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    La lunga carriera di Tito Petralia, direttore d'orchestra (parte prima e parte seconda)

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    Tito Petralia è stato un compositore e direttore d'orchestra italiano che ebbe un ruolo centrale nella programmazione musicale dell'Eiar nel corso degli anni Trenta. Compose alcuni pezzi che furono largamente utilizzati dal regime nella ricerca del consenso popolare nei confronti di un modello di "divertimento italiano", in grado di competere con gli standard provenienti d'Oltreoceano. Ebbe un peso rilevante anche nella strutturazione delle grandi orchestre del tempo e in numerosi cartelloni dei principali teatri italiani. La sua carriera proseguì senza soluzione di continuità nel dopoguerra, quando Petralia divenne uno degli artisti vicini alla Democrazia Cristiana che lo "valorizzò" a lungo all'interno della Rai, a partire dalla temuta Commissione d'ascolto

    Mappamondo Post-Globale : la rivincita dello Stato, nuovo protagonista dell'economia mondiale

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    La fine del multilateralismo con la crisi di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, l’affacciarsi dei “super Stati” Cina, India e Brasile, la gestione pubblica delle risorse energetiche, la formazione di nuovi cartelli e joint venture a controllo pubblico nei settori delle infrastrutture e delle telecomunicazioni sono alcuni esempi di un processo post globale che potremmo definire “la rivincita degli Stati”. Si torna a parlare di “interesse nazionale” ed è in atto persino una “statalizzazione” delle confessioni religiose. Le sorprese non sono finite: i processi di colossale aggregazione societaria danno vita a nuovi giganti che, operando in condizione di monopolio, arrivano a ridefinire anche i concetti di autorità e di libertà. Il libro traccia una mappa delle principali questioni aperte nello scenario internazionale per fornire alcune suggestioni per la lettura “aggiornata” di una globalizzazione che parrebbe finita

    Una crisi tante crisi.Il crollo della finanza e la malattia del mercato

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    L’attuale crisi presenta caratteri nuovi e una natura strutturale. Costituisce infatti l’epilogo di una serie di contraddizioni emerse all’interno del capitalismo finanziario degli ultimi vent’anni: eccesso di liquidità, volontà di cancellare la nozione stessa di rischio, distribuendola su una miriade di soggetti, moltiplicazione degli strumenti speculativi. In questo senso è una crisi che contiene in sé più crisi diverse, dalla crisi immobiliare a quella finanziaria fino a quella industriale. È quindi la prima vera crisi globale che non parte dalle aree deboli dall’economia internazionale, ma dal cuore del sistema, muovendo dagli Stati Uniti all’Europa e di qui al resto del mondo. L’elemento decisivo per superare le attuali difficoltà sembra essere soprattutto l’azione dello Stato che dipende dalla sua capacità di indebitamento. In questo senso le aree deboli, come il continente africano, rischiano di non avere risorse disponibili, anche alla luce del rapido rientro dei capitali nelle economie di provenienza, trincerate in un crescente protezionismo
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