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    Lavoro forzato nel settore marittimo mercantile internazionale nel XXI secolo: forme, stime, comparazione con il lavoro forzato a terra

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    The article discusses the forms of forced labour in the international merchant marine in the 21st century, estimating the numbers and nationalities of the seafarers subjected to these forms of coercion. The distinctive features of seafaring are contrary to the characteristics of the largest part of forced labour on land: in fact, maritime labour is strategic, productive, highly regulated by States and International Organizations, has very high capital intensity, high salaries and a skilled and internationalised workforce - so much so that the ILO has never mentioned seafarers in its estimates on forced labour and until now only one monograph, published in 2007 by the author of this article, discusses the matter systematically and draws up estimates. This article describes the main forms of forced labour at sea in the 21st century, updating and specifying the estimates presented in 2007. Among other sources, the author analyses the annual reports of the ILO Committee of Experts on the Application of Conventions and Recommendations (CEACR), which monitors the compliance of signatory States’ shipping laws with ILO Convention 105 of 1957 on forced labour. Since the ILO has never even considered the cases reported by CEACR in its estimates of forced labour, the article, which recommends that the methods developed for monitoring work at sea be made more general and applied to work on land, advances criticisms and revisions of the estimates of forced labour in the world produced by the ILO

    Trabalho forçado e degradante no setor da marinha mercante internacional no século XXI: atualizações e comprações com os trabalhos de terra

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    The article discusses the forms of forced and degrading labour in the international merchant marine in the 21st century, by estimating number and nationality of the seafarers subjected to these forms of coercion. The distinctive features of seafaring are contrary to the characteristics of the largest part of forced labour on land: in fact, the maritime labour is strategic, productive, highly regulated by States and International organizations, has very high capital intensity, high salaries and a skilled and internationalized workforce - so much so that the ILO has never mentioned the seafarers in its estimates on forced labour and until now there is only one monograph, published in 2007 by the author of this article, discussing systematically the argument and developing related estimates. This article describes the main forms of forced labour at sea in the 21st century, updating and specifying the estimates presented in 2007. Among other sources, are analyzed the annual reports of the Committee of Experts on the Application of Conventions and Recommendations (CEACR) of the ILO, which monitor the compliance of the navigation’s codes of the signatory States with the ILO Convention No. 105 of 1957 on forced labour. Since ILO has never considered in its estimates of forced labor even the cases reported by CEACR, the article, starting from a possible generalization and application of the methods developed for the work at sea to the work on land, advances criticisms and revisions of the estimates of forced labour in the world produced by ILO

    As revoltas dos escravos no Brasil nas ciências sociais e literatura brasileiras (1919-1940)

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    Nell’articolo si sostiene che è il successo dei tentativi di rimettere in discussione la gerarchia sociale da parte degli schiavi nelle Americhe a produrre, come reazione, un discorso “scientemente” razzista. Nel periodo tra le due guerre mondiali cresce, in Brasile, l’interesse per le rivolte storiche e la resistenza degli afrobrasiliani, schiavi e non. Negli scritti che trattano l’argomento, tuttavia, l’accento è prevalentemente posto sulla possibilità di incorporazione degli afrobrasiliani nella nazione brasiliana e sull'affermazione di un’ideale di armonia sociale. Neppure la categoria di feudalesimo, adottata dagli autori marxisti del periodo, riesce a rendere conto delle caratteristiche peculiari alle rivolte che gli schiavi dispiegano. La figura dello schiavo coloniale ed ex coloniale americano è infatti altrettanto moderna di quella del plebeo che si trasforma in proletario. I limiti di tali ricostruzioni vengono nell'articolo addebitati alla mancata attenzione rivolta alla resistenza quotidiana degli schiavi in discorsi che privilegiano alternativamente l’immagine dello schiavo passivo o del ribelle indomito

    Nave morta, istituzione totale, bateau ivre. Rappresentazioni del lavoro marittimo nelle scienze sociali e nella letteratura del XX e XXI secolo

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    Il volume analizza le descrizioni, le metafore, i metodi, le categorie e i concetti impiegati ed elaborati dalle scienze sociali negli studi riguardanti il lavoro marittimo mercantile a partire dall’affermazione della navigazione a motore fino agli inizi del XXI secolo. Per citarne alcuni, tra gli studiosi in questione figurano Ferdinand Tönnies e i collaboratori del Verein für Socialpolitik, responsabili, a inizio del XX secolo, della prima grande inchiesta sul lavoro marittimo nazionale e internazionale, che reste ineguagliata per estensione e profondità, Norbert Elias, George Homans, Vilhelm Aubert e i ricercatori del Tavistock Institute. Viene anche analizzata la letteratura riferita alla navigazione a motore (Hugo, Traven, Hanley, Simenon, Mutis, Goldman – per citarne alcuni), cercando di ricostruire l’influenza reciproca di scienze sociali e letterature a proposito del lavoro nello spazio marittimo. A questo ultimo proposito, l’autore si interroga sulle implicazioni metodologiche e sulle possibili linee di ricerca riguardanti la relazione tra tale produzione scientifica e letteraria, da una parte, e la memorialistica di marittimi ed ex marittimi e le testimonianze degli stessi raccolte dai ricercatori tramite metodi qualitativi

    Nato e Jugoslavia: il Protettorato delle idee

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    Nel saggio è sintetizzata la sistematica analisi degli interventi degli intellettuali a proposito della guerra del Kosovo apparsi da gennaio a luglio 1999 su alcuni quotidiani europei (La Repubblica, Il Manifesto, L’Unità, Liberazione, Die Zeit, Tageszeitung, Liberation, Le Monde), nonché, anche nel periodo precedente e seguente i bombardamenti in forma di monografie e articoli su riviste italiane, francesi e tedesche. L’analisi si concentra sul discorso elaborato dagli intellettuali appartenenti per autodefinizione alla sinistra politica e decostruisce le categorie da loro impiegate per analizzare, giustificare o criticare le cosiddette “nuove guerre” e l’intervento della Nato nel Kossovo in particolare

    Sotto la linea di galleggiamento: profili di lavoratori marittimi multinazionali

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    Il volume è articolato in tre parti. Nella prima, si propongono interpretazioni del nesso tra lavoro marittimo e migrazioni in chiave sia storica sia sociologica, affrontando il tema sia del trasporto di migranti e passeggeri da parte di equipaggi, sia individuando negli stessi lavoratori/trici marittimi non solo dei lavoratori geograficamente mobili, ma anche come potenziali migranti oppure migranti “sospesi”, sia, infine, individuando nelle navi battenti bandiere terze rispetto a quelle degli Stati di provenienza dei marittimi uno spazio di migrazione. Nella seconda parte, vengono analizzati i possibili movimenti migratori che precedono l’accesso al lavoro marittimo, basandosi sulle banche dati allestite dall’autore e su quelle elaborate dal Sirc; inoltre, si ricostruiscono profili quantitativi e qualitativi di migranti contemporanei trasportati via mare. Nella terza parte, vengono analizzate le carriere dei marittimi italiani ingaggiati a bordo di navi battenti bandiere estere dal 1980 al 2005. A tale ultimo proposito va ricordato che le ultime analisi di carriere di lavoratori marittimi sono state quelle realizzate dal Tavistock Institute nei primi ani Settanta su un campione di circa 3.000 marittimi britannici, mentre l’analisi qui realizzata si riferisce a oltre 50.000 lavorator/trici
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