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    PERITONITE DA MYCOBACTERIUM ABSCESSUS IN CAPD: CASE REPORT.

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    Introduzione. Anche se rara, l'incidenza di peritonite da micobatteri non tubercolari (NTM) in dialisi peritoneale (DP) è rara, ma sembra in aumento (1). Gli NTM sono ubiquitari in natura, ma solitamente non sono virulenti. Le peritoniti da NTM a rapida crescita (RGNTM, di cui fa parte il MycobacteriumAbscessus) si associano ad elevata resistenza farmacologica, elevata probabilità di perdita del catetere, maggiori complicanze e mortalità. Segni e sintomi sono indistinguibili dalla peritonite batterica o tubercolare e la diagnosi precoce è fondamentale (2). Viene riportato un caso di peritonite da Myc. Abscessus(MyA) in una paziente in DP. Descrizione. Donna 83enne in CAPD da 4 anni per ESRD da nefropatia da IgA. Comorbidità: ipertensione arteriosa, cardiopatia ipertensivo-valvolare, FA, portatrice di PM, diverticolosi. Recente peritonite da Staph. Warneri. 21/9/17, ricovero per addominalgia, febbre (38.5°C), liquido peritoneale (LP) torbido, ipotensione, addome dolente e dolorabile. Leucociti su LP 900/mm3: posta diagnosi di peritonite, inviate colture, iniziata terapia empirica con Cefazolinaed Amikacinaintraperitoneali. 22/9, conta leucocitaria peritoneale >5000/mm3: aggiunta Levofloxacinaper os. 25/9, coltura rivela RGNTM: inizia Amikacinaintraperitoneale e Claritromicinaper os. TC addome: negativa. 29/9, identificato MyA: modificata terapia con Amikacina, Tigeciclina, Cefoxitimae Linezolid. Inviato campione per antibiogramma genotipico. Presente anche diarrea dall’ingresso (colonscopia: colite infettiva), regredita con terapia medica. 05/10, avulsione catetere peritoneale e passaggio ad emodialisi tramite CVC di Tesio. Peggioramento degli indici di funzionalità epatica da sospetta epatotossicità jatrogena: temporanea sospensione degli antibiotici in atto (mantenuta solo Amikacina) con risoluzione del quadro. Reintrodotto quindi Linezolid. 3/11, sostituita Amikacinacon Imipenemper ototossicità. Intercorrente anemizzazionee piastrinopeniaa genesi infettiva-jatrogenacon necessità trasfusionale. Risultati. lla dimissione (13/12/17) paziente in discrete condizioni generali, apiretica, normotesa e asintomatica. Ha proseguito con Imipeneme Linezolidfino al 21/1/18 (indicazione infettivologica). Discussione. Le peritoniti da NTM, se pur rare, sono da porre in diagnosi differenziale nelle peritoniti nei pazienti in DP, soprattutto se non vi è una risposta alla terapia antibiotica in corso. Sono essenziali diagnosi precoce e rapida disponibilità dell’antibiogramma per instaurare precocemente una terapia mirata contro questi germi che, come in questo caso, sono spesso multiresistenti. Rimangono da definire: durata della terapia antibiotica, necessità e tempistica dell’avulsione del catetere peritoneale

    TRANSUDATIVE PLEURAL EFFUSION DUE TO PLEUROPERITONEAL COMMUNICATION IN PERITONEAL DIALYSIS PATIENTS WITH POLYCISTIC KIDNEY DISEASE

