1,721,012 research outputs found
FUNCTIONAL AND NEURAL BASES OF SPATIAL-TEMPORAL DISORDERS OF VISUAL AWARENESS
L’estinzione visiva è un disturbo spazio-temporale di visual awareness. Pazienti con lesioni all’emisfero destro che presentano estinzione visiva spesso mostrano difficoltà nel rilevare lo stimolo controlesionale quando presentato contemporaneamente ad uno stimolo ipsilesionale (condizione di stimolazione bilaterale). In questi pazienti spesso inoltre lo stimolo di sinistra deve essere presentato con un vantaggio temporale per poter essere percepito come simultaneo a quello di destra.
Nel presente lavoro, sono stati condotti tre esperimenti al fine di indagare le basi funzionali e neurali dei disturbi spazio-temporali di visual awareness.
Attraverso il primo esperimento abbiamo indagato i correlati neurali di tali disturbi in pazienti con ictus in fase cronica con estinzione visiva. I deficit di visual awareness potrebbero in linea di principio dipendere da una disfunzione della corteccia parietale posteriore dovuta alla lesione della giunzione temporo-parietale, area tipicamente danneggiata nei pazienti con disturbi di visual awareness. Infatti la corteccia visiva ipsilesionale che risulta strutturalmente intatta potrebbe essere funzionalmente normale ma la sua attività viene modulata in maniera patologica a causa delle influenze top-down che derivano dalla corteccia parietale posteriore, e questo creerebbe asimmetria interemisferica. Tuttavia, non è ancora chiaro se l'effetto di una modulazione top-down disfunzionale influenzi esclusivamente le risposte del paziente o se induca cambiamenti neurali nelle aree visive. In questo esperimento, abbiamo cercato di indagare tale aspetto utilizzando la tomografia ad emissione di posizione (PET) a riposo in pazienti post-ictus. Nello specifico attraverso tale metodica abbiamo comparato il metabolismo corticale di un paziente che mostra estinzione visiva in fase cronica con quello di due pazienti che hanno recuperato il disturbo in fase acuta e che al momento dell’esame PET non evidenziavano deficit di visual awareness. Dai risultati si evidenzia che nel paziente con estinzione la corteccia visiva ipsilesionale, seppur strutturalmente intatta, risulta ipometabolica rispetto alla corteccia visiva controlesionale, mentre nessuna asimmetria interemisferica nelle aree visive è stata trovata nei pazienti senza estinzione. Questi dati suggeriscono che i cambiamenti neurali nelle aree occipitali strutturalmente intatte potrebbero essere cruciali per spiegare il disturbo di visual awareness per stimoli controlesionale in pazienti con estinzione in fase cronica.
Nel secondo e nel terzo esperimento abbiamo studiato il possibile contributo dei meccanismi di cattura contingente dell’attenzione nell’elaborazione spazio-temporale delle informazioni visive, sia in pazienti con disturbi dell'attenzione (esperimento 2) sia in soggetti sani (esperimento 3). Dalla letteratura emerge che il deficit attentivo dei pazienti con lesioni parietali destre può essere determinato dalla difficoltà di disancorare l’attenzione da stimoli ipsilesionale per riorientarla verso stimoli controlesionali. È stato tuttavia dimostrato che il deficit di disancoraggio dipende della rilevanza che gli stimoli ipsilesionali assumono sulla base della richiesta del compito e/o delle aspettative del paziente. Anche studi su soggetti sani suggeriscono che l’aspettativa per una modalità sensoriale può accelerare la relativa percezione dello stimolo presentato in quella modalità piuttosto che in un’altra, riducendo il tempo necessario per la rilevazione dello stimolo stesso (ipotesi del “prior entry”).
