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La riproduzione delle ineguaglianze sociali: relazione tra le diverse forme di capitale.
Nel dibattitto odierno intorno ai problemi della scuola, si fa sempre più riferimento a concetti quali: democratizzazione, meritocrazia, uguaglianza, pari opportunità. Tutte le riforme elaborate generalmente in Europa e in particolare in Italia e Francia sono state approvate in nome di questi principî: tanto da far apparire la scuola come un'istituzione che sempre più garantisce l'uguaglianza e la libertà dei soggetti in essa inseriti. Ma parallelamente, varie analisi descrivono, al contrario, l'istituzione scolastica come garante dello status quo e dell'ordine sociale e come strumento al servizio delle classi dominanti al fine di riprodurre la loro egemonia, sino a giungere, paradossalmente, a interrogativi come: "...c'est au moment où l'école se démocratise qu'on la retrouve inégale?" (de Queiroz, 2001:15). Nonostante, infatti, il richiamo costante ai principî di democratizzazione e di meritocrazia e l'insistita affermazione di una scuola aperta e uguale per tutti, sono molti gli studiosi (Ballarino, Checchi, 2006; Giglioli, Fede, 2000; Dubet, Duru-Bellat, 2004; Lahire, 1995) che confermano la persistenza delle disuguaglianze e la loro gravità: "...l'égalité relative entre des sujets sélectionnés avec une rigueur très inégale peut dissimuler les inégalités qui la fondent" (Bourdieu, Passeron, 1964: 38).
Il nostro lavoro si inserisce e segue proprio la logica sopra delineata: in quali termini – se e in che misura – la scuola, basandosi su un principio democratico e meritocratico, riesce a garantire il diritto delle pari opportunità a tutti gli studenti che la frequentano; in quali termini – se e in che misura – la meritocrazia può rappresentare un principio di giustizia reale; in quali termini – se e in che misura – il processo di democratizzazione si costituisce come garante dell'uguaglianza tra gli studenti. In quali termini, dunque, è possibile parlare di una reale uguaglianza degli studenti, non solo in termini di accesso, ma anche di pari opportunità; ossia comprendere se, ed eventualmente come e perché, quel processo riproduttivo descritto e analizzato da Bourdieu e Passeron (1964; 1970) possa ancora essere attuale e, quindi, parte del presente, nonostante l'apertura degli accessi e l'affermazione di un'eguaglianza formale. Interrogando la letteratura di riferimento e recuperando in particolar modo le riflessioni di Bourdieu e Passeron (1964; 1970) siamo giunte a individuare una più precisa domanda conoscitiva: quali sono gli elementi che determinano il successo universitario e dunque il successo scolastico tout court? Per cercare di rispondere a tale interrogativo abbiamo scelto di indagare in particolar modo l'àmbito universitario (ma, dovunque questo sia stato possibile, sono stati comunque tenuti in conto anche i precedenti livelli del percorso formativo).
L’obiettivo dello studio è stato sostanzialmente quello di esplorare le dinamiche dei vissuti scolastici – cercando di approfondirne gli aspetti meno visibili –, per offrire alcune possibili chiavi di lettura rispetto alla domanda conoscitiva. In questo senso è stato altresì necessario mantenere sempre presente il fatto che la scuola, così come la conosciamo, è il risultato di uno specifico processo storico. Per cui abbiamo cercato di evitarne una visione sub specie aeternitatis, relativizzando costantemente tutti gli oggetti con cui ci siamo confrontati e tentando di tenere ben presente il processo di costruzione storico-sociale che è celato in ogni soggetto/oggetto sociale (Berger e Luckmann, 1966).
Lo studio che presentiamo, come accennato, è di tipo comparativo; uno studio di caso che pone a confronto due atenei europei: Sapienza di Roma e Sorbonne Parìs IV e, più in particolare, indaga l’universo degli studenti iscritti ai corsi di Laurea Magistrale-Master in Sociologia. Dall'analisi – condotta effettuando 12 interviste focalizzate a testimoni privilegiati italiani e francesi (fra i quali Barbagli, Bertaux, Dubet, Ferrarotti, Gallino, Moscati, Passeron, Touraine) e 40 interviste in profondità a carattere biografico a studenti (20 per il contesto italiano, 20 per quello francese) – si è riusciti a individuare sei principali elementi che sembrano incidere con particolare forza sul successo scolastico: 1. famiglia; 2. gruppo dei pari; 3. mestiere di studente e affilliation; 4. concetto di merito e principio meritocratico; 5. mito della democratizzazione; 6. ruolo/habitus dei professori e violenza simbolica. Si è trattato, quindi, di far emergere e approfondire quali potessero essere quei fattori sui quali poggia il processo di riproduzione. In questo senso abbiamo tentato non solo di rispondere alla domanda relativa al perché, ma anche di comprendere il come tale processo si realizzi.