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    BACKGROUND. Transudative pleural effusion due to pleuroperitoneal communication (PPC) is an uncommon complication of peritoneal dialysis (PD). PPC prevalence ranges from 1.6 to 10% in PD patients. PPC is more frequent on the right side and in females. PD is often not proposed to patients with polycistic kidney disease (PKD-pts) due to either possible complications for increased intra-abdominal pressure or infectious risk due to diverticula. This study tries to analyse the outcome of PD in PKD-pts. METHODS. between July 1979 and May 2017, 1026 patients started PD in our centre: 46 (4.5%) patients had PKD and 980 (95.8%) other nephropathy. RESULTS. Not significant difference was found between PKD-pts and and non-PKD patients (nPKD-pts) for age at PD initiation. Fifteen (1.5%) cases of PPC occurred overall (Female/Male:12/3): 6/45 (13.3%) in PKD-pts and 9/980 (0.9%) in nPKD-pts. In eight patients, the diagnosis of PPC occurred within two months of start of PD, in four patients between three and seven months of PD and in three patients between two and five years before PPC diagnosis (p = NS). In 13 patients, the interval between the placement of the catheter and start of the PD (break-in time) was less than 45 days; in a patient it was about three months and in another of about three years (Median 22 days, QI-QIII: 13-30). Break-in in PKD and nPKD-pts was not significant for the appearance of PPC. Final outcome in 46 PKD-pts: 21 patients had died, 19 received a kidney transplant and 6 shifted to HD. CONCLUSIONS. In our experience, PKD does not appear to be a contraindication for PD. PPC is more frequent in this population, but its prevalence does not preclude PD as a valid replacement therapy

    MALNUTRITION INFLAMMATION SCORE AND RISK OF HOSPITALISATION AND MORTALITY IN PERITONEAL DIALYSIS PATIENTS.

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    Background. Protein-energy wasting (PEW) represents the state of metabolic and nutritional alteration due to dietetic and non-dietetic factors. Cumulative evidence suggests that PEW is strongly associated with the increasing risk of morbidity and mortality. The aim of the study was to evaluate the association between nutritional status and number of hospitalization and mortality in Peritoneal Dialysis patients. Methods. Nutritional status was assessed with Malnutrition Inflammation Score (MIS) in two times: the follow-up was minimum 6 months for both evaluations and maximum 1 year for the first one and 8 months for the second one. Both MIS were correlated with number of hospitalization and number of death. Results. A total of 80 patients underwent the assessment of nutritional status: the first evaluation (MIS1) includes 38 patients (mean age 64.9±14.9), the second one (MIS2) includes 67 patients (mean age 65.76±14.5). 29% of patients in MIS1 and 31% in MIS2 had moderate PEW, 18% in MIS1 and 4% in MIS2 had severe PEW. There was a significant correlation between nutritional status and number of hospitalizations only in the second evaluation: higher MIS (worst nutritional status) was related to a major number of hospitalizations (p<0.05) than patients with good nutritional status. Furthermore, higher MIS (worst nutritional status) was related to more number of deaths in both evaluations (p<0.001 and p<0.01). Conclusion. MIS can be used as a screening nutritional test and can predict the risk of short-term mortality and hospitalizations in PD patients

    PERITONITE IN DP: DIABETICI vs. NON-DIABETICI

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    INTRODUZIONE. La peritonite è una complicanza temuta in dialisi peritoneale (DP). In Italia circa il 25% dei pazienti dializzati è diabetico. SCOPO DELLO STUDIO. Esistono differenze nel decorso ed esito della peritonite tra diabetici e non in DP? PAZIENTI E METODI. Pazienti trattati in DP nel nostro centro dal 01/01/09 al 31/12/17, suddivisi in diabetici (DM) e non-diabetici (nDM). Analisi degli episodi di peritonite. RISULTATI. Selezionati 285 pazienti (89 DM, 196 nDM), 93 dei quali con almeno un episodio di peritonite (31% DM, 35% nDM, p=0,593). L’incidenza era di 0,34 episodi/paziente-anno per DM e 0,27 per nDM. L’analisi multivariata secondo Cox non rilevava differenze significative nella sopravvivenza dalla peritonite tra i due gruppi, sia al primo episodio (p=0,394) che con rientro dei pazienti (p=0,473). Per gli esiti, la percentuale di pazienti guariti era 71% DM vs 78% nDM (p=0,41), la sopravvivenza del paziente non differiva (p=0,679), mentre vi era una tendenziale minor sopravvivenza della metodica nei DM (p=0,049; p=0,080 non considerando i deceduti). Considerando gli episodi successivi al primo, non vi erano differenze nell’insorgenza (33% DM; 36% nDM; p=0,78); era però maggiore nei DM il numero di eventi entro il primo anno (p=0,001). Non sono emerse differenze significative nel tasso di exite-site infection (ESI) concomitanti (p=0,175) né nel germe isolato: Gram+ 37% DM, 38% nDM, p=0,868; Gram- 21% DM, 23% nDM, p=0,785; colture miste 16% DM, 7% nDM, p=0,119; non crescita 24% DM, 27% nDM, p=0,669. CONCLUSIONI. I diabetici in DP non hanno un maggior rischio di sviluppare peritonite rispetto ai nDM e il decorso di tali episodi non è peggiore; inoltre non vi sono differenze nella natura del germe causativo. La DP è una metodica sicura anche per i pazienti diabetici