Il secondo esperimento si è concentrato sull’indagine delle basi funzionali dei disturbi spazio-temporali di visual awareness nei pazienti con estinzione visiva. Nello specifico abbiamo indagato se la richiesta del compito influenza l'elaborazione spazio-temporale delle informazioni visive in questi pazienti. Sono state valutate le prestazioni di un paziente con estinzione visiva in un compito di giudizio di ordine temporale. Il compito era eseguito in 2 diverse condizioni: in un caso s’istruiva il paziente ad eseguire il compito focalizzando la propria attenzione su un particolare stimolo (focused condition) mentre in un altro si chiedeva di eseguire il compito senza focalizzare l’attenzione su uno specifico stimolo (non-focused condition). Le prestazioni del paziente sono state confrontate con quelle di un paziente cerebroleso destro senza estinzione visiva e di quattro soggetti sani comparabili per età. Nella condizione non-focused il paziente con estinzione ha mostrato un bias spazio-temporale (PSS = -255), mentre si è evidenziata una riduzione importante di tale bias nella condizione focused (PSS = -44). Questi risultati indicano una chiara modulazione delle prestazioni del paziente sulla base del set attentivo utilizzato. Al contrario, nessuna modulazione è stata trovata sia nel paziente cerebroleso (condizione non-focused: PSS = -4, condizione focused: PSS = -2) che nei soggetti sani (condizione non-focused: PSS media = -16, condizione focused: media PSS = 3). Inoltre il paziente con estinzione ha mostrato una maggiore accuratezza nella discriminazione temporale di stimoli controlesionali, ma non di quelli ispilesionali, nella condizione focused (62,5%) rispetto alla condizione non-focused (46,7%).
Lo scopo del terzo esperimento è stato quello di indagare le possibili influenze dei meccanismi di cattura contingente dell’attenzione sull’elaborazione spazio-temporale delle informazioni visive in soggetti sani. Diciotto soggetti sono stati testati attraverso un compito di giudizio di ordine temporale simile a quello utilizzato nell'esperimento 2. Nella condizione non-focused i soggetti non hanno mostrato alcun bias nel giudizio di ordine temporale (PSS = -3,6). Al contrario focalizzando l’attenzione su uno specifico stimolo (condizione focused) i soggetti mostravano un bias nel giudizio ordine temporale (PSS = -11) a favore di tale stimolo. Sulla base delle nostre conoscenze, questi sono i primi dati che dimostrano come la cattura dell’attenzione sia contingente al set attentivo anche in compiti di giudizio di ordine temporale.Visual extinction is a spatial-temporal disorder of visual awareness. Right-hemisphere patients with visual extinction frequently miss the stimulus presented in their contralesional field on trials with bilateral presentation. They can also need the left stimulus to be presented with a temporal lead in order to be perceived as simultaneous to the right one.
In the present work, three experiments were carried out in order to investigate functional and neural bases of spatial-temporal disorders of visual awareness.
The first one focused on neural correlates of spatial-temporal disorders of visual awareness in patients with visual extinction at a chronic stage. An impairment of visual awareness is likely to depend upon unbalanced top-down modulation from dorsal fronto-parietal on occipital areas, typically intact in the ipsilesional hemisphere, biasing spatial-temporal processing of visual information towards the ipsilesional side. However, it is not clear yet whether the effect of a dysfunctional top-down modulation can only affect responses or, rather, induce neural changes in targeted visual areas. In this experiment, we addressed this issue by using position emission tomography (PET) at rest to measure possible differences between the cortical metabolism of one patient showing visual extinction at a chronic stage, and two patients who recovered from extinction, one at a chronic and another at a sub-acute stage. We found the structurally intact visual cortex of the extinction patient being hypometabolic in the right as compared to the left hemisphere, whereas no hemispheric asymmetry in the metabolism of visual cortex was found in the patients who recovered from extinction. Our data suggest that neural changes in structurally intact occipital areas might be crucial to explain the lack of visual awareness for contralesional stimuli in chronic extinction patients.
In the second and third experiment we investigated the possible contribution of mechanisms of contingent attentional capture to spatial-temporal processing of visual information both in patients with attention disorders (experiment 2) and in healthy individuals (experiment 3). It was suggested that impairments of right parietal patients can be accounted for by a deficit in disengaging exogenous attention from ipsilesional stimuli and reorienting it towards contralesional events. It has been shown that the disengagement deficit depending on their behavioural relevance of ipsilesional stimuli (task demands and expectation of the patient). Also the results in the healthy subjects suggest that attending to a sensory modality can speed up the relative perception of stimulus presented in that rather than a different modality, reducing the time necessary for the stimulus to be perceived (“prior entry” hypothesis).
The second experiment focused on functional basis of spatial-temporal disorders of visual awareness in patients with visual extinction, investigating whether task-set related factors can affect spatial-temporal processing of visual information in these patients. Specifically, we examined the performance of a visual extinction patient on a temporal order judgment (TOJ) task under conditions with different attentional set and compared his performance to that of one right-brain-damaged patient without visual extinction and four healthy subjects age matched. In the not focused condition the extinction patient shown spatial-temporal bias (PSS=-255), while he shown an important reduction of this bias under focused condition (PSS=-44). These findings indicate a clear modulation of patient’s performance with the attentional set, particularly for the PSS. On the contrary, no such a modulation was found both in the brain-damaged control patient (not focused condition: PSS=-4, focused condition: PSS=-2) and in healthy subjects (not focused condition: mean PSS=-16; focused condition: mean PSS=3). Furthermore the extinction patient showed higher accuracy of temporal discrimination for left-sided stimuli, but not for right-sides stimuli, in the focused (62,5%) as compared to the not focused (46,7%) condition.
