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    La conoscenza come comunicazione d'essere

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    Il contributo intende venire a capo del paradosso per cui proprio la società della conoscenza e dell’informazione che tanti mezzi dispiega per la sempre più istantanea messa in comunicazione delle informazioni e delle conoscenze, sia afflitta dalla crescente difficoltà a far consolidare in sapere tale flusso comunicativo, trasformandolo dalla condizione liquida in uno stato di utilizzabilità antropologica produttivo del potenziamento dell’umano. Nel quadro della società post-moderna delineato da J. Habermas e prefigurato già da F. Nietzsche e da M. Scheler, il fenomeno della dis-comunicatività attuale viene fatto risalire agli effetti prodotti dal riduzionismo autoreferenziale dello gnoseologismo antico e moderno che, artificiosamente, trattiene coscienza e conoscenza in una posizione di isolamento reciproco rispetto all’essere, al pari della logica metabiologica sistema-ambiente introdotta da N. Luhmann per gestire anche il mondo della vita umana, riducendone ogni profondità antropologica e ontologica. Per uscire datale logica sistemica comunicativamente depauperante, occorre “recuperare la correlazione interattiva da cui sorge il riferimento dei parlanti” ovvero quella partecipazione ontologica amorosa di un essente all’essere-così di un altro essente senza che in questo così-essente (Soseienden) venga a determinarsi alcuna modificazione (M. Scheler)

    Lavoro e filosofia in Max Scheler. Un itinerario del pensiero

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    Nel saggio si descrive l'itinerario di pensiero che M. Scheler confrontando il lavoro con la prassi, con la Weltanschauung e con la conoscenza. Il lavoro ne risulta senz'altro ridimensionato rispetto all'enfasi con cui la Modernità l'aveva trattato. Nello stesso tempo, però, di questo fare esecutivo e universale mezzo di realizzazione emerge anche il valore metafisico: il lavoro opera infatti la compenetrazione dello spirito con la vita, i due elementi a noi noti del fondamento del mondo, rendendo possibile che lo spirito impotente dià forma alla potenza vitale cieca e informe

    M. Scheler, Fenomenologia e psicologia

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    Traduzione dal tedesco in italiano, da: M. Scheler, Phaenomenologie und Erkenntnistheorie,in Scheler Gesammelte Werke, 10, 1957, pp. 384-39

    Going through post-modernity with the phenomenology of life.

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    It was F. Nietzsche the first one, who proposed the overcoming of nihilism with going through it, instead of opposing to it. He intended to recover human creativity and put it to work, not as arbitrary and evasive imagination, but in its graftedness into life, in such a way as to exploit life’s quality of spontaneous autoproduction, he had brought anew to the light. Husserl and Scheler assumed such a referring to life too, thus their reflection was phenomenological, that is, essentially based on living experiences. But it was only on Sixties of the XX century, that Anna-Teresa Tymieniecka discovered that there is a corporeal-conscious experience that precedes and sustains the constituting consciousness, together de-absolutizing it and placing it in an intimate relationship with the world of life ("Analecta Husserliana", I 1971, pp. 2-3). With the phenomenology of life Tymieniecka proceeds beyond the essential givenness of the constituting objectivity genesis, in search of its «inner working as the locus whence eidos and fact simultaneously spring. That amount to saying that not constitutive intentionality but the constructive advance of life which carries it may alone reveal to us the first principle of all things» ("Analecta Husserliana", XXI 1986, p. 3). In such a way, a new horizon of meaning is opened for man, that enables him to realize the vital «countermovement», by Nietzsche evoked ("Will to power", Preface), that leades him through the nihilism, toward a new existential positiveness

    Antropologia e welfare state. La nuova frontiera

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    Il contributo mette in evidenza le esiziali criticità antropologiche generate dalla mentalità assistenzialistica e statalista, che supporta l'attuale interpretazione del welfare state e che si radica in una concezione di antropologia negativa di ascendenza hobbesiana. Si suggerisce, come nuova frontiera ermeneutica rispetto alle insorgenti problematiche legate alla crisi del welfare state post-bellico, il confronto con la prospettiva antropologica novecentesca e in particolare il passaggio all'uso di modelli di antropologia positiva, in grado di evidenziare le risorse per evitare il collasso del welfare state e insieme della stessa umanità

    Operare al tempo del nichilismo con Nietzsche e Scheler

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    Nella "II Considerazione Inattuale" di F. Nietzsce, vengono rintracciati fermenti di operosità in contrasto con l'indifferenza alle questioni di senso propria del tempo del nichilismo. Tali fermenti troveranno adeguato sviluppo nelle riflessioni di M. Scheler

    Far vivere l’eredità fenomenologica nella post-modernità. L'opera filosofica di Angela Ales Bello.

