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    «Firmato Cadorna», «Firmato Diaz». La lingua dei bollettini ufficiali del Comando Supremo

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    Il saggio propone una dettagliata analisi linguistica dei Bollettini che quotidianamente il Comando Supremo dell'Esercito italiano emanava nel corso della Grande Guerra, evidenziandone in particolare, sotto l'aspetto sintattico-lessicale, i tratti burocratici da un lato e, dall'altro, quelli propagandistici, benché il ricorso ai tipici espedienti stilistico-retorici dei testi di propaganda appaia qui assai più sfumato e contenuto

    Voci della Grande Guerra. Atti della giornata di studi, 10 febbraio 2017, Accademia della Crusca

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    Il volume raccoglie gli interventi della giornata di studi tenutasi presso l'Accademia della Crusca il 10 febbraio 2017: primo incontro collegato all'innovativo progetto "Voci della Grande Guerra" (promosso dall'Università di Pisa con l'Istituto di Linguistica Computazionale, l'Università di Siena e l'Accademia della Crusca) che intende digitalizzare e rendere interrogabile online un ampio e differenziato corpus di testi relativi al primo conflitto mondiale – cruciale momento di svolta anche per quanto riguarda la lingua, tanto scritta quanto parlata, e per le sorti dell'italiano quale effettiva lingua di comunicazione. Gli otto studi storico-linguistici che compongono il libro affrontano, da diverse angolature e con diversi approcci, una significativa rappresentanza di tale varietà testuale, indagando su testi orali e scritti, di diversa tipologia, testi popolari, ufficiali e letterari, testi di autori colti e semicolti. Questi Atti, infine, vogliono essere anche il contributo scientifico (e insieme, come scrive il presidente Claudio Marazzini nella Premessa, un omaggio alla memoria dei caduti) dell'Accademia della Crusca alle celebrazioni per il centenario della guerra

    «Diremmo comme li pone frà Thomaxe d’Aquino». Appunti linguistici su due volgarizzamenti trecenteschi del De articulis fidei

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    Il saggio prende in esame i volgarizzamenti dell'opuscolo teologico De articulis fidei di san Tommaso d'Aquino, realizzati nella prima metà del Trecento da Iacomo della Lana e da Domenico Cavalca, non in forma autonoma, ma all'interno di altre loro opere. L'analisi linguistica dei due volgarizzamenti mette in luce una sostanziale fedeltà al testo latino, in special modo sotto il profilo testuale e sintattico, nonostante la tendenza a un leggero incremento dell'ipotassi, comune a entrambi, mentre Cavalca è più propenso a chiosare l'opuscolo aggiungendo esempi e nuove fonti scritturali e agiografiche. Il saggio si sofferma poi sull'aspetto lessicale, notando come la traduzione del Lana, in particolare, consegni al volgare delle origini nuove voci del vocabolario intellettuale e scientifico, come ad esempio 'atomo'
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