The aim of the third experiment was to investigate whether mechanisms of contingent attentional capture would also affect spatial-temporal processing of visual information in healthy subjects. Eighteen participants were tested on a similar TOJ paradigm as that used in experiment 2. In the not focused task-set condition subjects showed no bias in temporal order judgment (PSS=-3.6). On the contrary focusing subject’s attentional set onto one stimulus dimension yielded a clear-cut bias in temporal order judgment (PSS=-11). Present findings support evidence indicating that exogenous attention would affect sensitivity in a TOJ task and also extend this evidence, showing that in a TOJ task, as in other visual orienting tasks, capture of attention by external stimuli is contingent to the current attentional set
Brain lesions and spasticity: a voxel-based lesion-symptom mapping analysis on 51 patients.
Introduction. Spasticity is a disabling complication of stroke.1, Aim of this study was to assess the prognostic value of brain lesions location as a predictor of spasticity development after stroke. Materials and methods. 51 patients (first-ever unilateral ischemic stroke) were recruited. Each patient’s T1 magnetic resonance imaging performed 1-4 weeks after the onset was collected. At 6 months after stroke we evaluated the muscle tone at the upper and lower limbs using the Modified Ashworth Scale (MAS).3 Brain lesions were mapped and located using MRIcro and MRIcroN software. For statistical purposes we described spasticity as absent/present. The affected limb was considered spastic if a score ≥ 1 and severely spastic if a score ≥ 3 was present in the MAS at any joint evaluated. Results. Brain lesions that showed a significant correlation with the development of spasticity after stroke involved the white matter (corona radiate, internal capsule), the basal ganglia (putamen, caudate, pallidum), the insula, the precentral gyrus, the Rolandic operculum, the frontal gyri, the frontal operculum, the thalamus. Lesions involving the subcortical white matter (corona radiate, internal capsule) and the basal ganglia (putamen, caudate, pallidum) showed a significant correlation with the development of severe spasticity after the onset. Conclusion. The present study shows that brain lesions’ location could be a predictor of the development of spasticity after stroke. In particular lesions involving the corona radiata, the internal capsule and the basal ganglia are related with the development of spasticity and severe spasticity after the onset
GLI EFFETTI DELLA RIABILITAZIONE MOTORIA SULLE FUNZIONI COGNITIVE IN PAZIENTI CON SCLEROSI MULTIPLA. CONFRONTO TRA TRATTAMENTO ROBOTICO E TRATTAMENTO CONVENZIONALE: STUDIO RANDOMIZZATO CONTROLLATO.
E’ stato stimato che fino al 70% dei pazienti con SM presenta disturbi cognitivi. Obiettivo del presente studio è valutare gli effetti di un trattamento riabilitativo motorio innovativo finalizzato a migliorare l’allenamento del cammino mediante strumento robotico Gait Trainer sulle prestazioni cognitive in pazienti con SM. Si analizzeranno inoltre gli effetti del trattamento sulle competenze deambulatorie, sul tono dell’umore e sulla qualità di vita quotidiana. Si è quindi confrontato un gruppo di pazienti (n=15) che eseguiva trattamento motorio mediante Gait Trainer con un gruppo (n=18) che eseguiva trattamento motorio convenzionale. I due gruppi sono stati sottoposti ad un ciclo riabilitativo di 12 sedute da 45 minuti, due volte a settimana e sono stati valutati prima, dopo e ad un mese dal trattamento. Lo studio ha evidenziato per la prima volta in letteratura gli effetti positivi di un trattamento riabilitativo motorio robotico sulle funzioni cognitive in pazienti con SM
Rehabilitation of somatic sensation and related deficit of motor control by Mirror Box Therapy: a case report