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    Lasciandosi provocare dal sospetto espresso da J. Habermas nei confronti della fenomenologia che, a differenza della filosofia analitica, dello strutturalismo e del marxismo, non è affatto giunta al suo "post-ismo", il contributo intende mettere a fuoco la modalità filosofica praticata nella "scuola fenomenologica romana" ovvero nell'ambito della comunità umana e intellettuale che si è formata intorno alla figura di Edith Stein, movendo dagli anni in cui A. Ales Bello ha cominciato ad interessarsi al suo pensiero. Si tratta di uno stile di filosofare, già individuato e coltivato da E. Stein nel rapporto con i suoi maestri, che privilegia sulla mera speculazione, lo scambio teoretico "vissuto" cioè intersoggettivamente ricco e volto alla continua rivitalizzazione del piano delle idee in virtù del sempre rinnovato innesto di esso, per entropatizzazione, su un pensiero attuale e vivo

    La vita delle idee tra storia e fenomenologia. L'eredità di Edith Stein

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    La vitalità teoretica del rapporto che, tramite l'attenzione fenomenologica alla dimensione del “vissuto” (Erlebnis), si può intrattenere con la tradizione filosofica e le idee altrui, rappresenta un carattere distintivo dei circoli fenomenologici, anche nel panorama filosofico contemporaneo. La rivisitazione del pensiero di Edith Stein, proposta, a meno di un secolo dalla sua formulazione originaria e dalla sua prima diffusione, nel volume: M. Shahid, F. Alfieri (a cura di), Il percorso intellettuale di E. Stein, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2009, consente di mettere alla prova, nella sua capacità di instaurare un approccio vivo alla storia delle idee, il metodo d'indagine praticato nell'ambito della «comunità umana e intellettuale» ovvero della “scuola” fenomenologica romana, «che si è formata nel corso del tempo intorno alla figura di Edith Stein», movendo dagli anni in cui Angela Ales Bello ha cominciato ad interessarsi al suo pensiero, sviluppandolo nel corso del suo «itinerario di approfondimento della pensatrice»

    Pensare la vita. Contributi fenomenologici.

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    Dal recente dilagare del punto di vista "sistemico" sulla società e sul mondo in genere può risultare per il pensiero filosofico una salutare riscossa: possiamo finalmente renderci conto della strettoia in cui la sempre maggiore unilateralizzazione del pensiero dell'essere ci ha infilato e della progressiva chiusura prospettica che comporta la mera rivendicazione per l'essere di una necessità ed universalità ormai divenute astratte. Siamo così sospinti, volendo tornare a pensare da uomini vivi, a riprendere in mano approcci filosofici come quello fenomenologico, nella flessione di M. Scheler prima e poi nella fenomenologia della vita di A.-T. Tymieniecka

    «Everything that can be mechanized ought to be mechanized»: an enigmatic phrase of Max Scheler that makes we think.

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    Im neuen Versuch des Personalismus, gefolgt im Formalismus, stellt Scheler eine originelle Kritik der Zivilisation und Technik auf. Er beschränkt sich nicht nur auf die Mängel und Abweichung, in welcher die menschliche Entwicklung seit der Modernität verfallen ist, zu stigmatisieren, sondern fährt mit den Möglichkeiten und den neuen Aufgaben fort, die der Mensch der reifen Modernität und der Nach–Modernität die Verantwortung hat zu kultivieren, ans Licht zu bringen, wenn er dem anthropologischen Kollaps und der Machtergreifung einer Barberei ohne gleichen, entgehen will. Für Scheler ist von wesentlicher Wichtigkeit, die Art zu finden, die Mechanisierung, welche sich in der heutigen Gesellschaft ausbreitet, zum Gebrauch der Personalisierung zu setzen. In den Prozessen der Personalisierung ist der höchste Wert hinterlegt, zu dem die Werte der Gemeinschaft und der Geschichte untergeordnet sind, kraft des Einwurzelns der kreativen Freiheit der Person im Grund der Welt. In der Ausführung der Geschichte scheint diese Orientierung schon vorhanden zu sein. Deshalb sagt Scheler: «die Person, je weiter wir in primitive Zeiten zurückgehen, Ursache des historischen Geschehens, wird immer mehr seine Blüte und sein Sinn. Ja man darf noch mehr sagen: Was am Menschen wahrhaft personal und geistig ist, das wird im Laufe der Geschichte von der Macht und Bindung durch die Geschichte in einem unendliche Progressus immer eingreifender entbunden: es wird zeitfreier im Laufe der Zeit; es wird mehr und mehr überhistorisch im Laufe der Geschichte; wird immer mehr der Rolle enthoben, blosse Ursache und Wirkung inerhalb der historische Kausalität zu sein» [F, p. 496]. Allerdings unterschätzt Scheler nicht, dass «dieselben Prozesse sind, die, indem sie die Personen von einer blossen Dienstschaft an eine unpersönliche Gemeinschaft und Geschichte um so mehr entlasten, als das zentralste Sein, die tiefste Seins- und Wertschicht der Personen durch diesen Dienst berührt würde, gleichzeitig in die ausserpersonalen Faktoren der Massenbewegungen und “Verhältnisse” die Kräfte mehr und mehr hineinverlegen, welche die Geschichte treiben» [F, p. 496]. Das Gegenmittel, das Scheler vorschlägt, um nicht in die Willkür des anthropologischen und personalistischen Nichilismus zu verfallen, die die Mechanisation veranlassen kann, steht in der Erneuerung des Gewissens der quellenden und kreativen Fähigkeiten des Seins, die die Person mit dem Grund der Welt mitteilt und mitvollzieht: mit ihnen kommt jeder Mensch als natürliche Ausstattung auf die Welt, aber können die Unbekümmertheit und die Unaufmerksamkeit einer stolzen und anmassenden voluntaristischen Anthropologie, sie ungebraucht bis zur Atrophie gelangen
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