    PERITONITE IN DP: CONFRONTO TRA METODICHE

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    INTRODUZIONE. La peritonite è una complicanza temuta in dialisi peritoneale (DP). Il rischio di peritonite potrebbe variare tra APD, CAPD e incrementale manuale (IM) in rapporto alle caratteristiche della metodica e al numero/momento delle connessioni. SCOPO. Esistono differenze nel decorso ed esito della peritonite tra pazienti APD, CAPD e IM? PAZIENTI E METODI. Pazienti trattati con DP nel nostro centro dal 01/01/09 al 31/12/17, suddivisi in funzione della metodica in uso. Analisi degli episodi di peritonite. RISULTATI. Selezionati 389 pazienti (215 APD, 61 CAPD, 113 IM), 99 dei quali con almeno un episodio di peritonite (30% APD, 23% CAPD, 18% IM; p=0,041). L’incidenza era di 0,27 episodi/paziente-anno per APD, 0,30 per CAPD, 0,16 per IM. L’analisi multivariata secondo Cox non rilevava differenze significative nella sopravvivenza dalla peritonite tra i tre gruppi, sia al primo episodio (p=0,518) che con rientro dei pazienti (p=0,129). Tuttavia dal confronto tra metodiche a dose piena vs IM emergeva una differenza significativa (p=0,014).Per gli esiti, la percentuale di pazienti guariti era 78% APD, 63% CAPD, 77% IM (p=0,374) e non vi erano differenze nella sopravvivenza della metodica (p=0,060) né del paziente (p=0,734).Per la comparsa di peritoniti successive alla prima, non vi erano differenze significative tra i tre gruppi (APD 31%; CAPD 29%; IM 10%; p=0,178).Non vi erano differenze significative nel tasso di exite-site infection (ESI) concomitanti (p=0,504) né tra gli esiti delle colture: Gram+ 40%, 42%, 41%, p=0,976; Gram- 24%, 16%, 18%, p=0,660; colture miste 6%, 21%, 5%, p=0,077; non crescita 27%, 11%, 36%, p=0,164. CONCLUSIONI. IM è associata a minor rischio di peritonite rispetto alle metodiche DP a dose piena, tuttavia il decorso di tali eventi è sovrapponibile

    SCLEROSI PERITONEALE INCAPSULANTE IN DIALISI PERITONEALE: UNA “BELVA” IN GABBIA?