Somatosensory disorders are often present after cerebral stroke. These deficits are associated with patients' disability. Therefore, their rehabilitation takes an importance in recovery program. However, the treatment of sensation remains poorly considered during neurorehabilitation and evidence for active sensory training is limited. Mirror Box Therapy is a simple training used to treat upper extremity motor deficits and pain also in patients with stroke. However, the effects of Mirror Box Therapy on somatosensory impairments in post-stroke patients are not deeply investigated and often exclusively motor exercises are provided during therapy. The aim of the present study was to investigate the effects of Mirror Box Therapy sensory training on somatosensory deficits in a stroke patient presenting upper limb impairment. The patient underwent to four weeks of training, five days a week. Before, during and after the Mirror Box Therapy treatment, the patient was assessed by Rivermead Assessment of Somatosensory Performance. Before and after training also upper limb motor function and performance in activities of daily living were assessed. After training patient showed an improvement in somatosensory performance. The gain was maintained at follow-up. This case report shows the effects of Mirror Box Therapy sensory training on the upper extremity for the improvement of sensation and movement in a patient with a thalamo-capsular hemorrhagic stroke during the subacute phase
Supervised and unsupervised rehabilitation of visual field defect : cohort investigation of eye movement training at a clinical setting and at home
Open Access via the Springer Nature agreementPeer reviewe
DISTURBI DELL’EQUILIBRIO E DEFICIT COGNITIVI NEL PAZIENTE CON MALATTIA DI PARKINSON
Introduzione. La Malattia di Parkinson (MP) è una patologia neurodegenerativa ad andamento cronico. I pazienti affetti da MP mostrano un quadro clinico di alterazione della performance motoria. In particolare, l’instabilità posturale è una delle manifestazioni cliniche maggiormente disabilitanti poiché è causa di frequenti cadute che spesso si associano a gravi esiti come fratture e disabilità permanenti (Robinson et al., 2005). Tale disturbo, insieme ad altri, può portare ad una riduzione delle attività della vita quotidiana e ad un rapido deterioramento delle “performance” motorie del paziente, con il conseguente aggravamento della disabilità ed incremento della dipendenza dal caregiver. Oltre alle difficoltà motorie il paziente affetto da MP presenta spesso anche disturbi nella sfera cognitiva (Bonnet Czernecki, 2013; Calabresi et al., 2013) quali solitamente rallentamento ideomotorio, disturbi a carico delle funzioni esecutive e fluttuazioni attentive. Spesso inoltre pazienti con MP mostrano disturbi comportamentali (depressione, ansia, apatia, ecc). La MP appare quindi come una malattia complessa in cui il paziente può mostrare in maniera concomitante disturbi motori, cognitivi e comportamentali. Ad oggi, tuttavia, non risulta ancora chiara quale sia l’interazione tra questi disturbi. Lo scopo del nostro studio è quindi quello di valutare se esiste una correlazione tra i disturbi dell’equilibrio e le capacità cognitive nei pazienti con MP. Materiali e metodi. Sono stati inclusi nello studio pazienti affetti da MP che presentavano disturbi dell’equilibrio (pt ≥ 2nella Hohen & Yahr Scale). Sono stati esclusi quelli affetti da demenza (MMSE ≥ 24). I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi: il primo gruppo ha eseguito un training con Treadmill: 12 sedute da 45 min ciascuna, 3 volte la settimana per 4 settimane, il secondo gruppo, di controllo, non ha eseguito alcun training. I pazienti sono stati sottoposti a valutazione fisiatrica e cognitiva prima (T0), subito dopo la fine del training (T1) e al follow up a 4 settimane (T2). La valutazione motoria prevedeva: Unified Parkinson’s Disease Rating Scale (UPDRS), Berg Balance Scale (BBS), Timed Up and Go (single task e dual task), 6 Minute Walking Test (6MWT), 10-Meter Walking Test (10MWT), e pedana posturo- stabilometrica. Per quanto riguarda la valutazione neuropsicologica sono state valutate le abilità attentive (TMT), la working memory (memoria con interferenza), il linguaggio (Fluenza verbale semantica) e le funzioni esecutive (FABit, MoCA, Stroop test). Inoltre è stata indagata la presenza di depressione (BDI) e la qualità della vita del paziente (PDQ-8). Risultati. sono stati valutati 25 pazienti con MP. Di questi 22 rientravano nei criteri di inclusione dello studio, e sono stati randomizzati in due gruppi da 11 pazienti ciascuno. Quattro pazienti hanno abbandonato lo studio in corso di svolgimento. I dati raccolti hanno mostrato un miglioramento, a fine trattamento, delle funzioni motorie di equilibrio e resistenza alla deambulazione per i pazienti del primo gruppo rispetto a quelli del gruppo di controllo, (in