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    Fare sistema nelle politiche locali del lavoro. Un processo sperimentale di attivazione e cambiamento istituzionale

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    Il paper informa di un percorso di ricerca-azione sviluppato nel contesto del Nord Milano, e avente come oggetto il sistema locale delle politiche attive del lavoro. L’oggetto di interesse del paper è duplice e riguarda, da un lato, gli elementi di analisi del sistema locale delle politiche del lavoro, con i processi di trasformazione che a più livelli si stanno attualizzando; dall’altro, l’approccio metodologico della ricerca-azione, rispetto a cui era mio intento sperimentarne l’efficacia in termini di promozione e sviluppo della conoscenza tra gli attori del sistema, e di sostegno ai processi di cambiamento individuati. Per quanto riguarda il primo aspetto, il progetto mirava a costruire ipotesi di sviluppo e consolidamento della connessione in rete dei servizi, possibili forme di coordinamento trasversale tra gli attori, e riferimenti certi e accessibili per i cittadini. Negli obiettivi intermedi erano perciò previsti: 1) uno studio sul campo del contesto, degli attori, delle misure, delle risorse e dei nodi problematici di sistema; 2) la costruzione di un gruppo di lavoro disponibile ad attivarsi sull’oggetto; 3) la produzione da parte del gruppo delle ipotesi di sperimentazione e cambiamento. Per quanto riguarda il secondo, la scelta di adottare un approccio di ricerca-azione mirava a favorire la partecipazione al processo degli attori direttamente interessati in tutte le fasi si analisi e produzione. Considerando la brevità del percorso e la ridotta dimensione del campo, gli esiti restituiscono un quadro interessante in merito alla dimensione locale delle azioni di politica attiva, che mette in luce nodi problematici e possibili risposte, e la cui valenza non si limita al solo contesto di attuazione del percorso. Dall’altro, restituiscono alcuni utili feedback sul metodo adottato, in termini di efficacia, potenzialità e limiti, e stimoli a ulteriori riflessioni e approfondimenti. Complessivamente si tratta di una sperimentazione di innovazione istituzionale (attualmente in via di conclusione), di cui il paper tenta di farne sintesi analitica, sia degli elementi di processo che di contenuto, e metterne brevemente a fuoco i principali concetti teorici che hanno sostenuto l’impianto

    Dalla protezione all’attivazione. Le politiche contro l’esclusione tra frammentazione istituzionale e nuovi bisogni

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    A partire dalla fine degli anni ’80 le politiche di contrasto della povertà, della disoccupazione e dell’esclusione sociale sono state sempre più concepite come politiche di attivazione, le cui premesse sono tanto semplici all’apparenza quanto controverse nei fatti. Da un lato si sostiene che questi problemi si possano meglio risolvere favorendo o forzando un’assunzione di responsabilità da parte delle persone, verso soluzioni autonome e indipendenti sul mercato del lavoro o in altri ambiti della vita sociale ed economica. Dall’altro che le stesse istituzioni debbano attivarsi, trasformandosi in strutture integrate e flessibili, in grado di incontrare bisogni diversificati e orientare la propria azione a sostegno della partecipazione attiva degli individui riducendo gli interventi di natura assistenziale. Il libro tenta di delineare effetti e punti critici di questa transizione nel contesto italiano sullo sfondo degli sviluppi in corso tra Europa e Nord America, mettendo in luce le opportunità e le contraddizioni che sorgono dal nuovo modo di intendere il welfare e il ruolo dei cittadini e degli attori pubblici e privati che vi concorrono

    Tra contrattazione e progettazione territoriale. Sindacato e nuove forme di governo del welfare locale

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    Il presente contributo analizza alcuni sviluppi della L.328/00 in quanto contesto di azione parzialmente nuovo per gli attori e, particolarmente, per il sindacato. Muovendo dai risultati di una ricerca, è discussa la particolare intersezione fra l’esperienza delle organizzazioni sindacali dei pensionati bresciane, da tempo impegnate unitariamente nella contrattazione con i comuni sulle forme di tutela e di assistenza finalizzata a difendere il reale potere d’acquisto delle pensioni, e l’avvio dell’applicazione della legge 328/00, con le conseguenti necessità di ripensamento delle funzioni e dei ruoli, del senso e dei metodi della stessa contrattazione territoriale, oltre che del contesto territoriale di riferimento