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    INTRODUZIONE. La Sclerosi Peritoneale Incapsulante (EPS) è una rara complicanza della Dialisi Peritoneale (DP) la cui prevalenza varia dallo 0,7 al 3,3% ed è direttamente proporzionale alla durata della DP (3,9% entro i primi 4-6 anni di DP, 18-67% oltre i 10 anni). Altri fattori di rischio per EPS sono: cessazione della DP (emodialisi, trapianto), soluzioni dialitiche scarsamente biocompatibili e/o ad elevata concentrazione di glucosio, possibile predisposizione genetica. Inoltre, sembra chiara la responsabilità degli inibitori delle calcineurine nell’insorgenza della EPS dopo trapianto di rene. PAZIENTI E METODI. Studio retrospettivo monocentrico su tutti i pazienti incidenti in DP nel nostro Centro dal 17 luglio 1979 al 31 dicembre 2017. RISULTATI. Pazienti incidenti in DP: 1045 (M/F= 580/465), durata mediana in DP: 24 mesi (IQ-IIIQ: 9-47). Diagnosticati 26 (2.5%) casi di EPS (M/F= 16/10) con una durata mediana in DP di 88 mesi (IQ-IIIQ: 45-143). A fine osservazione, 23 (88.5%) pazienti con EPS erano deceduti (mediana di sopravvivenza dalla diagnosi di EPS: 29 mesi): in 10 (43,5%) la causa del decesso era la EPS. Due (7.7%) pazienti avevano un trapianto di rene funzionante dopo 143 e 134 mesi dalla diagnosi e un (3.8%) paziente era in HD a 114 mesi dalla diagnosi. Dividendo l’intera popolazione DP in quattro decadi (Figura. 1), nei pazienti incidenti dal 1/2008 al 12/2017 (n° 304, 29,1%) non è stato diagnosticato alcun episodio di EPS, con una differenza statisticamente significativa tra la IV^ e la I^ decade (p=0,027), tra la IV^ e la II^ (p<0,001) e tra la IV^ e la III^ (p<0,001). Durante le quattro decadi si è resa evidente la progressiva riduzione della durata della DP (IV^ vs I^ decade: p<0,001; IV^ vs II^: p<0,001; IV^ vs III^: p<0,001) e l’aumento dell’età ad inizio DP (media±DS: 64±16). Inoltre, nessuno dei 405 (38,7%) pazienti incidenti in DP dal 8/2004 ha sviluppato la EPS (mediana in DP: 17 mesi; IQ-IIIQ: 5-34). Nello stesso periodo, anche i 94 (23,2%) pazienti DP trapiantati e gli 80 (19,7%) pazienti trasferiti in emodialisi, non hanno a tutt’oggi manifestato segni/sintomi compatibili con EPS. CONCLUSIONI. Da anni la EPS è riconosciuta come una rara ma temibile complicanza della DP. Nella nostra esperienza, nel corso dei decenni si è resa evidente la progressiva diminuzione del tempo trascorso in DP che ha, verosimilmente, contribuito a una significativa riduzione degli episodi di EPS. Inoltre, l’approfondita conoscenza della metodica dialitica, la migliore biocompatibilità delle soluzioni peritoneali, l’aumento del numero dei trapianti e il perfezionamento della terapia antirigetto, hanno cooperato a limitare la comparsa della EPS anche dopo il trapianto. A tutt’oggi, la DP deve quindi essere considerata come una metodica depurativa valida e sicura, che deve essere offerta a tutti i pazienti idonei

    PRIMA E DOPO IL TRAPIANTO DI RENE: EMODIALISI VS. DIALISI PERITONEALE.

