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    Urbanità minori. Teorie, temi, progetti

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    Il lavoro di ricerca raccolto in questo libro si pone l’obiettivo di indagare quali siano, nell’attuale scenario di transizione architettonica, urbana, ambientale ed energetica, i processi che mettono in moto meccanismi di riqualificazione di realtà difficilmente interessate da grandi interventi di trasformazione, ma che potenzialmente potrebbero svolgere un ruolo cruciale all’interno di un arcipelago regionale di centri a media concentrazione abitativa. I protagonisti della ricerca sono alcuni comuni campani, selezionati sulla base di determinate caratteristiche dimensionali, geografiche, morfologiche, urbane e paesaggistiche, come casi di sperimentazione per la definizione di nuovi scenari urbani, a partire da una rilettura dei centri storici, delle infrastrutture, delle aree archeologiche e paesaggistiche che contraddistinguono questi territori. L'esplorazione interessa alcuni temi e luoghi che, tra approfondimento teorico e ricerca progettuale, sono capaci di sviluppare nuovi processi di modificazione dell’architettura e dei suoi spazi in relazione al concetto di urbanità minore

    Morte

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    Terraformazione è progetto. Non si può avere terraformazione fuori da un orizzonte di senso che non abbia a che fare con il vivente. Al di fuori di una volontà orientata – che è caratteristica propria del vivente – non si può dare alcun progetto per l’esistente. Stante il fatto che il vivente ha inscritto il morire, non si ha terraformazione al di fuori di un orizzonte di senso "morente", cioè che ha a che vedere con la morte. (1) La morte come forza terraformante biologica. È in primis un fatto biologico: più concretamente, si potrebbe dire che la nostra sussistenza animale dipende da un ipermeccanismo pseudo-sferico che va morendo: il Sole – e l’alimentazione non è che una ricerca di luce solare: ovvero, per interposto oggetto, di energia di un corpo che muore. (2) La morte come forza terraformante politica. Se è innegabile il fatto che ogni generazione cerca di lavorare sugli errori della generazione precedente, è anche vero che tale lavorìo generazionale è possibile in quanto, di volta in volta, la generazione precedente prima o poi smette di vivere. Quale "pensare-altrimenti" sarebbe mai possibile all’interno di una situazione a-mortale? (3) La morte come forza terraformante architettonica. Anche in ambito architettonico, una morte agente sulle questioni viventi può essere portata a galla, spazzolando la storia "contropelo" – controstoria architettonica? La città otto-novecentesca è parsa riprendere le caratteristiche del cimitero post-settecentesco, formalizzato da Saint-Cloud (1804): quell’"igienismo" disciplinare (anche architettonico) ha avuto forse il suo prototipo nel tipo cimiteriale che si è andato affermando dalla seconda metà del Settecento. "I morti apportano innovazioni alla loro città [...]. E i vivi [...] vogliono farlo anche loro. [...] Sarebbero stati i morti a costruire l’Eusapia di sopra a somiglianza della loro città". Come nella Eusapia di Calvino, chi ha costruito chi

    Estrattivismo

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    L’estrattivismo descrive un modo di abitare la Terra e, in particolare, un modello di produzione che plasma il pianeta attraverso pratiche di sfruttamento sistemico, riducendo ogni elemento terrestre – vivente o non vivente, naturale o artificiale – a risorsa da profitto. Questo processo riconfigura i territori, trasformando i paesaggi in infrastrutture funzionali, sottraendo risorse alla collettività e compromettendo l’accesso condiviso a esse. L’estrattivismo cancella la Terra come agente autonomo di generazione. Di fronte a questo scenario, è necessario ripensare ogni sistema produttivo come parte di un processo più ampio, adottando il paradigma dell’engendering (Latour, 2024): non un modello maschilista di appropriazione, ma una pratica inclusiva, capace di coinvolgere tutte le forze nella generazione di valore. In quanto forza terraformante, l’estrattivismo si è inscritto sulla superficie del pianeta e nelle sue strutture sociopolitiche; riconoscerlo e metterlo in discussione è fondamentale per immaginare nuove forme d’interazione planetaria, che non estraggano, ma generino nuove ecologie
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