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Tracce di Orientalismo
Nell’ultimo capoverso di Tracce di Orientalismo, l’autrice si chiede: “Le Primavere
arabe possono essere innanzitutto una Primavera culturale per lo stesso
Occidente? Il mondo accademico, intellettuale, ma soprattutto il giornalismo
occidentale, saranno finalmente in grado di raccontarci il mondo arabo come
soggetto attivo della sua storia? O saremo ancora una volta noi gli autori del
racconto?”.
Questo testo costituisce una lucida analisi della storia dell’Egitto dall’inizio
della colonizzazione occidentale al rovesciamento del Presidente Hosni Mubarak.
Prendendo proprio l’Egitto come modello paradigmatico di un Oriente
meticolosamente analizzato e “svelato” nelle sue realtà più recondite, eppure
inesorabilmente sorprendente, sfuggente, mutevole e composito, sempre
“altro”, quasi per suo stesso “destino”, Alessandra Vitullo trasforma l’Egitto
nell’esempio di un nuovo paradigma interpretativo della mutevole realtà orientale.
L’Oriente, sempre descritto come un blocco monolitico, in cui ogni paese,
ogni cultura, ogni gruppo etnico rappresentava come uno specchio frammentato
la medesima realtà immobile ed auto-referenziale, si apre nella ed alla diversità
di un nuovo sguardo volto allo studio ed all’analisi dettagliata di ogni
singola realtà storica.
Il Medio Oriente musulmano, fin dall’epoca medievale caratterizzato come
la “minaccia”, il “nemico” dell’Occidente, nella nostra epoca contemporanea
è divenuto sinistramente la “negazione di ogni valore occidentale”, il ribaltamento
psicotico delle virtù che hanno fatto dell’Occidente il simbolo del “progresso”
, della “civiltà” e della “democrazia”. Un’analisi storica dettagliata,
però, priva di intenti apologetici ed intellettualmente onesta, ci propone un
nuovo paradigma in cui Oriente ed Occidente non più intesi come due realtà
contrapposte, bensì come parte di un unico processo storico, in cui differenti
civiltà, culture e religioni, dopo il primo incontro, hanno continuato per secoli
ad influenzarsi a vicenda e a confrontarsi: il destino dell’Occidente è radicalmente
intrecciato con quello dell’Oriente, e viceversa. Alessandra Vitullo dimostra,
partendo proprio dall’analisi della travagliata ricerca di libertà ed
autodeterminazione del popolo egiziano, che le radici del rapporto tra Oriente
ed Occidente, così come quelle del “conflitto” e della “cooperazione”, risalgono
ad un epoca più antica, spesso purtroppo dimenticata.
La mancanza di un acuta analisi storica che sappia proporre un lucido quadro
d’insieme, evitando semplici generalizzazioni e preoccupanti slogan quali
“scontro di civiltà” o “minaccia globale all’ Occidente”, sembra mancare nel
panorama del giornalismo non solo italiano. In realtà, gli articoli apparsi sui
diversi quotidiani italiani durante i giorni febbrili delle “primavere arabe” sono
il sintomo di un duplice stato di cose: la permanenza atavica del modello interpretativo
orientalista ed il suo momentaneo disgregamento. La “primavera
araba”, nella sua realtà composita e nei suoi modelli espressivi, ha per la prima
volta aperto una crepa sulla crosta orientalista che per lunghissimo tempo aveva
nascosto la diversa e molteplice realtà storica e sociale dei popoli arabi. Nello
stesso tempo, però, gli analisti politici si sono trovati smarriti di fronte a questa
dinamica realtà e, per questa ragione, hanno tentato di sostituire il paradigma
orientalista con quello delle ideologie politiche occidentali, tentando di leggere
ed interpretare i protagonisti e le rivendicazioni dei popoli arabi alla luce stessa
del recente passato dell’Occidente. Il passaggio dalla barbarie atavica al bisogno
impellente di democrazia è stato troppo repentino; la disgregazione dell’immagine
classica dell’Oriente “dispotico”, e quindi anche “schiavo” per una
sorta di legge del contrappasso, ha avuto un impatto scioccante ed estremamente
seducente sull’opinione pubblica: un Medio Oriente democratico, per
la prima volta interlocutore politico alla pari dell’Occidente? Davanti ad uno
smarrimento così profondo ed alla mancanza di rappresentazioni stabili con
cui confrontarsi, ma pur sempre spinto dalla volontà di riaffermare la sua “superiorità”
culturale, l’Occidente non si confronta più direttamente con
l’Oriente, ma con l’Islam. L’Islam, la religione più largamente diffusa in Medio
Oriente, viene descritta come una nuova minaccia, l’ostacolo stesso alla democrazia
e al progresso dei popoli arabi. Nel panorama giornalistico italiano
cominciano ad essere utilizzati sempre più frequentemente espressioni e termini
quali “Islam politico” e “Sharia”, stravolgendone però del tutto il significato
e piegandolo ai propri interessi interpretativi, fenomeno questo che viene
spiegato con dovizia di particolari proprio in Tracce di Orientalismo.