Questa radioscopia (Dupont, 1985) del fenomeno riproduttivo ci ha permesso di analizzare come esso rappresenti la sintesi di un processo dialettico che vede, nelle differenti fasi del processo educativo, di volta in volta la predominanza di una delle tre diverse forme di capitale: economico, culturale e sociale. Per comprendere questo processo è stato necessario riferirsi, come si è già affermato, all'intero percorso formativo, ossia a quel processo che struttura e organizza un sistema di riproduzione che acquisisce differenti forme in base alle diverse tappe; dalla ricerca è emerso infatti come nelle diverse fasi del percorso formativo alcuni fattori ed elementi giochino un ruolo più importante che altri. Questa riflessione ci ha condotte a far confluire i vari elementi individuati nelle tre forme di capitale sopracitate (economico, culturale, sociale). A partire da tale intuizione, abbiamo notato come effettivamente si possa parlare di un sistema di riproduzione che, nelle diverse fasi del percorso formativo, viene, ciascuna volta maggiormente determinato da una delle tre forme di capitale. A partire da tali ragioni riteniamo che si possa articolare il sistema formativo – e la sua analisi – in tre tappe: base (che parte dalle scuole elementari fino alle scuole medie inferiori), media (comprendente tutto il periodo dell'istruzione media superiore e i primi tre anni di università), alta (comprendente gli studi universitari magistrali, la formazione post-universitaria e il successivo inserimento lavorativo). Nella prima fase la riproduzione si realizza sostanzialmente attraverso il capitale economico; a un livello più alto, nella seconda fase, la riproduzione si realizza sostanzialmente attraverso il capitale culturale; nell'ultima fase infine la riproduzione si realizza sostanzialmente attraverso il capitale sociale. Ovviamente, in ciascuna delle tre fasi del processo formativo sono presenti non solo la forma predominante, ma anche le altre due forme; la predominanza sta quindi a indicare una rilevanza più netta, ma non per questo esclusiva, della particolare forma di capitale. Come insegna Bourdieu, le tre forme sono legate da una relazione di tipo dialettico. In questo senso preferiamo, nel nostro lavoro, parlare di metacapitale, proprio per indicare la natura intrecciata, impura, di ciascuna forma di capitale. Questa ricostruzione mette bene in evidenza che ogni forma di capitale precedente è necessariamente la conditio sine qua non dello sviluppo
della forma successiva (a tale proposito inseriamo una critica alla trasformazione di senso operata sul concetto di capitale culturale elaborato da Bourdieu e Passeron, 1964).
Abbiamo altresì sviluppato l'analisi di un fenomeno che determina una netta distinzione tra i due contesti analizzati, rappresentando una particolarità soltanto italiana: il de-classamento, per cui si realizzerebbe la riproduzione delle classi dominanti, mentre le classi dominate, private anche del pur blando potere di riprodurre la loro posizione, tendono sovente a occupare una posizione più bassa rispetto a quella dei propri predecessori.
In ultimo l'individuazione di alcune misure volte alla relativa attenuazione del fenomeno riproduttivo (modificazione dell'habitus professorale e un più efficace utilizzo del tempo scolastico) ha determinato una riflessione più ampia rispetto al rapporto tra soggetto e struttura, tra anomia e riflessività che ci ha successivamente consentito di ragionare sull'individuazione delle condizioni storico-sociali che potrebbero consentire al soggetto sociale una maggiore possibilità di azione
Pierre Bourdieu. Morte di un amico scomparsa di un pensatore
Il testo, pur traendo spunto da una dimensione biografico-evenemenziale, quale la scomparsa di un grande sociologo contemporaneo come è stato Pierre Bourdieu, ci consente di riflettere su alcuni elementi fondamentali del suo pensiero attraverso la mediazione di Jean-Claude Passeron. Quest’ultimo si fa voce narrante di un viaggio della memoria che ripercorre la sua relazione accademica e di ricerca con Bourdieu, durata circa dodici anni (1961-1972), e che ha prodotto opere e analisi, consentendo loro di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel campo della sociologia mondiale.
