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L’Aja: una città, un Congresso, un possibile luogo di memoria europea
In un dibattito storiografico in cui al concetto di memoria e di luogo di
memoria viene riservato uno spazio progressivamente più ampio, una riflessione
sulla cosiddetta memoria europea è apparsa, a molti, almeno doverosa. In tale
contesto, tuttavia, poco spazio risulta ancora riservato a un evento come il
Congresso dell’Europa, meglio noto come Congresso dell’Aja, dal nome della
capitale istituzionale dei Paesi Bassi che lo ospitò, dal 7 al 10 maggio 1948. Tale
evento sembra invece costituire un momento di grande significato per la
costruzione di una memoria europea, sia in quanto luogo fisico di memoria, ovvero
simbolo ben riconoscibile e collettivamente identificabile di condivisione di
momenti e processi, sia sul piano dell’eredità valoriale ad esso connessa. Partendo
da tali presupposti, e avvalendosi delle fonti e della pubblicistica nederlandese
dell’epoca come principali strumenti di indagine, la riflessione che segue intende,
in primo luogo, puntare l’accento sugli obiettivi perseguiti dagli organizzatori del
Congresso europeista, con specifico riferimento alla creazione di una opinione
pubblica europea ben consapevole e strutturata attorno ai principi e ai valori
enunciati all’Aja. In secondo luogo, si intende verificare se, e in quale misura, il
complesso del Binnenhof - e più precisamente la Ridderzaal, in cui si celebrarono i
momenti più significativi e prestigiosi del Congresso - possa ambire a simbolo
riconosciuto e riconoscibile dell’effettiva volontà europea, manifestatasi nel
maggio del 1948, sia di superare le antiche divisioni interstatali, sia di
intraprendere un cammino irreversibile di unità e solidarietà
Personalità e azione politica di Aldo Moro nei documenti del Nationaal Archief dell’Aja (1964-1974)
I documenti conservati presso il Nationaal Archief dell’Aja – di cui qui si presenta una selezione cronologicamente riordinata e tradotta dall’originale nederlandese - consentono di tracciare un profilo di Aldo Moro, sia nella sua veste di Presidente del Consiglio italiano, sia in qualità di ministro degli Esteri, indubbiamente originale. Attraverso l’occhio dell’osservatore nederlandese è infatti possibile sia evidenziare alcuni aspetti meno noti di uno tra i volti più celebri e autorevoli nel panorama politico della prima Repubblica, sia confermare caratteristiche e obiettivi della politica e del pensiero morotei già ampiamente illuminati dall’analisi storiografica più e meno recente, soprattutto con riguardo alle tematiche europee, ai rapporti con i paesi africani, alle dinamiche interne alla DC e al dialogo con i comunisti italiani
Lilliput o Gulliver? Il contributo olandese all'unificazione europea (1945-1966)
Benché l’Olanda figuri come uno dei “piccoli fra i grandi” dell’Unione europea, e per questo forse non risulti abbastanza frequentata dagli studiosi, tuttavia i Paesi Bassi (questa la dizione ufficiale) hanno avuto un ruolo di primo piano fin dagli esordi dell’integrazione europea. Una “small-big power”, in altre parole, nonché elemento di connessione tra Regno Unito e continente. Tra il 1950 e il 1966, ovvero nel periodo indagato dal presente volume, gli esponenti politici olandesi furono infatti fra i più vivaci, spesso innovatori, a volte scomodi e persino intransigenti protagonisti del dibattito europeo. Al tempo stesso seppero offrire apporti di notevole spessore in termini di idee e di azione, come risulta dalle fonti in lingua originale utilizzate per questa narrazione. Un patrimonio di capacità individuali e di dinamismo politico-economico di un paese d’avanguardia nella società europea, del quale vale la pena di essere informati per avere un quadro più concreto e preciso della nostra Europa, tanto delle origini, che del suo sviluppo e anche di quella del futuro
Tra visione europea e approccio pragmatico. Il contributo olandese al Congresso d’Europa
Al Congresso d'Europa, nel maggio 1948, i Paesi Bassi si trovarono a ricoprire un ruolo da protagonisti sotto diversi profili. In primo luogo in quanto paese ospite del primo dibattito ufficiale, ovvero tenutosi alla presenza degli establishment dei vari stati interessati, sull'unificazione continentale. In secondo luogo per le scelte importanti e delicate che il governo nederlandese fu chiamato ad effettuare. Tra queste, la necessità di concedere il visto ai tedeschi, cioè ai recenti invasori, a riprova di una riconciliazione che forse, alla prova dei fatti, esisteva soltanto sulla carta. Allo stesso tempo, però, il Congresso del 1948 rappresentò per il paese un'occasione di distinguersi per la maturità politica raggiunta in materia di solidarietà europea. Maturità le cui tracce possono essere individuate già nei primissimi anni Quaranta, come testimoniano alcune carte relative al periodo dell'esilio del governo olandese a Londra
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