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    Reich und Heimat: zur Semantik im deutschsprachigen Raum

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    Il saggio - nato nell’ambito di un progetto di ricerca sulla Mitteleuropa (Università TU Dresden, Paris III, L’Orientale di Napoli / Programma Villa Vigoni) - è centrato sui concetti di Reich e Heimat, che indicano sistemi sovranazionali e costituiscono fondamentalmente i due poli tra cui si giocano le sorti del mondo mitteleuropeo; entrambi i concetti vengono ripensati nelle loro diverse valenze sul piano storico, geopolitico, culturale, simbolico. Viene altresì analizzato lo stesso concetto estremamente complesso di Mitteleuropa, anche alla luce di recenti studi di rilievo (J. Le Rider, K. Schlögel), con particolare focus su alcuni ‘discorsi’ contrapposti, dall’utopia ‘retrospettiva’ delle tradizioni mitteleuropee coltivata dall’intellettualità dissidente dell’Est negli anni Ottanta fino alla radicale demistificazione del ‘mito asburgico’ negli scritti di K. M. Gauß. L’A. sottolinea, infine, la nuova fortuna dell’idea di patria, che include dimensioni spazio-temporali, ma anche molteplici componenti socio-culturali, affettive e simboliche connesse all’identità. Suggestiva, sotto il profilo letterario, l’identificazione della patria nel linguaggio (Sprachheimat), che – considerando l’attuale panorama della letteratura di lingua tedesca – consente uno sguardo in prospettiva e non solo postumo sul patrimonio storico-culturale della Mitteleuropa

    Morbus biographicus. Hans-Ulrich Treichels Trilogie des Scheiterns

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    Il saggio ripercorre la produzione letteraria di H.U.Treichel, con particolare riferimento al suo primo romanzo di grande risonanza, Der Verlorene (1998), che segna una svolta nella sua narrativa, offrendo anche una precisa chiave di lettura per le sue precedenti raccolte (Von Leib und Seele, Heimatkunde). L’A. analizza altresì le successive prose Menschenflug (2005) e Anatolin (2008), intese come ideale prosecuzione di quel primo romanzo – un unico corpus narrativo di carattere autobiografico, che disegna un percorso a ritroso nella memoria individuale e collettiva, fuori dai rituali della ‘cultura della memoria’, guardando piuttosto alla dinamica transgenerazionale di eventi traumatici. La trilogia, al di là del suo interesse sul piano tematico, viene analizzata qui con particolare riferimento all’orizzonte della scrittura autobiografica, a caratteri, mutamenti e contaminazioni del genere letterario nei Moderni e fino ai nostri giorni. In tale luce vengono analizzate struttura e forma dei tre romanzi, mettendo in luce l’inestricabile intreccio di esperienza vissuta e finzione, Io reale e Io narrante etc., anche sulla base di sottili riflessioni critiche di Treichel relative al precario nodo della ‘autenticità’ e al carattere problematico del concetto stesso di autobiografia
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