    Rappresentazioni del locale. Comunità, esclusione, welfare

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    Il testo muove dall’ipotesi generale che l’esclusione sociale è osservabile nelle forme della “relazione debole” tra interazione e organizzazione sociale (Goffman) e, in particolare, nei processi di cambiamento che ne riducono le capacità protettive dai “rischi” di impoverimento e dal manifestarsi di forme differenti ed intrecciate di disagio (economico, sociale, psicologico). Il focus è perciò nella ricerca di quei fattori che, condizionando le forme di tale relazione, connettono in modo specifico le traiettorie individuali delle persone con i processi istituzionali. Oggetto dell’osservazione sono il contesto e il corso di vita delle persone quanto le loro definizioni della situazione. Il primo è inteso come precipitato dei fattori strutturali e culturali che costituisce una «guida per discriminare tra i modi» (Bateson), ovvero la principale fonte di influenzamento dei comportamenti. La classificazione dei fattori si basa sulle le categorie polanyiane di reciprocità, redistribuzione e scambio, integrate con le variabili di tempo e di spazio. Gli scambi economici ad esse afferenti sono perciò intesi come informazioni che hanno origine e sono radicate nelle relazioni sociali. Dal punto di vista teorico, l’osservazione considera gli oggetti in qualità di forme, processi e rappresentazioni. Forma è la forma delle interazioni. Ed è anche la forma dell’organizzazione sociale che, attraverso le informazioni sui suoi elementi strutturali e culturali si manifesta nella vita reale attraverso i vincoli. Quindi forma è la forma delle distinzioni che, da tali vincoli, “costruiamo” nell’osservazione (Bateson, Luhmann). Il processo è il modo in cui, nel tempo, muta la “relazione debole” tra interazione e organizzazione sociale. Il processo è inteso anche come processo istituzionale (Polanyi) che integra norme e vincoli che originano dal complesso dei fattori (sociali, economici, culturali, ecc.) e orientano i vincoli interazionali dei soggetti nella società. La rappresentazione è ciò che concretamente possiamo osservare, la superficie dei fenomeni, lo specchio in cui si riflettono l’identità, la cultura e l’organizzazione. I risultati restituiscono una serie di spunti interpretativi sulle determinazioni locali dell’esclusione nel contesto milanese. Vengono inoltre proposti alcuni spunti metodologici atti a promuovere pratiche di welfare che, integrando le misure strutturali a sostegno del reddito e a contenimento del disagio, possano favorire un’azione di sviluppo locale, nel senso di un potenziamento dei fattori protettivi che hanno influenza sui contesti di vita

    Activation policies as change strategies. An action-research perspective

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    The concept of active welfare state (Hanesch 2001, Kazepov 2002, van Berkel 2003) represents an attempt to describe the recursive transformations of socio-economic phenomena and the policies that try to deal them. In particular, it depicts the changing scenario by means of these aspects (van Berkel 2003 : 1): the emergence of new risks and social problems, new ways of perceiving them, new ways of dealing with risks and social problems, and the redefinition of the social responsibilities of actors in producing and dealing with risks and social problems (fig.1). The interaction between these dimensions of change produces particular combinations that kindle very different policy models and practices. The paper try to sketch a theoretical approach, looking at the change strategies promoted and legitimated by different activation policies, particularly highlighting how the modes of construction of knowledge affect the underlying nature of activation daily practices, transversally to specific measures and governance processes. The object is to comprehend which conditions allow to promote inclusion and citizenship, and in turn making more effective local governance and welfare intervention. The main questions are: which learning processes are present as a result of the welfare system? How these processes are connected to the organisational dynamics? The attempt to answer these, is based on a classification of policies by means of the logical categories of learning (Bateson 1972) and of a combined typology of change strategies. As a conclusion the paper distinguishes three different concepts of activation, whose definition require further investigation both theoretically and in the field

    Le basi emozionali della razionalità nelle organizzazioni di welfare: appunti per una riflessione

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    Nella comprensione del funzionamento dei sistemi e delle organizzazioni di welfare sono spesso dati per scontati alcuni presupposti circa la razionalità, influenzati dall'approccio ortodosso della razionalità olimpica o dall'idea di razionalità limitata. Questi, coinvolgendo approcci e metodi di politici, funzionari e operatori, oltre che di ricercatori, rischiano di offuscare la comprensione di fenomeni, problemi, e possibili soluzioni, riguardanti la vita di organizzazioni che operano a livello di governo e intervento nei sistemi di welfare. Il breve articolo apre a una riflessione sulla necessità di sviluppare una diversa concezione della razionalità che includa il ruolo attivo e fattivo della dimensione emotiva dell'ambiente, traendo ispirazione dal lavoro di autori come Bateson, Luhmann, Hochschild, e Weick e da alcuni recenti avanzamenti in campo neuroscientifico (Damasio). Nel testo sono accennati alcuni presupposti teorici e brevemente discussi tre esempi

