436 research outputs found

    Un prophète noir en Côte d'Ivoire. Sorcellerie, christianisme et religions africaines

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    Valerio Petrarca, Un prophète noir en Côte d’Ivoire. Sorcellerie, christianisme et religions africaines, Karthala, Paris 2008. Abstract. Parmi les prophètes de la Côte d’Ivoire, Koudou-Gbahié paraît exceptionnel tant par l’histoire de sa vie elle-même qu’en raison des problèmes que celle-ci pose sur le plan de la compréhension historique et anthropologique. Tous les problèmes du contact entre christianisme et religions traditionnelles africaines, entre modernité et tradition, entre vie en ville et vie au village sont condensés dans l’existence de Koudou Gbahié. Ces problèmes touchent les domaines les plus débattus parmi les historiens et les anthropologues : le mort comme intermédiaire spirituel, le culte rendu à la tombe, la possession, la magie, la sorcellerie, le charisme, le consensus religieux et le consensus politique, le pouvoir de guérison et de voyance. Cet ouvrage apporte de nouvelles données sur une aventure prophétique qui s’est développée dans la seconde moitié du XXe siècle, jusqu’à se transformer en une nouvelle secte ou religion. Après avoir étudié le contexte social de la naissance de ce prophétisme, l’auteur nous fournit une série de documents. Le prophétisme pose des problèmes d’interprétation parce qu’il se présente à la fois comme une somme d’expériences individuelles irréductibles et comme la répétition d’une typologie standardisée. Une première réponse à ce problème est d’accueillir et de présenter, du moins pour certains prophètes et tant qu’il est encore temps, leur propre voix, en la mettant par écrit pour qu’elle puisse être utilisée également par les chercheurs à venir

    L'idea di Africa come crisi e possibilità

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    Valerio Petrarca, L’idea di Africa come crisi e possibilità, in Krise als Chance aus historischer und aktueller Perspektive (Crisi e possibilità. Prospettive storiche e attuali), herausgegeben von Christine Schwarzer, Elmar Schafroth und Domenico Conte, Athena Verlag, Oberhausen 2010, pp. 327-343. Abstract. Molti africanisti si chiedono oggi se l’Africa muore per assassinio o per suicidio. Uno dei libri più fortunati degli ultimi anni, pubblicato in Francia, ha per titolo «Négrologie» e per sottotitolo «Pourquoi l’Afrique meurt». Un famoso giornalista nero del «Washington Post» è andato in Africa vagheggiando dei suoi lontani antenati ed è tornato a casa sua contentissimo di essere americano e non africano. Da una parte si dice che l’Africa, per ambiente naturale, lingue, culture, religioni e forme del potere, è il continente che vanta maggiore varietà, e dall’altra la si dipinge a tinta unita. L’intervento analizza la percezione dell’Africa in Occidente, dalla fine degli anni Cinquanta a oggi. In questi stessi anni (che precedono e seguono i processi istituzionali della decolonizzazione), il territorio africano è stato osservato per lo più come luogo di crisi, ma l’interpretazione di tale crisi si è ribaltata: a una maggioranza di «afro-ottimisti», si è man mano sostituita una maggioranza di «afro-pessimisti». L’analisi delle «crisi» africane viene richiamata attraverso due prospettive di studio: una generale, basata sui testi di carattere storico, etnologico, teologico e letterario; e una particolare, basata sull’osservazione diretta di determinate società dell’Africa nera negli ultimi due decenni

