1,721,187 research outputs found

    Preschool executive functioning and literacy achievement in Grades 1 and 3 of primary school: A longitudinal study

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    This longitudinal study examines the extent to which selected components of executive function (EF) measured in preschool children predict several indices of literacy-related achievement during primary school, controlling for general intellectual functioning and maternal education. Six EF measures were assessed in a sample of 5 year -old children (N = 175). The literacy achievement (reading/spelling and reading comprehension) of the same children was then tested in Grades 1 and 3. Using previous results obtained from the same sample of children (Usai, Viterbori, Traverso, & De Franchis, 2014), two EF components (inhibition and working memory-flexibility) were obtained by means of a confirmatory factor analysis. A full structural equation model was used to test the hypothesis that these two EF components predict literacy achievement in Grades 1 and 3. The results indicate that whereas reading comprehension was uniquely predicted by the WM-flexibility factor in Grade 3, EF did not uniquely predict the reading/spelling factor in either grade

    Temperamental profiles and language development: A replication and an extension

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    Individual differences in child temperament are associated with individual differences in language development. The present study examined the relationship between tempera- ment and language ability in 109 twenty-four- to 30-month-old children. Parents and day-care teachers completed two questionnaires: the Primo Vocabolario del Bambino (Caselli & Casadio, 1995) and the Questionari Italiani del Temperamento (Axia, 2002). Researchers administered the First Language Test (Axia, 1993) to assess productive and receptive lan- guage in each child. Replicating previous research (Usai, Garello, & Viterbori, 2009), day-care teachers iden- tified three temperamental profiles: most of the children fit into the first profile, typical of the Italian population; another profile was made up of easily distractible and not very persistent children, with a poor capacity to modulate motor activity; and the third profile of children were inhibited in new situations. A relationship was found between temperament assessed by day-care teachers and different levels of linguistic competence. In particular, the groups of “inattentive” and “inhibited” children showed poorer lexical and morpho- logical abilities and a more immature vocabulary, characterised by the presence of more primitive components of the lexical repertory compared to the group of “typical” chil- dren. Unlike the results from day-care teachers, temperament questionnaires completed by parents revealed a 4-cluster-solution. Also, for parents, the “typical” profile is charac- terised by the largest vocabulary (productive and receptive) and the most mature semantic production

    La relazione fra sviluppo fonologico e lessicale nel terzo anno di vita

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    The aims of this study are to explore the relations between phonological and lexical development at the beginning of the third year of age and to study some variables which are related with succeeding language ability. A longitudinal study design with two assessments was used. The sample comprised 43 children aged between 24 and 31 months and attending a day-care centre. At the first assessment (24-31 months) language development was evaluated using the Italian version of the MacArthur-Bates Communicative Development Inventory (CDI) (Caselli, Casadio, 1995) and the Assessment of Phonological Production of Children (Bortolini, 1995a). At the second assessment, one year later, a direct evaluation of receptive and productive language was carried out using a comprehensive language test called Assessment of Language Test –Preschool level (Cianchetti, Sannio Fancello, 1997). At the first assessment a strong association between phonological and lexical development was found: splitting up our sample into three groups according to the total number of words at the CDI, we found significant differences in several measures extracted from the direct assessment, especially in the phonetic repertoire. Nevertheless, lexical competence is the variable with the highest correlation with language skills one year later. The number of consonants produced at the first assessment is moderately correlated with succeeding morphological and phonological accuracy, but not with other measures of language development

