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Proteine e peptidi enterali e miscele aminoacidiche parenterali
PROTEINE E PEPTIDI ENTERALI E MISCELE AMINOACIDICHE PARENTERALI
M. Zanello
La fonte proteica e della miscela aminoacidica in nutrizione artificiale risulta centrale per l’ efficacia nutrizionale e questo dipende strettamente sia da quantità che qualità apportata. La composizione aminoacidica proteica ottimale non è nota e la fonte proteica (animale e vegetale) viene ponderata in relazione a proteine di riferimento di provata efficacia in alimentazione naturale (valore biologico, etc.). La composizione della fonte di azoto deve rispettare la presenza di aminoacidi essenziali, non essenziali, semiessenziali ed essenziali-sotto condizione la cui quantià si ritiene essere lievemente dissimile nelle età della vita e, talora spiccatamente, diversa in situazioni cliniche peculiari (formulazioni ad uso generale e ad uso specifico). In nutrizione enterale, l’ apporto azotato è rappresentato nelle varie formulazioni da proteine (in prevalenza della caseina, ma non solo), poli-oligopeptidi (talora) la cui efficacia nutrizionale è una variabile ulteriore rispetto agli effetti da essi indotti su digestione, assorbimento e modulazione morfo-funzionale intestinale: le formule presenti perseguono più o meno spiccatamente questi obiettivi e, tutte, mantengono finalità (protidosintetica, biometabolica) indotte della specifica coorte aminoacidica rappresentata. L’ apporto diretto nel circolo venoso è limitato, per evidenti motivi fisiologici e patologici (allergeni), a miscele cristalline di aminoacidi di sintesi la cui composizione ha subito negli anni modificazioni in relazione a nuove conoscenze sull’ efficacia metabolica e nutrizionale di diversificate quantità (EAA, EAA/NEAA, BCAA) o specifica tipologia (alanina, taurina, istidina, tirosina, glutamina, citrullina, etc.) dei singoli apporti utili in particolari situazioni. Per indurre effetti farmaconutriceutici alcuni aminoacidi, stabilizzati in dipeptidi per l’ apporto endovenoso, trovano impiego in supplementazione e fortificazione
Nutrizione nel paziente con insufficienza respiratoria
La nutrizione nel malato con insufficienza respiratoria
Obiettivi del presente Capitolo sono i seguenti:
1. riconoscere l’ esposizione al rischio di malnutrizione dei pazienti con grave insufficienza respiratoria acutamente insorta o cronica;
2. conoscere le principali interazioni tra nutrienti, metabolismo e funzione polmonare da tenerli presenti nella corretta gestione nutrizionale;
3. rilevare le peculiarità che caratterizzano il supporto nutrizionale artificiale nei pazienti con ALI/ARDS e il potenziale terapeutico di recenti regimi specifici;
4. rilevare le analoghe caratteristiche del supporto nutrizionale nei malati con insufficienza respiratoria cronica stabile o esacerbata
Electrochemical, Spectroscopic and Theoretical Studies of a Series of 1,1′-Ferrocene Dichalcogenido-Complexes of Rhodium and Iridium
The electrochemical behavior of a series of heterodimetallic 2-metalla-1,3-dichalcogena-[3]ferrocenophanes of general formula Cp∗(L)M[(EC5-H4)2Fe] (E = S, Se or Te; M = Rh, L = PMe3; M = Ir, L = PMe3, PPh3 or C≡NtBu) has been investigated. These complexes undergo two successive oxidation steps. In spite of the fact that both metal centres are potentially able to lose electrons, EPR spectra and theoretical considerations suggest that the bridging chalcogen atoms, which are centres of high electron density, also contribute significantly to the electron-removal processes
Il Vocabolario della lingua friulana di Giorgio Faggin. 25 anni dopo
Cogliendo l’occasione del venticinquesimo anniversario dalla pubblicazione del Vocabolario della lingua friulana del vicentino Giorgio Faggin, presentato a Udine il 17 dicembre 1985, l’articolo richiama in forma critica alcuni aspetti della ricezione dell’opera, prendendo in esame sia le reazioni che ne seguirono la comparsa, sia alcuni di quegli effetti a lungo termine che si possono percepire negli studi sul friulano e nella produzione di strumenti lessicografici. Vengono passati in rassegna innanzitutto i giudizi espressi da alcune significative voci della cultura locale e le risonanze originate dalla proposta di una nuova grafia proprio nel momento in cui si stava giungendo a una svolta nella definizione di quella ufficiale; particolare attenzione è dedicata anche alle manifestazioni di consenso che gli specialisti non friulani e quelli stranieri espressero attraverso le loro recensioni. A distanza di anni dalla sua realizzazione e diffusione, si osserva ormai come alcune caratteristiche del Vocabolario ne abbiano reso irrinunciabile l’uso da parte degli studiosi della letteratura friulana, andando dunque ben oltre l’obiettivo, dichiarato dall’autore, di andare incontro alle esigenze di coloro che intendono scrivere o semplicemente apprendere un buon friulano. E anche il settore dell’ufficialità, che pure è pervenuto a esiti problematici e assai distanti da quelli del Faggin, ha dovuto confrontarsi con uno strumento che si è rivelato una fonte necessaria e insostituibile di suggerimenti ai diversi livelli della lingua.
