1,720,982 research outputs found

    National Associations (NAs) project. Violence & aggression: prevention and management strategies in European dialysis, nephrological and transplantation units.

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    Aim: The descriptive survey aims to explore strategies for prevention and management of violence and aggressions in dialysis units in the different European countries. Method: The convenience sample was composed of dialysis, nephrological and transplantation units in European countries. We used a questionnaire developed with the collaboration of NAs, piloted on a group of renal workers. It consists of 2 parts (26 questions), and it was completed by the head-nurse or a delegated nurse in the unit. Each NA appointed a Representative colleague. They lead the project in every country and translated the questionnaire if necessary. Questionnaires were distributed in paper or electronic form, by mail or during congresses. Data were analysed using STATA software. It was performed a preliminary descriptive variable analysis and then verified the association between variables using the χ2 test; values of p < 0.005 were considered statistically significant. Results: We received 568 completed questionnaire from units from 13 countries (participation rate (21 %). 436 questionnaires were completed in 12 European countries. Results shows that written policies and procedure regarding violence and aggression are present only in 18 % of units. Educational strategies are diffused in less than the 20 % of units. Events are prevented mainly by security staff (48 %) or pharmacological treatment (66 %). Incident report is mandatory for any violence and aggressions behaviour in 66 % of units. University and private hospitals implement more strategies. There are differences between European countries. Discussion and conclusion: Violence and aggression prevention and management strategies are not widely implemented in European countries. It would be useful to construc

    Access to intensive care units: A survey in North-East Italy.

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    The factors associated with policies for allowing visitors into intensive care units (ICUs) are a debated issue in the nursing literature. The aim of this survey was to describe visiting policies in the ICUs of North-East Italy and to verify the hypothesis of an association between attitudes regarding accessibility to visitors and environmental, organisational or logistic variables. Data were collected by means of questionnaires sent by mail to head nurses of ICUs. The questionnaires were completed for 104 of the 110 ICUs contacted (94.5%). Visiting hours were generally less than 4h a day (86%) and only 14% of the ICUs reported imposing no restrictions. Children under 12 years old were rarely admitted (22%). Twenty-one percent of the ICUs reported always allowing exceptions, while 77% did so only under 'particular' circumstances. Visiting times were not associated with logistic and organisational factors, but rather with the type of ICU (p=0.000), city setting (p=0.009), exceptions to rules (p=0.029), allowing more than one person (p=0.016) and opening to children (p=0.001). Restrictive visiting policies emerged; paediatric units were generally more flexible. The association between the variables regarding visiting policy, such as visiting times and exceptions to rules, or allowing more than one person or children, seem to confirm how the rules are influenced mainly by the staff's attitude, which could be changed by continuing professional education

    Aggressioni nei confronti degli infermieri

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    Introduzione: La violenza e le aggressioni subite nel lavoro, particolarmente dal personale infermieristico, sono frequenti, ma il fenomeno non è ancora stato adeguatamente indagato in Italia. .Gli scopi della presente ricerca sono sia di quantificare il fenomeno percepito in due Aziende Sanitarie del Nord-Est, sia di valutare i fattori associati alle aggressioni verbali e fisiche nei confronti degli infermieri. Metodi: Lo studio, di tipo trasversale , è stato condotto in due Aziende Sanitarie del Nord-Est utilizzando un questionario anonimo. Il campione è stato di 700 infermiere rappresentante il 37% del personale di 94 Unità Operative (gli infermieri in turno il mattino del giorno della rilevazione). Risultati: Il 49% delle infermieri intervistati afferma di aver sperimentato un aggressione negli anni precedenti, l’82% solo di tipo verbale. Nel 42% l’aggressore è stato individuato nel personale interno all’azienda e nel restante 58% in soggetti esterni. In questo caso gli aggressori sono più frequentemente i parenti maschi degli ammalati. Le unità operative in cui vi è una maggiore probabilità di aggressione sono i reparti di emergenza, di geriatria e psichiatria. E’ stata trovata una associazione tra la insoddisfazione, lo stress e la fatica nel lavoro espresse dagli infermieri e la probabilità di essere vittima di aggressione (p < 0,001). Il 53% degli infermieri aggrediti non ha denunciato l’accaduto e non ha richiesto aiuto. Conclusione: Lo studio ha confermato l’alta frequenza delle aggressioni soprattutto verbali perpetrate nei confronti degli infermieri. L’assenza di alcuna sistematica modalità per denunciare e documentare tali eventi rende gli infermieri aggrediti maggiormente indifesi

    I fattori socio-demografici ed i processi di cambiamento per smettere di fumare associati agli stadi del cambiamento: confronto tra le donne gravide e non gravide.