    Rappresentazioni del locale. Esclusione e welfare tra dualismo e continuità

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    Come sostiene Luhmann descrivere la società è possibile solo nella società: l’osservatore, è parte del tutto (la società) in cui la realtà osservata si attualizza e che egli stesso contribuisce in più modi a costruire; inoltre il modo dell’osservazione riflette e comunica statura e senso all’oggetto osservato. Da ciò deriva la visione costruttivista adottata: la realtà è intesa come costruzione sociale e i fenomeni sono considerati “apparenze” (Bateson). Fondamentale è dunque la considerazione della dimensione soggettiva e la distinzione fra tre modi di intendere un evento/fenomeno: concettuale, sentito e reale (paragrafo 1). Il testo si volge al tema dell’esclusione sociale muovendo dall’ipotesi che essa sia osservabile nelle forme della “relazione debole” tra pratiche interazionali e organizzazione sociale (Goffman, 1983) e, in particolare, nei processi di cambiamento che ne riducono le capacità protettive dai “rischi” di impoverimento e dal manifestarsi di forme differenti ed intrecciate di disagio (economico, sociale, psicologico). Il focus è nella ricerca di quei fattori che, condizionando le forme di tale relazione, connettono in modo specifico le traiettorie individuali con i processi istituzionali. Oggetto dell’osservazione sono il contesto e il corso di vita delle persone nonché le loro definizioni della situazione. Il primo, in particolare, è inteso come precipitato dei fattori strutturali e culturali che costituisce una «guida per discriminare tra i modi» (Bateson, 1972). La classificazione dei fattori si basa sulle le categorie polanyiane di reciprocità, redistribuzione e scambio, integrate con le variabili di tempo e spazio. Gli scambi economici ad esse afferenti sono intesi come informazioni che hanno origine e sono radicate nelle relazioni sociali (paragrafo 2). Dal punto di vista teorico, l’osservazione considera gli oggetti in qualità di forme, processi e rappresentazioni. Forma è la forma delle interazioni. Ed è anche la forma dell’organizzazione sociale che, attraverso le informazioni sui suoi elementi strutturali e culturali si manifesta nella vita reale attraverso i vincoli. Quindi forma è la forma delle distinzioni che, da tali vincoli, vengono “costruiti” nell’osservazione (Bateson, 1972). Il processo è il modo in cui, nel tempo, muta la “relazione debole” tra interazione e organizzazione sociale. Il processo è inteso anche come processo istituzionale (Polanyi, 1977): esso integra norme e vincoli originati dal complesso differenziato dei fattori (sociali, economici, culturali, ecc.) e orienta la disposizione dei vincoli interazionali nella società. La rappresentazione è ciò che possiamo concretamente osservare, la superficie dei fenomeni, lo specchio in cui si riflettono l’identità, la cultura e l’organizzazione. Il percorso empirico (paragrafo 3) è parte della ricerca URBEX a Milano, e di cui proponiamo una nostra elaborazione riferita ai disoccupati di lungo periodo (paragrafo 4). I risultati restituiscono alcuni spunti interpretativi sulle determinazioni locali dell’esclusione. Nelle considerazioni conclusive infine, vengono accennati alcuni spunti atti a promuovere pratiche di welfare che, integrando le misure strutturali a sostegno del reddito e a contenimento del disagio, possano favorire un’azione di sviluppo locale, nel senso di un potenziamento dei fattori protettivi che hanno influenza sui contesti di vita (paragrafo 5). Ringraziando i colleghi del gruppo di ricerca di Milano, avvertiamo che nostra è la responsabilità di quanto segue

    Lo sviluppo dei processi socio-culturali e di comunità. Contesto e intervento sociale

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    Le pagine che seguono, raccolgono e integrano alcuni contenuti del mio intervento alla giornata di studi “Artiterapie e riabilitazione psicosociale”. Il tema in discussione, il contesto sociale, muoveva dalla necessità di pensare, immaginare e costruire processi di integrazione nella comunità locale con le persone escluse, a disagio e variamente in difficoltà, in uscita da percorsi di sostegno, terapia, ecc.. In particolare, la discussione intendeva porre l’accento sulle dinamiche di cambiamento in corso, esemplificabili attraverso domande quali: quali dinamiche di trasformazione e sviluppo interessano i territori? Quali approcci di intervento sono pensabili e utilizzabili? In quale misura le reti locali informali, comunitarie, ecc., nelle loro varie forme, possono rappresentare una risorsa per la riabilitazione psico-sociale
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