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    INTRODUZIONE. Nonostante si cerchi di avviare i pazienti CKD5 direttamente al trapianto di rene (tx), evitando la dialisi, il temporaneo transito in essa è spesso indispensabile. La dialisi deve essere quindi gestita al meglio, per ottimizzare le condizioni del paziente al momento del tx. Una meta-analisi pubblicata nel 2016 suggeriva che la scelta della dialisi peritoneale nel pre-tx era associata ad una migliore sopravvivenza a 5 anni dal trapianto ed una minore incidenza di delayed graft function (DGF). [1] SCOPO DELLO STUDIO. Valutare se la metodica dialitica influenza l’immissione in lista, le condizioni al tx e i suoi esiti a un anno. PAZIENTI E METODI. Sono stati selezionati i pazienti del nostro Centro sottoposti a primo tx di rene dal 01.01.2008 al 1.1.2017 e con almeno un anno di osservazione post tx. RISULTATI. Sono stati inclusi 131 pazienti, 69 dall’emodialisi (HD) e 67 dalla dialisi peritoneale (DP). I pazienti in DP entravano in lista attiva prima di quelli in HD: mediana di 9 mesi (IQ-IIIQ: 5-14) dall’inizio della dialisi vs. 14 (IQ-IIIQ: 8-24; p=0.01). L’attesa in lista tx era minore nel gruppo DP con una mediana di 23 mesi (IQ-IIIQ: 11.5-37) rispetto ai 35 (IQ-IIIQ: 15-51) del gruppo HD (p=0.007). Considerata la più precoce immissione in lista e il minor tempo al trapianto in DP, l’età dialitica al trapianto era significativamente inferiore in DP (4.5 IQ-IIIQ: 3.1-6 anni vs 2.6 IQ-IIIQ: 1.7-4 anni p<0.0001). Al momento del tx le due popolazioni non differivano per prevalenza di comorbidità (ipertensione arteriosa, diabete mellito, cardiopatia ischemica, vascolopatia periferica e cerebrale, neoplasia) ad eccezione di malattia sistemica, più frequente in HD (30.4% vs 14.5%; p=0.03). Al momento del tx, i valori di emoglobina (Hb) erano maggiori in HD (Hb media 11.4±0.7 g/dL in HD e 11.1±0.9 g/dL in DP; p=0.03), così come i valori di albuminemia (media 4.1±0.3 g/dL in HD e 3.7±0.4 g/dL in DP; p< 0.001). Parimenti il Body Mass Index era superiore in HD (media di 24.6 ± 4.6 in HD vs 23.1 ± 3.5 in DP p=0.04). La diuresi residua era maggiore in DP (mediana 1200ml/die, IQ-IIIQ: 700-1800 vs 200 ml/die, IQ-IIIQ: 0-1000; p < 0.001). Tutti gli indicatori durante il primo anno post tx risultavano simili, ad eccezione dell’anuria post tx che era maggiore in HD (16.7% vs 5.1%; p=0.49). L’incidenza di rigetto, l’ospedalizzazione e le complicanze infettive e cardiovascolari erano simili. La funzione renale a 3 mesi e ad 1 anno era simile nei due gruppi, in particolare a 3 mesi la creatinina sierica media era 1.5 ± 0.6 mg/dl in HD e 1.5 ± 0.5 mg/dl in DP e ad 1 anno 1.6 ± 1.0 mg/dl in HD e 1.5 ± 0.5 mg/dl in DP. Non si è verificato nessun caso di peritonite sclerosante incapsulante post Tx. A fine osservazione, la sopravvivenza del graft e la sopravvivenza della popolazione era pari al 100%. CONCLUSIONI Nella nostra casistica non si sono evidenziate differenze negli indicatori e negli esiti nel primo anno post-tx tra pazienti HD e DP. Tuttavia, la più rapida immissione in lista e i minori tempi di attesa consentono al paziente in DP di trascorrere meno tempo in dialisi