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    Background: Le autorità internazionali per il controllo del tabagismo sostengono l’efficacia degli interventi personalizzati. Nonostante numerosi studi eseguiti in tutto il mondo comprovino la pericolosità del fumo durante la gravidanza per i danni che provoca alla madre e al feto, poca attenzione è stata rivolta alla comprensione delle differenze tra donne gravide e non gravide in termini di fattori sociali influenzanti l’uso del tabacco e circa i processi di cambiamento messi in atto per smettere di fumare. Metodi: Lo studio ha coinvolto 177 donne gravide raccolte consecutivamente durante i controlli prenatali del terzo trimestre, che si sono dichiarate fumatrici nei sei mesi prima dell’inizio della gravidanza, attualmente fumatrici o ex-fumatrici. Inoltre sono state intervistate in occasione dei controlli ginecologici di routine( pap test) 177 donne non gravide, che si dichiaravano fumatrici nove mesi prima dell’intervista, attualmente fumatrici o ex-fumatrici. Sono stati somministrati i questionari di Prochaska e DiClemente per valutare gli stadi del cambiamento, i processi del cambiamento, il grado di accettabilità e la tentazione di riprendere l’abitudine al fumo in determinate situazioni. Risultati: E’stato dimostrato come per le donne gravide gli stadi del cambiamento sono associati al livello di educazione, allo stato civile; questa associazione non è stata rilevata nelle non gravide. Inoltre nelle gravide gli stadi del cambiamento sono associati ad avere amici, partner e conviventi fumatori; mentre nelle non gravide solo la convivenza con fumatori è associata agli stadi del cambiamento . E’ stato inoltre evidenziato come i processi esperienziali siano maggiormente l’utilizzati negli stadi precoci (pre-contemplativo); è stato osservato che i processi comportamentali sono maggiormente utilizzati dalle donne non gravide rispetto alle gravide. Conclusioni: Nelle donne gravide, diversamente dalle non gravide, gli stadi del cambiamento sono influenzati dai fattori socio-demografici. Inoltre i processi di cambiamento utilizzati per smettere di fumare sono diversi tra future mamme e non: nelle gravide vi è un minore utilizzo dei processi comportamentali. I programmi d’intervento per aiutare la popolazione femminile a smettere di fumare e prevenirne la ricaduta devono tenere in considerazione queste differenze

    Quality of life in patients with scalp psoriasis

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    Aim. The aims of this study were to describe the quality of life (QoL) in patients suffering of scalp psoriasis and to assess the impact of the socio-demographic and clinical features of this condition on patients' health-related QoL, using general and specific QoL scales. Methods. This research is a cross-sectional study. The study involved 55 patients attending their first examination at the Dermatology Clinic of Padua University over the course of one year (April 2010-March 2011). The outcome was quality of life analyzed by means Scalpdex and SF-36 questionnaire. Results. The sample's mean Scalpdex score was 43.60±17.52, while the mean SF-36 score was 68.28±20.32. The SF-36 identified statistically significant differences between the psoriasis patients and the Italian general population in two domains, i.e. general health (P=0.0075) and emotional role (P=0.0048). The severity of patients' scalp lesions emerged as a factor associated with a reduced QoL in these patients, irrespective of the severity of their disease as a whole. Sex, age, schooling and other socio-demographic factors also characterized patients' perceived QoL. Conclusion. Patients with scalp psoriasis suffered from a lower QoL relating to the highly visible site of their psoriatic lesions. Specific supportive measures should be dedicated to these patients by health care workers

    Studio sulle attitudini e la culturadella ricerca negli infermieridi due aziende sanitarie