En gaujion dl vintecincheisem aniversar da la publicazion dl Vocabolario della lingua friulana dl vicentin Giorgio Faggin, prejenté a Udin ai 17 de dezember dl 1985, mostra l articul te na forma critica n valgugn aspec de sciche an à azeté l’opera, al analiseia sibe les reazions gnudes su can che al é gnù fora, sibe n valgugn de chi efec che al à abù te n temp plu lonch ti studesc sun l furlan y tla produzion de strumenc lessicografics. Al vegn analisé dantaldut n valgunes minonghes importantes dla cultura locala y l resson descedé da la proposta de na grafia nueva propi can che an definiva chela ofiziala. Na atenzion particolara ti végnel dé ence a les manifestazions de consens che i spezialisć nia furlans y chi da foradecà ova lascé adintene tres sies rezenjions. Do da agn che al é gnù realisé y slargé fora, osserveien oramai sciche n valgunes carateristiches dl Vocabolario dae dant che al mess gnì adoré da chi che studia la leteratura furlana, y che al à arjont ben cotan deplù che l obietif, declaré da chel che ova scrit l’opera, de ti jì adincontra ai bujegns de chi che vuel scrive o demé emparé n bon furlan. Y ence l ciamp dla ofizialité, che é ben ruvé a resultac problematics y dret dalonc da chi dl Faggin, à messù se confronté con n strument che s’à desmostré na fontana nezesciara de conseis sun i liviei desvalifs dl lingaz
Farmaconutrizione preoperatoria: costo-beneficio
Traumi e interventi chirurgici complessi accanto ad una fase di aumentato dispendio energetico e proteolisi corporea che espone al rischio di calo ponderale e malnutrizione, possono indurre una importante depressione del sistema immunitario che causa una maggiore evenienza di complicanze infiammatorie ed infettive. L’ evento aggressivo attiva di per sé una cascata proinfiammatoria che dai primi giorni postoperatori conduce ad una condizione di ridotta efficienza immunologica (immunoparalisi) che solo successivamente e lentamente tende a riattivarsi. Nella recente storia della ricerca preclinica e clinica sull’ impiego della nutrizione enterale come strumento di supporto dei fabbisogni nutrizionali ma anche di modulazione biologica, molti dati sono stati prodotti riguardo alla possibilità di modulare la risposta infiammatoria ed immunologica mediante la somministrazione di speciali formulazioni per dieta enterale nella cui composizione, accanto a quanto ampiamente codificato essere necessario a coprire I fabbisogni nutrizionali, presentano più farmaconutrienti (arginina, acidi grassi n-3, nucleotidi, glutamina, RNA, antiossidanti, ecc.) che possiedono specifiche proprietà (biologiche) orientate a modificare, in questo contesto fisiopatologico, la sintesi degli eicosaenoidi, la produzione di citokine, la potenza antiossidante e la reattività di alcune componenti della complessa funzione immunitaria. Queste formulazioni vengono oggi raggruppate nella tipologia di diete cosiddette immunomodulanti (IMD), oggetto di ampia ricerca clinica e preclinica e di valutazione metodologica dei suoi risultati. Le IMD sono formulazioni nutrizionalmente bilanciate e complete (contenenti carboidrati, lipidi, proteine, minerali, elementi traccia e vitamine) che sono integrate con accresciute quantità di nutrienti che hanno dimostrato capacità di miglioramento della funzione cellulare immunitaria e di modulare l’ infiammazione.