Si tratta di due personaggi emblematici, centrali, idealtipici, nel campo della teoria sociologica, poiché incarnano le due anime della disciplina, operanti fin
dalla sua fondazione: sociologia della struttura – la sociologia durkheimiana – e sociologia del soggetto, dell’agire sociale – la sociologia weberiana. Di questa duplicità epistemologica, infatti, Bourdieu e Passeron possono essere assunti come emblematici rappresentanti contemporanei
L’occhio dei registi e la parola degli esperti: il cinema italiano sulle migrazioni
In questo capitolo vengono sintetizzati i risultati emersi dall'analisi del materiale empirico primario raccolto; approfondendo gli elementi più signifi cativi che sono emersi trasversalmente nelle interviste realizzate. Dall’analisi tematica delle trascrizioni è stato possibile individuare quattro aree di particolare interesse: 1. perché il cinema italiano si è occupato e si occupa oggi di migrazione, esaminando i concetti di viaggio, di confronto interculturale e di integrazione; 2. come i registi abbiano deciso di rappresentare cinematograficamente la migrazione, attraverso un’analisi delle diff erenze tra il cinema del passato e quello attuale; 3. il confronto tra l’azione del cinema e quella di altri media, cercando di comprendere che cosa il cinema può fare/non fare rispetto alla rappresentazione della migrazione; 4. la relazione tra il cinema e il tessuto sociale, mediante un approfondimento della costruzione dell’opinione pubblica
Nota metodologica
Il testo è di introduzione al libro e offre la descrizione del percorso metodologico e delle scelte operate
Pierre Bourdieu e l'epistemologia del pensiero sociologico. Campi di riflessione e ruolo dei movimenti sociali: tra struttura e individualità
Il convegno nasce dalla volontà di riflettere sulla situazione di parziale stasi della disciplina, basata sul dualismo epistemologico che la caratterizza, per cui a una sociologia della struttura si contrappone una sociologia del soggetto. Ciò che si vuole proporre è un tentativo di sintesi tra queste due dimensioni antitetiche, uno sforzo necessario affinché la sociologia possa essere in grado di interpretare contemporaneamente tanto i fatti sociali quanto le azioni sociali. Se la sociologia non può e non deve infatti trascurare l’analisi delle interazioni tra i soggetti, allo stesso tempo, non può e non deve mai sganciare questa analisi dallo studio del campo nel quale esse si producono. Diviene così necessario ricostruire una conoscenza sociologica che possa dar conto del rapporto tra soggetto e struttura non più in termini di opposizione, ma di dialogo, di relazione dialettica. Per tale motivo, in queste due giornate, ci si confronterà sulla possibilità di individuare i presupposti di un’analisi sociologica in grado di ragionare sul rapporto tra struttura e soggetto e capace di recuperare entrambe le modalità di ragionamento.
Per intraprendere questo percorso si partirà dalle riflessioni e dalle analisi compiute da Pierre Bourdieu, il cui pensiero consente di riprendere dalle fondamenta le questioni relative all’epistemologia del pensiero sociologico. Attraverso le categorie interpretative di campo, habitus, capitale/i, violenza simbolica Bourdieu cerca infatti di sviluppare una sintesi tra le due dimensioni rimaste separate in tutta la storia del pensiero sociologico: soggetto-società, azione-struttura.
La sua sociologia si propone cioè come elaborazione di una scienza del mondo sociale che non si riduce né a una fisica sociale né a una fenomenologia sociale. Le chiavi interpretative che egli elabora divengono così centrali nel suo progetto teorico di costruzione di una teoria della pratica che possa includere insieme strutturalismo e costruttivismo. E d’altra parte questa nuova impostazione viene sostenuta da Bourdieu attraverso la relazione dialettica che si stabilisce tra le regolarità dell’universo materiale e gli schemi di percezione e classificazione, ossia tra campo e habitus, tra capitali e schemi di azione.
Così, partendo da una rilettura critica dei concetti della sociologia di Bourdieu, si ragionerà sul rapporto che si instaura tra soggetto e struttura, al fine di comprendere e di analizzare il mutamento sociale e la sua genesi, strettamente connessi al ruolo dei movimenti sociali che sembrano divenire i soggetti capaci di proporre un’alternativa al sistema attuale.