particolare TUG single e dual task, 10 MWT, BBS, 6MWT). Inoltre, successivamente al training motorio i pazienti mostravano un miglioramento nelle capacità di attenzione visiva selettiva, velocità di visual-search, delle funzioni esecutive e di working memory. Tale miglioramento non si evidenziava nei pazienti del gruppo di controllo. Conclusioni. i risultati confermano l’efficacia già dimostrata del trattamento con Treadmill nei confronti di deambulazione ed equilibrio nei pazienti con MP. Inoltre viene messa in luce la relazione tra performance motorie e cognitive, evidenziando come un training motorio per la deambulazione possa avere un riscontro clinico sia sul versante motorio che sulle abilità cognitive. Ulteriori studi clinici con ampliamento della casistica saranno necessari al fine di approfondire questo tema
L’INFLUENZA DELL’APPLICAZIONE DEL KINESIO TAPING NEL PAZIENTE CON NEGLIGENZA SPAZIALE UNILATERALE IN SEGUITO A ICTUS CEREBRALE: UNO STUDIO PILOTA
L’utilizzo delle stimolazioni sensoriali sono associate ad una diminuzione delle manifestazioni dell’NSU. In particolare, l’applicazione della TENS sul collo del paziente con neglect determina una variazione nel deficit visuo-esplorativo e dell’instabilità posturale. Tra gli effetti del KT, è stato identificato l’incremento degli input sensoriali e dei feedback propriocettivi. Lo scopo di questo studio è di valutare se l’applicazione del KT sul collo del paziente con NSU determini una diminuzione del deficit eminattentivo, un miglioramento delle abilità propriocettive del capo ed un conseguente incremento delle performance di equilibrio. I pazienti con NSU selezionati sono stati suddivisi, tramite randomizzazione semplice, in gruppo sperimentale (GS) e gruppo di controllo (GC). Il GS (n=8) è stato sottoposto ad applicazione del KT allo sternocleidomastoideo sinistro per 4 settimane. L’applicazione è stata cambiata ogni 3 giorni (8 applicazioni). Il GC ha eseguito solo le valutazioni. Tutti i partecipanti hanno effettuato i trattamenti riabilitativi fisioterapici e cognitivi in atto. Il GS ha attuato le valutazioni in 3 momenti: pre-trattamento (T0), post- trattamento a 4 settimane (T1), follow-up a 4 settimane (T2). Il GC, invece, in T0 e T1. La valutazione prevedeva un protocollo neuropsicologico (Test Cancellazione di lettere, Test Cancellazione di stelline, Test Bisezione di linee, Test delle Campanelle, Comb and Razor test, Training Saccadico) e un protocollo fisioterapico (Arom rotazione ed inclinazione destra e sinistra, CJPET, BBS, SF-12). L’analisi statistica ha evidenziato un valore vicino alla significatività nel miglioramento delle abilità propriocettive nel GS rispetto al GC. Il GS ha avuto un andamento crescente sia nelle prestazioni cognitive (accuratezza esplorazione visuo-spaziale, tempo di rilevazione stimoli, neglect personale) che motorie (mobilità articolare attiva, abilità propriocettive del capo, equilibrio, stato di salute percepito dal soggetto) e una modificazione significativa è evidenziata nell’ Arom in rotazione a destra tra T0 e T1; nel follow-up si è riscontrato un mantenimento dei valori motori e incremento dei domini cognitivi. Il GC, invece, non ha evidenziato modificazioni significative tra T0 e T1 nelle performance. Dai risultati emersi, si può presupporre che il KT abbia incrementato le afferenze provenienti dallo sternocleidomastoideo con conseguente miglioramento del deficit di esplorazione visuo-spaziale e incremento della consapevolezza dell’atteggiamento deviato del collo, con conseguente miglioramento dell’equilibrio statico e dinamico
May ultrasonography be considered a useful tool for bedside screening of dysphagia in patients with acute stroke? A cohort study
BACKGROUND: Dysphagia is a primary risk factor for pneumonia and affects around 50% of acute stroke patients. Systematic bedside swallowing screening of acute stroke patients is recommended before oral intake. Currently there is lack of comprehensive dysphagia assessment tools with robust good accuracy, clinical utility and cost-effectiveness. An altered hyoid bone movement may represent a major risk factor for aspiration . Ultrasonography quantitatively measures hyoid-larynx approximation, which was found reduced in stroke patients with dysphagia. Although ultrasonography was suggested for assessing stroke patients with dysphagia, there is lack of evidence