La cura dei pazienti più gravi è costosa e le risorse assegnate alla Sanità risultano sempre più limitate per una serie di fattori (anche oggettivi e intuitivi ai tempi di oggi), situazione che impone, di fatto, il contenimento dei costi e l’assegnazione dei fattori di spesa sulla base di dati oggettivi di efficacia e di beneficio.1 L’ aspetto negativa di questa visione è rappresentata dallo spreco di risorse che può essere definita come lo spendere denaro o allocare risorse ad interventi che non risultano (documentatamente) efficaci o per I quali stessi vantaggi siano offerti da alternative meno costose. 2 Sfortunatamente molti medici ancora oggi sono riluttanti a ragionare di costi e spesa quando debbono decidere I trattamenti ma il (lento) imporsi della EBM traslata in clinica sta agendo da sensibilizzatore e attore di più virtuosi comportamenti. Sempre più nella stesura di raccomandazioni pratiche e di linee guida diagnostico-terapeutiche di provata efficacia viene valorizzata la ricerca, , peraltro più complessa e costosa, indirizzata a determinare quali dei nuovi trattamenti risulti efficace ed efficiente alla luce anche (se non principalmente) di considerazioni e risultati economici. 3 Gli studi centrati sul paziente si debbono quindi arricchire di considerazioni riguardo alle conseguenze economiche (per il paziente e per il sistema) derivate dal confronto (bracci) in studio. Questo tipo di analisi non serve a valorizzare ulteriormente gli studi positivi. già di per sé forti, ma, soprattutto, a dare informazioni aggiuntive agli RCT con risultati privi di effetto o equipotenti (non inferiorità) specie se emerge da un trattamento un contenimento dei costi.
Risposte pertinenti alle sopramenzionate domande fondamentali sono date dall’ analisi economica sanitaria (HEA) che, grossolanamente deve rispondere a questo quesito: “ il beneficio in salute atteso dall’ introduzione di un nuovo intervento medico o sanitario giustifica l’ aumento dei costi rispetto alle cure migliori disponibili in quel momento (standard)?”
L..
Sul Pater noster nella Goritianorum et Foroiuliensium lingua (e oltre)
Nel 1593 viene stampato a Francoforte, a cura di Hieronymus Megiserus (ca. 1554-1619) e per i tipi di Johann Spieß, lo Specimen quadraginta diversarum atque inter se differentium linguarum et dialectorum, videlicet Oratio dominica totidem linguis expressa. Accanto alla versione ebraica, a quelle in sardo, in «retico», nella «lingua indiana» del Nuovo Mondo e a molte altre, nell’opuscolo viene inclusa anche la traduzione del Pater noster nella Goritianorum et Foroiuliensium lingua. Gli scopi delle traduzioni e della pubblicazione traspaiono già dal titolo: non una raccolta di testi devoti o liturgici, ma un saggio con intenti etnografici o diretto a soddisfare la curiosità dei lettori verso l’esotico, sulla scia di analoghi esperimenti di Gessner (1555) e Rocca (1591). La comparsa del friulano in un simile opuscolo a stampa è un fatto in sé significativo, che induce per un verso a indagare i caratteri linguistici del breve testo, per un altro a scrutarne la valenza geopolitica (si parla di Goritianorum et Foroiuliensium lingua), per un altro ancora a contestualizzarne la presenza e a tentare di individuarne la paternità. Ma a fini strettamente linguistici tornerà utile il confronto con altri testi coevi, e in particolare con la novella «in lingua furlana» inclusa negli Avvertimenti della lingua sopra ’l Decamerone di Lionardo Salviati: in entrambi i casi si tratta di testi a stampa, e di testi in qualche misura “servili”.
La fortuna di questa prima traduzione offerta da Megiser sarà secolare: essa comparirà nuovamente nella Cosmographia generalis di Paulus van Merle (1605), nel Pater noster, oder das Vader unser inser in viertzig unterschiedlichen Sprachen di Georg Pistorius Mauer (1621), in An essay towards a Real Character and a Philosophical Language di John Wilkins (1668), nell’Oratio dominica di Dan. Brown (1713), in un volume stampato da John Chamberlayne ad Amsterdam nel 1715 (Oratio dominica in omnium gentium linguis, 1715), e in analoghe opere di Jean Joseph Marcel (1805) e Giovanni Battista Bodoni (1806), fino al Mithridates oder allgemeine Sprachenkunde mit dem Vater Unser als Sprachprobe in beynahe fünfhundert Sprachen und Mundarten di Johann Christoph Adelung (1809).
