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Blockchain, dati sanitari e tutela della privacy
Gli sviluppi dell'informatica negli ultimi decenni hanno reso possibile la massiccia condivisione di dati tra dispositivi e persone. Questa trasformazione ha innegabilmente portato ad una serie di vantaggi, come una più facile accessibilità o reperibilità delle informazioni. Di conseguenza, la crescente interconnessione e disponibilità dei dati, ha aumentato il pericolo di attacchi informatici o il rischio di manomissione, andando così a compromettere l’affidabilità degli stessi. In risposta a questa sfida contro potenziali violazioni, è diventata imperativa la protezione dei dati attraverso rigorose pratiche di sicurezza. In questo articolo si andrà ad esplorare l’importanza dell’utilizzo delle tecnologie Blockchain che, attraverso una struttura decentralizzata e metodi di crittografia avanzati, offrono un’opportunità per garantire sicurezza, trasparenza e correttezza dei dati. Le informazioni sensibili, per importanza e riservatezza, possono essere raccolte ed utilizzate con l'impiego della tecnologia Blockchain, che rappresenta un approccio efficace alla tutela della privacy delle stesse. Per la garanzia di sicurezza ed anonimizzazione dei propri dati personali, assicurata da tale tecnologia, si riscontra una maggiore propensione alla condivisione e al rilascio dei dati da parte della popolazione. In tal modo si accresce il contributo all’utilizzo dei dati sensibili per il progresso della ricerca scientifica ed il benessere della collettività
Struttura e aporetica del sorvolo
Il saggio si concentra sulla struttura del sorvolo come momento di creazione del concetto filosofico mediante un ritaglio sul piano. Si analizzano le diverse figure citate da Deleuze come l'avvocato di Leibniz, il giudice di Kant, l'idiota di Agostino, Cusano e Dostoevski
Filippo Mocenigo da Nicosia ai Colli Euganei in «Padova e il suo territorio», n. 9 (2014), pp. 37-41.
Centocinquant'anni di metodismo a Padova. Uno sviluppo storico dagli esordi al primo Novecento in «Atti e Memorie dell'Accademia Galileiana di Scienze, Lettere e Arti», parte III: Memorie della Classe di Scienze Morali, n. 127 (2014/15), pp. 103-122.
Un Erasmo di Provincia. L’odissea di Pietro Speziale da Cittadella tra Umanesimo e Riforma (1478-1554)
La vicenda di Pietro Speziale, noto ai più come il Cittadella (1478-1554), sarebbe rimasta una delle tante storie sepolte dalle sabbie del tempo se non fosse stato per il vescovo Pier Paolo Vergerio, che, abbandonati i lidi sicuri della Chiesa romana, decise di intestarsi l’ardua missione della propaganda evangelica in Italia. Nel pamphlet del 1549 contro l’indice dei libri che il vescovo Della Casa aveva steso per la Repubblica, Vergerio tratteggiava per la prima volta la biografia di Speziale, facendone un martire vivente del Vangelo, additato quale esempio preclaro dell’opposizione alla persecuzione romana. In quella stessa estate, però, Speziale stava già cominciando ad abbandonare i suoi propositi di resistenza imperitura per lasciare spazio a più miti consigli. La notizia della morte dell’amico Francesco Spiera, avvenuta senza la consolazione dei sacramenti il 27 dicembre 1548, insieme alle esortazioni al ravvedimento che gli giungevano in carcere dalle lettere di amici e confidenti, non meno che la overtà e la vecchiaia, contribuirono certamente alla sua abiura. Fu una vita, quella di Pietro Speziale, maestro di grammatica e aspirante poeta ad imitazione dei grandi nomi dell’Umanesimo, trascorsa per lo più cercando di penetrare le profondità del movimento per la riforma della Chiesa. In questa fertile radura vi si era trovato
quasi per caso, grazie alle sue frequentazioni erudite e alla lettura di autori che avevano messo al servizio dell’ortodossia cristiana le scienze umanistiche. Lettura che, fatta senz’altra guida che la presunzione del proprio intelletto, lo condusse facilmente a scontrarsi con l’Inquisizione. Rimane un profilo, quello di Pietro Speziale, frammentato e tutt’altro che lineare: a lunghi silenzi biografici si intervallano periodi ricchi di informazioni che gemmano tanto dai documenti quanto dalle sue opere, molte delle quali ancora inedite o di difficile reperibilità.
In particolare, il Tractatus de gratia Dei fu l’opera che gli costò trent’anni di vita nello scriverla, ma soprattutto gli guadagnò la condanna al carcere perpetuo per eresia. Tra le tante informazioni raccolte per la stesura di questa nuova biografia di Pietro Speziale si è scelto di ridare voce non solo ai documenti d’archivio ma anche ai documenti letterari, giungendo così ad inquadrare Il Cittadella nel più ampio panorama della Riforma italiana, collocandolo nella rete di rapporti costruiti nel tempo della sua vita e che gli permisero di vivere da una prospettiva privilegiata i mutamenti della grande Storia. Dopo una prima analisi delle fonti a disposizione su Pietro Speziale – fonti solo in parte pubblicate nelle ricerche che gli dedicarono Giuseppe De Leva, Emilio Comba ed Ester Zille – si è ritenuto necessario procedere ad una ricostruzione biografica aggiornata, ad un’analisi comparativa del pensiero nel contesto di un territorio, come quello padovano e cittadellese, fortemente connotato dalla cultura umanistica sia dello Studium che dei circoli intellettuali, da una religiosità inquieta e fortemente influenzata dal mondo tedesco. Su queste premesse, considerato il voluminoso corpus di fonti e bibliografia secondaria che era stato possibile raccogliere sul soggetto, si sono potute gettare le basi per una ricerca con una prospettiva storiografica indipendente e dagli esiti inaspettati
Valentin Krautwald (1490-1545). La Riforma in Slesia tra ermeneutica biblica e radicalismo teologico
Tra Wesley e la patristica. Henry James Piggott e le prime pubblicazioni del metodismo italiano. Periodici e volumi editi a Padova
Il contributo analizza contesto, contenuti e significato delle prime pubblicazioni prodotte dal metodismo italiano e promosse da Henry James Piggott, figura chiave della missione wesleyana. Esse consentono di cogliere le strategie di tale missione, nei primi anni dopo l’unità d’Italia, e dimostrano che il metodismo italiano realizzò diverse forme di approfondimento storico-teologico, centrato specialmente sui testi di (e su) John Wesley, ma anche su determinati riferimenti patristici (le due prospettive erano strettamente intrecciate)
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