    Processi cognitivi e apprendimento scolastico

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    Prefazione. Questo volume nasce dalla profonda convinzione, condivisa dai suoi autori e dalle sue autrici, che alla base di un approccio efficace all’insegnamento vi sia una profonda conoscenza del funzionamento della nostra mente. Accanto alla conoscenza disciplinare e alla metodologia didattica, un professionista dell’insegnamento (dall’insegnante della scuola dell’infanzia al docente universitario) deve poter contare sulla consapevolezza dei molteplici processi che negli individui contribuiscono e influenzano in modo diverso l’apprendimento. Nel progettare il volume abbiamo cercato di presentare gli aspetti che la ricerca ha indicato essere coinvolti nell’apprendimento, in particolare nelle situazioni di apprendimento nei contesti educativi e scolastici o in quelli della formazione. Quindi, in questo testo non si tratta solo di processi cognitivi. Certamente ampio spazio è dedicato al modo in cui acquisiamo, memorizziamo e rappresentiamo la conoscenza, alle risorse necessarie per far sì che tali processi avvengano in modo ottimale, al ruolo delle differenze individuali e degli aspetti emotivo-motivazionali. Tuttavia, nel presentare tali aspetti abbiamo cercato di far riferimento anche agli aspetti evolutivi che li caratterizzano, in modo da rendere questo testo utile a tutti coloro che siano impegnati nell’insegnamento, indipendentemente dall’età degli allievi. Dopo un primo capitolo che presenta i principali modelli volti a spiegare l’il concetto di architettura della mente, nel secondo capitolo il lettore viene introdotto alle modalità con cui sono codificate le informazioni nella nostra mente (entrambi di Sergio Morra). Nel terzo capitolo (di Guido Amoretti) si presentano il sistema che consente l’immagazzinamento permanente delle informazioni, vale a dire la memoria a lungo termine, mentre nel quarto (di Sergio Morra) è illustrato il sistema che consente l’elaborazione e l’aggiornamento delle informazioni, la memoria di lavoro. Il quinto capitolo (di Sergio Morra e Maria Carmen Usai) è dedicato a illustrare le caratteristiche dei processi mentali a seconda che si tratti di processi automatici o che comportano un controllo; sono inoltre illustrate le implicazioni di queste per l’apprendimento. Il sesto capitolo (di Guido Amoretti) tratta dei processi di apprendimento, mentre il settimo capitolo (di Sergio Morra) illustra le modalità di funzionamento del pensiero attraverso nei diversi tipi di ragionamento. Nel capitolo ottavo (di Maria Carmen Usai) sono illustrati gli aspetti che contribuiscono alle differenze individuali nell’apprendimento, vale a dire gli stili cognitivi, gli stili di apprendimento e il temperamento. Il capitolo nono (di Guido Amoretti) è dedicato ai concetti e alla loro formazione, aspetto fondamentale dei processi di apprendimento. I successivi due capitoli (di Paola Viterbori) sono dedicati agli aspetti strumentali dell’apprendimento in area linguistica: la lettura e la comprensione del testo nel capitolo dieci e la produzione scritta nel capitolo undici. Il dodicesimo capitolo (di Paola Viterbori) è dedicato alla metacognizione e alle abilità di studio, mentre l’ultimo capitolo (di Maria Carmen Usai) tratta degli aspetti emotivo-motivazionali che influenzano l’apprendimento. Abbiamo scritto questo libro attenendoci a una bibliografia aggiornata, senza però “inseguire le mode” o dimenticare le conoscenze sul funzionamento della mente umana che la ricerca psicologica ha accumulato nel Novecento. Pertanto in questo volume il lettore troverà soprattutto riferimenti a lavori classici della psicologia cognitivista e anche, laddove siano ancora utili, a scuole psicologiche precedenti (il comportamentismo, la Gestalt, l’epistemologia genetica), sempre messi a confronto con le ricerche più recenti. Quando vi siano problemi tuttora aperti non abbiamo trascurato di metterli in evidenza, perché la psicologia – come tutte le scienze – è in continua evoluzione e dai problemi aperti di oggi nasceranno le nuove conoscenze di domani. Ci auguriamo perciò di avere prodotto un testo utile a tutti coloro che si occupano di scuola, di istruzione e di apprendimento. Il libro si rivolge anzitutto agli insegnanti, già in servizio o ancora in formazione, ma anche agli psicologi che si specializzano sui problemi dell’apprendimento o che lavorano in ambito scolastico. Esprimiamo qui l’auspicio che la figura dello psicologo scolastico, già ben riconosciuta e consolidata in altri Paesi, acquisti anche in Italia una maggiore importanza e che la preparazione psicologica degli insegnanti, alla quale viene già riconosciuto anche a livello istituzionale un certo rilievo, possa diventare sempre più approfondita. Il presente libro vuole essere un piccolo contributo in questa direzione

    Executive function following pediatric stroke. A systematic review

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    Objective: Pediatric strokes are rare events that can lead to neuropsychological impairment or disability. While motor deficits are relatively easy to identify and investigate, cognitive outcomes after stroke are more complex to define. Many studies have focused on global cognitive outcomes, while only a few recent studies have focused on specific cognitive processes. The aims of the present review were to provide an overview of the effects of pediatric strokes on executive function and to investigate the relations between executive functioning and clinical factors. Method: Studies concerning executive functioning after pediatric stroke were identified using PsycInfo, PsycArticles and PubMed. A total of 142 studies were identified, and 22 met the inclusion criteria. Results: The review of the 22 studies included clearly indicates that childhood and perinatal strokes can affect executive function, and in particular inhibition. In contrast, the results concerning clinical factors related to EF outcomes are inconsistent. Discussion: Our results highlight the importance to assess EF following pediatric stroke. Early identification of difficulties in EF is crucial to provide adequate training to the children and to prevent the development of other correlated difficulties, such as behavioral problems or learning difficulties. Methodological issues regarding the heterogeneity of samples and measurement difficulties limit the conclusions that can be made about the clinical predictors of the outcomes. Studies are needed to better understand this aspect and to develop adequate EF interventions for children following stroke
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