A questo filo di trasmissione pressoché univoca vanno affiancandosi, a partire dal 1745, le traduzioni di destinazione devota, solitamente incluse nei catechismi o nei libretti di preghiere in friulano destinati al popolo: versioni in cui alcuni significativi scarti di resa lessicale lasciano intuire anche difformità interpretative se non addirittura dottrinali. Seguendo questa scia si giunge a quello che, rispetto a Megiser, costituisce l’altro polo della storia traduttiva del Pater noster, vale a dire la recente versione contenuta nella Bibie in lingua friulana (1997): una traduzione più consapevole, più sensibile alle esigenze della scienza biblica contemporanea, e per questo divenuta ufficiale e adottata anche a livello liturgico.
Tl 1593 él vegnù stampé a Frankfurt da Hieronymus Megiserus (ca. 1554–1619) y per i tips de Johann Spieß l Specimen quadraginta diversarum atque inter se differentium linguarum et dialectorum, videlicet Oratio dominica totidem linguis expressa. Dlongia la verscion tl ebraich, tl sard, tl “retich”, tl “lingaz indian” dl Mond Nuef y ciamò te d’autres varietés, fòvel ence vegnù integré la traduzion dl Pater noster tla Goritianorum et Foroiuliensium lingua. Bele tl titul végnel auzé fora i fins dles traduzions y dla publicazion: al ne dess nia ester na racoiuda te tesć liturgics, ma n essay con obietifs entografics y pensés per letours interessés al esotich, coche al fova bele vegnù fat te esperimenc coche chel de Gessner 1555 y Rocca 1591. Demé la prejenza dl furlan te n tel cudejel stampé é dessegur n fat significatif: n iade per podei ejaminé l test da n pont de veduda linguistich y spo per podei valuté sia valuta geopolitica y enultima ence per ti dé n contest a sia prejenza y per podei valuté les ipoteses de reconesciment dla paternité. Per l’analisa linguistica él de utl da fé n confront con d’autri tesć che à les medemes carateristiches, souraldut con la novela “tl lingaz furlan” che i ciafon ti Avvertimenti della lingua sopra ’l Decamerone de Lionardo Salviati: te tramidoi i caji se tràtela de tesć stampés y de tesć che an pò definì “servii”. La pruma traduzion de Megiser à abù n suzes secolar: danter l 1605 y l 1870 pérel che ala sie vegnuda adoreda begn trenta iadesc, tla plu pert di caji te tesć paradigmatics
I Farmaconutrienti: Arginina
L’ Arginina è un aminoacido semiessenziale presente nei cibi, che diviene dispensabile sotto-condizione in particolari situazioni cliniche; è dotata di molteplici azioni biologiche, metaboliche e farmacologiche che hanno portato a sviluppare negli ultimi decenni un proliferare di studi tesi ad identificare gli effetti e i benefici clinici connessi con la sua supplementazione nutrizionale sia in ambito preclinico che clinico. Il metabolismo dell’ arginina (che prevede connessioni metaboliche con le vie comuni a citrullina, ornitina, lisina e glutamina) è limitatamente di sintesi endogena e coinvolge l’ aminoacido in molteplici vie metaboliche (sintesi proteica, produzione di urea e detossificazione, produzione di NO, sintesi di prolina). (1, 2) Gli effetti biologici riconosciuti sono relativi ad attività immunomodulante (in specie per le funzioni svolte da linfociti T e macrofagi), di riparazione tessutale e cicatrizzazione (sintesi di collagene), incretiva ormonale (secretagogo ipofisario), regolatoria del tono vasale (mediata da NO endoteliale dotato sia di effetti citotossici che protettivi), e di signaling metabolico (regolatorio del turnover proteico e del flusso aminoacidico nel e dal muscolo scheletrico) (3,4). La supplementazione dietetica enterale e parenterale, anche con dosi farmacologiche rilevanti si è dimostrata sicura e priva di effetti collaterali negativi.