about the acute phase of stroke. Thus, our aim was to investigate the use of ultrasonography for bedside screening of dysphagia in acute stroke patients. METHODS: Nineteen acute stroke patients were included. Each patient performed clinical bedside screening for dysphagia by means of the Gugging Swallow Screen and the Functional Oral Intake Scale. Furthermore, all patients underwent ultrasonography in order to measure the distance between the thyroid cartilage and hyoid bone during swallowing (water bolus of 3 mL). The hyoid-larynx approximation distance [obtained by subtracting (a - b) the shortest distance between the hyoid bone and thyroid cartilage during swallowing (b) from the initial resting distance (a) and degree {[(a - b) / a] x 100} were calculated. RESULTS: The Functional Oral Intake Scale showed a significant direct association with the hyoid-larynx approximation distance (P=0.011) and degree (P=0.005). Also, the Gugging Swallow Screen showed a significant direct association with the hyoid-larynx approximation distance (P=0.008) and degree (P=0.004). The hyoid-larynx approximation distance and degree were significantly reduced in dysphagic patients. CONCLUSIONS: Our findings support the use of ultrasonography in aid of swallowing clinical (non-instrumental) evaluation for the bedside screening of dysphagia in acute stroke patients
RIABILITAZIONE DELL’EMIANOPSIA OMONIMA LATERALE TRAMITE SOFTWARE NEUROEYE COACH IN PAZIENTI CON ICTUS CEREBRALE
INTRODUZIONE. Vari studi mostrano che l’emianopsia omonima laterale è il deficit visivo più frequente dopo eventi neurologici acuti (es. ictus). Tale disturbo ha un importante impatto sul livello funzionale e la qualità della vita del paziente sin dall’insorgere sin alle fasi croniche della malattia [1]. Pazienti con deficit emianoptico presentano una riduzione del campo visivo e mostrano difficoltà nell’eseguire in maniera spontanea i movimenti saccadici necessari per compensare il disturbo. Tra gli approcci sviluppati per trattare l’emianopsia, recenti studi suggeriscono che training con un approccio compensatorio mostrano una buona efficacia nel recupero della disabilità associata [2,3]. Tra questi, il software NeuroEyeCoach (NEC) della Nova Vision è stato sviluppato per aiutare i pazienti a compensare i deficit di campo visivo aumentando l’efficacia dei loro movimenti oculari attraverso un esercizio sistematico di ricerca visiva. Lo scopo di questo studio è quello di valutare gli effetti di questo training nel recupero della disabilità conseguente al deficit emianoptico nei pazienti colpiti da ictus. MATERIALI E METODI. Sono stati reclutati 10 pazienti con ictus (M=9) con emianopsia omonima laterale. Due pazienti hanno abbandonato durante il trattamento. Otto hanno completato il trattamento con NEC. Prima (T0) e dopo il trattamento (T1) è stato somministrato un protocollo valutativo comprendente prove di ricerca visuo-spaziale sia computerizzate (previste dal NEC) che carta e matita (ricerca visiva, copia di figure, disegno spontaneo, bisezione di linee e compiti di lettura). Il programma, composto da 12 livelli (3 sezioni ciascuno) di crescente difficoltà, prevedeva tre incontri settimanali della durata di circa un’ora ciascuno. In ogni seduta il paziente doveva completare 3 sezioni di training. La lunghezza del trattamento dipendeva dall’abilità del paziente nel superare ogni livello. In particolare il software si adattava alle performance del soggetto, riproponendo, in caso di scarsa prestazione, il livello precedente con alcune agevolazioni (es. tempo di permanenza degli stimoli sullo schermo) RISULTATI. Due pazienti hanno abbandonato durante il trattamento. Otto hanno completato il trattamento con NEC. Un’analisi descrittiva mostra un incremento della performance dopo il trattamento. Nelle misure di outcome computerizzate, sono stati rilevati miglioramenti sia in termini di accuratezza sia in termini di tempo di esecuzione. I test carta e matita post-trattamento, registrano lievi miglioramenti nell’accuratezza, mentre il tempo di esecuzione si riduce notevolmente. CONCLUSIONI. Questi dati preliminari suggeriscono che il NEC è uno strumento efficace per il recupero del deficit emianoptico tramite approccio compensatorio. Il software sembra infatti favorire lo sviluppo di strategie di compensazione e migliorando così le prestazioni di esplorazione visiv
- …