    XIX Convegno Gruppo di Studio di Dialisi Peritoneale. Lecco

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    INTRODUZIONE. La Sclerosi Peritoneale Incapsulante (EPS) è una rara complicanza della Dialisi Peritoneale (DP) la cui prevalenza varia dallo 0,7 al 3,3% ed è direttamente proporzionale alla durata della DP (3,9% entro i primi 4-6 anni di DP, 18-67% oltre i 10 anni). Altri fattori di rischio per EPS sono: cessazione della DP (emodialisi, trapianto), soluzioni dialitiche scarsamente biocompatibili e/o ad elevata concentrazione di glucosio, possibile predisposizione genetica. Inoltre, sembra chiara la responsabilità degli inibitori delle calcineurine nell’insorgenza della EPS dopo trapianto di rene. PAZIENTI E METODI. Studio retrospettivo monocentrico su tutti i pazienti incidenti in DP nel nostro Centro dal 17 luglio 1979 al 31 dicembre 2017. RISULTATI. Pazienti incidenti in DP: 1045 (M/F= 580/465), durata mediana in DP: 24 mesi (IQ-IIIQ: 9-47). Diagnosticati 26 (2.5%) casi di EPS (M/F= 16/10) con una durata mediana in DP di 88 mesi (IQ-IIIQ: 45-143). A fine osservazione, 23 (88.5%) pazienti con EPS erano deceduti (mediana di sopravvivenza dalla diagnosi di EPS: 29 mesi): in 10 (43,5%) la causa del decesso era la EPS. Due (7.7%) pazienti avevano un trapianto di rene funzionante dopo 143 e 134 mesi dalla diagnosi e un (3.8%) paziente era in HD a 114 mesi dalla diagnosi. Dividendo l’intera popolazione DP in quattro decadi (Figura. 1), nei pazienti incidenti dal 1/2008 al 12/2017 (n° 304, 29,1%) non è stato diagnosticato alcun episodio di EPS, con una differenza statisticamente significativa tra la IV^ e la I^ decade (p=0,027), tra la IV^ e la II^ (p<0,001) e tra la IV^ e la III^ (p<0,001). Durante le quattro decadi si è resa evidente la progressiva riduzione della durata della DP (IV^ vs I^ decade: p<0,001; IV^ vs II^: p<0,001; IV^ vs III^: p<0,001) e l’aumento dell’età ad inizio DP (media±DS: 64±16). Inoltre, nessuno dei 405 (38,7%) pazienti incidenti in DP dal 8/2004 ha sviluppato la EPS (mediana in DP: 17 mesi; IQ-IIIQ: 5-34). Nello stesso periodo, anche i 94 (23,2%) pazienti DP trapiantati e gli 80 (19,7%) pazienti trasferiti in emodialisi, non hanno a tutt’oggi manifestato segni/sintomi compatibili con EPS. CONCLUSIONI. Da anni la EPS è riconosciuta come una rara ma temibile complicanza della DP. Nella nostra esperienza, nel corso dei decenni si è resa evidente la progressiva diminuzione del tempo trascorso in DP che ha, verosimilmente, contribuito a una significativa riduzione degli episodi di EPS. Inoltre, l’approfondita conoscenza della metodica dialitica, la migliore biocompatibilità delle soluzioni peritoneali, l’aumento del numero dei trapianti e il perfezionamento della terapia antirigetto, hanno cooperato a limitare la comparsa della EPS anche dopo il trapianto. A tutt’oggi, la DP deve quindi essere considerata come una metodica depurativa valida e sicura, che deve essere offerta a tutti i pazienti idonei

    Encapsulating peritoneal sclerosis in an Italian center: thirty year experience

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    BACKGROUND: Encapsulating peritoneal sclerosis (EPS) is a rare but life-threatening complication of peritoneal dialysis (PD). Its incidence and prevalence are still not clearly defined. No data exist on the prevalence of EPS in Italy. OBJECTIVES: To evaluate the incidence and prevalence of EPS, and identify potential factors useful for prevention or early diagnosis of EPS. METHODS: A retrospective study in patients starting PD between 1979 and 2013 in one Italian center. Data on demographics, occurrence of EPS, time on PD, peritoneal equilibration test, and therapy for EPS were gathered. RESULTS: EPS occurred in 26/920 patients with a prevalence of 2.8 % and incidence of 1/105 patient-years. The prevalence increased with the time spent on PD: 0.4 % for PD duration 14 years). EPS prevalence was not higher in PD patients transplanted: 5/172 (2.9 %); only two of them (1.2 %) were diagnosed while with a functioning graft. In only one patient (0.6 %) was the diagnosis made during hemodialysis; the other 23 were diagnosed while still on PD. Mortality due to EPS was 38.5 %, and was associated with PD duration. Therapy with steroids reduced mortality [hazard ratio 0.047 (95 % CI: 0.008-0.273); p < 0.001]. CONCLUSIONS: In our experience the prevalence of EPS is low, but increases progressively with the duration of PD. The transfer to hemodialysis or transplantation does not appear to be a key factor for EPS. Therapy with steroids significantly improves the outcom
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