Le attività benefiche della supplementazione di arginina in formule multicomposite per nutrizione artificiale, specie enterale (formule immunomodulanti) sono state oggetto di ampie ricerche cliniche che hanno condotto a evidenze di robusta raccomandazione dell’ impiego di formule supplementate con arginina in vari stati clinici (operatorio di elezione specie gastro-intestinale, medicina critica come traumi, ustioni e sepsi) ovvero cautela di impiego (sepsi severi).(5,6,7,8) I benefici rilevati consistono principalmente in favorevoli esiti di outcome e di processo (riduzione dell’ incidenza di infezioni, abbreviamento della degenza e uso di risorse) e vengono attualmente valorizzati alla luce della EBM da varie Linee Guida (ESPEN, ACCM/ASPEN), anche se la mancanza di dati derivati da studi in monoterapia limita la certa assegnazione alla sola integrazione di arginina dei benefici rilevati.
Bibliografia essenziale
1. Wu G, Bazer FW, Dais TA et al. – Arginine metabolism and nutrition in growth, health and disease. Amino Acids (2009) 37:153-168
2. Deutz N - The 2007 ESPEN Sir David Cuthbertson Lecture: Amino acids between and within organs. The glutamate-glutamine-citrulline-arginine pathway. Clin Nutr (2008) 27: 321-327
3. Effects of pharmaconutrients on cellular dysfunction and the microcirculation in critical illness. Curr Opin Anaesthesiol (2009) 22:177-183
4. Morris SM Jr – Arginine: bejond protein. Am J CLin Nutr (2006) 83:508S-512S
5. Waitzberg DL, Saito H, Plank LD et al. – Postsurgical infections are reduced with specialized nutritional support. World J Surg (2006) 30:1592-1604
6. Marik PE, Zaloga GP – Immunonutrition in critically ill patients: a systemic review and analysis of the literature. Intens Care Med (2008) 34:1980-1990
7. Luiking YC, Poeze M. Ramsay G et al. – The role of arginine in infection and sepsis. JPEN (2005) 29:S70-S74
8. Zhou M, Martindale RG – Arginine in the critical care setting. J Nutr (2007) 137:1687S-1692
La nutrizione artificiale in Terapia Intensiva
LA NUTRIZIONE ARTIFICIALE IN TERAPIA INTENSIVA
M. Zanello, M. Bandini, G. Lamazza
Università Alma Mater Studiorum di Bologna – UOC di Anestesia e Rianimazione, Dip. Neuroscienze – Ospedale Bellaria AUSL di Bologna
Gli ultimi decenni hanno rilevato un rapido e forte approfondimento delle conoscenze riguardo alla “malattia critica”, un quadro complesso e dinamico di natura metabolica, biochimica, biologica e clinica che caratterizza ogni malattia acuta e severa di pertinenza intensivologica (trauma, ustioni, infiammazione e sepsi, insufficienza acuta di organi vitali e multiorganica) sia in pazienti medici che chirurgici. Queste acquisizioni hanno integrato quanto già noto riguardo al digiuno e alla risposta ipermetabolica e catabolica post-stress, le cui conseguenze comuni sono rappresentate dal rapido e acuto deterioramento dello stato nutrizionale, specifico dello stato di criticità, e ciò ha permesso una evoluzione delle finalità e il miglioramento della strategia della nutrizione artificiale nei pazienti degenti in ambienti di cure intensive (Terapia Intensiva).
