoleta realtà del cortile di casa o dei vicini ci sembra appartenente ad un'altra epoca: ora i bambini non si trovano più a giocare con la palla o con le costruzioni con i vicini di casa, il parco del quartiere e soprattutto la scuola sono rimasti gli unici e indispensabili centri di aggregazione e di sviluppo sociale. Come mediare questa situazione e sfruttare la tecnologia a nostro vantaggio? Non si può certo ignorare il progresso, ma lo si può rendere utile ad un fine didattico. Qualsiasi progetto può avvalersi delle "nuove" tecnologia, maneggiata dai nostri bambini quotidianamente
Un’analisi degli scambi verbali scritti in una Comunità di pratica online
lcuni studi sulla scrittura come processo cognitivo sottolineano come
essa implichi operazio
ni comuni ai processi di pensiero: pianificazione,
traduzione, revisione (Boscolo, 1996).
La scrittura è elaborazione della conoscenza: lo scrivere per imparare, è
un’abilità individuale, è un’abilità «generale» (Balboni, 1998). I tipi di testo
sono strutt
ure di organizzazione della conoscenza e la scrittura favorisce lo
sviluppo del pensiero astratto, ma ciò dipende dal contesto sociale d’uso
(scolarizzazione).
A ciò si collega il concetto di literacy (alfabetizzazione): un evento di
alfabetizzazione è qua
lsiasi sequenza di azioni, con una o più persone, in cui
gioca un ruolo la produzione e/o comprensione della lingua scritta
(Buckingham, 2006; Kress, 2003). Le pratiche alfabetizzate (lettura, scrittura,
discussioni su testi o libri, etc.) sono modi social
mente riconosciuti di
comunicare attraverso i testi e le tecnologie digital
”Le nuove tecnologie nella didattica/I. Un’esperienza di formazione nella Scuola di Specializzazione per l’insegnamento nella Scuola Secondaria” (prima parte)
La rappresentazione del genitore in soggetti preadolescenti nati a termine e pretermine. Un’analisi del legame d’attaccamento”
L'analisi delle rappresentazioni dei gesti nel bambino della scuola dell'infanzia
In questo contributo viene illustrata un'esperienza di ricerca sull'analisi delle abilità prassiche presenti
nei bambini dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia. Lo studio presentato è stato condotto allo
scopo di raccogliere dati sulla rappresentazione dei gesti nei bambini piccoli per indagare le modalità
espressive che caratterizzano ciascun movimento e capire le motivazioni alla base della scelta di
determinati atti motori piuttosto che altri da parte del soggetto coinvolto.
La prospettiva futura di questo studio è di analizzare il ruolo delle prassie e di eventuali loro
compromissioni anche nello sviluppo del bambino con Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività
(ADHD)
Scrivi o disegni male? Occhio ai margini.
Il dilemma dei margini..un problema che ci segue in tutto il percorso scolastico. In questo articolo viene affrontato in modo provocatorio finendo con il parlare di disgrafia
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