Viviamo in un’epoca difficile, ma non per i suoi conflitti. Basti pensare al secolo
scorso, in cui due guerre mondiali hanno insaguinato il suolo euopeo e
non solo a pochi anni di distanza l’una dall’altra. Viviamo in un’epoca difficile,
perché siamo ormai immersi, forse senza esserne completamente consapevoli,
nel processo di formazione di nuovi modelli sociali, politici ed economici, che
però hanno bisogno per poter essere di beneficio all’umanità intera, della “cooperazione”,
“della conoscenza” e del “rispetto” tra le diverse civiltà
L’intersezione tra media education e hate speech. I futuri cittadini digitali crescono onlife
Negli ultimi anni numerosi interventi didattici, formativi e progetti di ricerca (Ranieri
2016, Vitullo 2019) si stanno dedicando alla prevenzione e al contrasto dei
discorsi d’odio online, con l’obiettivo di implementare le capacità critiche dei
minori che navigano in rete e formare futuri cittadini digitali in grado di distinguere
le news dalle fake news, di comunicare correttamente ed efficacemente online,
evitando di produrre contenuti offensivi e violenti. Narrare, contro-narrare,
analizzare e decostruire i linguaggi d’odio sono gli esercizi in cui maggiormente
si cimentano in classe alunni, insegnanti, educatori, formatori e ricercatori,
muovendosi in un ambiente – quello virtuale – in costante mutamento e che
rende, quindi, difficile la standardizzazione di modelli educativi di lunga durata
New Age Goes Online: Relocating Spirituality in Virtual Spaces. The Study of Damanhur
Is internet really a new "electronic temple" where both traditional and New Religious Movements (NRMs) can find and gather their communities? The cryptic rules of ICTs and their capacity of “de-massifyng” and relativizing time and space raises deeper reflections about the human condition as well as the possibility for individuals to reach new levels of transcendence. Several scholars have observed how the internet’s “mysterious” nature and functions have opened new possibilities of “re-enchantment of the world” through generating new personal and spiritual empowerment. This research looks at the internet’s influence on the virtual activity of Damanhur Spiritual Community, a small esoteric village in Northern Italy. The analysis of the structure of Damanhur’s website demonstrates that internet is not merely a tool of communication, but embodies the spiritual philosophy of Community, becoming an empirical part of its values.</p
Rethinking Digital Religion, AI and Culture
Religious or belief organizations address artificial intelligence mostly with two approaches. On the one hand, they defend themselves against oppressive and repressive potential or the legitimate use of AI technologies: China's high-tech surveillance of the Uighur community in Xinyang is an extreme yet realistic and exportable example of how AI could be used to the detriment of the freedom of religion or belief. On the other hand, religious or belief organizations position themselves in the debate on the regulation of AI by providing ethical principles that can be implemented for the sake of human-centered Artificial Intelligence. The participation of religious organizations in the consultation on the White Paper on AI of the European Union (2020) provides a clear example of this second approach.
In this polarized frame this Special Issue aims to explore the different theoretical and practical approaches which position religious or belief communities at extremes poles or at the middle gradients of this polarization. Religions indeed have various agency in shaping AI technology, and contributors are invited to provide case studies where it is possible to observe doctrinal and practical involvement in religious communities to the AI debate and the level of their agency in designing, developing, or applying the AI of the future
Religioni e internet: evangelizzazione o reincantamento del mondo?
A trent’anni dallo sviluppo degli studi sulla secolarizzazione che annunciavano
l’inarrestabile declino e perdita di plausibilità delle chiese2, le parole di Peter Berger
sulla de-secolarizzazione, sembrano al contrario dare nuova forza a quelle sue stesse
teorie che insieme a Thomas Luckmann3 lo vedevano sostenere, piuttosto che una
sparizione delle religioni, un loro progressivo allontanamento dalla sfera pubblica
e l’apertura di uno scenario sempre più pluralizzato del «mercato»4 delle credenze
religiose. A dimostrare la lungimiranza di tali teorie oggi potrebbe venire in aiuto lo
studio della presenza delle religioni storiche o dei nuovi movimenti religiosi nel web.
Sulla rete quel «bricolage» delle religioni viene oggi definito dal sociologo Enzo Pace
«bricolernet»5: la natura incontrollabile e multiforme di internet sembra, infatti, conciliarsi
proprio con la ricerca soggettiva e autoreferenziale di quella piccola trascendenza
quotidiana che sembra caratterizzare l’uomo post-moderno..