La risposta metabolica allo stress traumatico, chirurgico o fisico (ustione) è composta da una cascata di interazioni endocrine, metaboliche, biologiche ed immunologiche che ha lo scopo di preservare i tessuti e gli organi e la disponibilità energetica promuovendo la guarigione. Gli stimoli scatenanti (stressors) sono rappresentati dagli eventi acuti traumatici (dolore, ipoperfusione, deficit di ossigeno, acidosi, shock, anemia, ecc.) che innescano risposte neuroendocrine, vagali e genomiche (signaling cellulare ed espressione genica). Il deficit energetico rappresenta la caratteristica centrale del processo fisiopatologico e i meccanismi intermedi sono rappresentati dall’ accelerazione del dispendio energetico (ipermetabolismo) e della attivazione della degradazione proteica (catabolismo azotato) con consumo e perdita muscolare e di massa magra, unite a stimolo della neoglucogenesi con iperglicemia, causata anche dal relativo deficit di azione insulinica, e da ridistribuzione di substrati azotati con deplezione acuta di alcuni di essi condizionatamente indisponibili (glutamina, arginina) e, infine ma di grande peso ed importanza, dal coinvolgimento negativo del tratto intestinale, con alterato trofismo e conseguente anomala funzionalità di barriera associata a precoci modificazioni dell’ ecosistema microbico. (1-4) I fattori biologici scatenanti e che sostengono molti degli eventi metabolici sono rappresentati da una forte produzione di citokine e mediatori della flogosi (IL-1, IL-2, IL-6, γ-IFN, TNF-α, ecc.) e da danno ossidativo (ROS); l’ infiammazione sistemica (SIRS) (spesso ulteriormente esasperata da infezione e, quindi, sepsi) è un’ ulteriore frequente caratteristica dello stato di criticità. (5-7) Il deterioramento intestinale specie immunologico (GALT) e di permeabilità, lo stato infiammatorio e la ridotta protidosintesi giustificano l’ immunodepressione (successiva alla fase di flogosi, CARS) spesso clinicamente evidente e negativamente impattante sull’ outcome. (8,9)
Il digiuno ed il semi-digiuno, come è ampiamente noto e riconosciuto, aggiungono danno ed esaltano molti degli effetti negativi dello stato critico.
Su questo scenario fisiopatologico, denso di effetti potenziali e complicazioni cliniche malnutrizione-correlate (infezioni acquisite, MOF, dipendenza da cure intensive, ecc.), viene utilizzata la nutrizione artificiale che assume le seguenti finalità terapeutiche riassumibili in:
• controllo del metabolismo,
• supporto energetico e prevenzione della malnutrizione,
• azione modulante positiva sui processi biologici disregolati (infiammazione, risposta immune),
• miglioramento dell’ outcome clinico (end-point primari e, successivamente, secondari non surrogati)
• e che deve avere come centro e orientamento l’ intestino e le sue funzioni.
Molteplici linee guida e raccomandazioni basate sulla lettura sistematica della..
Aspetti metabolici del paziente critico
Una malattia acuta e grave che comporti un significativo deterioramento di una o più funzioni vitali determina nell’ organismo (ammalato di “malattia critica”) una particolare reazione (reazione metabolica allo stress), finalizzata alla riparazione dei tessuti e alla guarigione, ma che determina un profondo sommovimento biologico, biochimico, metabolico, funzionale e dello stato attuale di nutrizione.
L’ entità di questa risposta allo stress dipende prevalentemente dalla gravità dello stato clinico e la sua durata, dal successivo decorso, potendo intervenire per eventuali complicazioni in degenza (specie infettive), recrudescenze della risposta metabolica. Il trauma anche localizzato, la sepsi, l’ aggressione chirurgica sono rapidamente seguiti da modificazioni sistemiche di origine endocrina, indotte da una reazione modificata dell’asse neuro-endocrina e di scarica adrenergica che genera una reazione metabolica caratterizzata da aumento della spesa energetica e da accelerato catabolismo proteico. Tale atteggiamento che impatta rapidamente sullo stato nutrizionale (rischio di malnutrizione calorico-proteica) si assomma alle modificazioni metaboliche periferiche generate dalla liberazione citochinica, di mediatori della flogosi e da un accresciuto stress ossidativo, che localmente inducono infiammazione ma che a livello sistemico generano modificazioni metaboliche e funzionali su altri organi (muscolo scheletrico, intestino, in specie), flogosi e depressione della risposta immunologica (SIRS). All’ accelerato flusso metabolico, che giustifica l’ incremento dei fabbisogni nutrizionali (incremento del fabbisogno energetico e azotato), si associa una modificata utilizzazione dei substrati nutrizionali (iperglicemia da resistenza all’ azione insulinica, persistente catabolismo proteico con aumentato bisogno di specifici AA sia essenziali che essenziali sotto-condizione, accelerata lipolisi con riduzione della clearance, deficit dei sistemi anti-radicalici). Il quadro di generale ipermetabolismo deteriora profondamente la fisiologica risposta al digiuno, sì che una condizione subclinica di malnutrizione e le sue correlate complicanze, compaiono rapidamente, in assenza di un supporto sostitutivo con nutrizione artificiale appropriata ed adeguata.
Vengono approfondite le recenti acquisizioni di fisiopatologia consistenti nella modificazione dell’ espressione genica con alterazione del proteoma e della liberazione citochinica e di mediatori intercellulari che seguono allo stato di criticità specie per sepsi severa
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