Tali elementi di riflessione verranno articolati su tre campi specifici della sociologia di Bourdieu: lo spazio fisico, sociale e simbolico; la relazione tra la dimensione culturale e quella politica; il rapporto tra la struttura e il soggetto sociale
Rincorrendo l’Europa. Mercato e normative incidono sul dottorato? Alcuni elementi di crisi e invecchiamento del sistema
Il primo vero spartiacque del sistema di formazione superiore in Italia è rappresentato dal "Processo di Bologna". Si mirava al rinnovamento delle metodologie dell’insegnamento, concentrandosi soprattutto sullo studente: favorire ulteriormente gli accessi e aumentare le iscrizioni, così da abbandonare del tutto un certo carattere elitario ancora presente nel sistema educativo. Si pensava a un piano di mobilitazione internazionale che potesse portare, entro il 2020, almeno il 20% dei laureati a svolgere un periodo di studio o di formazione all’estero. Tuttavia, nonostante i notevoli sforzi posti in essere, il Processo di Bologna e gli obiettivi preposti non sembrano affatto esser stati raggiunti
Introduzione
Indagare il ruolo giocato dal capitale culturale – in particolare nella sua forma istituzionalizzata più elevata, cioè il dottorato di ricerca – nella crescita dello spazio nazionale colloca questo testo nell’alveo di quel filone fondamentale delle scienze sociali che studia gli effetti socio-economici prodotti dagli elementi culturali. In questo lavoro che illustra i risultati di una ricerca empirica condotta attraverso strategie quali-quantitative l'obietivo fondamentale è stato quello di riflettere sul processo attraverso cui uno spazio fisico riesce a organizzare i capitali culturali posseduti dai singoli individui, favorendone l’investimento verso attività sociali che possono produrre una crescita socio-economica. Uno studio di caso in cui teoria ed empiria sono state tenute in stretto collegamento. Di fatto è grazie alla costante relazione tra teoria ed empiria che si è riusciti a individuare i problemi più rilevanti vissuti dalla città di Roma, dal mondo universitario e dai dottori di ricerca della Sapienza che hanno messo a fuoco, grazie alle loro riflessioni, i problemi con i quali devono confrontarsi: quali sono le prospettive future; cosa spinge un giovane ad abbandonare eventualmente il proprio Paese; qual è il sentimento che si prova verso l’istituzione universitaria, verso l’Italia e di fronte all’ipotesi di emigrare all’estero
La perdita di una ricchezza inestimabile: il capitale umano abbandona l’Italia
Di fatto la “fuga” dei dottori di ricerca diventa emblema della insoddisfacente qualità della relazione tra capitale umano e territorio, inseribile più generalmente nel problematico quadro dei rapporti tra società e condizione giovanile. Ciò si converte inevitabilmente in una insufficiente crescita, non tanto dei dottori di ricerca che possono realizzarsi all’estero, quanto della città di Roma e non solo
Riflessioni conclusive
Nel quadro delineato nelle pagine di questo testo, emerge come prioritaria la necessità di accompagnare i giovani nei percorsi formativi e lavorativi. Vale a dire che: si dovrebbe garantire un benessere diffuso tra le generazioni, investendo proprio sui giovani e garantendo uguali condizioni di partenza e un sistema di istruzione equo, in grado di trasformare la crescita di ogni singolo individuo in uno sviluppo collettivo della società. La crescita e lo sviluppo di un Paese, di una città, sono infatti profondamente legati all’investimento quantitativo e qualitativo sulle nuove generazioni. Un numero ridotto di giovani, scarsamente motivati e quindi poco realizzati pone in crisi l’idea stessa della crescita di un territorio. Bisognerebbe dunque cambiare radicalmente direzione: il nostro Stato di fronte alle sfide della globalizzazione, dei mutamenti demografici, delle nuove forme di povertà risponde difendendo l’esistente senza preoccuparsi del futuro che è, appunto, il tempo delle giovani generazioni. Una inversione immediata della rotta potrebbe ancora – forse – salvare il nostro Paese
L’occhio dei registi e la parola degli esperti: il cinema italiano sulle migrazioni
In questo capitolo vengono sintetizzati i risultati emersi dall'analisi del materiale empirico primario raccolto; approfondendo gli elementi più signifi cativi che sono emersi trasversalmente nelle interviste realizzate. Dall’analisi tematica delle trascrizioni è stato possibile individuare quattro aree di particolare interesse: 1. perché il cinema italiano si è occupato e si occupa oggi di migrazione, esaminando i concetti di viaggio, di confronto interculturale e di integrazione; 2. come i registi abbiano deciso di rappresentare cinematograficamente la migrazione, attraverso un’analisi delle diff erenze tra il cinema del passato e quello attuale; 3. il confronto tra l’azione del cinema e quella di altri media, cercando di comprendere che cosa il cinema può fare/non fare rispetto alla rappresentazione della migrazione; 4. la relazione tra il cinema e il tessuto sociale, mediante un approfondimento della costruzione dell’opinione pubblica
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