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    OBIETTIVI: Non solo il sostegno e il coinvolgimento del personale infermieristico nella ricerca è importante in una azienda sanitaria, ma anche l’identificazione delle caratteristiche degli infermieri e del contesto lavorativo che possono facilitare od ostacolare la partecipazione a lavori di ricerca. Lo studio ha lo scopo di descrivere attitudini, capacità e conoscenze degli infermieri riguardo alla ricerca infermieristica. MATERIALI E METODI: È stato condotto uno studio quantitativo trasversale, con finalità descrittive e analitiche. Lo studio è stato realizzato presso l’Azienda Ospedaliera di Padova e l’Azienda Ulss 16 di Padova, dove operano complessivamente 3330 infermieri. Lo strumento utilizzato è stato il Nursing Research Questionnaire (NRQ). RISULTATI: Emerge come i partecipanti (603) abbiano scarse conoscenze della ricerca infermieristica, il 91,54% dei partecipanti infatti dichiara che non aveva partecipato a corsi di ricerca infermieristica, EBN o ricerca bibliografica dopo la formazione accademica. Il 70,48% sostiene di avere una bassa conoscenza generale della ricerca infermieristica, ma l’87,56% si dichiara interessato a ricevere una formazione specifica e 73,13% a partecipare a progetti di ricerca. Si segnala come gli infermieri siano in genere convinti di non avere sufficienti capacità di produrre ricerca ma che spesso non conoscono nemmeno i risultati della stessa, soprattutto perché non hanno tempo di leggere, e che non si sentono stimolati ad essere attivi in questo ambito. Inoltre, non sembrano sempre convinti della sua utilità per la pratica, pur considerandola interessante. Emerge inoltre come la maggior parte degli infermieri non abbia partecipato ad attività di ricerca (93,34%). Gli infermieri usano le banche dati nell’84,74% dei casi una-due volte all’anno e quasi mai le biblioteche. Inoltre, raramente leggono articoli di ricerca. Raramente o a volte usano i risultati della ricerca a scopo decisionale o per elaborare protocolli. L’89,05% partecipa oltre una volta all’anno a congressi o simposi infermieristici, ma è rarissima la presentazione di comunicazioni e poster. Solo 4 infermieri hanno dichiarato di avere pubblicato un articolo su riviste indicizzate. IMPLICAZIONI PER LA PRATICA E CONCLUSIONI: Lo studio ha confermato che gli infermieri hanno mediamente scarse conoscenze della ricerca infermieristica e come siano scarsamente impegnati in attività di ricerca. Una redistribuzione dei carichi di lavoro e maggiori investimenti in campo formativo possono migliorare le conoscenze e sensibilizzare ed incentivare gli infermieri ad essere più attivi in questo ambito

    Infermieri dirigenti e stili di Leadership

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    OBIETTIVI: Adottare comportamenti manageriali efficaci ed efficienti diventa un imperativo per chi ha la responsabilità di gestire un gruppo di lavoro indirizzato ad un fine comune. Lo scopo di questo studio è di descrivere i comportamenti di leadership dei Coordinatori Infermieristici (CI) indagando le preferenze e le percezioni dei subordinati comparandoli con quelli che i CI preferiscono e ritengono di attuare. MATERIALI E METODI: Lo studio è stato eseguito nei mesi di Settembre- Ottobre 2008 presso il Presidio Ospedaliero San Bassiano di Bassano del Grappa (VI) ULSS 3. È stato somministrato ai CI e al personale subordinato (sia infermieristico che OSS) un questionario sviluppato sul “CPE model” di 30 items riguardanti le seguenti tre dimensioni: Cambiamento/Sviluppo, Produzione/Compito/Struttura e Dipendenti/ Relazioni con 10 items ciascuna. Le risposte vengono valutate da 1 a 6 su una scala Likert, maggiore è il punteggio ottenuto su ogni scala maggiore è l’orientamento verso quella dimensione. È stato escluso dall’indagine il personale in servizio da meno di sei mesi al momento della raccolta dati e i CI con meno di cinque subordinati. L’analisi statistica è stata condotta attraverso i software Excel di Microsoft Office 2003 e Stata 8.1 Special Edition per WindowsRISULTATI: Hanno risposto 374 operatori sanitari (71.5%) su 523 questionari distribuiti, tutti i 21 CI e 353 (70.32%) dei loro subordinati. Lo studio non ha identificato differenza nelle preferenze di stile della leadership di CI e del personale subordinato in tutti i tre domini. Confrontando gli stili dei CI adottati e preferiti, è risultato che il preferito è sempre superiore a quello adottato, raggiungendo la significatività statistica per il dominio del cambiamento e della produzione
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