    I pazzi di Grégoire

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    Valerio Petrarca, I pazzi di Grégoire, Sellerio, Palermo 2008 (nuova edizione 2010) Abstract. Il libro parla di esperienze sul campo in Costa d’Avorio risalenti agli anni 1994 – 2005. Ne parla a partire da ciò che il suo autore ha visto nell’ultimo viaggio (gennaio e febbraio 2005), quando ha attraversato il Paese da sud a nord, da Abidjan a Korhogo, all’indomani del rimpatrio in massa degli occidentali. Il viaggio era destinato a documentare l’opera di Grégoire Ahongbonon, un immigrato dal Bénin che ha svelato, tentando di porvi qualche rimedio, la crudeltà del trattamento dei malati mentali, legati agli alberi o gettati nelle discariche, tanto nei villaggi quanto nelle città (Grégoire ha ricevuto il premio «Franco Basaglia» nel 1998). Una volta sul terreno, l’autore si è reso conto che i «pazzi» di Grégoire, almeno alcuni di essi, non dalla malattia erano stati segnati, ma dalle lacerazioni tra i mondi contigui e concorrenti in cui erano nati e cresciuti: tra autoctoni e immigrati, villaggio e città, religioni tradizionali e religioni missionarie, cristiani e musulmani, stregoneria e scienza, tradizione e modernità. Il libro dà voce a bambini e a giovani che hanno conosciuto direttamente e indirettamente gli effetti della guerra, e ricuce, in una trama possibile, i loro discorsi. Si raccontano poche storie di vita, ma diffusamente, per fare emergere, in immagini di sintesi, la «fame di senso», il disagio culturale, prima che materiale, sofferto dai giovani, su cui la guerra è arrivata come un’onda distruttrice di simboli e di cose. E si racconta ovviamente la vita di Grégoire proprio come volontà di reintegrazione pensata e attuata da un africano per gli africani, attraverso la ricostruzione di legami sociali e mentali, tra «spostati» e famiglia, città e villaggio, immigrati e residenti, musulmani e cristiani. Lo stile con cui le cose sono raccontate riproduce lo stile con cui Grégoire agisce. Nell’uno e nell’altro caso si tratta di sillabare un discorso elementarmente umano, dove l’avvicinarsi ad altri uomini implica l’adeguamento anche della nostra propria storia. In questo percorso le immagini dell’Africa e degli africani escono dall’esotismo per entrare a far parte di una comune e problematica esistenza. Sommario 0. Dieci paia di occhiali Sull’impossibilità di un’antropologia dell’incertezza. 1. Abidjan Per incontrare Grégoire Ahongbonon. Arrivo notturno all’aeroporto di Abidjan. I posti di blocco dei «gendarmi» governativi. Nella missione cattolica ad Abobo-Doumé, detta «Il Vaticano». Alla «Sorbonne» di Abidjan: le parole dei profeti e le parole dei giovani patrioti di Gbagbo. Storie di vita dei giovani patrioti. Alla scuola elementare detta «Jérusalem». La guerra e la fuga raccontate dai bambini déplacés. 2. Abidjan-Yamoussoukro-Korhogo La strada della Costa d’Avorio: dalla foresta alla savana, dal territorio dell’esercito governativo al territorio dei Ribelli, detti poi «Forze Nuove». I segni della geografia e della storia della Costa d’Avorio. Yamoussoukro e il sacrario di Félix Houphouët-Boigny. Verso Bouaké. Dai soldati ONU ai Ribelli. Faccia a faccia coi soldati bambini. Verso Korhogo. Le pratiche rituali dell’occupazione del territorio. «Centro Militare Mistico»: le tradizioni sénoufo e la guerra moderna. Dal «bosco sacro» alle casematte dei Ribelli. Nella Missione cattolica di Korhogo. 3. I pazzi di Grégoire In casa dei pazzi a Korhogo. I discorsi sintomatici. Uomini, donne e bambini. I pazzi con cui non si può parlare. Reduci. Al mercato di Korhogo: la droga, quasi gratis, come medicina per tutti. Aboubacar e la sua condanna a morte. Il container infuocato dal sole come lo stomaco dell’animale sacro dell’iniziazione. Vita di Aboubacar prima dell’arresto. Padre e figlio al manicomio. Vita di Salimata Soro: amore deluso e stregoneria. Madre e figlia. Affezionarsi alle catene. Vita di Lassina, guerriero sénoufo catturato e ferito dai ribelli sénoufo. Vecchi e giovani. 4. Grégoire Ahongbonon Da Korhogo a Bouaké. Insieme con Grégoire a Bouaké. La sua casa. Il manicomio grande. La chiesa come casa dei folli. Le fattorie satelliti. La vita di Grégoire da lui stesso fissata in racconto. «Dilatazione» della memoria di Grégoire. Dal Bénin alla Costa d’Avorio. Vita da schiavo. L’amore contrastato per Salie. Ritorno in Bénin e unione con l’attuale moglie. Ancora in Costa d’Avorio. Fortuna di Grégoire: da riparatore di pneumatici a imprenditore. Il fallimento economico e il tentato suicidio. Conversione al cristianesimo. La Terra Santa. Le opere di misericordia. Ultimi sempre più ultimi: malati, carcerati e folli. Concezioni tradizionali e concezioni sincretiche del malessere mentale: streghe e diavoli. L’azione liberatrice di Grégoire: riti e terapie. Premio «Franco Basaglia» (Trieste 1998). L’opera di Grégoire dopo la guerra del 2002: Bouaké come manicomio e il manicomio come città. Cristiani e musulmani, baoulé e dioula, allo stesso focolare agli angoli di Bouaké. Notorietà internazionale di Grégoire. La Provvidenza secondo Grégoire. Verso Abidjan in compagnia di Grégoire. Aéroport International Félix Houphouët-Boigny

    Gli artificieri, in AA. VV., Le forme del lavoro, introd. di A. Buttitta, red. e bibliograf. di M. Giacomarra, revis. di V. Petrarca, Palermo, Libreria Dante, 1990, pp. 298-308.

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    Si descrivono le tecniche tradizionali della preparazione dei fuochi artificiali in area siciliana e si sottolineano gli usi simbolici del fuoco in età moderna e contempiranea

    Costa d'Avorio 2005

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    Intorno ai fatti presenti nel libro "I pazzi di Grégoire
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