I religionauti. Studiare l’homo religiosus al tempo del web
Le pratiche religiose nelle città postsecolari possono abitare i luoghi più inaspettati e con la progressiva digitalizzazione delle nostre vite quotidiane internet è diventato uno di questi. Ma può uno spazio sacro esistere su internet? Può una comunità religiosa costituirsi soltanto online? Che valore hanno le preghiere in chat? Partendo da questi interrogativi, il presente volume intende offrire la prima sistematizzazione in lingua italiana delle ricerche che, dagli anni Ottanta ad oggi, si sono interessate di come le tecnologie influenzino la pratica religiosa degli individui e delle comunità di fede. È uno studio sulle religioni digitali e le teorie sul reincantamento della tecnologia, due campi di studio che in Italia, in assenza di un chiaro inquadramento disciplinare, restano ancora vagamente esplorati, ma che, invece, molto hanno da dire all’osservatore attento che vuole rintracciare come e dove il fenomeno religioso si sposti nelle società contemporanee
Book Review: Populism, Media and Education: Challenging discrimination in contemporary digital societies, di Ranieri, M.
Uscito nel gennaio 2016, il libro edito da
Maria Ranieri si unisce alla serie Research in
Education, pubblicata da Routledge. Il testo
raccoglie i risultati del progetto e-Engagement
Against Violence (e-EAV), con il quale gli autori
hanno voluto analizzare il linguaggio d’odio,
utilizzato nella propaganda di alcuni partiti
populisti della destra radicale europea e
gli effetti che produce sulle giovani generazioni.
Tra gli obiettivi del progetto anche quello
di avere un’importante ricaduta pedagogica...
Multisite churches, gathering communities from the offline to the online
This article – framed within digital religion studies – analyzes the online religious
activities of a non-denominational Christian multisite church, LifePoint Church
(LPC). A multisite church is a church with a central location that serves as a hub or
production center for the church’s activities and service contents, which are
distributed to multiple sites in different locations through video or webcasts. LPC
is an international multisite church: it has five campuses: three in the United States,
one in Bangkok, and another one in Brussels. The LPC Brussels campus serves as a
case study to observe how communication technologies, in particular the Internet,
are adopted by both pastors and members to recreate the same ‘sacramental
environment’ across the five churches. Through online observation, interviews, and
questionnaires, this research reveals two different usages of the Internet made by
LPC. One usage is public, official, informative and formal, and is promoted by the
Church’s leadership; the other is unofficial and is characterized by private and
intimate communication among the Church’s members. The article will analyze in
depth how the congregants create this informal communication, which intensifies
group solidarity, members’ virtual religious practice, and group identity
Fedeli a distanza. Le religioni e la sfida della virtualizzazione nel periodo pandemico
Attraverso la sistematizzazione di alcune ricerche che nei due anni di emergenza sanitaria hanno analizzato il riadattamento delle comunità religiose nella dimensione virtuale, il presente lavoro vuole evidenziare quali siano stati gli aspetti più controversi vissuti dai gruppi religiosi nel periodo pandemico. Lo farà passando in rassegna quelle ricerche che, da una prospettiva che interseca gli studi sui media, sulla comunicazione e sulle religioni (ovvero quella delle digital religion), hanno permesso di isolare le tre criticità più rilevanti affrontate dai gruppi religiosi nei periodi di lockdown: 1) la ridefinizione di una comunità religiosa online; 2) la trasformazione e la percezione del rito e dello spazio sacro online; 3) il mantenimento dell’autorità religiosa in rete nella comunicazione peer to peer di internet
ESTUDIAR RELIGIONES DIGITALES: DE LAS COMUNIDADES OFFLINEA LAS COMUNIDADES ONLINE
Este artículo -enmarcado dentro de los estudios sobre religión digital-analiza las actividades religiosas en línea de una Iglesia cristiana no confesional multisede, LifePoint Church (LPC). Una iglesia multisede es una iglesia con una sede central que sirve de eje o centro de producción de las actividades y contenidos de servi-cio de la iglesia, que se distribuyen a múltiples sedes en diferentes lugares a través de vídeo o webcasts. LPC es una iglesia multisede internacional, con cinco sedes: tres en Estados Unidos, una en Bangkok y otra en Bruselas. El campus de LPC en Bruselas sirve como estudio de caso para observar cómo las tecnologías de la comunicación, en particular Internet, son adoptadas tanto por los pastores como por los miembros para recrear el mismo "ambiente sacramental" en las cinco iglesias. A través de la observación enlínea, entrevistas y cuestionarios, esta in-vestigación revela dos usos diferentes de Internet por parte de LPC. Un uso es público, oficial, informativo y formal, y está promovido por la dirección de la Iglesia; el otro es no oficial y se caracteriza por la comunicación privada e íntima entre los miembros de la Iglesia. El artículo analizará en profundidad cómo los fieles crean esta comunicación informal, que intensifica la solidaridad de grupo, la práctica religiosa virtual de los miembros y la identidad de grup
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